E tutto cambierà, portando una nuova vita…

E tutto cambierà

Elisa, dobbiamo parlare.

Un attimo, Andrea, aspetta solo un minuto che finisco, va bene?

Elisa tagliò in fretta il prezzemolo per linsalata, mise il coperchio sulla pentola del brodo quasi pronto e si voltò verso suo marito.

Eccomi. Andrea, che succede? Notando bene lespressione delluomo, capì subito che qualcosa non andava. Andrea era appoggiato alla parete della piccola cucina, lo sguardo fisso a terra, silenzioso. Su, parla, che mi fai agitare.

Andrea sospirò. Doveva per forza dirglielo anche se la notizia non era affatto piacevole e tutto il piccolo mondo accogliente che Elisa aveva costruito negli ultimi due anni e in cui anche lui, ogni giorno, aveva paura di svegliarsi e scoprire che era solo uno splendido sogno, sarebbe crollato. E cosa ne sarebbe rimasto dopo questo era davvero un grosso punto interrogativo.

Lo sai che ho un figlio, vero?

Elisa si sedette e strinse forte il canovaccio tra le mani.

Sì, lo so.

Oggi mi ha chiamato la mia ex moglie. O prendo io mio figlio, oppure lei lo manda in istituto.

Aspetta, Andrea, non capisco. Perché in istituto? Quanti anni ha adesso, sei?

Quasi sette. Vuole portarlo in istituto perché lei ha trovato lavoro allestero e non ha nessuno a cui lasciarlo. Ha appena perso sua madre e non ci sono altri parenti.

Non capisco nemmeno io. Non cera un modo diverso? Non si può trovare lavoro più vicino senza lasciare il bimbo?

Non lo so, non mi ha spiegato. Ha solo messo in chiaro la situazione.

Elisa restò pensierosa. Era tutto assurdo ma, in fondo, si parlava di un bambino Sapeva che Andrea aveva un figlio. Suo marito non le aveva mai nascosto nulla.

Si erano conosciuti a lavoro. Un ragazzo alto, magro come un fuso, era entrato in ufficio piegando la testa per non urtare lo stipite. In realtà, più che entrare, era saltellato fino alla scrivania appoggiandosi ad un bastone troppo piccolo per lui, senza il quale non sarebbe riuscito a camminare. La caviglia era così gonfia che neppure riusciva a mettere le scarpe: si era presentato in ambulatorio in una ciabatta con la faccia di un bulldog.

Cosè successo?

Il ghiaccio, sono scivolato fuori casa.

Quando è capitato?

Ieri.

E perché solo oggi sei venuto?

Ieri avevo mille cose da fare, ho tirato avanti come potevo. Ma oggi il piede si è gonfiato ancora e non lo posso nemmeno toccare, dal male.

Così si erano conosciuti, lei, che faceva la chirurga in ambulatorio, lui insegnante di fisica alle scuole medie.

Medico e maestra, rideva poi Elisa la coppia perfetta.

Allepoca Andrea era divorziato già da tempo, unesperienza che lo aveva lasciato sfiduciato verso le donne. Elisa non gli aveva mai chiesto cosa fosse successo tra lui e la prima moglie. Tutto glielo aveva raccontato la nonna di Andrea che laveva cresciuto e faceva di tutto per sostenerlo con affetto.

Cerca di essere dolce con lui, Elisa cara. Ha sofferto tanto con Lisa. Lei era una donna buona, laboriosa, calma, ma sempre dura e poco affettuosa. Tutto a colpi secchi. Andrea era buono già da piccolo, e anche da grande è rimasto così. Da bambino mi si stringeva forte solo per dirmi: “Niente, nonna, solo ti voglio bene”. Lisa gli rimproverava le tenerezze: secondo lei, non era da uomo, tutte quelle coccole. E non lasciava coccolare nemmeno il figlio. Deve diventare uomo, non puoi viziarlo!”. Andrea soffriva a sentir piangere il piccolo Massimo senza poterlo prendere in braccio. Poi il bambino è cresciuto ed è diventato più tranquillo, ma Lisa voleva sempre più andare altrove. Crescita personale lo chiamava lei, con quelle sue riunioni e corsi. Allinizio le chiedevo che facesse, ma si irritava e io ho smesso. Io mi occupavo solo di Massimino. Proprio lì ha conosciuto luomo con cui è andata via. Ha detto ad Andrea che non era luomo giusto per aiutarla a crescere e si è portata via anche il bambino.

