Il segreto del capo

Il segreto del direttore

Il nostro caro direttore di sicuro ha qualcuno, sussurrò piano Lucia alla collega. E devessersi anche litigato con questa persona! Altrimenti perché è sempre così nervoso con noi? Ci assegna compiti impossibili

La collega fece solo un verso disapprovante, palesemente infastidita dal pettegolezzo. Si voltò di lato, lasciando intuire che non intendeva proseguire la conversazione. Ma Lucia non si diede per vinta.

Sul serio! Non vuoi saperlo anche tu? continuò, alzando inavvertitamente la voce. Magari si sfoga su di noi proprio perché ha dei problemi in famiglia Chissà cosa gli è successo, e noi qui ignari

Proprio allora, il suo borbottio non passò inosservato. Vittorio De Luca, che stava conducendo la riunione, si interruppe bruscamente e la fissò dritto negli occhi. La sua voce fu gelida:

Lucia, la sto annoiando? scandì articolando ogni parola. O forse pensa che ciò che dico non sia abbastanza importante? Preferisce raccontarci lei le sue teorie?

Un gelo attraversò Lucia; le mani tremarono e lampeggiò con le palpebre, tentando di raccogliere le idee. Ma come fa a notare sempre tutto? pensò.

Mi scusi, direttore De Luca stavo soltanto condividendo qualche idea, mormorò, facendo finta di essere sicura. Nulla di serio, solo pensieri ad alta voce.

Il direttore sollevò appena un sopracciglio, lironia palese nel suo sguardo. Capiva benissimo che non si parlava di lavoro, ma volle portare in fondo la questione.

Allora, ci renda partecipi: in cosa consiste il problema? chiese con tono canzonatorio. Siamo tutto orecchi.

Lucia sentì un brivido correre lungo la schiena. Sorrise nervosamente, alla ricerca di una risposta all’altezza.

Ehm preferirei astenermi, disse, facendo uno sforzo per mantenere un tono calmo. Le mie idee vanno ancora raffinate, proprio un lavoro certosino, non voglio far perdere tempo a tutti.

Il direttore accennò un sorriso ironico.

Bene. Entro fine settimana attendo le sue idee raffinate, sottolineò, usando intenzionalmente quella parola. Spero saranno utili allazienda. Ora andiamo avanti.

Dopo quel momento, Lucia tacque, come se avesse inghiottito la lingua. Le guance le si colorarono e lanciava continue occhiate al direttore, turbata più dalla sfuriata che dallaumento del lavoro. La seccava essere stata sorpresa a parlare a sproposito e per giunta caricare di scadenze extra.

Alice, seduta poco distante, faticava a trattenere il sorriso: per lei la situazione era quasi comica. Gli sguardi offesi di Lucia verso il direttore De Luca erano uno spettacolo da non perdere. Abbozzò un sospiro, tornando alle sue note, curiosa di scorgere come la collega avrebbe rimediato alla figuraccia.

Appena la riunione finì, Lucia si alzò dimpeto prima ancora che il direttore dichiarasse chiusa la seduta, quasi fuggendo dalla sala. Alice la seguì, divertita. Guardava Lucia, che aveva stampata in viso unespressione tra il deluso e lo smarrito.

Una volta in ufficio, Lucia si lasciò cadere sulla sedia e richiuse il portatile con un gesto stizzito.

Non potevi aiutarmi? borbottò, incrociando le braccia. Adesso devo pure inventare qualcosa entro venerdì! Solo tre giorni!

Te lho detto mille volte di non distrarti alle riunioni, ridacchiò Alice, versandosi una tazza di tè. Dopo una breve esitazione, estrasse una tavoletta di cioccolato dal cassetto e la appoggiò accanto alla tazza. Calmati e mettiti al lavoro.

Lucia guardò il tè e la cioccolata con gratitudine, ma si diede subito di nuovo un tono di severità.

Il lavoro può aspettare! replicò, facendo spallucce. Tema di conversazione più interessante: il nostro nuovo direttore!

Alice non si voltò neppure dallo schermo. Era abituata ai commenti di Lucia e cercava di restare imparziale.

Sono due mesi che è il nostro capo quindi nuovo non direi più, osservò, continuando a scrivere.

Sì, ma ha portato mille nuove regole, ha licenziato già qualcuno

Ha mandato via soltanto chi non lavorava, ribatté pacata Alice. E a noi invece ha aumentato lo stipendio.

