I Custodi

Signora, mi faccia passare, per favore!

Qualcuno spinse Martina nella schiena sulla banchisa gelata di Corso Garibaldi, obbligandola a fare un passo in avanti. Si aggrappò alle maniglie della carrozzina, cercando di non scivolare sul marciapiede lastricato. Il suo cappotto aperto, come al solito, le dava noia: le falde sventolanti non lasciavano vedere perché avanzasse così lentamente e occupasse tutto il passaggio.

Oh, mi scusi!

Una ragazza che correva verso la fermata la superò, arrestando di colpo alla vista della carrozzina di Davide. Lui, con le mani in grembo, restava a guardare, consapevole che in quella giornata umida i suoi tentativi avrebbero solo ostacolato la madre.

Martina sospirò e annuì:

Tranquilla, vai pure!

Guardò la ragazza allontanarsi, raddrizzò il berretto sulla testa di Davide, e riprese la marcia.

Andiamo avanti? Abbiamo ancora un po di tempo, anche se, come sempre, non è mai abbastanza.

Mamma, ma come si fa a trovare il tempo per altro che non sia lospedale? Davide valutò la distanza dallo stop e, con riluttanza, si mise a girare sul cerchione.

Davide, stai tranquillo, ci penso io! È solo un tratto difficile, poi la strada è pulita, vedi? Dopo lincrocio potrai muoverti come vuoi!

Va bene!

Ma senti, cosa ti premeva? Perché ti serve altro tempo?

Davide si rabbuiò.

Riccardo mi ha detto che hanno aperto un negozio di modellismo nuovo vicino Via Maresciallo Rossi. Hanno il colore che mi serve.

Davide, oggi non riusciamo. È troppo distante con questa giostra invernale, e poi dicono che stasera nevicherà di nuovo. E portarti giù unaltra volta… Martina tacque, temendo di vedere suo figlio intristirsi. Avrebbe acconsentito, come sempre, ma sarebbe rimasto deluso. Dai, ci vado io. Scrivimi che colore vuoi, passo io. Tu resti con la nonna Teresa.

Perché con la nonna? Oggi voleva sistemare i fiori, mi pare!

Che dici! Ti deve la rivincita a scacchi: lhai battuta tre volte lultima volta! Vuole riscattarsi. E poi ti ha promesso di insegnarti il poker.

Ma mamma, il poker è un gioco dazzardo!

Oh, figlio mio! Non è solo un gioco: è una filosofia di vita!

E tu lo sai giocare?

Un po. La nonna Teresa mi ha insegnato, ma io non sono brava con i numeri come te. Perdo sempre. Devi saper calcolare e prevedere le mosse.

Come negli scacchi?

Quasi!

Daccordo! Allora sto con la nonna. Però

Lo so, Davide, che vuoi andare tu in quel negozio. E ti ci porterò. Ma più avanti, in primavera. Allora passeggiamo di là ogni giorno, cè anche il laghetto con le tue anatre Va bene così?

Va bene

Buonissimo! Allora raccontami del colore che ti serve.

Rosso! Però non quello dei miei ussari uno diverso

Davide ora spiegava animato, le mani lasciando i cerchi della carrozzina per gesticolare arditamente. Martina riprese il cammino della crociata, come definiva silenziosamente la sua vita.

Tutto era cambiato due anni prima.

Quel giorno, con la busta della tredicesima appena ricevuta, si domandò cosa potesse regalare a Davide e Andrea, suo marito, quando la porta dellufficio si spalancò: Laura, bianca come il latte, sussurrò:

Martina, al telefono non ti trovano

Le mani sembravano congelate, la vista le si offuscò.

Cosa è successo?!

Davide Martina, non spaventarti! È vivo! Lo stanno portando al San Raffaele.

Il conducente che aveva investito suo figlio, Martina lo vide solo in tribunale. Mai alzò lo sguardo, ma a lei non importava. Sapeva che era andato in ospedale, tentato un incontro; allora però per lei non contava più.

A cosa sarebbero servite le sue scuse? Avrebbero aperto le porte della rianimazione? Ridato la salute a Davide? Riavvolto il tempo?

Ma dove correvi così?

Domanda unica che Martina rivolse al conducente.

Mia madre stava morendo non mi aveva mai detto nulla mi chiamò solo per salutare sono colpevole!

Lo so

Non fece che aumentare il suo dolore. Allepoca pensava solo a Davide. Sì, la porta con la scritta Rianimazione era ormai alle spalle, ma il peso restava. Doveva essere lì, con il figlio, non ascoltare discolpe.

