Frammenti

Frammenti

Signora Francesca Ricci, parlerò con mio figlio. Non succederà più, lo prometto!

Me lo auguro, Guido Lazzeri. Matteo è un bravo ragazzo! Intelligente, capace, ama la matematica. E anche lo sport. Dovreste trovargli una buona attività per sfruttare i suoi talenti. Magari una squadra di calcio o altro. Ha troppa energia da smaltire, e per questo salta sui banchi. Non sarebbe grave, se non fosse pericoloso! Ma cosa ve lo dico a fare? Lo capite anche da solo. Grazie per avermi aiutata a sistemare il banco rotto, e facciamo così: io non informerò nessuno riguardo l’accaduto, ma pensate bene a qualcosa per tenere impegnato Matteo.

Va bene, ho capito tutto.

Francesca lanciò un cenno di saluto alla famiglia Lazzeri e si voltò verso la finestra sorridendo. Il padre di Matteo sembrava lui stesso uno scolaro sgridato: spostava il peso da un piede allaltro, arrossendo visibilmente per il disagio. Per lei, che fino allanno prima era studentessa, dover rimproverare un uomo adulto era ancora qualcosa di insolito.

Eppure, Guido era proprio un bravo papà… Gli voleva bene, si vedeva lontano un miglio. E di sicuro avrebbe fatto di tutto affinché suo figlio crescesse come una brava persona. E magari Francesca non era ancora esperta di persone, ma in questo era certa: cera qualcosa di simile nel modo in cui abbassavano gli occhi, padre e figlio, davanti a lei. E ancora, il modo in cui Matteo prese la mano del padre mentre uscivano dallaula. In quel piccolo gesto c’era così tanta fiducia, che Francesca si ritrovò quasi a invidiare quel ragazzino. Perché lei, di un padre nella propria vita, non ne aveva avuto mai.

Sua madre aveva evitato per anni largomento, non voleva rivelare troppi dettagli sulla propria storia. Solo quando Francesca compì diciotto anni si decise, finalmente, a parlarle di come era nata.

Francesca, ora sei grande abbastanza per sapere chi è tuo padre. Me lo hai chiesto tante volte, io ho sempre taciuto. Non perché non avessi nulla da dire, ma perché non volevo farti soffrire.

E ora me lo dirai?

Sì. È arrivato il momento. Tra poco sarai adulta. Farai le tue scelte, ed è giusto che tu conosca le tue origini.

Mamma, mi fai paura…

No, tesoro. Non cè nulla da temere. Tuo padre è una persona meravigliosa: intelligente, creativo, buono…

E allora dove sta? Perché non lo conosco? Mai visto un giorno! O la sua bontà riguarda tutti meno che me? Mamma, non ti sembra un po una contraddizione?

Francesca… Mio Dio, quanto è difficile! Più facile scaricare cento casse di pomodori che spiegare al proprio figlio dove si è sbagliato nella vita!

raccontami le cose con calma, mamma! Perché non ho mai visto mio padre? Non lo voleva lui?

Non proprio così, Francesca. Sono stata io a non volerlo…

Questa è nuova! E perché, se posso chiedere? Da piccola cercavo il papà in ogni passante. Invidiavo le amiche quando le venivano a prendere allasilo. Vedevo Chiara che correva sulle spalle del suo papà, orgogliosa, e io niente. Mamma, lo sai che per questo una volta le ho anche dato uno schiaffo?

Per quello? Perché ti prendeva in giro?

No, per suo padre…

Ah… Perdonami, amore! È stata colpa mia se sei cresciuta senza padre…

Puoi spiegarmi davvero cosa è successo?

Posso. Anche se so che difficilmente mi perdonerai. Ho portato questo peso troppo a lungo… Ascolta. Il cognome che porti non è quello di tuo padre, ma del mio primo marito. Il secondo nome invece viene da tuo padre. Lho cambiato quando avevi cinque anni. Se mi chiedi perché, nemmeno io lo so; sembrava giusto. Ma andiamo per ordine. Prima ti parlo di mio marito. Fu un matrimonio… diciamo, combinato. Le nostre famiglie si erano messe daccordo ancora che noi, io e Luigi, imparavamo a tenere il bicchiere dritto. Eravamo legati da sempre, era impensabile rompere quellaccordo. Abbiamo accettato e siamo cresciuti pensando fosse giusto così: toccava a noi stare insieme.

