Gallinelle
Siete impossibili, Agnese! È davvero impossibile parlare con voi! Sono cose semplici, eppure non riuscite proprio a comprenderle! Avete proprio la filosofia della chioccia! Ma come si fa?!
E voi voi!
Cercando di mantenere il contegno, Giulia Romano serrò ancora più forte il portafoglio tra le mani e si rabbuiò. Ma fu il massimo che riuscì a fare. Le lacrime, indesiderate e del tutto fuori luogo, sgorgarono nonostante tutto e Giulia si voltò di scatto, sperando che Agnese Bianchi non se ne accorgesse. Ma era troppo tardi: la futura consuocera aveva già notato il suo momento di debolezza e ne approfittò trionfante.
Ecco, lo dicevo io! Altrimenti non piangereste! Ah, Giulietta, ma che senso ha tutto questo? Insomma, tra poco i nostri figli ci regaleranno una felicità incredibile!
La carrozzina bianco neve, che Agnese stringeva con una presa da visiera, era senza dubbio bellissima. Anche a Giulia Romano era piaciuta subito, ma la figlia le aveva chiesto di pensare al lato pratico e lei sapeva bene quanto gli inverni milanesi fossero miti e una fanghiglia persistente regnasse per mesi sul marciapiede. Quella carrozzina da sogno che tanto faceva battere il cuore ad Agnese non sarebbe stata per niente funzionale. Praticità, decisamente, non se ne vedeva.
Ma dai, non piangete per una carrozzina! la voce di Agnese aveva perso ogni traccia di compassione e si era fatta dura. È solo una carrozzina! Quando dovremo decidere se mandare la nostra nipotina a danza o a pittura, allora sì, potrete discutere! Ma per il momento, Giulietta, suvvia! Sempre a commuovervi E anche vostra figlia, del resto! A momenti, povero Paolo mio, si è preso una mogliettina che piangeva pure durante la gravidanza! Chissà se non derivano da lì tutti i problemi? Io, quando aspettavo mio figlio, mica ero così lacrimosetta!
Agnese sembrava avviarsi in un lungo discorso, ma vide lo sguardo acceso di Giulia che, asciugate le lacrime, si voltò dritta verso di lei.
Basta! sibilò Giulia, avvicinandosi di colpo. Adesso basta davvero! Avete fatto abbastanza danni, a me e a lei! Su via, spostatevi! Spinse leggermente la carrozzina, che ostruiva il passaggio. Sofia deciderà da sola cosa vuole. E pago io. E nemmeno vi chiederemo il parere! Una chioccia, dite? Può darsi! Ma voi voi non siete neanche una donna, siete unarpia!
Giulia si avviò verso luscita del negozio, ma prima di varcare la porta si voltò, scuotendo il capo:
Ma non vi vergognate nemmeno un po, Agnese? Sempre convinta che soltanto voi sappiate cosa è giusto e cosa no? Siete come un carro armato, passate sopra tutto e tutti senza pensarci! Non chiamatemi più, vi prego, i miei nervi non reggono. È davvero troppo.
Salì i gradini scivolosi quasi rischiando di cadere.
Ma che disastro! sbottò tra sé e sé, senza nemmeno sapere bene a chi rivolgersi, se allinverno che si ostinava a resistere, con le sue gelate inattese, o alla sua invadente consuocera.
Quel tarlo del dubbio su aver agito bene o no era fin troppo familiare a Giulia. Era quasi arrivata in parcheggio e la tentazione di tornare indietro, scusarsi con Agnese e tentare di recuperare un rapporto ormai a pezzi la assalì, ma si fermò subito.
