Il prezzo della seconda possibilità
Matteo stava di fronte a Federica, leggermente inclinato in avanti, e la persuase con insistenza a raccontargli tutto. Cercava di parlare sottovoce, quasi carezzevole, come se temesse che la moglie potesse spaventarsi per una parola brusca.
Dai, raccontami! Prometto che non mi arrabbio esclamò lui, ma gli occhi dicevano tuttaltro rispetto al tono della voce. Federica si ritrasse distinto: in fondo a quello sguardo tornava a balenare la vecchia diffidenza, quella gelosia che le faceva venire i brividi lungo la schiena. E poi, in quel periodo eravamo pure separati aggiunse lui a voce bassa.
Federica sospirò, si morsicò nervosamente il labbro, mentre dentro ribolliva una stanchezza cosmica. Basta! pensò. Sempre le stesse domande, sempre gli stessi dubbi, sempre da capo Cercò di trattenersi, ma lirritazione le trapelò dalla bocca.
Niente! Non è successo niente! Smettila di chiedermelo ogni giorno! rispose, un po più forte del previsto. Le passò per la mente una domanda amara: ma chi me lha fatto fare a provarci di nuovo? Tutti glielavevano detto: Gente come Matteo non cambia. Ma lei, si sa, aveva voluto credere nellamore, aveva ignorato le amiche e i consigli della zia che la invitava sempre a pensarci bene.
Dimprovviso Matteo cambiò completamente registro: la voce gentile sparì, lasciando spazio a un tono secco e piccato, senza nemmeno lombra di un filtro.
Allora lo chiedo a Sofia, sappilo scandì. Mia figlia non mi mentirebbe mai.
Quella frase colpì Federica come una padella in faccia. Le salì il sangue alle tempie, la voce le tremò:
E allora vai! Ma ricordati che ha solo cinque anni e lanno scorso lho lasciata con chiunque pur di lavorare per mantenerla! si irrigidì e strinse i pugni. Lidea che lui volesse trascinare la figlioletta dentro una lite da grandi la mandò su tutte le furie. Dovevo lavorare per darle da mangiare, chiaro? Ma che ti interessa con chi vedevo, chi ho conosciuto? Non sono affari tuoi! Matteo, davvero, basta! Sono già andata via una volta, pensi che non possa farlo di nuovo?
Matteo si immobilizzò, sorpreso dalla reazione. Sul volto comparve uno sguardo smarrito, ma subito si rimise in carreggiata con ironia:
E con che soldi, di grazia, pensavi di pagarti il biglietto?
Notando che Federica impallidiva di scatto, provò a rimediare appena:
Dai, scusa, non volevo dire quello. È che questo tuo essere così testarda mi lascia di stucco. Ti ho detto onestamente che non sarei mai geloso. Ti prego, ripensaci su.
Federica non ci pensò due volte: afferrò il primo cuscino del divano che trovò e glielo lanciò contro il marito in ritirata. Il cuscino ovviamente non fece danni, solo un po al suo orgoglio. Matteo aveva già la battutina pronta sulla punta della lingua, ma proprio allora sulla soglia comparve Sofia.
La bimba, vestita con un abitino rosa pieno di volant, si avventò subito verso il padre. Gli occhi le brillavano e la bocca si aprì in un sorriso grande quanto mezza Roma. Gli afferrò la gamba e iniziò a parlare a mitraglietta:
Papà, papà! Sei tornato! Mi sei mancato tantissimo!
Matteo lancio uno sguardo a Federica, saccente e soddisfatto, come a dire: Hai visto di chi è davvero il cuore di tua figlia? Un attimo dopo, però, tutto il suo viso si addolcì e la voce gli divenne tenera, senza traccia della lite di prima.
Dai, vieni, andiamo a giocare, coniglietta disse sollevando Sofia tra le braccia e facendola scoppiare a ridere. La mamma oggi si riposa, è stanca
Federica rimase ferma al lavello, stringendo il canovaccio fino a far sbiancare le nocche. Sentiva montare dentro lamaro: Fantastico! Ora mette pure la bambina contro di me Cercò di trattenere le lacrime. Basta. Era davvero ora di andarsene.