Che cosa assurda…

Non dirlo a me! Solo ora capisco quanto fosse sbagliato. Allepoca però… Ci avevano convinti che eravamo una coppia. Così siamo cresciuti, amici inseparabili. Ci capivamo con uno sguardo. Non cera persona più vicina di Luigi per me al mondo. Pensavo che fosse lamore di cui tutti parlavano.

Ma non era amore?

No, Francesca. Era affetto, amicizia, anima affine, tutto tranne che amore tra uomo e donna.

E quando lo hai capito?

Troppo tardi, come puoi immaginare. Era già un anno che eravamo sposati quando incontrai tuo padre. Dopo di lui non cera più niente come prima… Era una follia, unintera valanga che ci travolse. Non solo la passione, che cera eccome. Qualcosa di più profondo: mi sono finalmente svegliata da un letargo che mi durava da sempre. Avevo la vita perfettamente organizzata, i genitori avevano pensato a tutto: ci avevano comprato una casa, ci avevano arredato tutto. Il nonno aveva regalato la macchina a Luigi, e aiutato a costruire una casa in campagna. Non dovevamo preoccuparci di nulla. Anche università, lavoro, carriera, tutto già deciso. Siamo cresciuti credendo che questo fosse il meglio: inseriti in una specie di bolla, protetti da tutto. Ogni tentativo di prendere iniziativa veniva bloccato sul nascere. Cosa ve ne fate? Avete già tutto! E noi ci siamo lasciati trasportare, fino a che non è arrivato Andrea.

Così si chiamava mio padre?

Sì. Andrea Vitale. Un talento nello sport, dipingeva quadri, scriveva poesie… Una persona speciale che ha cambiato la mia vita. Mi scriveva delle poesie che ancora mi tornano in mente, una ad una!

Mamma, meno poesia, fammi capire. Dovè il tuo poeta?

Vive a Firenze ormai. Ha famiglia, figli… le poesie ora le scrive per sua moglie, non per me

Allora tu lo ami ancora!?

Non ho mai smesso…

E perché non siete insieme? Tuo marito te lo ha impedito?

No! Anzi, lui era disposto a lasciarmi andare. Capisci, colpa mia!

Questo già lho sentito! Ma non capisco dove…

Nel fatto che ti ho messa al mondo.

Ah! Ora verrà fuori che ti ho rovinato la vita?

No! Non dire così!

Scusa, non volevo ferirti, ma è una logica che salta fuori…

Non è così! Ero confusa, figlia mia. Avevo Luigi e i genitori da una parte, due famiglie unite da sempre e impossibile da dividere. Dallaltra parte Andrea, il mio amore…

E tu?

Scappai. Lasciai tutto.

Non capisco. Perché?

Non sono riuscita a scegliere. Luigi aveva capito e mi avrebbe lasciata andare, ma i miei genitori mi sottoposero a un processo vero e proprio. Mi pretendevano pentita, minacciavano castighi da tutte le parti. E quando seppero della gravidanza, impazzirono. Mi chiusero dalla nonna e decisero che dovevo abortire. Nessuno chiese a me che cosa volevo davvero. Ero come la peste: da buttare via. Ma uccidermi del tutto non riuscivano…

È tutto così assurdo…

Lo so. Ma volevano solo difendere il loro mondo, tutto qua.

Però… Io esisto! Non ci sono riusciti, vero?

No. Non ce lhanno fatta. Luigi ha fermato tutto. Non avrei mai detto che un tranquillo come lui, appassionato di opera lirica, potesse fare ciò che ha fatto.

Cosa ha fatto?

Mi ha portata via. Ha sfidato i suoi stessi genitori, una cosa per lui impensabile! E addirittura, quando ha saputo che io e Andrea ci eravamo lasciati, era pronto a crescere te come sua figlia.