Ma Andrea lha più visto suo figlio?

Certo. Allinizio Lisa non voleva, poi ha accettato. Andrea andava da Massimo, qualche volta lo portava persino al mare se Lisa consentiva.

E adesso?

Ora è cambiato tutto di nuovo. Andrea paga il mantenimento, ma per vederlo è servito andare dal giudice. Lisa diceva che Andrea influenzava il bambino negativamente.

In che senso?

Dopo i weekend col padre, Massimo non la ascoltava più, chiedeva di tornare da Andrea. Alla fine hanno trovato un compromesso, ma poi Lisa si è trasferita a Milano. E per Andrea era complicatissimo rivedere il figlio. Da qui a Milano è un bel viaggio. Andrea, ogni volta che aveva le ferie, andava sempre lì. Mai un viaggio per se stesso. Solo per stare col figlio. Per fortuna fa anche ripetizioni e ha potuto permettersi questi viaggi.

Che tristezza Elisa stava sparecchiando, poi improvvisamente si fermò. Ma si volevano bene, quando si sono sposati?

Certo, erano giovani. Lui appena uscito dal militare, lei ancora al tecnico. Massimo è arrivato per caso, non volevano figli subito.

Grazie per avermelo raccontato. Non volevo chiederle ad Andrea, ma ora capisco di più.

Elisa aveva davvero imparato molto su Andrea. Aveva capito perché aveva sempre questo bisogno di affetto ma era anche timoroso, trattenuto. Aveva capito la sua insicurezza: già solo prenderle la mano per strada lo faceva sentire vulnerabile. Cera voluto tutto il suo coraggio e quasi un anno intero per conquistare la sua fiducia. Poi, un giorno, Andrea si era accorto di camminare per strada mano nella mano con Elisa, abbracciarla liberamente e ricevere il suo sorriso complice. Temeva ancora che Elisa, col tempo, sarebbe diventata come Lisa, anche se sapeva bene che erano due persone diversissime. E quando la nonna, ormai malata, gli aveva chiesto perché non facesse il passo, Andrea le aveva risposto sinceramente:

Ho paura. Se mi lascia, non amerò più nessuno. È lei la mia vita, nonna.

E allora non aspettare. La perdi, sai? Donne così sono un dono raro. Muoviti! la nonna lo aveva sgridato affettuosamente, scuotendolo appena arrivava a prenderlo, visto che ormai era diventato un uomo molto alto. Smetti di confrontarla con il passato. Ogni persona è unica.

Andrea le aveva dato ascolto e, dopo pochi mesi, si erano sposati. Per un po erano andati a vivere dalla nonna, che aveva bisogno di assistenza, e poi, quando lei se nera andata, si erano trasferiti nellappartamento di Elisa. Piccolo, ma accogliente.

Adesso Elisa guardava la piccola cucina che era diventata il loro rifugio e pensava a cosa sarebbe cambiato allarrivo di un bambino Sarebbe stato tutto diverso.

Hai preso i biglietti? si mise a mettere la tavola.

No, non ancora. Aspetta, quindi non sei contraria?

Andrea, perché dovrei esserlo? È tuo figlio.

Elisa notò il respiro di sollievo del marito, fingendo di non aver visto niente.

Ceniamo e ti aiuto a preparare la valigia. E il lavoro?

