Il prezzo di una seconda possibilità

Il Prezzo di una Seconda Possibilità

Fabio si trovava davanti a Bianca, piegato leggermente in avanti, la voce morbida ma tesa come una gomma da masticare tra i denti, e la supplicava di dirgli tutto. Cercava di essere gentile, quasi affettuoso, ma la tensione gli si spezzava negli occhi, quegli occhi tormentosi che portavano dentro la solita ombraun sospetto sottile come un ago, che faceva gelare la schiena a Bianca.

Raccontami, dai! Prometto che non mi arrabbio, disse, ma lo sguardo era un altro tono, scuro e opprimente. Bianca sentì un fremito lungo la schiena, come se avesse toccato il telaio di un vecchio velo funebre che non si decide ad allontanarsi. Tanto in quel periodo eravamo separati, aggiunse poi, abbassando la voce.

Bianca sospirò, si aggrappò al labbro inferiore coi denti. Sentiva l’impazienza bollireche fatica, sempre la stessa storia! Stesse domande che non smettevano mai, stessi sospetti che si rincorrevano fra i giorni. Si sforzò di restare calma, ma le emozioni sfuggivano come gocce d’acqua tra le mani.

Ni-en-te! Non cera niente, basta chiedermelo, rispose, la voce un po più alta di quanto avrebbe voluto. Le balenò amara in mente la domanda: perché aveva accettato di riprovarci con lui? Le sue amiche lavevano messa in guardiache uno come Fabio non si trasforma così. Ma allora voleva credere che lamore aggiustasse tutto, e aveva scacciato quei dubbi come una nuvola fuori posto.

Allimprovviso la sua voce cambiò taglio, svanita la gentilezza. Rimasto solo il tono secco, arrabbiato, uno scatto metallico visibile nelle sue parole.

Posso anche chiedere a Giulia, disse deciso. Lei, almeno, non mi mentirebbe mai.

Quella frase stese Bianca come uno schiaffo. Sentì il sangue salirle al volto, la gola stringersi in collera:

Fai pure! Tanto ricordati che ha solo cinque anni ed è stata con chiunque nellultimo anno, si raddrizzò di scatto, i pugni serrati. Solo lidea che suo marito volesse coinvolgere la figlia nella loro discussione la fece tremare di rabbia. Dovevo lavorare, ho fatto qualunque cosa per lei! Ma perché ti ostini? Con chi sono uscita che importa? Fabio, sei insopportabile! Se sono già andata via una volta, credi davvero che non possa rifarlo?

Fabio esitò un attimo, come se non si aspettasse una reazione così tagliente. Un lampo di incertezza attraversò il suo viso, ma fu solo un attimo. Poi, con una smorfia beffarda:

Hai i soldi per il biglietto?

Quando vide quanto Bianca era impallidita, però, si trattenne:

Scusa non volevo dire questo. Solo mi stupisci, con questa tua ostinazione. Ti ho detto che non sarei geloso, pensaci su.

Senza pensarci, Bianca prese un cuscino dal divano e lo lanciò verso Fabio che già si stava allontanando. Non gli fece male, solo lo sfiorò nellorgoglio. Stava per risponderle con sarcasmo, ma la voce allegra di Giulia arrivò dallingresso.

La bambina, con il vestito rosa tempestato di balze, corse verso il papà, gli saltò tra le gambe e lo abbracciò forte:

Papà, papà, sei tornato! Mi sei mancato!

Fabio guardò Bianca dallalto, con uno sguardo di sottile vittoria: Vedi chi ama di più tua figlia?. Poi tornò ad accendere il viso per la figlia, improvvisamente dolce, la voce divenuta una carezza.

Vieni, tesoro, andiamo a giocare, la prese in braccio, la girò facendola ridere di cuore. Lasciamo la mamma riposare un po, è stanca.