Aveva già elaborato tutto mentalmente: tra una settimana avrebbe preso il diploma dei corsi di aggiornamento finalmente finiti, mancava solo il documento. Subito dopo avrebbe comprato il biglietto daereo: destinazione, il più lontano possibile da qui. Matteo era convinto che non avesse soldi e non potesse mai lasciarlo. Povero illuso! Erano ormai nel XXI secolo: bastava aprire un sito di annunci che trovava mille lavori in smart working ancora prima di finire il caffè.
Si staccò dal lavandino e si avvicinò piano alla finestra, lasciando andare il canovaccio. Guardò la strada vivace: gente che correva per le commissioni, auto in coda, le vetrine dei negozi già accese per la sera.
Almeno un vantaggio cè stato a trasferirsi qui mormorò piano, osservando la città. Qui i diplomi contano, trovare un buon lavoro non è impossibile. In qualsiasi città.
A quel pensiero, Federica sentì rinascere dentro di sé una bolla di fiducia, piccola ma incoraggiante. Il piano era pronto. Bastava aspettare qualche giorno e avrebbe davvero ricominciato da capo. Unaltra volta.
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Perché aveva acconsentito a dare a quellex marito una seconda possibilità? Neppure Federica sapeva rispondere del tutto. Solo be, lui pareva davvero sincero! Giurava che era cambiato, che non avrebbe più sbagliato e che avrebbe fatto il marito e il papà modello! Occhi pieni di luce, voce tremante dallemozione lei aveva ceduto. In quel momento aveva proprio bisogno di crederci. Immaginava loro tre felici: a passeggiare nei parchi, a festeggiare insieme il Natale, a progettare viaggi e regali da fare a Sofia.
Promesse, promesse Dopo un mese in cui Matteo sembrava rinato aiutava con Sofia, cucinava, la accoglieva a casa con il sorriso tutto era tornato allantico. Di nuovo le scenate, i sospetti, i soliti interrogatori: Dove sei stata?, Perché ci hai messo tanto?, Chi era al telefono?.
La prima volta si erano separati non per tradimenti. No, niente storie parallele, né da una parte né dallaltra. Solo una gelosia soffocante: Matteo non era semplicemente un tipo geloso, lo era fino al parossismo! Federica non poteva nemmeno tentare di trovare lavoro: in ogni ufficio ci sono due uomini, e tanto bastava per aprire il cielo. Andare dai genitori da sola? Impossibile: il vicino era single, e lo so che ci prova! ripeteva lui. Solo perché mi tiene la porta, mamma mia lo ricordava lei con sarcasmo.
Con le amiche, stesso discorso: prima Matteo borbottava, poi passò al livello successivo:
Le tue amiche pensano solo a una cosa! ribatteva, sputando veleno ogni volta che Federica chiedeva un caffè in compagnia. Fanno le civette, flirtano in giro
Sono libere, no? E magari vogliono solo divertirsi dopo anni che sono sole! lo difendeva lei, già paonazza dalla rabbia.
Che facciano da sole allora! Non devono dare il cattivo esempio alle donne sposate! sentenziava Matteo, incrociando le braccia con la solennità di un prete in sacrestia.
Così gli inviti si diradarono e poi svanirono. Federica cercò di spiegare, ma ormai nessuna la comprendeva più: Ma come, non puoi incontrarci neanche per unora? Che vuol dire, non te lo permette? Così si ritrovò a zero: genitori lontani, niente amiche, zero colleghi E una bambina perennemente da accudire: da nutrire, consolare, giocare, far dormire.
Una sera, durante cena, Matteo sentenziò:
È ora di fare il secondo!
Federica rimase immobile, cucchiaio fermo a mezzaria. Aveva passato la mezzora precedente a convincere Sofia a mandare giù due cucchiaiate di minestrone la bambina protestava, si girava dallaltra parte, poi aveva pure rovesciato la scodella, scoppiando a ridere. Federica aveva sbuffato, pulito tutto e, sopraffatta, aveva sollevato occhi pieni di crollo. Matteo la vedeva a pezzi, ma niente, se ne usciva con quella frase come facesse la lista della spesa. Federica ebbe un tuffo al cuore: ma come gli veniva in mente, proprio adesso, con una già così impegnativa?
