Scusami tu, per favore!

Avete preso casa con il mutuo? esclamò con gioia Giovanna. Ma che meraviglia, figlia mia! Davvero magnifico!

Larisa rise dallaltro capo del telefono, e Giovanna poté sentire il genero che diceva qualcosa in sottofondo.

Mamma, dai, perché urli così? Ti sentono anche i vicini…
Che sentano pure! ribatté Giovanna con una risata. Quando posso venire a vedere? Oggi? Domani? Preparo una torta di mele, quella che piace tanto a Gabriele.

Larisa esitò un attimo.

Vieni sabato, così facciamo in tempo a sistemare i mobili.

Il sabato Giovanna si trovò al centro di un luminoso soggiorno, ruotava su sé stessa guardando i soffitti alti, le finestre ampie, quella vernice ancora odorosa di nuovo. Il palazzo, appena costruito in una zona nuova di Milano, profumava di legno fresco e vernice.

Hai visto che cucina grande, mamma? Larisa la guidò lungo il corridoio. E cè un balcone chiuso, lì si potrà mettere anche la carrozzina.
Ma che meraviglia… disse Giovanna, accarezzando il muro. Gabriele, sei stato bravo!

Il genero fece solo spallucce.

Facciamo del nostro meglio, signora Giovanna.

Durante il pranzo, Giovanna si servì la seconda fetta di torta, e finalmente si decise a dire ciò che aveva sul cuore fin dal mattino.

Mi sono tanto preoccupata per voi, non avete idea. Larisa al settimo mese, e ancora in affitto da una padrona che poteva mandarvi via in qualsiasi momento. Non si può vivere così!

Larisa scambiò uno sguardo con Gabriele. Giovanna notò come la figlia serrasse le labbra, quasi impercettibilmente.

Mamma, ce la cavavamo.
Ce la cavavate… disse Giovanna, appoggiando la forchetta E io passavo le notti in bianco, a pensare: Chissà come staranno… e se succede qualcosa?. A un bambino serve stabilità, una casa sua.

Gabriele tossicchiò, spostando il piatto.

La rata non è proprio bassa, certo. Ma abbiamo fatto bene i conti.
Quanto pagate? chiese Giovanna, preoccupata.
È normale intervenne subito Larisa Per Milano va bene.

Giovanna guardò ancora sua figlia, le spalle tese, Gabriele che osservava il ricamo della tovaglia pur di non incrociare sguardi. Capì che erano preoccupati, ma non lo avrebbero mai ammesso.

Allora ascoltatemi bene disse seria Io vi aiuterò, sia chiaro. Nemmeno si discute. Anche i genitori di Gabriele daranno una mano?
Hanno promesso rispose Gabriele La mamma ha detto che ogni mese cercheranno di mettere da parte qualcosa.
Vedi? Giovanna si adagiò sullo schienale Ce la farete. Uniti. Non siete soli al mondo.

Larisa abbozzò un debole sorriso, ma nei suoi occhi la preoccupazione restava…

Antonio nacque a marzo, grande e sano come un torello, dalla voce squillante. Giovanna andava ogni settimana, preparava minestrone, lavava le tutine, portava il nipote in giro con la carrozzina fiammante tra i prati della nuova zona residenziale.

La routine tornò. Gabriele fu promosso e Larisa iniziò a parlare di un secondo bambino.

Due anni dopo arrivò Sofia, e la casa si riempì di grida allegre, giochi sparsi ovunque e notti insonni. Giovanna guardava la figlia, i suoi occhi felici, e pensava che, in fondo, tutto era andato per il meglio.

Poi, Gabriele perse il lavoro.

Giovanna non lo seppe subito. Larisa svicolava risposte, ripeteva che stavano solo attraversando un periodo stancante. La verità venne a galla per caso, quando Giovanna si presentò allimprovviso e trovò la figlia in lacrime fra una montagna di bollette.

Non ce la facciamo, mamma… mormorava Larisa Tre mesi di arretrati. La banca telefona tutti i giorni.

Giovanna aiutò come poteva, chiedendo soldi a parenti e amici. Ma non bastava. I genitori di Gabriele erano a stento in grado di tirare avanti dopo che il suocero aveva avuto problemi di salute.

Mezzo anno dopo la banca si prese lappartamento…

Giovanna, seduta a casa della sua amica Alessandra, fissava il tè senza riuscire a sorseggiare.

Adesso vivono in un bilocale spiegava tormentando la tazza Due bambini, Alessandra! Antonio ha quattro anni, Sofia solo due. Non hanno spazio, non corrono, sono uno sullaltro. Quattro persone in una sola stanza!

Alessandra scosse il capo sconsolata.

Povera voi… è tremendo!
Io glielavevo detto: Ce la fate!… Promisi che li avrei aiutati. Ma che volevo fare? La pensione fa ridere, qualche lavoretto ogni tanto… Sono stata io a convincerli che sarebbe andato tutto bene!
Non potevi prevedere il futuro, Giovanna.
Forse, ma cambia qualcosa? Soffrono uguale. I bambini stanno meglio forse? E Larisa?