Bianca rimase rigida accanto al lavello, stringendo il bordo del panno da cucina così forte che le nocche impallidirono. Sentì dentro il morso amaro: Ecco, adesso mette anche Giulia contro di me! dovette ingoiare le lacrime. Basta, ora davvero basta. Era ora di partire.

La decisione ronzava nella sua testa come una zanzara molesta. Una settimana, solo una settimana ancora, e avrebbe preso il nuovo attestato di aggiornamento: i corsi finiti, mancava solo il documento. Subito dopo avrebbe comprato un biglietto daereo. Destinazione qualunque luogo, purché lontano. Fabio si sbagliava di grosso a pensare che lei fosse priva di euro e senza alternative. Il mondo era cambiato: bastava un computer, due clic fra le offerte di lavoro e le occasioni sarebbero arrivate a fiotti.

Si staccò dal lavello e andò verso la finestra, lasciando il panno. Lo sguardo planò sulla strada trafficata: le persone correvano, le auto scorrevano come onde lente, le vetrine si accendevano poco alla volta.

Almeno una cosa buona, di questo trasloco, mormorò Bianca, guardando fuori. Qui il mio diploma vale, trovare lavoro sarà semplice in ogni città.

Il petto si fece leggero, come se laria tornasse a riempirlo. Per la prima volta sentiva la sicurezza, non lo sconforto. Il piano era pronto: aspettare il diploma, mettere insieme due cose e iniziare tutto da capo.

***

Perché aveva mai accettato di dare a Fabio una seconda chance? Bianca non lo sapeva neanche lei. Forse perché lui sembrava sincero, prometteva di essere un marito e un padre nuovi! Gli occhi brillavano di desiderio di futuro, la voce scossa dallemozione. Come non crederci? Il sogno di una famiglia serena: passeggiate a tre nel parco, feste insieme, progetti condivisi…

Ma le promesse si erano sciolte come neve sulle Alpi. Il primo mese era stato perfetto: Fabio aiutava con la bambina, cucinava, la aspettava col sorriso rientrando dalle commissioni. Poi, ecco i vecchi giorni: rimproveri, gelosie, domande senza fine. Dove sei stata?, Perché ci hai messo tanto?, Chi era al telefono?

Erano separati la prima volta non certo per tradimenti. Nessuno dei due aveva avuto laltro in braccio. Ma la gelosia… ah, quella si infilava ovunque. Fabio era geloso di Bianca come un bambino col suo giocattolo preferito, di ogni angolo, di ogni sguardo. Lei non poteva neppure cercare lavorotroppi uomini anche nellufficio più insignificante. Niente visite dai suoi genitoriil vicino era single e civettuolo solo perché ogni tanto apriva la porta.

Vietato anche vedere le amiche. Allinizio solo un broncio, poi proteste sempre più aspre:

Le tue amichette? Solo in cerca di maschi, sbuffava lui quando Bianca chiedeva unuscita. Non fanno altro che civettare e flirtare

Sono libere, possono fare ciò che vogliono! protestava Bianca, la rabbia che saliva. Difendeva lì, le sue amiche, e si sentiva sola sempre di più.

Che lo facciano sole! Non si danno cattivi esempi a chi è sposato! rispondeva Fabio con le braccia conserte.

Col tempo, le amiche non chiamavano più. Bianca provava a spiegare: Non posso venire, Fabio non vuolema loro non capivano. Che vuol dire non ti lascia venire? Ma dai! Così le chiamate finirono e Bianca restò circondata solo dal silenzio. Nessun amico, i genitori lontani, niente colleghi Solo Giulia, che chiedeva attenzione in ogni secondo.

Una sera, davanti alla minestra, Fabio annunciò:

È ora di pensare al secondo figlio.

Bianca rimase con la cucchiaio sospesa a mezzaria. Aveva appena passato mezzora a convincere Giulia a mangiarecapricci, mucine, piatti rovesciati sul tavolo. Fabio vide che lei era esausta, pronta a crollare eppure parlava come se chiedesse il sale.