Mi hanno dato tre giorni, mi sostituiscono con le lezioni. Anche con gli alunni mi sono organizzato. Solo la madre di Lucia non riesco a chiamarla: per favore, domani senti tu e spiegale la situazione.

Cenarono insieme, pianificando tutto quello che cera da fare. Elisa vedeva Andrea rasserenarsi, raddrizzare le spalle, tornare a sorridere davvero.

Nei due giorni in cui Andrea andò a Milano, Elisa visse in un turbinio di preparativi: pulire, sistemare la casa, liberare la stanza per Massimo, organizzare tutto per il suo arrivo. Alla fine, era tutto in ordine.

Elisa mise la torta in forno e diede unocchiata fuori dalla finestra: una primavera tardi e piovigginosa quellanno, che faceva solo venire voglia di chiudersi in casa. Sperava che il caldo arrivasse presto: sarebbe stato finalmente tempo di andare in vacanza con Andrea e, per una volta, non sarebbe partito da solo ma sarebbero andati tutti insieme, magari nella casa in Toscana dove i suoi genitori sarebbero stati contentissimi.

Il campanello la distolse dai pensieri. Aprì la porta e per un attimo si fermò a osservare quel ragazzino imbronciato che restava allingresso, leggermente dietro suo padre, guardandola dritta negli occhi.

Ciao Massimo! Che bello vederti!

Buonasera Massimo non era timido, ma con questa signora sconosciuta era un po spaesato.

Si ricordò le parole della madre, poco prima che il padre lo venisse a prendere.

Stai lì qualche tempo. Non affezionarti e non cercare rapporti: è solo per poco. Non serve voler bene a nessuno lì, chiaro? Quei due devono fare il loro dovere. Tuo padre non ti cresce, si fa vedere ogni tanto. Ora tocca a lui darti un po di attenzione. Segui tuo padre se ti va, di lei non ti curare troppo. Lei non è nessuno, solo una donna che laverà i tuoi vestiti e ti preparerà da mangiare. Tua madre sono io, ricordalo. Capito?

Massimo aveva annuito, nascosto le sue emozioni perché la mamma non voleva le lacrime. Gli uomini non piangono e non si lamentano. Aveva imparato bene la lezione. Tanto, convincerla a restare era inutile. Doveva solo adattarsi. Aveva anche provato a chiederle per quanto sarebbe stato via, ma lei si era spazientita, spiegandogli quanto costa offrirgli una vita dignitosa. Ogni volta che sentiva quella frase, capiva che non cera più niente da chiedere. Sarebbe stato tutto diverso, davvero.

Elisa gli fece vedere la stanza e, scacciando il gatto che dormiva sul divano, rise:

Se ti dà fastidio, buttalo giù. È un vero rompiscatole.

Come si chiama? Massimo provò a prendere in braccio il grande gatto nero che si lasciò andare mollemente, sfoderando il suo mormorio grave e mostrando quei suoi occhi dorati come il miele. Mamma mia, quanto pesa!

Si chiama Bembo, ma lo chiamiamo sempre Bebo. Gli piace stare in braccio, anche se è pesante. Se vuoi che ti tenga compagnia, basta che lo chiami. Viene lui.

Elisa guardava sorridendo Massimo che accarezzava il gatto, mentre lui si lasciava coccolare, sciogliendosi felice e facendo le fusa così forte che si sentivano da tutta la casa.

Ti piacciono i gatti?

E anche i cani. Ma mamma non voleva animali in casa… Massimo si interruppe.

E le torte, ti piacciono? Elisa fece finta di non aver notato il suo imbarazzo.

Dipende con cosa. Massimo tornò a guardare il gatto come se fosse tutto ciò che gli interessava.

Ne ho fatta una di carne e una di mele. Ti va?

Il ragazzino fece un cenno di sì.

Ho indovinato, allora.

Si abituarono luno allaltra con delicatezza, esplorando i confini cautamente e senza mostrare le proprie paure. Con suo padre, Massimo fu subito più aperto, dopo poco aveva capito di potersi fidare. Con Elisa ci volle più tempo: aveva sempre nella testa le frasi della madre.

