Tradimento sotto la maschera dellamicizia
Questanno linverno a Bologna aveva deciso di mostrare tutto il suo splendore: la neve era scesa così copiosa che i cortili e le strade sembravano usciti da una cartolina natalizia daltri tempi. I fiocchi bianchi danzavano senza sosta nellaria, si posavano silenziosi sui tetti delle case, sui portici e sui marciapiedi. La temperatura era gelida, ma laria mostrava una limpidezza e una freschezza che solo febbraio sulle colline emiliane sa regalare.
Nel loro appartamento, invece, tra le mura color crema e i mobili un po retrò, regnava pace e accoglienza. Fuori dalla grande finestra panoramica la città muta sotto la nevicata, mentre allinterno la calda luce giallastra della lampada da tavolo creava una bolla di tepore. Nessuno aveva intenzione di affrontare la bufera per unuscita, figurarsi!
Viola e Sergio, sposati da poco più di due anni, se ne stavano spaparanzati sul divano sotto un plaid di lana, a godersi una commedia leggera in TV. Una di quelle pellicole dove tutti urlano, ridono e si abbracciano, senza mai affrontare la benché minima fatica della vita reale. Viola osservava lo schermo con mezzo sorriso, immersa nei propri pensieri, mentre Sergio ogni tanto lanciava unocchiata sospirante fuori dalla finestra, rapito dal lento piovere dei fiocchi. Uno scenario da spot del mulino: dentro calore, fuori il gelo.
La quiete fu rotta dallinconfondibile tu-tuu del cellulare di Sergio: una suoneria scelta quando ancora aveva la fantasia di cambiare i toni del telefono. Lui ignorò il richiamo, come chi resiste allultimo biscotto in dispensa, ma il telefono insistette, indomito, per il secondo (e terzo!) squillo.
Sergio fece una smorfia: Indovina chi mi chiama di nuovo? chiese a Viola, già conscio della risposta.
Sarà Matteo rispose lei senza staccare gli occhi dal film , avrà comunque voglia di brindare dopo aver comprato quella casa in campagna a Marzabotto. Ormai, se non gli dici di sì, si offende pure.
Sergio sospirò, scrollando le spalle, poi rispose:
Pronto, Teo, dimmi tutto.
Sergio, ma allora ‘sto weekend vieni o no? La voce entusiasta di Matteo trasudava energia e Lambrusco. Ho sistemato tutto: camino acceso, tavolata pronta, la compagnia si sta radunando! Dai, porta anche Viola, ci divertiamo!
Viola, con fare da gatta sorniona, accennò appena un no con la testa, senza staccarsi dal plaid. Sergio la osservò, poi si accese la solita lampadina:
Guarda, Teo… coso… Viola è andata da sua mamma a Rimini per un paio di giorni. Se vengo da solo poi mi toccherà rendere conto. Meglio evitare drammi, capisci, no? Dai, la prossima volta, giuro.
Matteo rimase in silenzio, visibilmente stupito.
Ah va bene. Ma quando torna, fammi sapere! Ho voglia di vedervi.
Sergio assicurò che ci sarebbero stati, in futuro, e si allungò compiaciuto sul divano.
Ce lho fatta! borbottò sarcastico a Viola , mi sa che se non la smette, stavolta mi travesto davvero da tua nonna per scampare la festa. A me basta il nostro Netflix e la tua compagnia, meglio che vedere il solito gruppo di gente stonata di vino.
Viola rise sommessamente mentre lui la stringeva a sé. In salotto tornò il silenzio rotto solo dalla voce del film e dal ticchettio dellorologio a pendolo.
Anche a me basta questo disse lei tranquilla, sfiorandogli la guancia . Godiamoci il film e dormiamo presto. Non ci serve altro.
Ma si sa, la sfortuna ci vede benissimo e soprattutto adora citofonare nei momenti più tranquilli. Il cellulare trillò ancora, e il display segnalava nuovamente Matteodisturbo pubblico n.1.