Giovanna si coprì il viso. Aveva creduto che la vita della figlia finalmente fosse a posto. Ed era diventata invece ancora più difficile. Prima erano in affitto da soli. Ora con due bambini…

Il tempo passava…

Larisa e Gabriele alla fine finirono di pagare i debiti con la banca. La notizia, in quel periodo, fu forse la più bella.

E adesso? domandò Giovanna.
Ricominciamo a risparmiare per avere una casetta nostra ammise Larisa Qualcosa di più semplice probabilmente.
Basta che sia vostra annuì Giovanna, anche se la figlia non poteva vederla.

Passarono altri due anni. Antonio compì sei anni e Giovanna, il giorno della festa, arrivò con un pacco enorme sotto il braccio. Aveva scelto il set di costruzioni per ore, finché non aveva trovato quello con le automobiline e i garage di cui Antonio parlava da tutto linverno.

Nonna! gridò il bimbo correndo ad abbracciarla È per me?
Tutto per te! disse baciandolo sulla testa E tieni anche questo.

Giovanna allungò una busta. Il nipote la aprì e sgrano gli occhi.

Quanti sono?
Diecimila euro rispose accovacciandosi Volevi un telefonino nuovo, no? Ecco, inizi a mettere da parte. La nonna ti aiuta.

Antonio corse a far vedere i regali a Sofia. Larisa osservava silenziosa dalla soglia della cucina, e Giovanna quasi non notava la strana espressione della figlia.

Due settimane dopo, Giovanna chiamò il nipote. Antonio rispose al terzo squillo.

Pronto, nonna!
Ciao tesoro! Tutto bene? Novità?
Sì! squittì Antonio Mi hanno comprato i vestiti nuovi per lestate. Pantaloncini, magliette e le scarpe che si illuminano! Hai visto?

Giovanna si irrigidì.

Vestiti nuovi? Ma coi soldi dovevano andare per il telefono
Mamma ha preso quelli che hai dato a me disse sereno Antonio. Ha detto che il telefono si compra dopo, i vestiti servivano di più.

Giovanna rimase in silenzio col telefono allorecchio, un peso caldo e amaro che le saliva in petto.

Fammi parlare con la mamma sussurrò.
Sta facendo una cosa.
Va bene, ciao tesoro.

Giovanna chiuse la chiamata, rimanendo immobile per minuti. Sembrava proprio che dovesse rieducare la figlia…

Il giorno seguente, di buon mattino, bussò a casa di Larisa.

Ma come hai potuto? iniziò, indignata Ho dato quei soldi ad Antonio! A lui, non a te!

Larisa chiuse stancamente gli occhi.

Mamma, calmati.
Calmarmi? Era tutto per il suo telefonino! Ti avevo detto che serviva per quello! E invece tu li hai spesi tutti!

Il viso di Larisa si fece duro.

Mamma, ho fatto ciò che era meglio.
Meglio? Ma meglio cosa? Spendere i soldi degli altri per dei pantaloncini?
Il bambino doveva vestirsi per lestate ribatté Larisa, calma. Non avevamo più un soldo da parte.
Non potevi chiedere prima? Consigliarti con me?
No, mamma. e le scosse il capo In casa mia decido io come gestire i soldi. Non ti riguarda.
Non mi riguarda? urlò Giovanna Non mi deve interessare come trattate i soldi? Che già col mutuo ci avete rimesso la casa! Siete incapaci!

Larisa impallidì ma tacque.

E ora pure i soldi del bambino vi sprecate Vergogna!
Vai via mamma mormorò Larisa Per favore.

Giovanna uscì senza salutare, bruciando dira dentro. La figlia aveva sbagliato e aveva pure avuto il coraggio di cacciarla! Pazienza, pensava, prima o poi Larisa sarebbe tornata a chiederle scusa.

Ma passava un mese e Larisa non chiamava, non rispondeva ai messaggi.

Giovanna sedeva di nuovo in cucina da Alessandra, facendo a pezzi il tovagliolo di carta.

Non mi vuole più vedere, diceva scossa Mia figlia! Neppure ai nipotini posso avvicinarmi, non risponde nemmeno.
Alessandra le rabboccò la tazza.

E tu cosa le hai detto?
Solo la verità! scattò Giovanna Che non sanno gestire i soldi, che sono dei disastrosi! Non ho forse ragione?

Alessandra rimase per un poco a guardare fuori.

Ma quei soldi li avevi regalati ad Antonio?
Sì, certo.
Regalati, quindi non erano più tuoi si voltò Alessandra E allora ognuno li usa come può.
Ma io li avevo dati per il telefono!
E loro li hanno spesi per vestirlo, scrollò le spalle se serve quello si fa. Non si può sempre pensare ai regali.

Giovanna stava per rispondere, ma Alessandra la interruppe.

E sul mutuo hai fatto male. Hanno lavorato anni per ripagare i debiti, hanno cresciuto i figli come potevano, e tu li hai chiamati incapaci.
Io però lo facevo per amore aggiunse piano Giovanna Perché tengo a loro.
Certo che ci tieni assentì Alessandra Ma così, involontariamente, li ferisci. Forse ora dovresti essere tu a chiamare per prima. E chiedere scusa.

Giovanna serrò le labbra, guardando fuori col viso rigido. No. Era più grande, voleva solo il meglio.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

17 − nine =

Scusami tu, per favore!
La piccola Mascia