Si avvicinò al pastore tedesco. Lei lo guardò con occhi pieni di rassegnazione e si voltò dall’altra parte. Ormai aveva smesso di sperare da tempo. Conosceva fin troppo bene il cuore degli uomini…

Si chinò verso la pastora tedesca. Lei lo fissò con uno sguardo rassegnato e si voltò, senza speranza. Era tanto tempo che aveva smesso di sperare. Conosceva fin troppo bene gli uomini

In quel quartiere, tutti li chiamavano semplicemente “il branco di cani”. Ma luomo che viveva in uno dei palazzi correggeva sempre: «Non è una banda. Sono cinque cani che si aiutano a sopravvivere.»

La leader era una vecchia pastora tedesca, si capiva che era stata di famiglia, abbandonata quando i vecchi padroni erano partiti senza voltarsi indietro. Era lei che teneva insieme gli altri, li proteggeva, li guidava la responsabile di questa minuscola famiglia di strada.

Ogni giorno, lui portava loro da mangiare. Al mattino, prima di entrare in ufficio, e la sera, quando tornava a casa. Bastava vederlo arrivare: cinque code, chi riccia, chi trascinata, iniziavano a girare come eliche impazzite. Nei loro occhi brillava una felicità che stringeva il cuore. Saltavano, spingevano i musi bagnati nelle sue mani, gli leccavano le dita. In quegli sguardi cera tutto: riconoscenza, fiducia, speranza.

Cosa può sperare un cane lasciato a morire in strada? Eppure, speravano ancora. Credevano. Amavano. Per questo lui non arrivava mai a mani vuote: loro aspettavano, sempre, e sempre lattendevano.

Quella mattina, però, solo quattro di loro si avvicinarono correndo alle sue gambe. Guaiolavano, giravano lo sguardo inquieto verso la parte più lontana della via. Luomo capì subito: era successo qualcosa.

Sospirando pesantemente, chiamò il lavoro e comunicò che sarebbe arrivato in ritardo.

Allestremità della lunga strada, nella periferia silenziosa di Firenze, sotto un cespuglio giaceva la vecchia pastora tedesca. Unauto l’aveva investita. Lì, la curva invitava gli automobilisti, che spesso passavano troppo veloci. Era stato un caso sfortunato.

Le quattro cagnette urlavano piano, guardando luomo negli occhi era lunico umano di cui si fidavano.

Si chinò verso la pastora. Dai suoi occhi scendevano lacrime. Lei lo fissò, rassegnata, e si voltò. Aveva disimparato la speranza. Gli uomini li conosceva ormai fino in fondo. Si preoccupava solo di una cosa cosa sarebbe successo alle quattro compagne, che aveva sempre difeso.

Così Fa male? chiese sottovoce luomo, e tirò fuori il cellulare.

Si accordò per un giorno libero, portò la macchina davanti a sé e sollevò la cane con la massima delicatezza sul sedile posteriore. Le quattro compagne saltavano accanto, si strofinavano sulle sue braccia, come a ringraziare.

Alla clinica veterinaria, il medico guardò la pastora e sospirò:

Meglio farla addormentare. Troppi danni, pozzi di fratture. Le possibilità di sopravvivenza sono minime, la cura costa tanto

Cè almeno una possibilità? lo interruppe luomo.

Cè sempre una possibilità ammise il medico. Ma soffrirà molto. Ne vale davvero la pena?

Ne vale la pena rispose fermamente. Sì, per me vale la pena. Per lei è importante. E poi la aspettano quattro cani. Come potrei guardarle negli occhi?

Il veterinario lo osservò attentamente, poi annuì:

Allora iniziamo.

Dopo una settimana, la pastora era dimessa dalla clinica. In tutto quel tempo, le quattro cani non avevano mai lasciato il portone della sua casa. Il loro abbaio gioioso fu così forte che persino la vecchia pastora si animò, e tentò di leccare le compagne.

Lui la portò in casa, poi uscì da loro e parlò a lungo, come un padre: una casa, diceva, è una responsabilità. Ora molte cose non sarebbero più possibili, niente spazzatura, niente notti allaperto.

Le cagnette lo ascoltavano attente. Lui le guardò, sorrise:

Allora? Che aspettate? Entrate pure.

E spalancò il cancello.

La vecchia pastora si riprese a una velocità sorprendente. Cercava continuamente di rialzarsi e andare dalle compagne, e lui controllava severo che non si stancasse troppo. Quando le ossa si saldarono e tornò a camminare sicura, luomo le mise un collare speciale dorato, con un piccolo campanello.

Adesso, lui esce di casa prima. Percorre la lunga strada deserta portando tutte e cinque: quattro piccole, buffe, con code arricciate, e la vecchia pastora nel suo collare doro e campanello.

E dovreste vedere come guardano intorno. Ora hanno una casa. Lei ha il collare. E la pastora cammina a testa alta, orgogliosa.

Non potete capire nessuno che non abbia mai avuto un collare col campanello può capire. Qualsiasi cane lo sa: così cammina chi è rispettato.

Così percorrono la strada: luomo che non è passato oltre, e cinque cani che, nonostante tutto, non hanno dimenticato la speranza e lamore, persino dopo il tradimento umano.

Vanno e gioiscono. Di cosa, forse non lo so. Forse luno dell’altro, forse di un raggio di sole, forse della possibilità che nel mondo esista ancora lamore.

Guardando nei loro occhi capisci: finché esistono occhi così, niente è davvero perduto.

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Si avvicinò al pastore tedesco. Lei lo guardò con occhi pieni di rassegnazione e si voltò dall’altra parte. Ormai aveva smesso di sperare da tempo. Conosceva fin troppo bene il cuore degli uomini…
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