Hai troppo tempo libero, da come vedo, continuò Fabio, posando la forchetta sul bordo del piatto. Si mise comodo, pronto a spiegare la sua tesi. Ho letto la chat con tua sorella, vuoi fare i corsi di aggiornamento. E perché? Tanto non lavorerai mai.

Bianca deglutì. Si sentiva schiacciata dagli sforzi, ma desiderava imparare qualcosa di nuovo, un piccolo spiraglio verso il futuro.

Voglio solo imparare, cosa cè di male? disse piano, cercando di non piangere.

Su, dai! Vedrai, arrivi il nuovo fratellino e non avrai più tempo per queste sciocchezze, concluse lui, con quella certezza assoluta che taglia il respiro.

Bianca tremò. Non avrebbe resistito ad altro. Bisognava trovare un modo per evitare un secondo figlio, anche di nascosto. Doveva guadagnare del tempo. Una cosa sola le era chiara: così non poteva andare avanti.

La goccia finale fu il divieto di andare al compleanno del fratello. Fabio fu categorico: Ci sono troppi uomini, sentenziò. Lei cercò di spiegare che era solo il suo fratello ma lui neppure ascoltò.

Non resistette più.

Quando Fabio era al lavoro, Bianca raccolse tutte le sue cose e quelle di Giulia. Le mani tremavano, ma la decisione era come ferro nelle ossa. Chiamò il fratello, che la aiutò senza nemmeno chiedere spiegazioni, caricando lindispensabile su un vecchio furgoncino.

Se ne andarono di soppiatto, senza clamore. Bianca lasciò una nota sul tavolo: Scusami, ma non posso più. Voglio che Giulia cresca nella serenità.

Quel giorno chiese il divorzio.

Ovviamente lo discussero in tribunale. Fabio voleva tempo per una riconciliazione, la accusava di essere una madre poco attenta, la interrompeva di continuo. Il giudice, una donna anziana dagli occhi stanchi, ascoltò tutto con pazienza. Fermò più volte Fabio, diede la parola a Bianca, e alla fine fu chiara:

Non vedo possibilità di salvare questa famiglia, dichiarò. Le sono vicina, signora Bianca. Cinque anni così, sono tanti

Bianca annuì, sentendosi più leggera. Ce laveva fatta.

Dopo il divorzio, si trasferì dai genitori, trovò lavoro e pian piano risalì la china. Il trasloco fu una sfida: organizzare le valigie, viaggiare con una bambina, trovare le parole per spiegare tutto ai suoi Ma quando varcò la soglia di casa, sentì di essere libera.

Si iscrisse a un corso di grafica: un sogno che Fabio aveva sempre deriso. Bianca accese il computer, provò software, inventò colori, scritte, disegni. Lentusiasmo cresceva ogni giorno, la sentiva come una nuova luce.

Senza nemmeno accorgersene, conobbe nuove persone: due donne ai corsi, una mamma del parco, qualche collega. Perfino qualche appuntamento leggero, un caffè in un bar fiorito, un sorriso E riscoprì la libertà. Quella vera.

La sera amava godersi la veranda di casa, con una tazza di tè alla menta, mentre Giulia giocava con i cuginetti sotto il cielo che si accendeva di rosso. Le risate della bambina vibravano leggere, limpide come lacqua di un ruscello. Bianca guardava fuori, il cuore pieno di pace.

Ecco cosè la vita, pensava sorseggiando. Niente grida, niente paure di sbagliare parola. Solo il piacere dei piccoli gesti, guardare mia figlia crescere serena.

Bianca credeva di aver ritrovato la sua strada. Terminare il corso, prendere qualche lavoretto, magari affittare una casetta vicino ai suoi ma dopo un anno, ecco di nuovo lombra di Fabio.