Perché?! Una figlia non sua, delluomo che amavo…

Allepoca non capivo. Pensavo che fosse solo per lamicizia. Mi proteggeva sempre. Solo dopo ho compreso: mi amava davvero! Come io amavo Andrea.

Che tristezza…

Sì. Eppure non ho riconosciuto ciò che stava facendo per me, e quando ho potuto rifarmi una vita, ho chiuso anche con lui. Quando gli ho chiesto di aiutarmi ad andare lontano, si è organizzato con un amico e mi ha mandata in Sicilia, dove non mi avrebbero trovata né i miei né Andrea. Ho trovato appoggio nella famiglia che conosci bene: Nonno Paolo e Nonna Lucia.

Ho pensato per anni che fossero miei nonni veri… Poi hai detto che non era così. Mi sono arrabbiata ma ho deciso che per me sarebbero sempre loro. Però, mamma, non ti capisco! Dici che era un amore grandissimo, e te ne sei andata sola, incinta, lontano, da sconosciuti

Che scelta avevo? Tutto crollò quando Luigi mi portò da Andrea e io gli dissi che ero incinta.

E poi?

Poi niente di speciale, solo una pausa. Un attimo di silenzio, tremendo. E gli occhi di Andrea che mi dicevano tutto. Non mi credeva Non credeva che la bimba fosse sua.

Dio mio, mamma! E ti è bastato per andartene?

Sì Mi è bastato Ero a pezzi, confusa. Un attimo di dubbio e sono scappata. Stupido, lo so. Avrei dovuto spiegare, aspettare. Solo dopo ho scoperto che mia madre era andata da Andrea per diffamarlo, dicendo che mi ero divertita con lui per gioco. Che in realtà la bambina non era sua. Ha detto che io ero una viziata in cerca di distrazione, mentre Luigi era sempre in viaggio di lavoro. Di menzogne, mamma ne ha dette tante. E io per anni non ho capito come Andrea abbia potuto credere a tutto questo! Nulla era vero!

Mi si può ingannare facilmente; io stesso voglio essere ingannato……

Proprio così, Francesca! Se Andrea non avesse voluto crederci, nemmeno avrebbe ascoltato. Pensavo mi amasse quanto io amavo lui. Invece non è riuscito.

Non lo hai mai perdonato?

No. Non ce lho fatta. Mi ha lasciata, anche se solo per un attimo. E ha lasciato anche te. Ha creduto a qualcosa a cui non si poteva credere…

Come hai saputo tutto questo?

Me lo ha raccontato lui, durante lunico incontro che abbiamo avuto dopo. Avevi tre anni, io ero a Roma per il divorzio, lui venne apposta per chiarire.

Non vi siete riappacificati?

No. O meglio, ho lasciato andare tutto. Ero cresciuta, non sentivo più quel dolore, potevo ascoltarlo e forse anche capirlo.

Vi siete più visti?

No. Durante quellincontro lo osservai bene, anche con te. Se avessi visto che cercava un contatto, magari avrei anche provato a ricostruire. Ma guardava me, non te. La sua bontà, che so esserci, non bastava per sua figlia. E io senza di te non ero nulla. Tu sei il dono che ho ricevuto dalla vita, un dono che sento di non meritare. Nonostante i miei errori, le paure e i dubbi. Sei la mia ancora.

Anche io ti voglio bene, mamma… Francesca lasciò cadere il risentimento per abbracciarla. Posso chiederti una cosa?

Qualunque cosa!

Perché non sei rimasta con Luigi? Secondo me, in fondo anche lui lo amavi un tantino. Parli di lui con tanto affetto.

Sì, è vero. Ed è per questo che non sono rimasta. Ho smesso di sentirlo appena ho ricominciato a vivere. Veniva a cercarmi, voleva vedermi. Ho rifiutato.

Perché?

Non capisci? Mi sentivo già in colpa abbastanza. Sapevo che non avrei mai potuto amarlo quanto lui amava me. Non sarebbe mai stato lo stesso.

E forse, non volevi appioppargli una figlia non sua?

Anche quello. Davvero. Forse non lo direi così, ma era così. Ho voluto che costruisse la sua vita: con una donna che lo amasse davvero, che gli desse i suoi figli.