Sei arrivato in tempo? chiese sulla soglia.

No

Non si parlarono più. Andrea la sostituì in tribunale mentre lei restava in ospedale. Altre urgenze.

È complicato diceva il primario, scorrendo cartelle senza guardarla.

Cosa poteva dire a una madre che voleva solo sentirsi dire: Andrà tutto bene?

Non sarebbe andato.

Martina lo capì subito, già mentre il medico, con voce pacata, parlava di riabilitazione e metodi nuovi. Nella sua testa rimbombava solo: Davide non camminerà, mai più. Nessun luminare sarebbe riuscito; era semplicemente impossibile.

Non pensava a sé stessa, ad Andrea, ai segni che nelle loro relazioni ora spuntavano acutamente. Sempre uniti, ora si erano separati: lei accettò, lui non seppe rassegnarsi.

Ma non capisci?! Dobbiamo tentare tutto! disperato, Andrea quasi urlava.

Non cè nessuna possibilità capisci?

Sciocchezze! Se questi medici sono incapaci, troveremo di migliori!

Va bene, cerchiamoli.

E io quando dovrei occuparmene? Lavoro tutto il giorno!

Ma è tuo figlio!

Anche tuo!

Martina cercò. Medici, cliniche, strade e possibilità che avrebbero potuto far rialzare Davide. Ma a volte i miracoli si perdono. Forse il destino, distratto tra le sue urgenze, lascia cadere qualche piccolo miracolo mentre legge la lista delle priorità; così unoccasione si perde lungo la strada.

Quello per Davide si era smarrito. Martina lo capì presto: sarebbe dovuta andare avanti con quel che aveva.

Dire che fu dura non basta.

E il lavoro lasciato, per stare accanto al figlio. Gli equivoci con Andrea, divenuti litigi che Davide udiva e che straziavano: le veniva voglia di scappare da casa. Provava a trattenersi, ma il rimprovero negli occhi di colui che aveva creduto il migliore era insostenibile.

Se lo avessi aspettato fuori scuola, come fanno le altre madri, non sarebbe successo!

Quelle parole, come una slavina di ghiaccio crollata in mezzo a loro, non le perdonò mai. Andrea si affrettò a scusarsi, ma ormai la casa era gonfia di freddo. E così pure il cuore.

Vai via.

Venne un secondo dolore, impossibile a misurarsi, quando Andrea fece le valigie e se ne andò, sbattendo con tanta forza la porta che Davide si svegliò.

Mamma, cosè stato?

Dormi, tesoro. Il male se nè andato

Per sempre?

Per sempre. Ora siamo soli. Non tornerà più.

Le fu di sollievo?

No, anzi, tutto si aggrovigliò. Martina vedeva quanta fatica facesse il figlio ad accettare la realtà, e fece limpossibile per aiutarlo.

Fu allora che, quasi per caso, comprò la prima scatola di soldatini.

Guarda, Davide!

Cosa sono?

Soldatini. Ma sono ancora da colorare.

E perché?

Perché sembrino veri.

Perché sono vestiti così strani? chiese, scrutando un cavaliere che la mamma aveva tirato fuori dalla scatola.

Sono ussari. Non soldati moderni.

E che vuol dire?

Ora ti racconto!

E si sedevano insieme, sfogliando libri, cercando il modo migliore di dipingere le figure. E Martina, in silenzio, vedeva riaffiorare suo figlio. Aveva funzionato.

In un anno Davide aveva il suo esercito. Alla sera battevano accese battaglie su ruoli e strategie.

Mamma, tu sei Napoleone! Fa sul serio, allora!

Non comandare! Hai il tuo esercito!

Ma stai riscrivendo la storia! si indignava Davide vedendo la mamma spostare lancieri sul tappeto.

Se solo fosse possibile sussurrava Martina, cedendo e riassestando secondo i suoi ordini il battaglione Testa.

Il padre sparì dalla vita di Davide appena nato il secondo figlio dalla nuova compagna. Martina lo seppe da Teresa, la sua ex suocera, che le parlò con parole scelte, per addolcire la news.

Martina, scusa per tutto

Ma Teresa, perché te? Senza di te, sarei crollata!

Loro partono

Dove? quasi lasciò cadere la moka.

Allestero. Hanno già tutto Io non servo

In che senso? Martina si inginocchiò davanti a Teresa.

