Il Giovane Lupo

Cucciolo di Lupo

Signora Natalia Vitale, buongiorno! Potrebbe venire a scuola, per favore?

È successo qualcosa? Centra mio figlio Daniele?

Sì, cè un motivo serio per parlare. Ma non si preoccupi, suo figlio sta bene. Solo che la situazione è delicata e sarebbe meglio che venisse quanto prima.

Posai il telefono e guardai smarrito la mia amica Olga. Chi meglio di unamica può calmarti?

Che succede? Olga alzò gli occhi dal bilancio.

Mi hanno chiamato da scuola. Qualcosa è successo.

Daniele sta bene?

Pare di sì.

Allora avrà litigato o risposto male a qualcuno. È letà. Gli adolescenti sono strani, altroché. Quando mia Cristina aveva quindici anni pensavo di impazzire. Ma poi è passato. Stai tranquilla e vai. Meglio capirci di persona.

Olga tornò alle sue carte, mentre io trovavo la forza di alzarmi. Perché stare qui senza far nulla?

In fretta buttai in borsa un po di trucco, telefono e portafoglio, quello con cui ero uscita per pranzo. Presi il cappotto.

Oh! Olga, io

Va tranquilla! Copro io, non ti preoccupare.

Grazie!

A sorpresa, la macchina partì subito e uscii dal parcheggio domandandomi cosa potesse essere successo a Daniele. Era un ragazzo giudizioso, almeno così lo aveva definito la professoressa Vera Candiani, la sua coordinatrice, sei mesi dopo il nostro ritorno a Modena e il suo inserimento nello stesso istituto che avevo frequentato da ragazza.

Bel ragazzo, Natalia. Ma non avevo dubbi: i figli sono lo specchio dei genitori. Solo, mi spiace un po per lui. Ama troppo la verità, come te. E i sinceri trovano sempre vita dura.

Non potevo che annuire. Vera mi conosceva meglio di chiunque: abbiamo vissuto per anni sullo stesso pianerottolo. Per me, anche fuori dalla scuola, è sempre stata zia Vera. Amica di mia madre, la donna che, di nascosto, mi passava sempre dei cioccolatini, e mi insegnava a disegnare, a scrivere, a leggere, persino qualche nota di pianoforte. Le nostre esibizioni a quattro mani con Il valzer del cane erano il pezzo forte di tutte le feste in famiglia.

Quante ce ne sono state! Compleanni, Capodanni e, a maggio, le classiche scampagnate fuori città: giochi sino allo sfinimento, grigliate di salsiccia, e poi crollare stremati sotto qualche albero, magari un pioppo, fino a tornare in macchina, tutti stretti nella vecchia Fiat 127 di zio Michele, marito di Vera.

Poi arrivò la scuola. E Vera, che divenne la mia insegnante in terza media. Davanti agli altri la chiamavo professoressa Candiani, in privato restava sempre zia Vera, senza che i miei compagni sospettassero altro.

I nostri genitori erano amici, io legavo con suo figlio, Alessandro. Qualcuno azzardava un futuro matrimonio, ma io e Ale ridevamo: noi, fidanzati?! Solo amici, e basta.

E così è stato. Mi sono sposato, ho lasciato Modena per Firenze, Alessandro è finito a Trieste e lì ha trovato la sua metà. Ci vedevamo poco, ma ogni volta era una perla preziosa nella mia memoria. Un uomo che mi conosce da sempre e cui importa davvero, che prende a cuore i miei problemi come se fossero i suoi.

Fu proprio Alessandro ad aiutarmi quando mio marito Cesare, camionista atletico e forte, si ammalò improvvisamente e se ne andò nel giro di due mesi. Feci di tutto, ma fu inutile.

Alessandro venne a sapere tutto dalla madre. Prima mandò dei soldi, poi si presentò di persona. Rimase con noi più di un mese, aiutando nelle cure. Mi accompagnava dai medici, restava di guardia nei momenti più bui, mi confortava mentre vedevo Cesare cambiare ogni giorno sotto i miei occhi. In tutti quegli anni di matrimonio mai una parola fuori posto, mai un tono brusco. Ora invece le urla erano una costante, costringendomi a mandare Daniele dalla nonna. Capivo che era la malattia, ma come spiegarlo a mio figlio?