Quante volte ancora? In quasi tre anni che conosceva Agnese, ogni giorno si ritrovava a sentirsi in colpa. Per che cosa? Per tutto! Parlava nel modo sbagliato, guardava storto, sbagliava a tavola, in pubblico, in famiglia, aveva educato male sua figlia Aveva sopportato tutto, consapevole che cambiare il carattere di una persona è impossibile. E poi chi dovrebbe cambiare: chi è soddisfatto di se stesso? Agnese non aveva alcuna intenzione di modificarsi. Andava bene così viveva secondo quel suo senso di giustizia. E Giulia, a volte, quasi la invidiava. Lei non sarebbe mai riuscita a fregarsene tanto del giudizio degli altri.
Giulia aveva cresciuto Sofia da sola, semplicemente così era andata. Suo marito, Lorenzo, era un uomo meraviglioso e, quando la sua memoria riaffiorava, Giulia si proibiva di immaginare come sarebbe stata la loro vita insieme, se solo lui fosse rimasto.
Sapeva, Giulia, che Lorenzo aveva problemi di cuore. Non le aveva nascosto nulla, fin dai tempi delluniversità a Bologna, dove si erano conosciuti. La timida, riservata Giulietta, che senza farsene accorgere diventava il punto di riferimento di tutti, gli era piaciuta fin da subito. Eppure lui non si decideva mai ad avvicinarsi perché ogni mattina vedeva la ragazza accompagnata da un bel giovanotto. Solo molto più tardi scoprì che si trattava del cugino, a cui i genitori di Giulia avevano affidato la cura di lei. Lo capì una sera, trovandolo con unaltra in strada e, senza pensarci, si intromise a difesa della sua amata compagna di corridoio.
Ma che vuoi?! E Giulia?! Ti sembra onesto fare così?
Andrea, il cugino, ci mise un attimo a capire, poi rise:
Ah, ecco! Dai, sei proprio un novellino! Bastava chiedere! Giulietta sarà anche riservata, ma se chiedevi ti diceva che siamo parenti! Lei vive da noi perché la zia e i miei sono molto legati. Ti piace?
Tantissimo! ammise Lorenzo.
E allora che aspetti? Parlagliene! Che senso ha complicarsi la vita? Già è corta di suo
Che fosse uno scherzo del destino, Giulia allora non ci pensava. Le furono concessi solo sei anni di felicità con Lorenzo
In quel poco tempo si sposarono, ebbero la loro Sofia e divennero davvero una cosa sola. Quando il destino si portò via Lorenzo, Giulia comprese che anche la sua vita sarebbe andata avanti a metà. Una parte di lei se ne era andata con lui, e non poteva nemmeno pensare che ci sarebbe stato spazio nella sua vita per un altro. La concentrazione totale fu dedicata a Sofia. Lei era la luce che teneva insieme tutto. Giulia non ne aveva il diritto, sentiva. Si prese cura dei suoceri, rimasti soli dopo la perdita del figlio unico, e fece di tutto perché Sofia, così simile al papà, crescesse amata e felice.
Il mio papà è un angelo, ma io ho due nonne, due nonni e la mamma! Sono felicissima! dichiarava con orgoglio allasilo Sofia.
Crescendo, smise di chiamare il papà angelo, ma non dubitò mai che vegliasse su di lei.
Certo che cè! le diceva Giulia, credendoci davvero. Ti voleva un bene immenso
Sofia crebbe con la convinzione che lamore muovesse il mondo. Se ti amano, tutto ha colori più vivi, la vita è più dolce; ma basta uno sguardo scortese per far sbiadire quei colori. Come la madre, Sofia non voleva rispondere al male con il male: non perché non potesse o non sapesse, ma perché le sembrava sempre di vedere qualcosa di buono negli altri. E spesso, basta mostrare di averlo notato, e magari anche il più burbero si apre, sorride, si avvicina. Non di rado la sua teoria aveva funzionato: la vicina lamentosa, che tutti evitavano, con lei sorrideva e raccontava del suo cagnolino che considerava la sola gioia della sua vita. Il portiere, noto per il broncio perenne, ricambiava il saluto di Sofia e poi iniziava, chissà come mai, a salutare anche gli altri condomini. E persino i ragazzi della sua età, così spesso distratti e sempre con lo sguardo fisso nei telefoni, facevano una pausa per rispondere a lei.
