Diario di Giulia Vita dopo il divorzio
Giulia, perché sei così testarda? la voce di mia madre Assunta aveva quel tono che usava sempre quando doveva farmi capire qualcosa di ovvio, come se davanti a lei ci fosse una bambina piagnucolosa invece che una donna adulta. Una pazienza condiscendente che mi metteva sempre a disagio. Fabio è un bravuomo. Bello, intelligente, un buon lavoro fisso e persino un appartamento suo. Cosaltro vuoi?
Ho appoggiato il mestolo sul bordo della pentola, il minestrone ancora fumante, e lho guardata negli occhi. Mi tremavano un po le mani, così le ho nascoste sotto il tavolo prima che lei potesse notarlo.
Mamma, lui mi ha tradita, la voce mi è uscita più bassa di quanto avessi voluto, ma ho sostenuto il suo sguardo. Più di una volta, sempre, quasi come fosse normale. Dopo solo sei mesi di matrimonio avevo già raccolto tante prove che il giudice neanche ci ha pensato: niente tentativi di riconciliazione. Pensa: persino uno sconosciuto ha capito che il nostro matrimonio non aveva futuro!
E allora? Assunta si è stretta nelle spalle, rimettendosi a posto il grembiule come se stessi facendo tutta una tragedia per niente. Tutti gli uomini sono così. Ricorda: quelli bravi non lasciano mai la moglie, a meno che lei non li mandi via. Magari dovevi fare più attenzione, migliorarti un po, cambiare pettinatura, fare un corso E invece subito: divorzio!
Ho sospirato. Una stanchezza densa mi è salita dentro, un peso che si rinnova ogni volta che affrontiamo questo discorso, sempre uguale, almeno dieci volte nelle ultime settimane. Dopo il divorzio sono tornata da mia madre: il mio appartamento, quello che mi ha lasciato la nonna, è ancora affittato. Aspetto che gli inquilini se ne vadano per potermi sistemare e, finalmente, respirare un po in una casa tutta mia, da sola.
*************************
Quando è suonato il campanello, forte e insistente, ho capito subito chi era. Fabio. Ancora lui. Il cuore mi è precipitato nello stomaco, sudore subito sulle mani. Mia madre, apposta, lo invitava sempre, anche contro il mio volere, come se non volesse vedere la mia sofferenza.
Giulia, cè Fabio! ha annunciato Assunta dalla cucina, la faccia illuminata da una gioia infantile. Vieni, vieni, caro! ha urlato verso lingresso, con un calore che mi ha fatto torcere lo stomaco.
Ho stretto la forchetta tra le dita, tanto da sbiancare le nocche. Un nodo mi bloccava la gola e il petto era invaso da una strana pesantezza.
Mamma, non voglio parlarci, ho detto piano, cercando di non fare tremare la voce.
Ma chi ti ha chiesto niente? ha risposto lei piccata. Questa è casa mia e invito chi decido io. Vuoi stare qui? Segui le regole.
Lacrime che si facevano strada, ma ho stretto i denti. Ho lasciato il tavolo, quasi rovesciando la tazza di tè, sono passata accanto a mia madre e a Fabio intento a togliersi le scarpe nellingresso e sono corsa alla finestra del balcone. Il suo profumo, forte e legnoso, mi ha investita facendomi rabbrividire di repulsione.
Giulia, aspetta! ha chiamato Fabio, con quella sua voce finta premurosa che ormai mi infastidiva ancora di più.
Nessuna risposta. Aperta la porta sono uscita di botto, richiudendo dietro di me abbastanza forte rischiando quasi di sbatterla. Laria fredda mi ha attraversata come una lama, ghiacciandomi il collo e le orecchie, ma non ci ho neppure fatto caso mi sono appoggiata sulla ringhiera, stringendola tra le nocche bianche, fissando lontano i palazzi grigi, le finestre sparse illuminate, la figura di uno sconosciuto col cappotto che saffrettava sotto lombrello. Da qualche parte giù il camion dellimmondizia faceva rumore, dalla casa di fronte si sentiva una musica allegra, superficiale, quasi ironica in confronto a come mi sentivo io in quel momento.