Perdona, Daniele, è meglio così. Non devi ricordare papà in questo modo. Quando starà meglio torni Non sono mai riuscita a finire la frase, dentro sapevo bene come sarebbe finita. Sapevo che lunica cosa che potevo fare era lasciargli un bel ricordo di suo padre.

Cesare se ne andò allalba, dopo una notte durissima. Alessandro dormiva per terra accanto al letto. Io stavo alla finestra quando sentii la voce di Cesare, come un tempo, prima di tutto questo dolore:

Nat

Sussultai, troppo spaventato per voltarmi, ma volevo prolungare quellattimo. Sembrava tornato tutto come prima, come se stessi per svegliarmi mentre Cesare mi accarezza e dice:

Natalia, parto per il viaggio. Mi accompagni?

Ma la realtà fu ben diversa. Un lamento lo riportò alla realtà e corsi al suo capezzale, inginocchiandomi e prendendolo per mano.

Cesare

Scusami. Che vi ho fatto passare, eh?

Ma che dici!

Lo so tutto. Natalia, perdonami. Abbi cura di Daniele e di te. E non piangere! Tutti arriviamo laggiù, solo che io un po prima. Ma lì non ti aspetto ancora, hai capito? Devi aspettare tanto! Vivi! Sposati di nuovo, fatti almeno due figli, anzi tre! Così Daniele non sarà solo. Culla i miei nipoti, anche i pronipoti, e solo dopo No, non discutere! È la mia ultima volontà Strano, vero? Mai ti ho imposto nulla, e ora Oramai non ti chiedo, ti ordino! Mi hai capita?

Annuii soltanto, senza più lacrime. Erano così lontane che tornarono solo molto dopo. Le vicine mormoravano a vedermi composta, dritta, la mano di mio figlio stretta nella mia, senza una lacrima.

Non una lacrima Chissà se lha mai amato davvero. E chi è quello? Col marito ancora vivo, già un altro uomo in casa Vergogna!

E Alessandro, che prese sulle spalle ogni incombenza del funerale, era sempre accanto a me. Chiamò per la seconda volta lambulanza, e fu miracoloso che non servisse di nuovo.

Alla sera, nella casa improvvisamente vuota, chiusi bene la porta della camera e dissi:

Ale, qui non ce la faccio. Sento Cesare ovunque. Pare che debba uscire da un momento allaltro dalla cucina o dal bagno. Non ce la faccio

Vuoi andare da tua madre? Stai da lei un po.

Ci pensai su.

Sì, è meglio così.

In fretta, presi due cose e il giorno dopo lasciai Modena, la città di tanti anni felici e troppo pochi.

Non ci sono più tornato. Chiesi ai suoceri di vendere lappartamento: metà dei soldi a loro, e laltra metà la usai per comprare un piccolo bilocale nello stesso palazzo di mia madre. Bastava a malapena, e ci sarebbe voluto anche un po di lavoro, ma almeno mamma era vicina. E Vera, anche. Papà non cera più, sarebbe stato più facile con lui vicino, crescere un figlio solo senza una figura maschile. Ma poi cera Ale, che, anche da lontano, ci guardava le spalle. Daniele e lui chiacchieravano su Skype, mandando via me dalla stanza. Che parlino pure! Sono discussioni tra uomini, non roba da madri.

Per la prima volta da tanto, mi sentivo più sereno. Avevo ripreso a respirare.

Alessandro approvò la mia scelta. E sei mesi dopo, durante una vacanza, sistemò tutto quello che cera da aggiustare in casa.

Ecco fatto! bofonchiò, stringendo lultima presa del salotto. Senza un uomo, lascia andare qui tutto in malora!

Io sorridevo, apparecchiando con Ines, sua moglie.

Beata te, Ines! Hai un marito doro!