Sergio, con espressione scocciata, rispose trattenendo la stizza:
Teo, te lho già detto
Dallaltra parte la voce era stranamente cupa, tesa, quasi melodrammatica da fiction pomeridiana:
Senti, sono al Club Cristallo in centro: ho visto Viola con un tizio. Bevono insieme, lei lo abbraccia pure! Mi pareva strano, ok che è sabato, ma a me aveva detto che era da sua madre. Forse ti sta mentendo!
Per un istante il tempo si fermò. Sergio guardò sua moglie, che nel frattempo era ancora in pigiama accanto a lui, pallida come la panna cotta. Nessuno sapeva se ridere o piangere.
Teo, sei sicuro? domandò, questa volta davvero perplesso. Forse ti confondi. So dove si trova mia moglie, figurati se può essere in locale con qualche uomo.
Io dico di sì! ribadì Matteo solenne. È sbronza persa, ride e si diverte. Non sembra preoccuparsi di niente, nemmeno di me che lho vista. Vuoi che gliela passi?
La voce di una donna davvero simile a quella di Viola rimbombò in vivavoce tra le note di una canzone anni 90. Una sbronza imitazione della moglie, che dichiarava: Basta, Sergio, lasciami vivere! Mi hai stufata con questa vita monotona. Voglio divertirmi e tu non fai che rovinarmi la festa!
A questo punto Viola saltò sul divano come schizzata da un fulmine, stringendosi il cuore:
Ma che cavolo? Qualcuno sta recitando davvero bene la mia parte! Ma chi è questa impersonatrice? E da dove mi conosce?
Ma la presunta Viola, in radio, continuava:
E comunque faccio quello che mi pare! Non devo darti spiegazioni. Anche se sono tua moglie!
Matteo intervenne soddisfatto: Hai sentito? Te lo avevo detto…
A quel punto Sergio fece quello che sognano tutti i protagonisti delle telenovelas ma pochi fanno davvero: riattaccò bruscamente, lanciò il telefono per la stanza e si girò verso la vera Viola accanto a lui, convinto più che mai:
Ti avrei creduto solo se davvero non fossi stata qui disse serio ma dolce , ma conosco la differenza tra una moglie vera e una contraffatta, giuro!
Viola, ancora turbata, scrollò la testa:
Pazzesco, sembrava davvero me! Però tutto ciò è troppo strano, cera qualcuno che sapeva tutto E sicuramente non era improvvisato.
Domani scopriremo chi si diverte così tanto a scombinare le vite degli altri sentenziò Sergio, prendendola tra le braccia. Se serve, chiedo pure le registrazioni delle telecamere. Ma so che non mi hai tradito.
Lei ricambiò la stretta, riscaldandosi piano piano sia fuori che dentro. Oramai quella faccenda era diventata quasi surreale, se non comica.
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La mattina dopo, con la neve ancora sui tetti, Viola sorseggiava un tè al limone e controllava le email di lavoro. Sul display del telefono spuntò di nuovo il nome di Matteo. Era tentata di ignorarlo, ma la curiosità aveva la meglio:
Pronto?
Allaltro capo, Matteo sembrava camminare sugli aghi di pino:
Ehm hai parlato con Sergio dopo ieri?
Viola colse al volo loccasione:
Sì, abbiamo pure litigato per colpa di quella storia del club. Tu che ne pensi?
Matteo, come un procuratore di provincia a caccia di gossip, rincarò:
Te lo dico da sempre: Sergio non ti apprezza. Tu meriti di più, te lo dico col cuore in mano…
Viola lo lasciò parlare, cercando di arrivare al punto. Non aveva tempo da perdere, soprattutto con una pentola di minestrone che sobbolliva e centinaia di email da inviare.
Scusa, ma tu cosa vuoi esattamente?
Lo sentì prendersi una grande pausa, come prima di una confessione che non si dovrebbe mai fare:
Ti amo, Viola, davvero. E sarei disposto a tutto pur di farti felice. Se lasciassi Sergio, io sarei sempre al tuo fianco, giuro.
