Venerdì scorso, io e mia moglie abbiamo fatto visita ai suoi genitori per una cena in famiglia. Proprio quella sera si è creato un certo malinteso.
Tutto è iniziato come sempre, seduti attorno al tavolo a parlare un po di tutto: dal lavoro alle quotidianità. Però, senza quasi accorgermene, la conversazione è finita sul mio lavoro, argomento tirato fuori da mia moglie, Livia.
Ammetto che non era un discorso completamente privo di fondamento. Da qualche tempo stavamo considerando di costruire una piscina nel giardino dei miei genitori, un sogno che covavamo da anni. Quest’anno Livia ha detto che era ora di smettere di rimandare.
Avevamo anche intenzione di cambiare la macchina prima dellinverno, e programmavamo una settimana al mare nella Riviera, visto che non ci tornavamo da tre anni. Eppure, nella nostra famiglia, lavoro solo io: sono lunico che porta a casa lo stipendio.
Non mi sono mai lamentato di questa situazione, anzi, mi sentivo a mio agio con il mio impiego. Però, la ditta per cui lavoro a Roma sta passando un periodo difficile, e hanno licenziato alcuni colleghi, mentre ad altri hanno abbassato lo stipendio, me compreso, a tempo indeterminato.
Ho spiegato che abbiamo qualche risparmio, ma sarebbe giusto sufficiente per un viaggetto modesto al mare e, se i prezzi restano stabili, magari per una Panda nuova in versione basic.
Livia, però, ha messo in cima alla lista la piscina per i suoi genitori, lasciando da parte i nostri progetti personali. Ho espresso il mio disaccordo; alla fine della discussione mi ha accusato di essere pigro e di non avere alcuna voglia di cercare un nuovo impiego per poter permettere alla famiglia tutto ciò.
E durante la cena, la storia si è ripetuta. Non sono riuscito a mantenere la calma e ho risposto bruscamente, facendo notare che ogni mese i suoi genitori ricevono già un sostegno finanziario consistente da parte nostra. In un momento di rabbia ho anche detto che forse la cena stessa era stata allestita quasi a mie spese.
Avrei dovuto evitare, ma ormai la frittata era fatta. Il minestrone freddo nel piatto davanti a me segnava linizio del monologo emozionale di Livia. Era così ferita che ho sentito dire cose sorprendenti su di me. Non sono riuscito ad ascoltare a lungo, mi sono alzato dal tavolo in silenzio e sono tornato a casa.
A casa, ho raccolto le cose di Livia e le ho portate dai suoi genitori. Penso, ripensando a tutto, che questi comportamenti siano inaccettabili: una moglie non dovrebbe gestire così certe conversazioni, soprattutto nel rispetto della famiglia. Ora sono tornato nel nostro appartamento, e fatico a raccogliere i pensieri. In sintesi, non so proprio cosa fare da qui in poi…