Se solo se ne andasse presto, pensavo, stringendomi la maglia addosso. Da dentro sentivo la voce vivace di mamma che raccontava qualcosa a Fabio in cucina, posate che tintinnavano, acqua dal rubinetto, risate leggere. E io fuori con il fiato che faceva la nuvola, a controllare il tremore nelle braccia.
Le lancette scorrevano lente, la pelle mi si intorpidiva per il freddo, la punta delle orecchie bruciava, i muscoli delle spalle tremavano da soli. Ma rientrare, no, quello no. Ho chiuso gli occhi, concentrandomi sui rumori della città, sulle voci distanti degli sconosciuti, qualunque cosa pur di non pensare a cosa stava succedendo nellaltra stanza.
Poi la porta si è aperta. Un rumore improvviso che mi ha fatto sussultare. Fabio era alle mie spalle.
Giulia, si è fermato a due passi, mani in tasca, inclinando leggermente la testa per cercare di guardarmi negli occhi. Dai, parliamone civilmente.
Non cè più nulla da dire, ho girato la faccia verso la strada, osservando le gocce di pioggia che scendevano dal vetro del balcone vicino, tentando di fermare il tremore.
Ascolta, ha fatto un passo avanti e ho avvertito la sua presenza come un peso sulle spalle. Ho davvero capito i miei errori. Sono cambiato. Proviamoci ancora una volta. Prometto che sarà diverso.
Non ti sei mai scusato davvero, lho fissato, stavolta con la rabbia che ribolliva sotto la superficie. Vuoi solo che le cose tornino come prima perché era tutto più comodo. Tu non sei cambiato, Fabio, vuoi solo riprenderti quello che hai perso.
Ma io davvero
Basta, lho interrotto alzando la voce, sorpresa anchio dalla fermezza. Non mi servono le tue promesse. Non voglio un uomo che non sa essere fedele, che antepone i suoi capricci al rispetto per me.
Ho provato ad aprire la porta ma era bloccata. Bella sorpresa! Ancora una volta mia madre aveva deciso per tutti.
Mamma! ho gridato, la voce rotta dalla disperazione che non riconoscevo neanche come mia. Apri!
Dopo un minuto il chiavistello ha scattato, Assunta è apparsa sorridente come fosse una cena tra amici. Indossava lo stesso grembiule con le ciliegie di prima, stavolta in mano una tazza di tè profumatissimo.
Ma che fate, vi siete intrattenuti qui? ha posato la tazza sul tavolino che aveva portato fuori poco prima, lisciando la tovaglietta. Dai, venite a tavola, la cena è pronta. Ho preparato tè alla menta, proprio come piace a voi.
Mi sono passata accanto senza guardarla, sentendo crescere in petto una rabbia verso Fabio e soprattutto verso mia madre sempre pronta a mettere il naso senza badare ai miei sentimenti, ai miei dolori, al rispetto per la mia volontà.
Mamma, mi sono fermata nel corridoio, guardandola dritta negli occhi, basta. Non voglio vedere Fabio. Non voglio che tu lo inviti. Questa è la mia vita, e solo io posso decidere cosa è meglio per me.
Oh, Giulia, e mi ha dato una pacca sulla spalla, quel gesto che mi è sempre parso più estraneo che affettuoso. Ma lui è pentito! Gli uomini sbagliano, serve una donna saggia che dà una seconda possibilità. Sei troppo orgogliosa. Dovresti essere più remissiva
Ho chiuso gli occhi, contando fino a dieci per placare il tumulto che avevo dentro. Discutere era inutile, lo sapevo da sempre, eppure le lacrime spingevano per uscire. Sono tornata in camera, richiudendo la porta con decisione, come per separarmi davvero da quel mondo. C’era caldo, non avevo aperto la finestra e sembrava mancasse persino laria. Mi sono seduta sul letto, le mani che tremavano tanto che dovevo stringerle forte sulle ginocchia per calmarmi.