La nuova nuora ha sua madre Non mi vogliono Ho visto il nipote una volta. Basta. Avevo una famiglia e non mi è rimasto niente

Ma che dici! Non siamo estranei! Davide è sempre tuo nipote!

Martina, non scacciarmi. Capisco tutto, davvero!

Forse le strinse le mani va come deve. Meglio non avere accanto chi non ci ha mai voluto. Quella donna cera già prima

Sì, già prima di tutto questo

Visto? Non è stato il destino, ma la vita. Meglio perderli prima i traditori. Tu non sei in discussione. A Davide serve la nonna, a me il tuo aiuto. Se resti, ho ancora una famiglia. E tu?

Teresa abbracciò quella che ormai era solo ex nuora, finalmente certa.

Non esiste nulla di meglio della verità tra le persone. Non si può amare portando un masso nel cuore, e poi sospettare che laltro abbia lo stesso masso. Alla fine giudichiamo gli altri solo da noi stessi.

Ora Martina sapeva: aveva Davide e Teresa, e basta. Anche Laura, lamica di sempre, pian piano si fece da parte, spiegando che non riusciva a vedere Davide così.

Martina non protestò. Laura aveva la sua nuova felicità, uno spazio senza lutto.

Martina vedeva le foto di nozze, belle e luminose, e le voleva bene sul serio. Dopo quasi dieci anni di amicizia, le sembrava giusto.

Dopo un po, quando Laura le scrisse chiedendole come andava, Martina semplicemente non rispose. Non voleva pesare a chi non poteva più portarne il carico.

E i problemi erano tanti.

Alcuni li affrontava da sola, altri con il sostegno di Teresa. Grazie a lei aveva potuto tornare a lavorare qualche ora, lasciando Davide affidato a mani sicure. Teresa veniva, cucinava, teneva la casa, e la sera aiutava nelle passeggiate.

Muovere la carrozzina dal quarto piano di un vecchio palazzo senza ascensore o scivolo era unimpresa. Davide era ancora leggero, ma Martina sapeva che presto sarebbe stato impossibile.

Corse da uffici, cercò di ottenere lo scivolo, ma era unimpresa peggiore che chieder la luna. Sempre respinta, capì che doveva cambiare qualcosa.

Martina, perché non cerchiamo una casa fuori città? Davide respirerebbe aria migliore la consolava Teresa dopo ogni delusione al Comune.

Mamma Teresa, e fisioterapia? Scuola? E i corsi di informatica per lui? Lontano non ci sono: e portare la rete costa, nelle case che possiamo permetterci. No, dobbiamo restare. Davide cresce, avrà bisogno di opportunità! Non posso portargliele via per la mia comodità.

Non ti capisco, Martina, ma va bene. Io sono con te. Ragioniamoci.

Sì Martina annuiva, ma non vedeva via duscita.

Cambiare casa?

Nei nuovi palazzi cerano ascensori e scivoli, ma i prezzi erano troppo alti. Con uno stipendio e le spese di Davide, era impensabile.

Due agenzie cercarono limpossibile: un modesto bilocale al primo piano, senza successo. Nessuno cercava quello che offriva.

Capisce, non si vende così facilmente oggi! dicevano, lasciandola amareggiata.

Perché? si chiedeva Perché non posso fare qualcosa di buono per mio figlio? Devo sempre dipendere dalla sorte

Ma forse il destino non era poi così ingrato. Forse, nella sua cesta, cera ancora un biglietto fortunato per loro. Magari, calpestando il sentiero, lo trovò, staccò il biglietto, ne fece un aeroplanino, e lo lanciò al vento.

E prese a funzionare.

Quel giorno, quando la signora frettolosa quasi la rovesciò sul marciapiede, nella loro storia entrò il signor Gennaro.

Signora, volete una mano?

La voce dietro di Martina, mentre lottava col ghiaccio della traversa, era di un anziano.

No, grazie! Facciamo da sole!

Ma Gennaro non si lasciò persuadere. Scavalcò la carrozzina, tese una mano a Davide, strinse la sua mano robustamente:

Sono nonno Gennaro. Perché non aiuti la mamma? Guarda che fatica!

Ci ho provato, ma si arrabbia!

Chiaro! Fatti da parte, dai!

Scostò Martina con decisione, le affidò la busta di arance sanguinelle, e ordinò:

Tieni forte! Le adoro! Se fai il bravo, te ne do una! Si parte!