Ti manca?

Molto. Lo dico sempre: un amico così non lo troverò mai più.

Non vuoi, magari, sentirlo ancora o vederlo?

No, Francesca. Che motivo cè di smuovere ciò che è già passato? Ognuno la sua strada. Ormai non si incrociano più. Meglio restare così. Noi, invece, abbiamo una questione più importante.

Quale?

Vuoi conoscere tuo padre?

Francesca ci pensò. Anche se sapeva già la risposta, dirla ad alta voce era troppo difficile. Magari la madre sperava proprio che lei accettasse, così che avrebbe avuto ancora una possibilità di rivedere Andrea.

Posso pensarci un po, mamma? Devo riflettere.

Va bene. Ho il suo numero. Se decidi di incontrarlo, ti compro il biglietto e ti prenoto un albergo.

E tu?

Io?

Non vieni con me?

Il sorriso malinconico della madre fu una risposta più che sufficiente.

No, tesoro. Non verrò. Quello che doveva accadere è passato. Sono grata ad Andrea per avermi fatta sentire cosè lamore vero, quello che ti consuma e ti fa rinascere con una carezza o una parola che ti scalda. Ma è passato, capisci? Finito. Rimangono solo frammenti…

Mamma, anche io voglio sapere che cosè Amare così…

No! Non augurarti una cosa simile! Non lo desiderare la madre si spaventò davvero, stringendola a sé con forza.

Allora cosa dovrei desiderare? Solo la pace? Quella che avevi con Luigi?

Nemmeno quello!

E quindi?

La luce. Chiedi nella tua vita luce e calore, Francesca. Che arrivi qualcuno che ti porti questo. Lo prego ogni giorno.

Perché? Neanche lo conosci! Non sai chi sia, se verrà o come sarà…

Non lo so davvero, ma sono sicura che verrà e quando sarà il momento giusto, sceglierai bene.

Chi ti ascolta, mamma?

Lei non rispose, sorrise, la baciò e cambiò discorso. Ma Francesca ci pensò molto a quelle parole. E, da quel giorno, la sera prima di abbracciare il cuscino, iniziò a sussurrare una preghiera semplice, inventata da sé.

Che arrivi a me qualcuno a cui possa donare la mia luce e il mio calore. Che ne abbia davvero bisogno.

Perché proprio così? Perché non chiedere che la amassero, invece che amare lei? Non lo sapeva. Sentiva solo che era giusto così. Dare è sempre più difficile che ricevere. E lei, come sua madre, sapeva di non poter solo ricevere. Lamore è qualcosa che si crea insieme. Se uno ama e laltro solo si lascia amare, nessuno sarà felice.

Decise di non incontrare suo padre. A lei, quel passato complicato, non serviva.

Invece, incontrò almeno una volta i nonni materni. Solo per vedere chi erano e capire come potessero rinunciare a figlia e nipote.

Si diedero appuntamento in un bar sotto casa loro, e Francesca aspettò più di unora, domandandosi se si sarebbero arresi o no.

Arrivarono si sostenevano a vicenda, con le mani strette, e guardavano intorno spaventati. Il loro disagio era così evidente che Francesca quasi si mise a ridere quando il nonno si sedette con la schiena allingresso.

Temevate che qualcuno vi vedesse con me?

La domanda fu una scossa. La nonna divenne pallida, il nonno agitò le spalle, come a scrollarsi di dosso quellansia.

No

Non preoccupatevi, non resterò molto. Volevo solo chiedervi: vi pentite daver perso vostra figlia?

Il dialogo finì qui. La nonna serrò le labbra, il nonno la consolò. Non si accorsero nemmeno che Francesca se ne era già andata dal bar, senza voltarsi verso chi, almeno sulla carta, avrebbe dovuto esserle caro.

Camminò verso la fermata e pianse. Rabbia e tristezza si mescolavano senza capire come si potesse vivere così, rifiutando di amare solo per conservare un orgoglio vuoto. Quellincontro la segnò molto; rimase ore sulla panchina accanto alla fontanella, a guardare i ragazzini che inseguivano i piccioni.