Passò lestate, venne lautunno e Massimo iniziò la prima elementare. Elisa lo aiutava con i compiti, cercando di fare in modo che si ambientasse presto nella nuova routine.

Un giorno, andandolo a prendere a scuola perché Andrea aveva lezione nel pomeriggio, Elisa notò che il colletto della camicia era strappato e Massimo tirava calci indispettito alla sacca da ginnastica.

Elisa Maria? la maestra di Massimo la fece cenno di seguirla in disparte.

È successo qualcosa?

Dopo parlerò anche con Andrea, ma volevo intanto chiederle una cosa. Massimo le ha mai detto se ha dei problemi in classe? La maestra la fissava con uno sguardo tranquillo e attento.

No, dice sempre che va tutto bene.

Non proprio. Fa fatica a fare amicizia: oggi si è persino azzuffato con due compagni.

Come mai?

Credo sia una questione famigliare. Hanno parlato della mamma. Poi, Massimo ripete sempre che dovrà andare via presto e questo lo fa chiudere in se stesso, non riesce a stringere amicizie. È vero? Dovrà andar via presto?

Non lo so. Non credo. Potreste parlarne direttamente con il padre.

La maestra annuì.

Capisco. Ne parlerò con lui.

Cè qualcosa che possiamo fare per aiutarlo?

Non so ancora. È pieno di energia, ha bisogno di compagnia. Forse potreste pensare a uno sport di squadra per lui? Però scegliete bene lallenatore.

Grazie! Unottima idea! Non ci avevamo pensato! Elisa si illuminò.

Tornando a casa, lanciava ogni tanto uno sguardo al muso contrariato di Massimo, senza dire nulla. Lo fece mangiare, poi si sedette con una tazza di tè e iniziò a parlargli, cercando di capire cosa desiderasse davvero.

Dimmi, quali sport ti piacciono?

Massimo rimase stupito.

Pensavo mi sgridasse.

Per la rissa?

Sì.

Penso che lo sai da solo che non è il modo giusto di fare, vero?

Sì abbassò lo sguardo.

Però a volte ci sono dei motivi per cui uno si deve difendere. Vuoi dirmi perché hai litigato?

Massimo rimase un po zitto, poi la guardò diritto negli occhi:

Hanno insultato la mia mamma. Hanno detto che mi ha abbandonato, lasciato qui da voi. Che per lei io non esisto più.

Sciocchezze! Elisa indignata poggiò con forza la tazza e il tè si rovesciò sul tavolo. Afferrò subito il canovaccio per asciugare, mormorando qualche parolina seccata.

Oh! Massimo la guardò sorpreso e divertito.

Che cè? Non ho detto proprio una parolaccia… Non dirlo a papà, se no mi sgrida!

Tornò al suo posto.

Massimo! Quello che hanno detto non è vero. Un bambino può vivere sia con la mamma che con il papà. Le situazioni cambiano per tanti motivi, non sono affari loro! Forse a scuola non dovrei dirlo ma… hanno meritato la risposta. La prossima volta, magari, stringi i denti. E in classe, nessun amico davvero?

Un paio Oggi ho litigato con Vado, ma di solito è a posto, mi fa vedere i modellini di aerei che costruisce con suo papà.

Quindi potresti anche farci amicizia?

Sì, di solito stiamo insieme. Solo che lui mi ha detto che lanno prossimo va in campeggio con gli scout e mi ha invitato, ma io gli ho detto che tanto tra poco mamma mi porterà via.

Capisco… Elisa si alzò per dare da mangiare al gatto, che ormai faceva le fusa attorno sia a lei che a Massimo. Ma magari potresti non escluderlo subito, no?

Credi anche tu che mamma non verrà più? Massimo divenne subito diffidente.

No. Magari ti permetterà di andare in campeggio.