Il passeggino si mosse senza fatica, Martina rimase a bocca aperta. Lanziano superò il banco di neve e attraversò allegramente, parlando con Davide. Martina li inseguì, sorpresa dalla naturalezza delluomo.

Dove volete arrivare? Io non ho fretta! chiese Gennaro posando la carrozzina sul marciapiede pulito.

Ma no, ce la caviamo da soli!

Sei tanto bella quanto testarda! disse Gennaro pelando unarancia e dividendola, porgendola a Martina e a Davide. Non posso magari permettermi una passeggiata in company gradita? O ti offendi?

No Martina era confusa, ma quelluomo la divertiva.

La visita in ospedale riuscì.

Il giorno dopo, a pranzo, bussarono.

Buongiorno! Si accettano ospiti?

Martina guardò il vecchio e non sapeva cosa dire. Davide la precedette urlando:

Nonno Gennaro! Sei venuto da me? Evviva! Mamma, saluta!

Pochi giorni, e Martina era spaesata. Gennaro aveva risolto quasi tutti i suoi problemi in breve.

Martina, ho parlato coi tuoi vicini, i Martino. Hanno il tuo stesso appartamento, ma al primo piano. Vogliono scambiare. Stasera danno unocchiata. Ti consiglio: chiedi anche una piccola differenza per il tuo, è messo meglio. Ci penso io al trasloco e ai lavori di pittura, qualche soldo per la carta da parati servirà.

E se non accettano?

Hanno già accettato. Ho parlato col marito, uomo di parola.

Come fai a saperlo?

I vecchi amici del bocciodromo. Lo conoscono dallasilo. Si fidano.

Ma come hai fatto?!

Bisogna parlare con la gente! Gennaro scosse il capo. Mai ti sei chiesta come ti ho trovata la prima volta?

Eh! Come?

Ho chiesto, semplicemente. Dovè la signora con i grandi occhi e il ragazzo che non vuole camminare?

Nonno Gennaro! Io voglio! Ma non posso!

Ah, Davide, se cè la volontà, vedrai che arriverai a volare.

Davvero?

Verrà lestate, te lo mostro. Ora è presto.

Almeno un indizio!

No, non piangere! Sei uomo!

Ok!

Bravo! Via, ora! Lasciami parlare con la mamma. Questestate potrai andare al parco da solo.

Evviva!

Questa sì che è tromba di Gerico! Son quasi sordo, eppure mi rimbombano in testa! rise Gennaro, osservando Davide manovrare la carrozzina. Le sue braccia sono forti, Martina, ma non basta. Ho trovato un ottimo massaggiatore, ex medico militare, è stato anche in Tibet a studiare. Bisogna portare Davide da lui, almeno provare.

È inutile, Gennaro. Gli specialisti ci hanno già detto come finirà.

E tu ti arrendi? strizzò gli occhi No, Martina! Finché la vita non mette il punto, le mani non si abbassano. Tutto è possibile, io ne sono la prova.

Mi racconterai?

Certo che sì! Dei miei viaggi per mare, dei naufragi, di come ho imparato a volare su deltaplano tutto! Ma dopo.

Perché?

Oggi non ho tempo: Luigi, il saldatore, è libero e ci aiuta collo scivolo.

Gennaro, serve lautorizzazione!

Guarda qui! Gennaro sventolò un foglio Autorizzazione e firme ci sono. I vicini ti vogliono bene. I dubbiosi li abbiamo convinti!

Chi siete noi?

Ma credi che ce la farei da solo? No Martina, qui il portinaio, Teresa e tutte le signore hanno aiutato. Un bel giardino di donne, mi sono commosso. Se fossi giovane, ti sposerei! Una donna come te non si trova.

Ma dai! rise forte Martina.

Ormai non mi scrolli più! Ora siete la mia famiglia, tu, Davide e Teresa. Farò tutto il possibile per voi! Una donna con un bimbo solo non deve restare senza aiuto!

Gennaro fu di parola. In poche settimane Martina e Davide si trasferirono. Lei si aggirava tra le stanze spoglie, quasi in lacrime di gratitudine, osservando i varchi allargati affinché Davide potesse muoversi.

Al nuovo scivolo in portone, Martina si scusava coi condomini.

Scusate per i disagi era necessario

Splendidamente, nessuno la rimproverò.

Figurati, Martina! Che Dio aiuti tuo figlio!