Eh, mi pare che tu abbia tempo libero ultimamente stuzzicò lui, mettendo la forchetta nel piatto e crociando le braccia. Ho letto i messaggi con tua sorella: pensi a corsi di aggiornamento, ma tanto non lavorerai mai.
Federica sentì un nodo in gola. Strinse la tovaglia sotto il tavolo. Avrebbe tanto voluto crescere, imparare qualcosa di nuovo le dava almeno una speranza per il futuro.
Voglio migliorarmi. Cosa cè di male? chiese quasi a bassa voce.
Vedi? Troppo tempo libero. Vedrai, con un maschietto da far correre, smetti di pensare a queste sciocchezze, concluse Matteo, come se avesse già preso tutte le decisioni.
Federica non era pronta. Un altro bambino? Lei si sentiva in apnea con una sola figlia! La vita era una staffetta: nutrire Sofia, metterla a dormire, giocare, consolarla. E Matteo faceva sul serio. Il suo sguardo era di granito.
Federica pensò che tanto valeva cominciare a prendersi delle precauzioni, anche di nascosto. Tirare per le lunghe, elaborare un piano di fuga: di sicuro così non poteva continuare.
La goccia fu il divieto di andare al compleanno del fratello: Matteo sentenziò che non doveva andarci troppi uomini, situazione pericolosa. Federica provò a spiegare: Ma è mio fratello! Ci sono solo parenti. Niente, lui non ne voleva sapere.
Lei non resse più.
Un giorno, mentre Matteo era a lavoro, fece le valigie le sue e quelle di Sofia. Le mani le tremavano un po, ma non si perse danimo. Chiamò il fratello che, senza domandare, le diede subito una mano. Affittò pure un piccolo furgone per traslocare.
Se ne andarono in sordina. Sul tavolo della cucina lasciò solo un biglietto: Scusa, ma non posso più. Voglio che Sofia cresca in tranquillità.
Quel giorno stesso Federica avviò la procedura di divorzio.
Naturalmente, in tribunale. Matteo chiese tempi per la riconciliazione, si fece aggressivo, la accusò di tutto: cattiva madre, egoista, irriconoscente. Urlava, la interrompeva, sembrava non lasciarle quasi parlare.
Il giudice, una signora con il volto già segnato dalla stanchezza, ascoltò le parti. Fermò Matteo più volte, invitò alla calma, diede a Federica la possibilità di parlare. Visti i presupposti, negò il periodo di riflessione e li dichiarò divorziati lì, seduta stante.
Non vedo possibilità di recuperare questa famiglia fu secca la giudice. E le esprimo tutta la mia stima, signora. Cinque anni così non sono una passeggiata.
Federica annuì. Per la prima volta da tanto, sentì di aver fatto la scelta giusta.
Dopo il divorzio, si trasferì dai genitori, trovò lavoro e, un poco alla volta, la felicità tornò. Il trasloco fu da incubo, tra scatoloni, una bambina piccola e mille spiegazioni da dare, ma varcando la soglia della casa dei genitori si sentì davvero più leggera.
Si iscrisse a un corso di graphic design un sogno da sempre, ma prima Matteo pensava fosse una perdita di tempo. Stavolta, Federica imparava con gioia: sperimentava colori e font, faceva schizzi e scopriva mondi nuovi. Si sentiva viva e piena di energia.
Conobbe nuove persone: due colleghe del corso, una mamma conosciuta al parco giochi con Sofia Addirittura riprese a uscire per un caffè, senza dover consultare nessuno! Per la prima volta si sentiva libera. Libera davvero.
La sera sedeva sulla veranda dei suoi, sorseggiando tè alla menta dalla tazza coi fiori. Fuori, in cortile, Sofia giocava coi cuginetti: costruivano capanne con le assi di legno, rincorrevano i piccioni, ridendo a crepapelle Federica guardava la figlia e le si scaldava il cuore.
Ecco, dovrebbe essere sempre così, pensava mentre gustava il suo tè. Niente grida, niente sospetti, niente paura di sbagliare. Solo vivere, sorridere, e vedere mia figlia crescere felice.
Ora Federica finalmente ricominciava a sperare. Finire il corso, qualche lavoretto da freelance, forse una casetta tutta loro vicino ai genitori Ma ecco, dopo un anno, si riaffacciò Matteo.