Quindi, la domanda su che cosa volesse fare da grande non si pose mai davvero: psicologa, ovviamente. Quel talento nel capire e ascoltare non andava sprecato. Sofia sapeva ascoltare, e le piaceva farlo. Era sinceramente incuriosita delle persone. Per questo aveva scelto proprio questa strada, laureandosi alluniversità di Milano. Ancora durante gli studi, lavorava come volontaria a Telefono Amico, poi scelse una via difficile e importante: divenne soccorritrice.
Conobbe suo marito Paolo durante un servizio di emergenza. Luomo, che stava semplicemente passando accanto allambulanza dove lei aspettava i colleghi, le posò la giacca addosso, vedendola rabbrividire al vento di primavera.
Oh no, restate senza giacca! cercò di ridargliela Sofia.
Da piccolo la mamma mi faceva la doccia fredda! Lei invece ha il naso tutto blu dal freddo! scherzò Paolo. Aspettate qui!
Si allontanò di corsa e Sofia si rese conto solo dopo qualche minuto di non aver nemmeno chiesto il nome. Ma Paolo tornò, prima che il gruppo si radunasse, con un caffè caldo in mano. Prese la sua giacca, e osò:
Posso avere il vostro numero?
Fu così diretto che Sofia, senza nemmeno riflettere, glielo scrisse sul palmo.
A presto!
Uscirono insieme poco più di sei mesi, poi capirono di non poter più stare lontani. Paolo presentò Sofia a sua madre.
Limpressione, Agnese, la fece eccome! Si era preparata a lungo allincontro con la promessa sposa del suo Paolo: quasi un mese, passando tutte le fasi dallincredulità al patteggiamento, incapace di rassegnarsi allidea che il suo bambino fosse ormai un uomo e stesse per sposarsi.
Il giorno prima della presentazione andò persino dal parrucchiere, raccontando a tutte le estetiste del salone le sue preoccupazioni di madre che non ha più le redini della faccenda.
Ma sei sicura che tu debba controllare tuo figlio? chiese la manicure, senza neppure alzare lo sguardo dalle mani di Agnese.
Elisa, risparmiami! Tuo Riccardo è al terzo matrimonio e tutte le tue nuore le detesti! Vuoi proprio dirmi che devo spalancare le braccia a questa ragazza sconosciuta?! Io non so nulla di lei!
Abbi pazienza, conoscila prima replicò stizzita Elisa il giorno dopo limando con più forza del necessario.
Ma Agnese non ci credette manco per sogno. Sapeva già che la fidanzata non le sarebbe andata a genio. Forse per questo respinse lidea di Paolo del classico incontro al ristorante.
No, Paolo. Solo a casa. Così saprà in che famiglia sta entrando.
Di cose di cui vantarsi, Agnese ne aveva: il nonno accademico, la nonna a dirigere uno dei musei più importanti del paese, e il marito regista rinomato a Milano.
La tavola era spettacolare. Agnese sapeva cucinare bene, e apparecchiare era la sua arte.
Ma fu enorme la sua sorpresa nello scoprire che Sofia, senza scomporsi, gestiva forchette, coltelli e bicchieri alla perfezione, apprezzando ogni portata.
Davvero squisito! Complimenti, cucina favolosamente! sorrise dolcemente Sofia. Agnese rimase spiazzata: come faceva questa ragazzetta a essere così tranquilla, nemmeno intenzionata a confondere il coltello da pesce?
Sofia, chi vi ha cresciuta?
La mamma.
Chissà quanti sacrifici ha fatto per voi
Sì, davvero tanti. Lavorava molto, ma ogni minuto libero era per me.
Che lavoro svolge vostra madre?
È dentista.