Dalla cucina sentivo ancora le voci di mamma e Fabio. La voce di Assunta entusiasta, quasi festosa, come se non avesse pochi minuti prima umiliato sua figlia ricordandole che quella era casa sua e le regole le faceva lei. E Fabio le dava spago, con quel tono dolce e furbo che usava quando cercava di minimizzare i suoi tradimenti, non farne un dramma. Un tono che mi dava la nausea come se parlasse a una ragazzina capricciosa.
Come ha il coraggio di presentarsi qui? pensavo, graffiandomi il palmo con le unghie dalla rabbia. Quante bugie, quante promesse, e solo in sei mesi almeno tre colleghe E io so solo quelle che sono riuscita a scoprire!
Dopo mezzora, la situazione sembrava più calma, la porta dingresso si richiuse e un tonfo mi rimbombò nel petto. Ho deciso di uscire. In cucina profumo di menta e vaniglia, la crostata che mamma aveva preparato quella mattina pronta sul tavolo, un profumo dolce dinfanzia che per un attimo avrei voluto lasciarmi andare e assaporare ma ho respinto il pensiero.
Giulia, la smetti di tenere il muso? mia madre, con un sorriso forzato, quasi finto. Fabio è un bravissimo ragazzo. Si è pentito, davvero. Gli ho detto: Dimostra a Giulia che sei cambiato.
Mamma, mi sono appoggiata allo stipite, sentendo la ruvidità della vernice sotto la mano, non voglio dimostrazioni. Non voglio nemmeno vederlo! E non voglio che tu lo chiami. Voglio solo stare tranquilla fino a che non mi trasferisco nella mia casa. Chiedo troppo?
Assunta sospirò, asciugandosi le mani al grembiule e sedendosi chinando la testa come schiacciata da un peso invisibile.
Sei troppo rigida, disse, più seria, nel tono una stanchezza speciale. La vita non è bianca o nera. Sì, ha sbagliato. Ma chi non sbaglia? Neppure tu sei perfetta. Forse avresti potuto essere più dolce, più attenta, curarti di più
Le lacrime arrivarono calde e pungenti, il dolore un artiglio sul cuore.
Quindi colpa mia? domandai, la voce spezzata proprio alla fine. È colpa mia se lui tradiva?
Ma no, tergiversò Assunta, guardando fuori la finestra dove ormai scendeva la sera. In una coppia sono sempre in due. Potevi essere più accomodante
E lui poteva essere fedele, la interruppi con un tono fermo che mi sorprese. È così difficile? Basta essere sinceri. Non mentire. Non tradire. Sono le basi, no? Le basi!
**************************
Fabio tornava ormai con una regolarità ossessiva come se fosse il fantasma del passato che rifiutava di lasciarmi in pace. Passava per caso sotto casa di mamma quando scendevo a buttare limmondizia, tirava fuori una scatola di cioccolatini o un mazzo di rose rosse come quelle che adoravo da bambina.
Sono per te, con la solita faccia da cane bastonato che una volta mi inteneriva. Perché mi andava, senza motivo.
Le rose fresche, la scatola lucida e dorata di cioccolatini, ma nei suoi occhi leggevo solo stanchezza, occhiaie, un sorriso spento.
Grazie, ma non serviva, ho detto senza toccare nemmeno un petalo. E ti avevo chiesto di non venire.
Lo so, abbassò lo sguardo, sembrava davvero vulnerabile. Ma non ce la faccio a lasciar cadere tutto. Tu eri importante per me.
Eri, lo corressi, sentendomi svuotata. Nel passato.
Lui annuì, combattuto dentro.
Va bene. Ho capito. Scusa se insisto.
Stava per andare via, ma era già arrivata mamma.
Fabio, entra, non stare sul pianerottolo! con il suo tono eccessivamente allegro. Dai, Giulia, accogli il tuo ex marito come si deve! E prendi questi fiori invidio quasi, sono splendidi!
Mamma, sta già andando via, ho detto cercando di restare calma, anche se dentro avevo una tempesta. E non ho bisogno di fiori da uno sconosciuto!