Stavolta la guardò in viso e aggiunse:

E adesso le riunioni durano la metà. Prima ci stavamo due ore a parlare del nulla. Adesso si va al sodo.

Lucia sembrò riflettere appena, ma trovò unaltra ragione:

Sì, però ora abbiamo rapporti settimanali e scadenze dure

Alice sorrise:

Ma si lavora meglio. E i risultati si vedono: hai notato che i progetti finiscono sempre in anticipo?

Lucia sospirò, prese un pezzetto di cioccolato, pareva quasi convinta ma voleva comunque avere lultima parola.

Va bene, forse hai ragione borbottò. Ho sempre pensato fosse single, senza nessuna donna ma adesso mi viene il dubbio! Forse dovrei andare dalle risorse umane e chiedere?

Alice sospirò pesantemente, chiuse la penna. Era davvero stanca di tutte quelle supposizioni infinite.

Ma a che ti importa? chiese, sforzandosi di non sembrar scocciata. Cosa cambia alla tua giornata sapere come vive il boss?

Ma Lucia era ormai determinata e già immaginava la scena mentre si dirigeva verso lufficio del personale.

È che non è mai contento, ha sempre da ridire, insistette. Forse ha problemi a casa, e li scarica su di noi. Magari basterebbe capire cosa gli succede

Alice scosse il capo. Era evidente che ficcanasare non avrebbe portato a nulla di buono, ma Lucia non ne voleva sapere.

Lucia, pensa piuttosto a lavorare, disse decisa. O ti licenzia anche lui per scarso rendimento.

Lucia la ignorò, già immersa nella sua missione di scoprire la verità.

No, devo sapere tutto! sentenziò. Parlerò con le altre ragazze magari scopro qualcosa.

Alice lanciò uno sguardo scettico. Si domandava che senso avesse ficcare il naso dove non richiesto. Rivedeva già il direttore venire a sapere delle indagini di Lucia, e poi chissà che guaio. Ma farla ragionare era inutile: ormai Lucia ci credeva.

E Lucia diede davvero il via al suo tour investigativo. Avvicinava i colleghi con motivi vari, inserendo qua e là domande sulla vita privata del direttore. Chiedeva se qualcuno lavesse visto dopo lorario dufficio con qualcuno, se avessero sentito voci di relazioni. Interrogò quasi tutto il reparto, senza tralasciare nessuno che potesse sapere qualcosa.

Ma i risultati delusero: nessuno sapeva nulla, o nessuno voleva parlare. Cera chi scherzava, chi cambiava discorso, chi faceva il vago.

Alle risorse umane la accolsero con freddo distacco. Prima la ascoltarono educatamente, poi si guardarono tra loro con unespressione di scettico stupore. Una delle responsabili le lanciò uno sguardo glaciale:

Lucia, farebbe meglio a pensare alle sue pratiche, invece che a raccogliere chiacchiere.

Quando Lucia insistette, la invitarono senza troppi giri di parole a tornare al proprio lavoro, minacciando di riferire di quegli atteggiamenti poco professionali a chi di dovere.

Lucia rientrò alla scrivania cupa. Fissava lo schermo, ma era ovvio che ormai il pensiero era altrove. Alice non commentò. Era dispiaciuta per Lucia ma sperava che imparasse la lezione: non bisogna sempre impicciarsi delle vite degli altri.

Eppure Lucia non si diede pace. Non capiva nemmeno lei perché fosse così presa: chi la incontrava la prendeva bonariamente in giro, qualcuno la stuzzicava: Cosa vuoi sapere, sei innamorata?. Ma Lucia non sapeva rispondere. Un fuocherello di curiosità le ardeva dentro.

Una mattina Lucia tentò la fortuna con Marina, la regina dellamministrazione, da sempre aggiornata su tutto e tutti. Lucia si avvicinò con un sorriso.

Marina, tu che le sai tutte! esclamò amabilmente. Ma il direttore De Luca ha qualcuno? Moglie, fidanzata?

Marina alzò lo sguardo dal computer. Un sorriso enigmatico accennò sulle sue labbra, ma gli occhi restarono guardinghi.

Lucia, lo sai che non mi piace il gossip, rispose. Ma poi a te che importa?

Lucia si bloccò, improvvisando una scusa.

Solo un po di curiosità! Sai, magari è libero Un uomo così

Marina scosse il capo con bonomia.