Un giorno affollato al mercato di Bologna, Bianca cercava mele da crostata. Le rigirava nelle mani, cercava quelle più croccanti, rosse e gialle come i tramonti sugli Appennini. Intorno, la musica dei venditori, le battute dei passanti, il profumo di basilico e pane appena sfornato Era una danza lieve, familiare.

Ma ad un trattoecco quel brivido. Un senso di essere osservata, unansia fatta pelle doca. Si girò. Fabio era lì, fra le bancarelle, gli occhi scavati, viso magro, occhiaie profonde. I vestiti gli si sformavano sul corpo. Ma gli occhigli occhi erano uguali, fissi e indagatori.

Bianca chiamò, cauto, la voce quasi impastata. Ti ho cercata.

Bianca indietreggiò, stringendo la borsa delle mele come uno scudo. Le dita si aggrapparono al manico, i pollici facevano piccoli solchi.

Perché? balbettò lei, incapace di nascondere lansia.

Sono cambiato, Fabio le si avvicinava senza premere, come chi teme di veder scappare il proprio riflesso. Ho capito che non posso stare senza voi due.

Bianca sentì il cuore soffocato dai ricordiil loro ballo sotto la pioggia, la piccola Giulia che rideva alla fontana, le sere calde a leggere fiabe, il rumore della lana tra le dita. Tutte le felicità passate in un lampo, e la nostalgia che sfregava il petto.

Dammi una chance, sussurrò Fabio. Negli occhi implorava.

Bianca finì per credere, almeno un po, alle sue parole. Giulia mancava terribilmente al padre, era evidente. Ogni giorno chiedeva Quando torna papà?, E se ci ha dimenticate?, Chiamiamolo? La bimba era diventata silenziosa, disegnava la famiglia sempre tutta insieme.

Alla fine Bianca accettò, ma con regole ferree: nessun altro matrimonio, almeno per due anni; libertà di vedere amici, lavorare, sentire chi voleva. Glielo disse guardandolo dritto negli occhi:

Nessun anello, nessun controllo. Voglio essere libera, e lo pretendo.

Sì, sì, tutto come vuoi tu, Fabio aveva promesso con troppa fretta, facendo insospettire Bianca. E poco dopo li trascinò in una città lontana.

Allinizio era quasi unavventura: nuovo posto, aria nuova, nuove facce. Ma presto Bianca colse il trucco: sola, completamente sola, nessuna conoscenza, nessun aiuto. La distanza coi parenti sembrava allungarsi come ponti magici che si disfacevano appena provava ad attraversarli.

Telefoniamo ai tuoi la sera, che tanto lì è mattina, dai, suggeriva Fabio con una dolcezza inquietante.

Era sempre presente quando lei prendeva il telefono, sempre una domanda, anche quando non cera bisogno: Che diceva tua madre? E tuo padre?

E la vecchia ossessione di un tradimento durante la separazione era rimasta, una goccia di catrame in un barile vuoto:

Dimmi solo se cè stato qualcuno, non mi arrabbio, chiedeva Fabio, insistente.

Bianca spiegava e spiegava; lui scuoteva solo la testa. Su, dai, lo vedo che sei cambiata qualcuno ci sarà stato.

Controllava il telefono, chiedeva chi chiamava, insisteva sui dettagli degli incontri, anche solo con il panettiere o con una vicina.

Un pomeriggio tardi, dopo che Giulia si era addormentata, tutto arrivò allapice.

Stai di nuovo messaggiando con qualcuno! urlò Fabio, strappandole il telefono mentre Bianca scriveva a Caterina. Chi è? Il tuo amante?

Ridammelo subito! gridò Bianca, il viso rosso, le mani che tremavano dalla rabbia È Caterina. Avremmo dovuto vederci al parco con i bimbi, te ne avevo parlato!

Ah, certo, la migliore amica e allora perché tutti quegli emoticon? Flirt, eh?