Ma dai, Assunta gli prese il braccio e lui si irrigidì, ma non la fermò. Vieni, ho fatto la crostata. Fermati per due chiacchiere.
Fabio mise piede dentro casa, e capii che discuterne non serviva. Tornai in camera lasciando madre e ex marito in cucina.
Sentivo la voce di mamma che diceva:
Dai che si legherà, è solo offesa ora. Sei stato paziente, devi insistere. Vedrai che apprezzerà la tua costanza.
Mi coprii le orecchie, ma le parole entravano lo stesso, velenose e pesanti. Mi veniva voglia di urlare, di affrontare mamma e dirle tutto quello che provavo ma invece mi rifugiai nel disegno, come sempre. Il tratto singarbugliava sulla carta, ma pian piano il caos si trasformava in qualcosa di bello, e la testa si schiariva. Disegni di onde, montagne, forme astratte: la mia tempesta trasformata in linea.
*************************
Con il tempo, tutto è cambiato. Finalmente mi sono trasferita nel mio appartamento, più comodo per arrivare in ufficio. Ho fatto nuove amicizie al lavoro, ogni tanto andiamo a prendere un caffè o una pizza la sera. Ho iniziato persino yoga, la domenica mattina mi sento più forte, più centrata. Ogni volta che mi metto in posizione dellalbero penso che sto davvero piantando radici nella mia nuova vita, lasciando andare il resto.
Dopo una lezione di yoga, un giorno, ho fatto due chiacchiere con listruttore. Si chiamava Matteo. Più grande di me di qualche anno, pacato, aveva un sorriso gentile e uno sguardo limpido che non giudicava. Ci siamo scambiati i numeri, poi una cioccolata calda al bar, poi ancora una volta
Matteo non era nulla come Fabio: niente complimenti esagerati o promesse di stelle; lui era lì, ascoltava quando parlavo, taceva quando ne avevo bisogno, mi faceva sentire al sicuro. Per la prima volta mi bastava essere semplicemente me stessa.
Quando ho nominato Matteo a mia madre, la reazione non si è fatta attendere:
Chi è? Dove lavora? Quanti anni ha? domande nette e affilate come frustate.
Un istruttore di yoga, ho risposto calma, anche se dentro sentivo subito una tensione. Lavora in uno studio vicino al mio ufficio. Vive in affitto in un quartiere qui vicino.
Tutto qui? il suo viso irrigidito come se avesse morso un limone. Nessun lavoro stabile, nessuna proprietà. Davvero vuoi vivere di affitto tutta la vita? O pensi di mantenere tu luomo?
Mamma, a me non interessa quanto guadagna, spiegavo paziente, guardandola negli occhi. Mi rispetta, mi vuole bene, e mi fa sentire serena. Tutto qui.
Ti rispetta, certo anche Fabio ti rispettava. Sei tu che hai sempre complicato tutto!
Ho chiuso gli occhi e contato. Non serviva discutere: per mamma il marito perfetto deve avere casa, macchina e stipendio da dottore; la moglie brava sopporta e perdona. I miei ragionamenti non cambiavano nulla.
Con Matteo le cose crescevano lentamente ma sicure, come un ruscello che pian piano trova la sua strada. Parlavamo, passeggiavamo, cucinavamo insieme, sognavamo. Era presente senza essere pesante, e poco a poco ho iniziato a credere che unaltra vita, meno dolorosa, fosse possibile.
Dopo sei mesi, Matteo mi ha fatto una proposta. Era primavera, seduti su una panchina sotto i tigli in fiore.
Giulia, voglio restare con te, sempre. Vuoi sposarmi?
Mi sono persa nei suoi occhi calmi e sinceri, sentendo scorrere dentro quel calore familiare e dolcissimo.
Sì, ho sussurrato, con un sorriso automatico e liberatorio. Sì, lo voglio.
Sapevo che ci sarebbe stata una nuova crisi con mia madre, e così è stato.
Non puoi sposare uno come lui, Assunta in piedi nell ingresso, le braccia incrociate e uno sguardo impenetrabile. È un errore grave. Ti pentirai. Stai rovinando la tua vita!