Viola rimase perplessa, ma decisa; finalmente aveva capito tutto. Matteo aveva architettato la sceneggiata del club per metterle zizzania con Sergio. Il colpo di teatro damore era stato, diciamo, fuori tempo massimo.
Senti, facciamo così disse glaciale : io ieri ero in casa. Con Sergio. Non abbiamo litigato affatto, come vuoi far credere. E tu hai anche pagato una sosia con la mia voce per fare la commedia. Ammettilo!
Matteo tentennò, poi ammise:
Sì, ho organizzato tutto! Ma solo perché ti amo. Lui non ti merita, io sì! Nessuna delle ragazze che ho incontrato regge il confronto con te. Fallo per me
Viola reagì come ogni donna italiana con dignità deve fare:
Ma cosa hai in testa? Hai buttato tutto, anche la nostra amicizia, per questa buffonata? E credi che funzioni, davvero? Spero che almeno la tua attrice sia stata brava, almeno una soddisfazione salvata
Dopo un ultimo penoso tentativo di arrampicarsi sugli specchi, Viola troncò:
Basta, Matteo. Non chiamare né me né Sergio. Hai perso qualunque privilegio, compresa la ricetta segreta della mia parmigiana. Dora in poi, sei una comparsa fuori set.
Riagganciò e guardò fuori, mentre la neve iniziava a sciogliersi: nulla era davvero cambiato, il mondo andava avanti senza intoppi, come un espresso Roma-Milano in orario.
Sergio rientrò dalla camera da letto con aria interrogativa:
Allora, che ti ha detto?
Ha confessato tutto rispose la moglie . È stato lui. Era geloso, ci ha provato, non so se ridere o essere disgustata. Ma almeno ora so chi sono gli amici veri.
Sergio la prese per mano, in un silenzio eloquente da pubblicità sentimentalista ma sincera:
Meglio così disse . Almeno ora puoi evitare ogni invito. Se qualcuno ti chiede perché non esci, basta dire che in giro cè una persona spiacevole.
Viola ridacchiò, tirandosi addosso il plaid:
Esatto, ora valigie solo per noi, tazze di tè e film scadenti al massimo. E zero problemi.
Mi sembra il programma perfetto, convenne lui.
Così, sotto la luce dorata della lampada, tra una risata e una fetta di pandoro, si chiusero in un piccolo mondo sereno, impenetrabile come le mura di un castello. Nessun Matteo, nessun dramma, solo loro e la fiducia ritrovata, mentre la vita fuori continuava. E domani? Un altro giorno magico, col profumo del caffè e leco di una risata condivisa.
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Matteo, nel frattempo, se ne stava nella sua minuscola cucina, fissando una mug di tè ormai tiepido comprato allEsselunga in saldo. Non avrebbe saputo dire se fosse più arrabbiato con se stesso, con la storia o con la penuria di dolci in dispensa.
Ma che razza di sfortuna! sbottò, spargendo briciole ovunque. Gli giravano vorticosamente i ricordi della sera prima: la sosia arruolata in un bar, lo scambio di battute teatrali, la scena che doveva ribaltare tutto. E invece disastro totale. Si era giocato amicizia, simpatia e pure la dignità, proprio come nei peggiori cinepanettoni.
A me non va mai bene nulla! brontolò guardando fuori, dove il gelo non accennava a finire.
Ma dentro di sé sapeva che aveva perso tutto per una battaglia già persa, e che anche i migliori monologhi drammatici si interrompono quando cala il sipario. Più arrabbiato che pentito, Matteo si alzò di scatto stracciando lultimo foglietto con le battute della sosia tanto ormai, in questa rappresentazione, il ruolo di miglior amico era stato cancellato dal copione.
Fuori la neve continuava a cadere, e chissà se nei bar della città qualcun altro, quella sera, tramava un nuovo colpo di scena.
Ma una cosa Matteo dovette ammettere: a volte, la vera amicizia non regge il confronto con il plaid, la parmigiana e la fiducia. E se perdi tutto, almeno ti resta il tè freddo però, e pure amaro.