Ma che hai?! riseccò la voce, anche se si affrettò ad abbassarla. Perché non riesci a fidarti?! Io ti ho dato una seconda possibilità e tu? Uguale a prima! Sospetti, controllo, interrogatori Basta!

Fabio sembrò rendersi conto, per un attimo solo, del proprio riflesso. Poi tornò duro, la voce gelida.

Se non hai niente da nascondere, fammi vedere tutto.

No, Bianca si riprese il telefono, serrandolo al petto. Basta. Siamo daccordo che sarebbe stato diverso. Non lo è. E questa, davvero, è lultima volta.

E dove vai? Non hai soldi, non hai lavoro, non hai niente! Non puoi rincominciare!

Questa volta, ti sbagli, Bianca si raddrizzò, e sentì la forza scorrere via dal petto sino alle dita, una forza nuova e luminosa che stentava a riconoscere. Ho il corso di grafica, ho un piccolo portfolio. Caterina mi ha già trovato un paio di lavoretti. È solo linizio. Non ho più paura. Mai più. Questa volta ce la faccio, anche da sola.

Dalla stanzetta, la voce assonnata di Giulia:

Mamma? Perché urli?

Bianca corse dalla figlia, si accovacciò accanto a lei, la prese tra le braccia, affondando la faccia tra i capelli morbidi.

Tutto bene, tesoro. Stiamo solo per partire per una nuova avventura Andremo dove cè tanto sole, e potrai giocare sullerba e sulle altalene quanto vuoi. Che ne dici?

Giulia sorrise sonnolenta, si strinse a lei.

Fabio vegliava sulla soglia. Per la prima volta era smarrito davvero. Capiva che Bianca stavolta avrebbe fatto sul serio.

Davvero andrai via? chiese, solo uneco della vecchia minaccia nella voce.

Sì, Bianca lo fissava, continuando a carezzare la bambina. E questa volta per sempre. Ci meritiamo un po di pace, io e Giulia. E con te, semplicemente non è possibile. Mi dispiace.

***

Fabio tentò tutte le strade: urlava, supplicava, minacciava, prometteva. Ma Bianca restava ferma come una colonna di pietra. A ogni suo messaggio, rispondeva solo: È finita. Non torno più indietro.

Giulia soffrì molto allinizio. Era spesso triste, chiedeva del papà, piangeva di nascosto quando pensava che nessuno la vedesse. Ma Bianca le fu costantemente vicina. Trovarono un bel trilocale vicino al grande parco della cittàa Torino questa voltadove le finestre davano sugli alberi e la luce scivolava ogni mattina come miele sopra ai giochi.

Bianca iscrisse Giulia a un laboratorio di disegno. La bambina fece subito amicizia con due compagne, rideva, colorava, sognava mostri buoni e principesse coraggiose; piano piano il passato sbiadiva.

Fabio telefonava ogni giorno, cercando di essere allegro. Poi due volte a settimana, e infine, solo qualche messaggino e pochi euro per la scuola. Aveva capito che non poteva più usarla come leva sulle scelte di Bianca.

E Bianca? Finalmente respirava. Dopo anni, sentiva la leggerezza della libertà. La sera portava Giulia al parco: lanciavano briciole ai piccioni e alle anatre, raccoglievano castagne e foglie da cui costruire collane e piccoli animali. Giulia tirava il suo aquilone rosa, rideva… e Bianca, nel vederla così, capiva che aveva scelto bene.

Aveva faticato a ricominciaretrovare un nuovo lavoro, inventarsi una casa, riscrivere la vita da capo. Ma la felicità, la dolcezza, la tranquillità… valevano ogni fatica. Ora lei e Giulia avevano il loro universo: caldo, visionario come un sogno italiano, pieno di speranza e di futuro. Niente più paura, niente più sospetti, niente più odio a corrodere le pareti di casa. Solo la quiete vibrante di una seconda chancequella vera.

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