Ah, capisco. Un mestiere dignitoso, certo
Agnese non sopportava i dottori. Rivolgersi a loro la infastidiva.
Per tutta la sera, cercò invano di mettere Sofia sotto pressione. Non ci riuscì.
Più tardi, cercò di sfogare il disagio col marito:
Una statua, quella lì! Non è proprio il nostro tipo! Ma dove lha trovata Paolo?
Ma smettila! Sono fatti compiuti, ormai. E poi coshai da ridire? rispose lui, sereno. Accetta e basta. Basta fare la chioccia. Tuo figlio non è più un pulcino. Non ti ha sempre chiesto di assumersi le sue responsabilità? Ricordi quel cucciolo che raccolse per strada in seconda elementare? Gli lasciasti il cane, ma non hai mai toccato uno straccio o portato fuori lanimale, lasciando a lui la responsabilità. E ora, che fai? Sofia è una ragazza in gamba. È intelligente e ben educata. Cosa vuoi di più?
A questa domanda, Agnese non sapeva rispondere. Perché le stava così antipatica Sofia? Il cuore le doleva, lansia cresceva. Pensare che Paolo sarebbe presto salpato da solo era insopportabile.
Il giorno del matrimonio, Agnese indossò la maschera richiesta: trucco, nuovo vestito e acconciatura perfetta. Ma dentro di sé sentiva una tempesta. Pianse anche, appartata, senza rovinare la piega del trucco. Fu il marito a consolarla.
Su, non prendertela tanto! Ricorda come mi accolsero i miei genitori?
Quelle parole laiutarono a cambiare prospettiva. Anche lei, infatti, era stata accolta di malavoglia nella famiglia del marito: la suocera non le risparmiava punzecchiature. Le numerose zie del marito alimentavano le piccole faide ad ogni occasione.
Le cose migliorarono solo quando perse il primo figlio, a pochi mesi dal termine della gravidanza. Una brutta caduta sotto casa, complice una lastra di ghiaccio nascosta dalla nevicata Non riuscì a salvarlo.
I primi a starle vicini furono i suoceri, che trovarono i migliori medici e non la rimproverarono mai, né per parole né per sguardi, neppure quando Agnese si sentiva in colpa per essersi avventurata da sola fuori casa, mentre avrebbe potuto chiedere aiuto.
Con la nascita di Paolo, il rapporto con i suoceri (ormai diventati i suoi veri genitori del cuore) si consolidò. Era a loro che Agnese lasciava fiduciosa il suo bambino.
Forse furono questi ricordi a spingerla poi a essere più tollerante con la nuora. Lenergia di Agnese allora si spostò proprio su Giulia. Era il suo carattere calmo, la ricerca continua della pace, che la mandavano ai matti. Sembrava un gioco infantile e sciocco: Agnese cercava di sottolineare la sua superiorità, Giulia faceva finta che certi atteggiamenti non la sfiorassero. Per Giulia restava fondamentale la felicità di sua figlia.
Sofia era davvero felice con Paolo. E Giulia si impegnava al massimo per alleggerire le pressioni di Agnese sulle scelte dei giovani, ritenendo che avrebbe potuto reggere lei, ormai, i colpi, lasciando Sofia serena.
Sarebbe filato tutto così se non fosse arrivata la notizia che rovesciò le carte in tavola.
Nonna? Paolo, è vero?! Agnese restò senza parole, poi, fissando Giulia, che piangeva di gioia abbracciando Sofia, aggiunse: Non è uno scherzo questo, vero?
Mamma, su certe cose non si scherza! Io e Sofia aspettiamo un bambino.
Da quel momento, la vita di Giulia e Agnese divenne una specie di gara a chi fa di più. Tutte e due si prodigavano per i futuri genitori, prendendo in carico ogni incombenza in vista dellarrivo del nipote.