Massimo si perse nei pensieri.

Non mi hai detto quale sport ti piace davvero.

Forse il pugilato. È uno sport da uomini, bisogna pensare e serve velocità. Ho visto un film con papà.

Ti piacerebbe provarci?

Potrei?

Certo che sì. Ne parliamo con il papà stasera e magari troviamo una palestra.

Trovare una palestra fu semplice. Massimo cominciò ad andarci volentieri. Ben presto Vado e altri due compagni si unirono a lui: la maestra riferì a Elisa che le cose erano migliorate. Niente più risse, i ragazzi andavano daccordo ed Elisa e Andrea si tranquillizzarono.

Massimo rimase dal padre quasi sei anni. Si abituò, diventò aperto e Elisa lo vedeva bisognoso di affetto, esattamente come Andrea. Col tempo, imparò ad abbracciarlo, a fargli i complimenti. Massimo ricambiava con gioia, appendendole le sue medaglie al collo con una risata e stringendola forte.

Questa medaglia è anche tua! Sei stata tu a portarmi qui!

Dovettero persino mettere una seconda mensola per le coppe; non bastava più una sola.

Quando Elisa scoprì di aspettare un bambino, la sua prima paura fu la reazione di Massimo. Ma, con grande sorpresa, fu felicissimo: Andrea gli spiegò che avrebbe avuto una sorellina e sarebbe diventato fratello maggiore.

Che bello! Tutti in classe hanno fratelli o sorelle e adesso anche io.

E non ti dispiace che sia una femmina? Elisa gli chiese sorridendo mentre Massimo finiva in fretta i compiti, impaziente di andare in palestra.

Finito! chiuse il quaderno. Ma va! Le sorelle sono bellissime, mi vorrà bene e io la proteggerò. Sarò il fratello più forte, vero?

Certo!

Allora va benissimo! Okay, io vado! Elisa, ti serve qualcosa? Posso passare dal fornaio.

Oh, bravo! Prendi il pane, grazie che me lo hai ricordato!

La piccola Sonia diventò davvero il tesoro di Massimo.

Capisci, papà? Tu hai Elisa, la mamma è lontana, ma Sonia lei è solo mia. Non so spiegarlo, sono solo felice di averla. Massimo accarezzava la sua minuscola manina.

Elisa non poteva esser più contenta di Massimo. Tra allenamenti e compiti, aiutava in casa e si occupava della sorellina, che aveva imparato in fretta come imporsi con lui, e lo faceva senza vergogna. Elisa osservava Sonia camminare verso Massimo, che buttava lo zaino per terra e la prendeva in braccio appena rientrava da scuola, sperando che quei momenti potessero durare allinfinito.

Ma il destino sembra sempre avere fretta, e quando Sonia compì tre anni, la loro vita, che sembrava tanto stabile, venne stravolta dallarrivo improvviso di Lisa. Bussò alla porta senza preavviso: era venuta a riportare Massimo a Milano.

Non cè niente da discutere! Lisa allontanò la tazza di tè e si incupì. Abbiamo sempre detto che era una soluzione temporanea. O sbaglio?

È vero, Andrea ormai si era arreso a ribattere: ogni sua parola si scontrava contro il muro del suo secco no.

Allora non capisco perché parlarne. Tua moglie prepari la valigia di Massimo. Ho poco tempo.

Questa moglie, per inciso, è viva e presente nella stanza, e si trova in una casa dove tuo figlio vive da più di un anno, non solo qualcuno. Elisa tolse la tazza dal tavolo Credo di avere anchio diritto alla parola. Così come tuo figlio. Gli hai chiesto con chi vuole vivere?

Lisa la studiava con uno sguardo complicato, tanto che Elisa non poté trattenere un mezzo sorriso.

Cosa cè? Non ti aspettavi che questa avesse voce in capitolo? Lisa, sei tu che hai vissuto da domestica in Spagna, imparando che cosè essere messi da parte. Quindi evita di comportarti con noi come con i tuoi datori di lavoro.

