I parenti dal paesino sono piombati a farci visita per una settimana, in cinque, tutti stipati nel nostro monolocale. Li ho accolti coperta di macchie verdi tipo varicella.
Il mio sabato non è iniziato con un cappuccino, ma con una telefonata. Sullo schermo: Zia Rosina (parente).
Giulietta cara, preparati! la voce di zia era così squillante che neanche il gallo avrebbe saputo fare meglio. Siamo già in viaggio, domani mattina siamo da voi! Una sorpresa: volevamo vedere Roma e venire a salutarvi. In fondo siamo di famiglia!
Mi sono tirata su a sedere, cercando di capire se stessi ancora sognando. La parola che mi terrorizzava era siamo.
Ma chi esattamente siamo, zia Rosina? ho chiesto cauta, intanto calcando il piede sul marito sotto le lenzuola, per svegliarlo in fretta.
Ma come chi! Io, zio Pietro, Luisa col marito e il nostro piccolo Riccardino. Ma non ti preoccupare, non abbiamo pretese: ci serve solo un posto letto, staremo in giro tutto il giorno!
Cinque persone. Più noi due. Nel nostro monolocale di trenta metri quadri, dove gli spazi liberi sono il tappeto allingresso e il passaggio stretto tra il divano e la finestra.
Ho riattaccato in silenzio e guardato mio marito. Nei suoi occhi ho letto un terrore puro e il desiderio segreto di fuggire dallItalia o almeno uscire a comprare il pane per una settimana.
Meglio la semplicità o i ladri?
Mi è tornata in mente la loro ultima visita, tre anni fa. Allora erano solo in tre, ma quella settimana ancora mi visita negli incubi. Zio Pietro fumava sul balcone, buttando la cenere sui miei basilici: È concime, dai. Zia Rosina tentava di insegnarmi a fare il ragù, inchiodata nella mia minuscola cucina: Ma chi taglia così?! Aspetta, ti faccio vedere io. E noi due, marito ed io, dormivamo su un materassino gonfiabile che allalba si sgonfiava lasciandoci quasi sul pavimento, mentre gli ospiti occupavano fieri il divano.
E ora saranno in cinque. Luisa col marito rumorosi come una banda. E Riccardino, sette anni, un terremoto, per cui il no suona come una sfida personale.
Bisogna trovare una scusa sentenzia mio marito, fissando il soffitto.
Ma come? sospiro io. Sono già sul treno. Dirgli tornate indietro? Lo sai come fa zia Rosina: una sfilza di discorsoni sulla famiglia, sul fatto che mi teneva in braccio da piccola, che non siamo cittadini snob. E poi in paese ne parlerebbero per mesi, mamma si farebbe una crisi di nervi.
Quando neanche la diplomazia basta
Siamo rimasti in cucina, a bere caffè e passare in rassegna idee, una più inutile dellaltra. Affittargli una stanza? Ma dopo la revisione dellauto, ci restano solo spiccioli. Lasciarli a casa e andarcene noi? Capitolo chiuso chi mai ci sistema in casa sua per una settimana? Non aprire la porta? Ci avrebbero battuto finché non fosse arrivata la polizia.
E allora dun tratto mi si è accesa la lampadina. Serve una ragione inoppugnabile. Qualcosa che li faccia scappare.
Varicella bisbiglio.
Eh? chiede mio marito.
Varicella, quarantena. Da adulti è un incubo: febbre alta, complicazioni, cicatrici.
Lui tentenna.
E se lhanno già avuta?
Zia Rosina e zio Pietro no, me lha detto la mamma. Luisa non so, ma con il bimbo non rischiano certo.
Verde brillante
Mancavano quattro ore allarrivo del treno. Mi sono armata della vecchia bottiglietta di mercurio cromo dal cassetto dei medicinali.
Mettine tanta ordinavo, porgendo la faccia . Fronte, guance, collo, braccia. Più orribile sembri, meglio è.
Mio marito, trattenendo le risate, mi ha disegnato enormi puntini verdi. Nello specchio vedevo un personaggio delle favole. Per completare lopera ho indossato la vestaglia sgualcita, avvolto una sciarpa intorno al collo e arruffato i capelli.
E io? chiede lui.
Tu sei contagiato. Un incubatore ambulante. Pure peggio.
Abbiamo inventato la storiella: mi sono ammalata ieri, febbre a quaranta, il dottore è già venuto, ci ha messo in isolamento e ha spaventato tutti con un virus mutante.
Forse solo un tè?
Il campanello ha suonato puntualissimo. Oltre la porta, il tremolio di borsoni, voci squillanti e Riccardino che brontolava. Mi sono trascinata in modalità cigno morente, mio marito ha aperto socchiudendo la porta, come a fare da barriera.
Pietro! Non ci siete venuti incontro? già tentava di infilarsi zio.
Fermi! sbotta mio marito Non entrate. È successo un macello.
Ed ecco che arrivo io: trascinando le ciabatte, appoggiata al muro e respirando a fatica.
Salve sussurro. Scusate. Ho la varicella grave. Il medico ha detto che è contagiosa anche tramite laria.
Silenzio inesorabile sulle scale. Cinque paia di occhi fissavano le mie macchie verdi.
La varicella?! si ritrae Luisa, coprendo istintivamente Riccardino. A trentanni?!
Immunità sospiro Febbre complicazioni
Vedevo in diretta come nella testa di zia Rosina si faceva a botte il richiamo del soggiorno gratuito e lansia per la salute.
Pietro, tu lhai avuta?
Forse boh, non credo zio Pietro già si spostava verso lascensore.
Nemmeno io! interviene Luisa Mamma, andiamo in albergo!
E tuo marito? strizza gli occhi zia.
Ci sto per arrivare dichiara rassegnato mio marito Dormiamo insieme, manca poco.
Basta così. Lidea di dividere il monolocale con due ammalati li ha guariti dalla voglia di ospitalità.
Rimettiti, va borbotta zio Pietro schiacciando il pulsante dellascensore. I dolci li teniamo noi, in hotel servono.
Sono spariti portandosi dietro borsoni, barattoli e tutti i guai.
Come una liberazione
Abbiamo chiuso la porta e mio marito è scivolato lungo il muro, a ridere a crepapelle. Anche io, guardandomi riflessa, sono scoppiata a ridere.
Hanno trovato lalbergo in un lampo. I soldi li avevano solo che perché spendere i propri, se a Roma puoi stare gratis?
Dopo un paio di giorni mi ha chiamato mamma:
Giulia, ma non potevi avvisare? Zia Rosina dice che sei tutta verde e quasi allaltro mondo!
Sto già meglio, mamma ho risposto allegra. Miracoli della medicina moderna.
La verità non lho detta. Meglio far pensare che ho un sistema immunitario debole che il cuore duro.
Il mercurio cromo se nè andato a forza di acqua calda, e noi ci siamo goduti il nostro weekend in silenzio, a ordinare pizza e assaporare ogni centimetro del nostro piccolo, ma finalmente libero, nido romano.