La chiamata di sua madre la sorprese mentre frugava nella borsa per il cellulare.

Francesca, dove sei?

Sto tornando. Ma perché hai la voce così allegra? Che succede?

Una sorpresa! Il nonno Paolo e la nonna Lucia sono qui! Immagina! Senza dire nulla, arrivati allimprovviso! Solo due giorni a Roma. Dai, corri a casa!

Arrivo! Francesca infilò il cellulare in borsa e si asciugò gli occhi.

Non aveva più voglia di piangere. Coincidenza o destino, non voleva altro che accettare quellabbraccio appena arrivato.

Alla fine, sono le persone che scegliamo che fanno la nostra famiglia. Per i suoi nonni veri lei non contava, ma aveva chi le voleva bene: mamma, nonno Paolo e nonna Lucia, lo zio Marco e la zia Elena, lontani ma sempre pronti a chiamarla per farle gli auguri, e a portarle cioccolatini e orsacchiotti ogni volta che passavano. Francesca li collezionava fin da piccola, una montagna di peluche che esasperava la madre: Dovrò fargli una stanza solo per loro, se vai avanti così!

Francesca tirò fuori dalla borsa lo specchietto.

Quella era lei. Così comera, e così sarebbe sempre stata. Sarebbe cresciuta, sarebbe cambiata, ma sarebbe rimasta il frutto di un amore che, anche se non era durato, aveva avuto il coraggio di metterla al mondo. Ed era meglio sapere ogni cosa: ora sapeva che perdere è facilissimo, trovare e conservare è una vera sfida. Se la vita le avrebbe dato la possibilità, lei non se la sarebbe lasciata scappare!

Su quella panchina sotto il piccolo getto d’acqua, tra il vociare dei bimbi e il tubare dei piccioni, Francesca capì una cosa semplice. Bisogna vivere senza rimpianti. Che ci riesca o no, sarà il tempo a dirlo. Ma vale la pena provarci.

E doveva pur saper riflettere qualcosa anche lei, un piccolo frammento di ciò che doveva essere intero. Se vicino a sé avrà chi la ama, forse potrà accettare quel sentimento, comprenderlo e, un giorno, donarlo a qualcun altro.

Il suono un po gracchiante e prolungato della campanella proprio come quello della sua infanzia segnalò a Francesca la fine della lezione, e lei si affrettò, guardando lorologio.

Caspita! Andrea sarà lì ad aspettarla. Seduto in macchina, ascolta la radio preferita e canta sottovoce.

Francesca sorrise tra sé.

Dio non lo aveva dotato di orecchio musicale, ma di voglia di cantare invece sì, tanta! E Francesca, che aveva studiato al conservatorio e possedeva orecchio assoluto, non se ne curava. Rideva di cuore ascoltando il marito intonare Volare e applaudeva:

Che paragoni, Modugno ti fa un baffo! Bravo!

Andrea si imbarazzava, smetteva, poi ricominciava dopo un attimo.

Francesca raccolse i quaderni rimasti sulla cattedra e spense la luce.

Che importanza ha, dopotutto, come canta? Limportante è che abbiano lo stesso respiro. Che da quando era arrivata Martina, si svegliassero contemporaneamente la notte. La bimba ormai dorme in camera sua, ma ogni volta che tossisce o chiama sottovoce:

Mapa…

Ha compiuto sei anni una settimana fa, e per lei Mapa sono sempre mamma e papà insieme, come fosse una parola sola.

Non importa chi chiama, vengono sempre tutti e due.

E questa è la vera felicità…

Potersi sistemare tra loro, i piedi nudi sotto lascella del papà e il naso dentro la mano della mamma, e addormentarsi così profondamente che nessun incubo ti potrà svegliare più. E, tra una voce e laltra che bisbiglia:

Metto io a letto Martina! Domani hai la sveglia presto! Non hai finito di correggere i compiti.

Lascio fare a te? Ma domani hai la riunione! Come fai, se ti addormenti in mezzo alla presentazione?

Vabbè, allora insieme!

Sì, insieme…

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