Lisa arrossì. Negli ultimi anni aveva lavorato davvero come domestica, lasciando indietro tutti quei sogni di eccezionalità, sola lontana dallItalia, abbandonata anche da chi avrebbe dovuto fare per lei la relazione giusta.

Non serve chiedere a Massimo cosa vuole. Sono sua madre, so io cosè meglio.

Lisa, tu ormai hai visto la vita e sai cosa significa scegliere. Non lhai visto per anni. Ora tuo figlio qui ha tutto: amici, scuola, una sorellina. Almeno parlagli, ascoltalo. Finora lo hai solo salutato.

Non serve, ho già deciso. Non amo ripetermi.

Elisa guardò Andrea. Lui era nero in volto e lei vedeva nascere una rabbia che raramente gli aveva visto: solo in casi di profonda ingiustizia.

Senti, Lisa. Parli con Massimo, ascolti cosa ti dice, e rispetti la sua scelta. Altrimenti dovrò ricorrere di nuovo al giudice.

E che cosa vuoi dire al giudice? Lisa sorrise ironica.

Che qui tuo figlio ha tutto: famiglia, amici, sport, stabilità. Tu non hai casa, lavoro, sei sola. Pensi che il giudice guardi più a te o a quello che qui ha Massimo?

Lisa impallidì.

Non puoi!

Invece sì. Hai già rovinato una volta la mia vita, non lo permetterò più. Non per me, né per Massimo.

Sei cambiato Lisa sembrava sorpresa di vedere Andrea così deciso.

Basta litigare. Non serve a nulla. Ascolta tuo figlio. È grande abbastanza da sapere cosa vuole.

Lisa annuì. Elisa e Andrea chiamarono Massimo.

Vai, mamma vuole parlarti. Andrea gli appoggiò la mano sulla spalla. Noi siamo qui. Qualsiasi cosa deciderai, ci saremo sempre. Capito?

Sì, papà.

La conversazione fu difficile per Lisa. Si rese conto che quel bambino era cambiato, era un ragazzo sicuro di sé, sereno qualità che avrebbe dovuto trasmettergli lei e che invece aveva saputo dargli unaltra donna. Questo le faceva male da spaccare il cuore.

Vuoi davvero restare con papà?

Se tu me lo permetti, sì! Potrei venire da te tutte le vacanze. Mamma, qui ho tutto: Sonia, gli amici, la scuola… Lì non ho nulla.

La porta della cucina si aprì piano ed entrò Sonia, osservando quella donna elegante seduta da tanto tempo. Non capiva cosa stesse succedendo, ma sentiva che centrava col fratello. Vide Massimo agitato e cercò di consolarlo come poteva, portandogli anche il suo unicorno preferito, ma senza successo. In silenzio si avvicinò a lui e si strinse forte a Massimo.

Che cè, Sonia? Torno subito, ok? Vai dalla mamma.

Sonia scosse la testa.

Lisa guardò intensamente suo figlio e poi annuì.

Va bene. Resta. Ma alle vacanze verrai a Milano da me.

Grande! Grazie mamma! Massimo stava per abbracciarla, poi si ricordò che a lei non piaceva.

Vieni qui! Lisa lo abbracciò forte e, senza farsi vedere, si asciugò una lacrima. Ti aspetto, va bene?

Verrò, promesso!

Oggi, molti anni dopo quella storia, ripensare ai giorni in cui tutto cambiò mi fa pensare a quanto sia importante il dialogo vero in famiglia e la forza di lasciar crescere chi ami. Ho imparato che la famiglia non è solo chi ci mette al mondo, ma soprattutto chi ti fa sentire a casa, chi condivide con te laffetto e la fatica quotidiana. Ciò che siamo, alla fine, lo dobbiamo a chi ci fa sentire amati ogni giornoanche quando tutto sembra cambiare.

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