Mamma, ho già deciso, mi sono infilata il cappotto, il cuore che batteva più forte di coraggio che di paura. E sono felice. Non ti basta?
No, tagliò fredda, glaciale. Ti ostini a non vedere la realtà. Sempre così sei stata: testarda e ingenua! Me ne pentirò io per te
**********************
Abbiamo fatto una cerimonia semplice, solo gli amici veri e pochi parenti di Matteo. Un vestito bianco senza fronzoli, lui col completo blu e la cravatta a righe. Nel momento in cui ci siamo scambiati le fedi e ci hanno detto di baciarci, ho sentito che finalmente stavo facendo una cosa mia, davvero.
Mamma non è venuta. Ha spedito un mazzo di gigli bianchi con un nastro nero e un biglietto: Spero che ci ripenserai. Ho guardato quei fiori a lungo, poi li ho messi in un angolo. Un nodo mi stringeva il cuore, ma mi sono sforzata di non farmi deprimere.
Poi cè stato il colpo di scena: mamma aveva convinto Fabio a venire al matrimonio. Lho visto davanti alla porta, mentre io e Matteo uscivamo dalla sala comunale. Stava fermo vicino allauto, mani in tasca, lo sguardo indecifrabile deluso, forse, o semplicemente perso.
Che ci fai qui? mi sono bloccata, ma questa volta non era più una ferita acuta: sentivo solo un retrogusto amaro.
Tua madre mi ha chiesto di venire, spalle abbassate, voce stanca. Diceva che ti stai già pentendo ma non riesci ad ammetterlo.
Mia madre dice tante cose, ha risposto calmo Matteo prendendomi la mano. Il suo palmo era saldo, sicuro. Peccato che non sempre siano vere.
Sì, fa pure Fabio se nè uscito con il solito sorriso storto, fissandomi. Chiamami se ti stanchi di fare la poveraccia. Ti riprendo, e senza storie.
E se ne è andato, lasciando dietro di sé solo imbarazzo.
Dopo il matrimonio io e Matteo abbiamo iniziato a cercare casa in unaltra città: più grande, viva, piena di opportunità nuove. Ho accettato la proposta senza esitazioni. Avevo bisogno di ricominciare, di costruire una vita dove nessuno sapesse del passato, dove potessi respirare a pieni polmoni.
Prima di partire, sono voluta passare da mia madre. Lei mi aspettava silenziosa, di spalle, fissando i tetti grigi del quartiere oltre la finestra.
Partiamo, ho annunciato nel vano della porta. Andiamo dallaltra parte dellItalia.
E con ciò? mamma nemmeno si voltava. Scappi?
No, ho scosso la testa, voce ferma ma serena. Sto andando verso la mia felicità. Vorrei che tu ne facessi parte, ma solo se accetti il mio percorso.
Assunta si è girata di scatto, gli occhi lucidi di risentimento e la vena della tempia pulsava. Si è abbracciata il petto, tra loro un muro invisibile.
Rispetto? ha alzato la voce, quasi urlando. E per cosa, scusa? Te ne vai via con un istruttore di yoga, in un posto dove non hai niente? Fabio poteva darti tutto: stabilità, viaggi, sicurezza Non te lo permetterò!
Mi sono sentita schiacciare dalla solita stanchezza, come unarmatura. Quante volte ancora? Possibile che decenni insieme non le abbiano insegnato che la felicità non ha a che fare solo con denaro e status? Ho preso fiato, ho alzato la testa.
Matteo è speciale, ho detto pacata, una sicurezza nuova. Mi sostiene, mi comprende, rispetta le mie scelte. E sì, mi dà qualcosa che con Fabio non ho mai avuto: sicurezza e pace. La pace, mamma. Non dover sempre temere imbrogli, poter essere me stessa.
Pace? lo scherno le salì sulle labbra Questa sarebbe la pace? Un affitto in una città sconosciuta, un lavoro umile? Fabio ti avrebbe sistemata, portata in vacanza, fatta vivere bene Vedrai che me ne darai ragione!