La scena? Un mercato, un giorno qualunque. Federica, con la sua borsa in mano, selezionava mele per la torta della domenica. Le dava unocchiata, controllava se fossero belle sode e le sceglieva col criterio di una Nonna Papera in missione. Latmosfera era rassicurante, quella vitalità rumorosa che sa di pane appena sfornato e ciao bella! urlato dai banchi.
Allimprovviso percepì uno sguardo addosso. Si voltò e ecco Matteo.
Sembrava diverso. Più magro, gli zigomi tirati, le occhiaie così profonde che quasi si poteva nascondere la spesa. I vestiti un po sfatti. Ma quello sguardo era identico: puntiglioso, come se la scannerizzasse dalla testa ai piedi alla ricerca di un indizio.
Federica fece lui, a bassa voce, un passo avanti. Sussurrava quasi con umiltà. Ti cercavo.
Lei, distinto, indietreggiò aggrappandosi alla borsa come fosse uno scudo. Le dita affondate nel manico.
Perché? la voce le tremò.
Sono cambiato, davvero Matteo si avvicinò, ma non osò troppo. Non posso vivere più senza di voi
Federica sentì dei flash di ricordi: il loro primo ballo sotto la pioggia, gli abbracci con Sofia piccola che rideva, le sere davanti alla stufa col marito che le raccontava fiabe Una fitta le attraversò il petto. Erano bei tempi, sì, ma così lontani.
Dammi unaltra opportunità chiese piano Matteo, negli occhi una speranza vera. Una sola. Ti dimostro che sono nuovo. Davvero.
In modo inspiegabile, Federica si lasciò convincere dalla supplica. Anche perché Sofia pativa tanto la lontananza dal padre: da settimane chiedeva Quando torna papà?, Non ci ha mica già dimenticate, vero?, disegnando fogli su cui erano sempre tutti e tre insieme. Ogni volta, Federica sentiva le viscere stringersi.
Così decisero di riprovarci. Ma con condizioni diverse: niente matrimonio-bis per almeno un paio danni; libertà di vedere amici e parenti, lavorare come e quando voleva.
Niente firme, finché non vedo cambiamenti veri. E nessun veto su niente, questa volta. Tutto chiaro? chiosò lei.
Sissignora! rispose Matteo, così convinto da sembrare quasi sospetto. Faccio tutto quello che vuoi, promesso.
E così via, tutti insieme verso una nuova città, in capo allItalia. Allinizio sembrava una boccata daria: città nuova, ricominciare, la testa piena di progetti Ma Federica si rese conto presto che il piano di Matteo era un altro: isolarla. Niente amici, colleghi, nessuno. E pure le chiamate ai parenti erano filtrate dallorologio e dalla supervisione del marito.
Dai, chiamiamo i tuoi nel weekend, che così sono tutti a pranzo! proponeva lui allapparenza genuino. Ma era sempre lì a sentire ogni parola, pronto a domandare: E che dicevano di noi?
In più, Matteo era ossessionato dal fatto che Federica avesse avuto un altro durante il periodo di separazione. Ripeteva con costanza:
Dai, puoi dirmelo, non mi arrabbierò. Chi era, su?
Lei tentava di spiegare che tra lavoro e Sofia non aveva neanche il tempo di prendersi un caffè da sola, ma lui scuoteva il capo:
Si vede che sei cambiata. Cè stato qualcuno.
Controlli al telefono, domande dopo ogni chiacchiera con la vicina, perfino sulle consegne Amazon:
Che vi siete detti con il fattorino? Come mai così tanto a parlare? E lei, cosa voleva?
Federica spiegava, ma era solo fatica sprecata. Rabbrividiva ogni volta che sentiva la frase: Troppa coincidenza
Una sera, dopo aver messo Sofia a dormire, successe linevitabile.
Ancora messaggi? Con chi chatti? Matteo strappò il telefono dalle mani di Federica mentre rispondeva a un messaggio di Chiara. Questo è il tuo amante?
Ridammelo subito! Federica balzò in piedi, il viso rosso di rabbia È la mia amica Chiara, andiamo al parco con i bambini! Te lho detto centomila volte!