Anche se fosse libero, non è affar nostro, disse. Pensa piuttosto a rispettare le scadenze.

I giorni passavano e Lucia si dedicava sempre più al suo rompicapo sentimentale. Passava al vaglio ogni battuta, ogni sguardo del direttore, ogni informazione captata di sfuggita. Alla fine tirò le sue conclusioni, che le davano insieme ansia e gioia.

Una mattina entrò in ufficio quasi correndo, incapace di contenere lemozione.

Mi piace! esclamò appena oltrepassata la porta.

Alice, che stava bevendo il caffè, rimase così sorpresa da rischiare di strozzarsi. Depose la tazzina e fissò lamica incredula.

Chi? chiese, sforzandosi di sembrare indifferente.

Il nostro direttore, replicò Lucia spazientita. Per questo voglio sapere tutto! Se è libero, sarò io a farmi avanti.

Alice tacque qualche istante. Sapeva più di quanto lasciasse trasparire, ma si impose di restare impassibile.

E se fosse sposato? domandò cauta.

Proverò comunque! rispose Lucia senza il minimo ripensamento. Sicuramente con la moglie non è felice. E tu mi aiuti!

Aiutarti a che? domandò Alice, ormai pentita di aver iniziato il discorso.

Non devi fare niente di che, solo informarti. Abbiamo il party aziendale venerdì. Avvicinati e chiedi, come per caso, come mai sia venuto da solo

E se viene accompagnato? provò a obiettare Alice. O peggio, si interessa a me?

Tu sei rossa, non rientri nei suoi gusti, tagliò corto Lucia con sicurezza. È lunica cosa che sono riuscita a sapere. Allora, andata?

Alice non rispose. Il pensiero che avrebbe potuto svelare la verità che De Luca era suo marito la bloccava. Loro due avevano deliberatamente scelto di mantenere il segreto: un amore in ufficio avrebbe creato solo problemi, favori sospetti, chiacchiere.

Il silenzio si fece lungo. Lucia fissava Alice in attesa; Alice cercava una scappatoia per non mettersi in quella situazione.

***

Per tutta la settimana Lucia sembrava accendersi ogni giorno di più. Scriveva appunti in un quaderno, ripassava frasi da dire al direttore, si fermava dimprovviso nei corridoi ad allenarsi mentalmente ai loro dialoghi immaginari. E a casa si esercitava davanti allo specchio: ora con aria professionale, ora sorridendo in modo enigmatico e dolce. Nella sua testa tutto era perfetto: il direttore magari divorziato, pronto a chiedere la sua mano; insieme avrebbero guidato lazienda e la sera cenato a lume di candela commentando progetti e sogni per il futuro.

Alice scrutava tutto ciò con malinconia. Capiva che per Lucia il direttore era solo un simbolo di successo da conquistare; lei, invece, conosceva luomo dietro il ruolo: stanco dopo ore di riunioni, tenero e premuroso a casa, perfezionista solo sul lavoro. Ma per Lucia restava un ideale, non una persona reale.

Giovedì Lucia arrivò con una grande borsa che nascose sotto la scrivania. Allora di pranzo, estrasse un vestito nuovo elegante ma sfacciato quel tanto che basta: linee essenziali, una spalla appena scoperta, una cintura a marcare la vita. Si precipitò in bagno a provarlo, passò dieci minuti a sistemarsi davanti allo specchio, controllando ogni dettaglio. Poi, soddisfatta, tornò a mostrarsi ad Alice.

Che dici? domandò, roteando per far vedere meglio il vestito. Gli occhi le brillavano.

Alice arrestò il lavoro e la osservò con attenzione. Il vestito era bello, ben cucito, valorizzava la figura; tuttavia qualcosa la inquietava.

Sei elegante, rispose, dosando le parole. Ma sei sicura sia adatto alloccasione?

Ovvio! confermò Lucia con entusiasmo. Devo essere al top. Stavolta non potrà resistermi!

Si rimirò ancora allo specchio, i lineamenti distesi, quasi felice di poter vivere quel sogno. Alice la osservò in silenzio, avvertendo una sottile preoccupazione. Sapeva che la realtà non avrebbe regalato le stesse sensazioni delle illusioni di Lucia, ma ormai era inutile parlarne.