Martina, che aveva conosciuto ostilità per la carrozzina e la figura fragile del figlio, domandò a Gennaro:

Perché qui sono così gentili? Nessuno ci guarda male? Di solito diamo fastidio

Hanno paura, Martina. Temono la sfortuna, per quello rifiutano, si nascondono.

Ma di cosa?

Temono che la disgrazia si attacchi. Ma non tutti reagiscono così.

Voi, i vicini perché no?

Non so, forse ricordano di essere umani Gennaro sorrideva.

In realtà, aveva parlato in ogni appartamento, presentando domande semplici, elogiando la forza della giovane mamma, della leonessa col leoncino.

Martina ignorava questi retroscena, ma aveva già motivo dessere grata a quelluomo apparso dal nulla.

Il più importante fu che il medico che Gennaro le presentò, con cautela, parlò di una speranza per Davide.

Capisca, Martina. È appena una possibilità. Una sottile non vorrei illuderla, ma bisogna provarci! E bisogna andare.

Dove?!

A Milano, alla clinica del mio compagno di corso. Un chirurgo eccezionale! Se non può provarci lui, non può nessuno. Ha accettato di visitare Davide.

Solo visita?

Sì, ci vorrà tempo, sarà difficile. Prima dellintervento servirà una lunga preparazione.

Ma non potrò permettermi tutte queste cure

Non ci pensare! intervenne Teresa, già risoluta, ignorando lo sguardo di Gennaro. Gennaro, non guardarmi così! Ho deciso!

Che hai deciso, mamma Teresa?

Vendo la casa. Ho sentito anche mio figlio, contribuirà pure lui. Non fare storie! Ora non è tempo di orgoglio. Bisogna rimettere Davide in piedi! Sì, mio figlio ha sbagliato, ma resta il padre! E ora ricorderà! Tu sei sempre stata saggia, Martina. E quindi capisci: non abbiamo altra scelta. Solo uniti ci riusciremo

Martina annuì. Non aveva la forza di discutere. Era chiaro: aveva ragione Teresa. Davide prima di tutto.

Sei mesi dopo, Davide fu operato. Non aveva ancora recuperato tutto il movimento, ma lo scivolo costruito da Gennaro non serviva ormai più. Martina lo regalò a chi ne aveva bisogno.

E il suo ragazzo?

Ora cammina. Con le stampelle, ma cammina. Solo linizio.

Secondo lei la donna che ricevette lo scivolo guardò la figlia, che mostrava la sua nuova carrozzina a Davide conosce un buon medico?

Le do il contatto. Non si perde nessuna occasione! Ora lo so!

Come ha fatto a superare tutto? Tanto dolore

Non è merito mio. Da tempo sono convinta che gli angeli esistano. E spesso sono in carne e ossa, come i miei custodi.

Sul serio?

Sì! E hanno un capo. Forte, severo, ma dolcissimo. Crede che tutti siano buoni, basta solo ricordarglielo a volte.

Come si chiama?

Gennaro Esposito. Il mio angelo personale. Mio e di Davide, vero?

Davide, strizzato dagli ultimi raggi di sole, si alza a fatica, fa locchiolino alla bambina rumorosa.

Sì, mamma! Posso fare due passi con Sofia? Siamo qui vicino!

Martina prende la mano della madre, impaurita per un attimo, e sorride:

Certo E noi? Possiamo unirci?

Dai, venite! Il gelato basta per tutti!

In quella casa si fece silenzio.

E anche lì si infilò, timida, la speranza.

Ma non cè da temere:

basta darle spazio, e lei crescerà ora dopo ora, portando una danza vivace dove abita, anche se le attese saranno diverse dalla realtà; sarà sufficiente il suono di una risata, mentre il dolore accoccolato nel suo angolo piano piano svanirà.

Solo la speranza resterà.

E, giorno dopo giorno, comincerà a farsi sentire come un bicchierino di cristallo. Prenderà coraggio, farà due passi, poi ballerà, seguendo la piccola Sofia per la quale Davide invocherà nuovamente un po di fortuna alla vita.

Dai, destino! Per favore! Ancora un bigliettino con noi hai funzionato, no?!

E il destino, chissà perché, esaudirà questo caparbio ragazzino.

Perché?

Non si saprà mai. Forse solo perché restava un ultimo aeroplanino di carta nella cesta. Lo lancerà in aria canticchiando tra sé e sé, poi riprenderà il suo viaggio, e inventerà ancora una nuova danza di felicità per chi ancora laspetta.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

15 + nine =

I Custodi
Un Equivoco Indimenticabile