************************
Quella stessa sera mia madre telefonò a Matteo. Io stavo impacchettando le ultime cose, quando il suo cellulare squillò. Video una chiamata da un numero sconosciuto, rispose curioso.
Matteo, caro, la voce di mia madre, per la prima volta, quasi dolce. Sono preoccupata per Giulia. È impulsiva, si fa trascinare. Questa partenza è una follia, se ne pentirà.
Matteo restò a sentirla, impassibile ma teso dentro.
Sai, continuava, abbassando la voce. Non ha mai superato davvero il divorzio da Fabio. Nel profondo lo ama ancora, solo la sua testardaggine la blocca. E tu sei solo un passatempo. Non rovinarti la vita per i suoi capricci.
Signora Assunta, la interruppe con rispetto. La ringrazio per la sua preoccupazione, ma conosco Giulia meglio di quanto possa credere. Lho vista cambiare, crescere accanto a me. E sono sicuro di noi.
Ah, giovane ingenuo, ironizzò lei. Pensi che sarà felice lontano da qui? Presto si sentirà sola, vorrà tornare indietro. Chi la aiuterà allora? Fabio sarebbe sempre pronto.
Matteo chiuse la telefonata senza perdere la calma. Pensava a me, a quanto dovevo aver sofferto con una madre che non vedeva altro che i suoi sogni, non la persona che ero.
*************************
Il giorno dopo sono ripassata da lei per salutare davvero, lasciare un ricordo buono invece che solo rimproveri. Le ho portato una scatola di biscotti artigianali per ricordarle linfanzia, e un mazzolino di margherite semplici, come quelle raccolte nei prati fuori Roma.
Ma laccoglienza è stata la solita.
Non vuoi neanche pensarci un po? camminava avanti e indietro in cucina, tirando la tovaglia. Resta almeno un mese. Dagli tempo, rifletti. Forse sei solo stanca
Mamma, la decisione lho già presa, le ho risposto stanca, come se fossi lontanissima. Io e Matteo ci trasferiamo, abbiamo trovato casa vicino a un parco, lavoro già fissato, colleghi conosciuti anche su internet, insomma tutto fatto.
Tutto pronto, eh? si fermò, gli occhi umidi, rabbiosa o triste non capivo. Ha deciso tutto lui? Vuole portarti lontano per controllarti, è chiaro! Se tu fossi rimasta qui con me e Fabio, avresti cambiato idea in fretta!
Mi sono bloccata, colpita dalla sua assurdità.
Davvero pensi questo? a bassa voce, incredula. Davvero credi che Matteo sia così? Che mi manipoli?
Ma tutti gli uomini sono così! crociata, braccia incrociate. Fabio almeno era onesto. Questo si nasconde dietro lapparenza di bontà.
Basta, le lacrime mi salgono alla gola, la voce rotta. Non ce la faccio più! Non posso vivere sentendomi sempre sbagliata.
Mi sono girata, pronta ad andarmene. Ma lei mi ha afferrata forte.
Aspetta la voce per la prima volta supplichevole, graffiata da unangoscia sconosciuta. Sono tua madre. Voglio il meglio per te.
Il meglio è quello che scelgo io, ho liberato la mano con dolcezza. Io scelgo Matteo, la nostra nuova vita, la possibilità di essere felice davvero, senza sentirmi giudicata per ogni passo. Se non puoi accettare meglio prenderci una pausa. Un po di distanza per capirci.
Come vuoi, si volse alla finestra, tremando. Se tornerai, la porta resta aperta.
Lho osservata ancora un attimo, i capelli grigi sulle tempie, la mano che si stringeva sul davanzale. Avrei voluto abbracciarla, rassicurarla, dirle che andrà tutto bene ma ora sarebbe stata solo una bugia. Sono uscita senza far rumore. In tasca, il mio nuovo cellulare, con il numero che non le darò. Forse un giorno parleremo ancora. Ma ora la mia vita ha bisogno di uno spazio tutto mio, libero e pulito.