***

Venerdì arrivò. Lufficio si trasformò per la festa: le luci calde delle ghirlande alle pareti, palloncini alle colonne e tavoli imbanditi di stuzzichini, frutta, vini e spumanti. Il profumo dei piatti e della convivialità era nellaria; i colleghi chiacchieravano, ridevano e si complimentavano per gli abiti nuovi.

Lucia fu tra le prime ad arrivare, impeccabile nel suo vestito, trucco e acconciatura da salone. Scrutava lingresso, sistemando il tessuto, con uno sguardo convinto a ripassare mentalmente le frasi da rivolgere al direttore.

Alice entrò poco dopo, col suo solito tubino nero: sobrio, pratico, rassicurante. Sapeva che il marito sarebbe stato presente, ma non intendeva attirare attenzioni.

Vittorio De Luca arrivò allultimo, pacato, con un sorriso cordiale e un completo scuro. Salutò tutti, uno ad uno, ringraziando per il lavoro svolto, quindi si posizionò sul piccolo palco improvvisato e tenne un discorso breve, sentito e privo di retorica: parlò dei risultati ottenuti e invitò a credere nei progetti futuri.

Lucia rimase rapita. Seguiva ogni parola e movimento, credendo di vederci messaggi destinati a lei. Si aggiustò ancora una ciocca di capelli e ripassò tra sé la battuta dapertura che avrebbe usato.

Conclusa la parte ufficiale, i colleghi si dispersero: chi al buffet, chi nei gruppetti a chiacchierare, chi già accendeva la musica per cominciare a muovere i primi passi di danza.

Lucia si avvicinò con decisione ad Alice, che seguiva la festa accanto alla finestra con un bicchiere di succo.

Dai, adesso! sussurrò, chinandosi verso lamica. Vai da lui e chiedigli perché sia venuto solo. Fallo in modo naturale.

Alice si irrigidì, sentiva il disagio salire. Avrebbe voluto sottrarsi, ma lo sguardo implorante di Lucia la bloccava.

Lucia non posso, iniziò, cercando le parole. Davvero.

Perché no? ribatté Lucia con tono piccato. Sei la mia amica, aiutami! È solo una domanda, non costa nulla!

Alice inspirò a fondo, bisognosa di coraggio. Capì che era il momento di dire la verità.

Perché esitò, fissando Lucia. Perché il direttore De Luca è mio marito.

Lucia trasalì: impallidì, poi arrossì, la bocca aperta ma nessuna parola che usciva.

Cosa? sussurrò incredula. Tu voi Da quanto?

Alice si ravviò i capelli con nervosismo, sentendosi colpevole ma sollevata insieme.

Sei mesi, rispose piano. Abbiamo tenuto tutto segreto: sai, in ufficio meglio non mischiare lavoro e vita privata. Altrimenti sarebbero solo dicerie, sospetti, insomma Un pasticcio.

Lucia fece un passo indietro, quasi a prendere fiato dalla rivelazione. In viso le danzavano espressioni di incredulità, amarezza e confusione. Tutto quanto aveva fantasticato spariva allistante.

E non me lhai mai detto la voce flebile, quasi offesa. Ci confidiamo sempre tutto, e ora

Non potevo, spiegò Alice con dolce fermezza. Non era una decisione solo mia. In ufficio dovevano esserci solo professionalità e rispetto delle regole. Niente favoritismi, niente voci. Mi dispiace.

Lucia restò qualche secondo in silenzio, ripensando agli sguardi, alle sfumature dei gesti, alle conversazioni di settimane intere che ora assumevano tuttaltro significato.

Ma come è successo? mormorò, cercando di non tremare. Non cera nulla che facesse pensare

È nato tutto con naturalezza, sorrise Alice, lasciando trasparire un calore sincero. Fuori dallufficio, da una chiacchierata come tante. Da lì ci siamo scoperti adatti luno allaltra. È andato tutto spontaneamente.

Lucia si lisciò la gonna con la mano, come a togliersi di dosso la delusione.

E in ufficio? Quando ti correggeva, o quando ti chiedevo di lui Tu sapevi! E hai taciuto tutto questo tempo!

Sapevo, annuì Alice. Ma noi due abbiamo stabilito che in azienda valevano solo regole e competenza. Nessuna eccezione.

Fu in quel momento che si avvicinò Vittorio De Luca. Osservò le due donne, notando subito la tensione.

Tutto bene, ragazze? chiese, sfiorando il braccio della moglie con gentilezza.

Alice annuì, ma Lucia non ce la fece a trattenersi.