Eh, certo. E perché tutte quelle faccine? ribatté lui, con sarcasmo.
Ma che hai in testa?! urlò, poi si affrettò a coprirsi la bocca per non svegliare Sofia. Non puoi fidarti mai? Ti ho dato IO una seconda occasione! E tu nulla è cambiato!
Matteo sembrò per un attimo pentito, ma subito tornò rigido.
Se non hai niente da nascondere, fammi vedere il telefono pretese. Su, apri tutto.
No, basta. Fine. Avevamo un accordo: niente più controlli, niente più interrogatori. Invece tutto come prima!
Dove credi di andare? la voce gli si fece cupa, facendo un passo avanti. Non hai soldi, non hai lavoro Nemmeno puoi permetterti un affitto!
Federica si raddrizzò, lo fissò dritto negli occhi e finalmente risentì in sé una forza nuova.
Mi sono diplomata in graphic design, ho già un portfolio. Chiara mi ha trovato i primi lavoretti! E ora so che posso farcela da sola. E lo farò.
Proprio allora, dalla cameretta, si affacciò la voce assonnata di Sofia:
Mamma? Perché urli?
Federica corse subito da lei, labbracciò forte, accarezzandole i capelli.
Tutto bene, amore, sussurrò con voce calma. Sto solo pensando che presto faremo un bellissimo viaggio, dove ci sarà tanto sole e spazio per correre e giocare. Ti va?
Sofia sorrise, annuì e si strinse alla mamma.
Matteo, sulla soglia, la guardava spiazzato, allibito, come se solo in quel momento capisse che Federica sarebbe davvero andata via. Per sempre.
Davvero te ne vai? mormorò, senza più rabbia né minacce.
Sì, e stavolta per sempre rispose ferma Federica. Io e Sofia abbiamo diritto a una vita tranquilla e serena. Cosa che con te, purtroppo, non possiamo avere. Mi dispiace.
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Matteo fece di tutto: furore, suppliche, minacce, lacrime. Federica non si lasciò più convincere. A ogni tentativo, la risposta era una sola: È finita. Ho deciso, e questa volta non torno indietro.
Allinizio Sofia soffrì. Faceva domande a raffica: Papà viene? Papà ci chiama? Si rifugiava nelle braccia di Federica e ogni tanto piangeva. Ma Federica le fu accanto, trovò un appartamento luminoso vicino al parco. Colori nuovi in cameretta, cuscini allegri, scaffali per i giochi: poco a poco tornò lallegria.
Iscrisse Sofia a una scuola darte vicina. La bimba fu entusiasta: aveva sempre adorato disegnare. Al terzo giorno aveva già due nuove amichette, con cui rideva e progettava arcobaleni da dipingere insieme. Col tempo, Sofia parlò sempre di meno dei genitori separati e sempre più dei colori e delle chiacchiere a merenda.
Allinizio Matteo chiamava ogni giorno, cercando di tenere alto il morale, di chiedere di tutto e di più. Ma sorpresa delle sorprese le chiamate si fecero sempre più rade: da una al giorno a una a settimana, poi ancor meno. Invece degli assegni, Federico riceveva ogni tanto qualche Euro quanto basta a malapena per i pastelli di Sofia.
Matteo aveva finalmente capito: il giochetto del papà assente/sofferente/arrabbiato non funzionava più. Federica manteneva la linea, Sofia si abituava.
Federica finalmente respirava. La sera passeggiavano nel parco, davano da mangiare alle anatre, raccoglievano foglie per i lavoretti, lanciavano laquilone scelto da Sofia per la giornata. Vederla correre sorridente la riempiva di una gioia nuova, finalmente leggera.
Ogni volta che vedeva il sorriso limpido della figlia, Federica capiva di aver fatto la scelta giusta. Sì, non era stato facile trovare lavoro, ricreare una casa, gestire tutto da sola Ma la libertà e la tranquillità che finalmente aveva guadagnato per sé e per Sofia valevano mille volte ogni ostacolo. Ora avevano il loro mondo: tiepido, sicuro, pieno di opportunità. Un mondo dove il sospetto, la paura e le accuse non avrebbero più mai trovato posto.







