DALL’AMORE ALL’ODIO C’È SOLO UN PASSO
Ho sempre provato una certa antipatia verso Ludovica Ferrario fin dalla prima elementare, tutta colpa della sua magrezza naturale. Quella secca maledetta era però la mia migliore amica.
Già in terza media, il ripetente Nicola Baratti ci aveva affibbiato dei soprannomi. Ludovica la chiamava Ludovica Marcella. Ogni volta che entrava in classe, Nicola si metteva le mani davanti, come per scaldarsi con una muffola, e canticchiava allegramente:
Cinque minuti, cinque minuti! Sono tanti o sono pochi?
Il viso di Ludovica si allargava in un sorriso compiaciuto. Camminava piano tra i banchi, oscillando i fianchi ossuti con disinvoltura.
Io invece cercavo sempre di entrare in classe furtivamente dopo la campanella, tutta piegata sulle ginocchia. Non sempre mi riusciva. E quando fallivo, quel cretino di Baratti gridava subito:
Buooongiorno, Ludovica Giorgi!
E poi si metteva a stonare:
Da lontano viene lArno, scorre lento verso il mare!
Il mio viso si faceva di fuoco. Le lacrime scendevano sulle guance abbondanti e bagnavano un seno ben più grosso della media. Ludovica mi difendeva. Mi scagliava libri contro Nicola, lo chiamava idiota e rideva con quella risata frizzante tipica delle donne sicure di sé e della propria bellezza. Tutti a scuola sapevano che Nicola e Ludovica si piacevano. Nessuno però capiva, io per primo, perché la capretta Ludovica Ferrario fosse amica proprio di la vacca Lucia Saronni. Io ero la Saronni, appunto.
Nemmeno io capivo perché Ludovica mi volesse bene. E lei si arrabbiava e, nel tentativo di spiegarsi, gridava:
Ma sei proprio scema, Saronni! Tutti quei dieci e lodi e poi non capisci che lamicizia non si basa sulle forme o sugli occhi belli! Sei una brava persona, Lucia. Ma lo vuoi capire che non tutte possono essere magre? Guarda quanti vip sono robusti e la gente li adora lo stesso!
A me dei famosi non importava un fico secco. In realtà, nessuno mi interessava a parte Baratti. Ma a Baratti interessava solo Ludovica. Si vedeva da come la guardava. Con me invece non ci voleva avere a che fare, mi ignorava come si ignora un mendicante quando non ci si vuole fermare nemmeno per una monetina, tanto meno per una banconota. O mi derideva o mi voltava le spalle.
Prima di Natale, convinsi i miei a cambiarmi di scuola. Mia madre fece domanda di trasferimento e ritirò i documenti in segreteria. Dopo le vacanze mi aspettava un nuovo inizio. Della vecchia vita mi rimaneva solo Ludovica.
La mia amica però litigo con me di brutto. Mi diede della traditrice e se ne andò sbattendo la porta. Solo che poi, appena fuori, cambiò idea e si mise a suonare il campanello.
Spalancai la porta con un sorriso compiaciuto e gioioso e rimasi di sasso. Sulla soglia cera Baratti. Arrabbiato, col montone aperto, senza cappello, coperto di neve:
Ma che combini, Saronni? Perché stai cambiando scuola a metà anno? Mancano cinque mesi agli esami di maturità e sparisci? Ti sto parlando, Saronni!
In realtà, non riuscivo a concentrarmi su ciò che diceva. Anzi, sentivo tutto ma non capivo nulla. Pensavo solo che volevo imprimere nella memoria quellistante magico: il mitico Nicola Baratti sulluscio di casa nostra. Era bellissimo, da togliere il fiato! Le guance rosse, lo sguardo luminoso. E fu questa bellezza che mi diede coraggio; risposi a tono, con malizia:
Che cè, hai paura di non trovare unaltra scema da prendere in giro?
Scusami, non ho capito? Dove vuoi che ne trovi unaltra come te, Saronni? Sei unica al mondo! ringhiò Baratti tra i denti, mi afferrò per il braccio, mi trascinò sul pianerottolo e mi strinse.
Ma no, non mi strinse e basta! Non fu un abbraccio dolce: un gesto disperato. Sembrava che qualcuno stesse tentando di portarmi via e lui non volesse mollare la presa. Mi teneva la testa contro il petto irsuto, nel maglione di lana, fermandomi i movimenti. Laltra mano sulla schiena. Mi ritrovai prigioniero. Ma stranamente non avevo paura. Stavo bene. Di quel bene che si prova soltanto nei sogni. O nei desideri. Ma come aveva fatto a indovinarli? Forse stava di nuovo giocando con me? Non poteva! O sì? Mi prese panico e scoppiai a piangere. Piangevo disperato, finché finite le lacrime mi calmai. Singhiozzando, a un certo punto mi accorsi che Baratti mi stava abbracciando con dolcezza, cullandomi come un bambino:
Sfogati, Lucia. Quando serve, bisogna piangere. Mia madre me lo ripete sempre. E aggiunge sempre che sono un cretino: se una persona ti piace, va e diglielo in faccia. Beh, Lucia sono venuto per dirti che sono un deficiente. E che tu mi piaci, hai capito?
E poi mi vergogno di te. Sei la prima della classe, andrai a Medicina e io? Se va bene mi prendono in un istituto tecnico e basta.
E se i tuoi genitori non mi permettessero di vederti? Perché dovresti uscire con uno che non capisce niente? Ma giuro che non sono tonto Solo che i seni e i coseni non mi interessano Io voglio fare il meccanico, amo le macchine, e amo te.
E Ludovica allora?
Ludovica? Fra un paio danni farà da testimone alle nostre nozze! sentii, alzai lo sguardo, guardai dritto negli occhi il mio tormento e sussurrai:
Ti odio
Ottimo! Dallamore allodio cè solo un passo! Mi amerai! rise il mio futuro marito.
Sono passati trentanni.
Lanniversario di matrimonio di solito non lo festeggiamo. Celebriamo il giorno in cui è nata la nostra famiglia. Oggi per la trentesima volta. Prima noi due soli. Poi in tre con la nostra figlia. Dopo quattro anni, in quattro, col figlio maschio.
Questa sera ci ritroveremo di nuovo tutti insieme, con i più cari. Nostro figlio verrà con la fidanzata. Aspetto la mia inseparabile Ludovica con suo marito e figlio. Ma a tavola la nostra figlia non ci sarà. Da ieri sera è impegnata in una faccenda molto importante il suo regalo per noi. Stamattina ha partorito una bambina, Ludovica Ferrario. Ci ha resi nonni, me e la mia amica del cuore.