No, non va tutto bene! esclamò. Voi voi avete nascosto tutto!

Vittorio sorrise pacatamente. Preferì chiarire subito le cose davanti a tutti.

Forse è arrivato il momento di spiegare, disse a voce alta. Colleghi! richiamò lattenzione generale.

Gli astanti si zittirono, puntando gli occhi su di lui.

So che molti si sono chiesti quale sia la mia situazione personale. Ammetto che abbiamo tenuto le cose private, senza mescolare lavoro e vita sentimentale non volevamo favori né chiacchiere. Ma visto che ormai la domanda circola

Prese la mano di Alice: lei si fece coraggio, affrontando gli sguardi.

Lei è mia moglie. Siamo sposati da sei mesi.

Un mormorio corse tra i presenti; qualcuno sorrise, altri si scambiarono occhiate stupite, qualcuno fece partire un applauso.

Complimenti! urlò Marina dallamministrazione, raggiante.

Che sorpresa! si sentì dal lato dei tecnici, tra un fischio e una risata.

Vittorio aspettò che tornasse la calma.

Spero che nulla cambi nei nostri rapporti professionali, dichiarò deciso. Da parte nostra in azienda sarà sempre prima di tutto la competenza. Ed ora torniamo a festeggiare!

Diede cenno al DJ, che riprese la musica. Lentamente, tutto tornò come prima: conversazioni, brindisi, risate. Gli sguardi verso Alice e Vittorio si fecero più discreti, qualcuno sussurrava ancora, altri ridevano della rivelazione.

Ecco, sospirò Lucia, quasi alleggerita. Ora mi tocca cambiare lavoro.

Ma perché mai?! domandò Alice sorpresa. Perché dovresti?

Perché ho passato giorni a investigare, importunando mezzo ufficio! Come farò a guardare in faccia il direttore? Mi vergogno troppo.

Dai, non esagerare, la rassicurò Alice stringendole la mano. Nessuno serba rancore qui dentro. Tutto passerà.

Momento strano, ripeté Lucia, gettando unultima occhiata verso De Luca, che rideva con altri colleghi. Ora capisco perché lo difendevi sempre, durante le riunioni

Per un attimo le due si guardarono e poi Lucia scoppiò a ridere, con una leggerezza mista a sollievo.

Ma pensa! Credevo fossi solo una sua fan spiegando tutto, giustificando ogni cosa

Semplicemente, sapevo la verità, rispose Alice con un sorriso sereno.

Rimasero a osservare i colleghi che tornavano al buffet, alcuni già ballavano; la festa riprendeva il suo ritmo.

Senti, bisbigliò Lucia, chinandosi verso Alice. Ma lui è davvero felice con te?

Alice rifletté per una frazione di secondo e poi annuì convinta.

Sì. Lo sento ogni giorno.

Allora mi basta, sospirò Lucia, questa volta sincera. Sono davvero contenta.

Le porse la mano. Pace?

Pace, rispose Alice stringendola con complicità.

E mentre la musica tornava ad animare la sala, le risate si moltiplicavano e la compagnia si faceva sempre più spensierata, tra Lucia e Alice si chiudeva un capitolo, lasciando spazio a una nuova amicizia senza più segretiPoi, in un gesto spontaneo come quando erano liceali, Lucia abbracciò Alice stretta. Una risata sciolse limbarazzo, i dubbi, perfino la curiosità smodata di giorni prima. Accanto a loro la musica incalzava, i colleghi ballavano e brindavano senza più misteri da svelare.

La prossima volta che hai un segreto così grande offrimi almeno una cena, bisbigliò Lucia, maliziosa.

Alice rise di gusto e, per la prima volta dopo mesi, si sentì libera davvero. Si lasciò trascinare con Lucia sulla pista da ballo, dove le luci colorate e il brusio affollavano laria più delle chiacchiere inutili.

Il direttore le guardò scivolare tra la folla, lanciando ad Alice uno sguardo complice, quello di chi ha scelto la sincerità quando conta davvero. In quel momento Lucia non pensava più ai misteri, alle indagini né ai sogni a occhi aperti: era solo grata per una verità finalmente svelata e per quellamicizia che, fra gaffe e abbracci, sapeva sempre ritrovare la sua leggerezza.

La festa batté il tempo con la musica. Tutto il resto scivolò vialasciando il posto alla gioia semplice e vera del sentirsi, per una volta, finalmente, tutti dalla stessa parte.

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