Oggi ho trovato dei body meravigliosi! Così morbidi, e pratici! Quando Sofia era piccola li cucivo io stessa, mi divertivo un sacco! raccontava Giulia con occhi pieni di nostalgia, maneggiando i primi corredini.
Ma non porta sfortuna comprare tutto in anticipo? storceva il naso Agnese.
Non sono superstiziosa, e nemmeno Sofia. Meglio così, dopo non cè tempo! Paolo lavora come un matto
Se lo dici tu, magari hai ragione ammetteva, mezza convinta, Agnese. E via, il guardaroba della futura nipotina cresceva e cresceva di giorno in giorno.
Ce nè già abbastanza! Presto non avremo nemmeno più spazio! scherzava Sofia.
Tutto filò così, almeno fino al caso carrozzina.
Sofia aveva scandagliato ogni catalogo, ma decidersi no. Arrivati al termine della gravidanza, con qualche piccolo acciacco, i medici suggerirono di risparmiare energie e lasciare che fossero le esperte nonne a occuparsi anche di quello.
Insomma, ci siete già passate, no? disse Sofia alle due future nonne. Voi sapete meglio di me quale scegliere. Lunica cosa che chiedo è che sia leggera e maneggevole. Paolo è spesso in trasferta e io dovrò arrangiarmi da sola nelle passeggiate.
La carrozzina divenne lultima scintilla. Dopo il litigio in negozio, Giulia, seduta nellauto in sosta, imprecava sottovoce contro Agnese. Davvero lei, che era un medico, aveva perso così la calma? Doveva riuscire a trattenersi, sapeva bene con chi aveva a che fare. Suo marito le ripeteva sempre: Non puoi cambiare la testa agli altri, ma questa volta aveva dimenticato questa verità.
Un colpo sul finestrino di ghiaccio la fece sobbalzare. Abbassò e trovò Agnese, spettinata e stralunata.
Che cè adesso? chiese, esasperata.
Giulia Sofia sta partorendo Agnese ansimava come dopo una corsa. Paolo non riusciva a chiamarti, hai spento il telefono?
Dopo una rapida imprecazione, Giulia si buttò sulla borsa, solo adesso realizzando la notizia.
Allora che aspetti?! Sali!
Questa volta, senza dire una parola, Agnese obbedì, accomodandosi di fianco e urlando:
Cosa aspetti?! Accelera!
Giulia partì sgommando, così veloce che Agnese chiuse gli occhi dal terrore per la curva stretta, poi chiese:
Ma siamo impazzite, Giulia? Dove corriamo, sono i primi dolori!
Non lo so, Agnese! Sono in ansia! Solo che vada tutto bene
Porta fortuna, vedrai! Agnese strinse gli occhi ogni volta che sfrecciavano tra il traffico. Madonnina! Pensa che tra poco saremo nonne!
La piccola che sarebbe nata il giorno dopo, crescendo, avrebbe fatto dei propri capricci il gioco preferito di queste due nonne, che pure si lascerebbero mettere in riga senza protestare. La dolcezza di Giulia si sarebbe intrecciata con la determinazione di Agnese nel carattere della nipotina. E di amore, a quella bambina, non ne sarebbe mai mancato: ci avrebbe nuotato dentro, avvolta da abbracci e carezze.
E solo Sofia, osservandole sorridendo mentre la bimba marciava nel vialetto del parco tenendo per mano entrambe le nonne, avrebbe capito quanto lamore sia lunica forza che sa riunire chi discuteva, portando speranza e futuro.
Con la mano sul ventre, sempre più spesso Sofia avrebbe sorriso pensando a come dare la lieta notizia, oppure avrebbe atteso ancora un poco, prima di gridare allallegra compagnia, mentre già si trastullavano tra una risata e laltra:
Nonne! Niente vizi alla bambina! E via, niente gelati prima di pranzo, mi raccomando! Vi conosco troppo bene voi mie gallinelle!