Lo so! Non ne fanno più così. Un tempo era oro serio, ora è un po placcato, ma fa ancora la sua figura, ah ah!

Fu Ines, insegnante ditaliano, a notare il talento di Daniele per la scrittura.

Ma hai letto il suo tema? sventolando il quaderno sotto il mio naso. Il ragazzo è un vero talento! Daniele, potresti diventare uno scrittore! Ma solo se non ti perdi per strada

Io non voglio fare lo scrittore, Daniele, sottraendo il quaderno e borbottando arrabbiato, farò il giornalista!

Grande mestiere! Ma non si escludono. Bisogna aiutarlo, Natalia. Mandami quello che scrive. Vediamo cosa si può fare!

Appena qualche mese dopo, Daniele vinceva il primo premio ad un concorso nazionale di saggi brevi tra studenti. Emotissimo gridava tanto che Ines, ridendo, allontanava il microfono su Skype.

Daniele, ti vedo e ti sento! Bravo, ragazzo!

Zia Ines, e adesso? Come si va avanti?

Adesso un peso sulla schiena e vai avanti! Se vuoi sapere se è solo una botta di fortuna, servono almeno altri tre premi. Dai sotto, caro mio!

E Daniele lavorava. Davvero. Leggeva sue storie a mia madre, che ascoltava attenta, anche se poi rideva.

Metà roba non la capisco, ma si sente che hai stoffa! Ti starei a sentire per ore!

Ma!

E che? Qui parli di computer, e io che ci capisco? Ma si sente che scrivi bene.

Forse per questo, mentre guidavo domandandomi cosa fosse successo, mi stupivo pensare che qualcosa di strano potesse capitare a mio figlio. Non aveva tempo di cazzeggiare. Tra scrittura, hockey e boxe entrambe scelte sue io andavo orgoglioso di lui. Vederlo correre con la mazza era un colpo al cuore: tutto suo padre Anche Cesare giocava, e aveva messo Daniele sui pattini. Sognava di vederlo sul ghiaccio, invece

Scacciai i brutti pensieri scuotendo la testa. Era passato tanto tempo, eppure non era più facile.

Perdonami, Cesare, forse non manterrò la promessa che ti ho fatto. Non riesco nemmeno a immaginare un altro accanto. Non ci riesco. Mai.

Daniele era seduto davanti alla presidenza. Mi prese il fiato vedere il livido sotto il suo occhio.

Mamma

Dio mio! Tutto bene? Dove ti fa male?

Sono a posto. Solo che Ti avviseranno, e saranno arrabbiati.

Ho capito. Dimmi solo una cosa: devo vergognarmi di te?

Occhi scuri, proprio come Cesare, mi guardarono e io tirai un sospiro di sollievo.

Capito. Ce la caviamo. In due parole: cosè successo? Svelto, prima che ci chiamino.

Una ragazza, mamma. Ho picchiato uno per lei.

Motivo?

Lha offesa pesantemente.

Ok. Aspetta qui.

Mamma!

Mi voltai sulla soglia.

Sono pronto alle conseguenze. Ma anche tu, cerca di non preoccuparti troppo. Non è la cosa peggiore del mondo, vero?

Mi fermai, ignorando le persone nel corridoio ora che era suonata la campanella, e invece di abbracciarlo, gli posai solo la mano sulla spalla. Vide il mio sguardo serio e teso:

No, non è la cosa peggiore.

La prof Candiani spuntò dal corridoio e mi fece cenno.

Natalia, la situazione è pesante. La madre dellaltro ragazzo ti farà passare i guai, ma tieni duro. Daniele avrà anche esagerato ma al suo posto avrei fatto lo stesso.

Zia Vera!

Che cè? Quando chiedono rispetto bisogna darlo. E lì, ne avevano proprio chiesto, e in malo modo! Andiamo, e fai attenzione alle urla, non rispondere. Limportante è evitare che Daniele finisca segnalato. Per ora non cè questo rischio, ma occhio.

Una segnalazione? sentii un brivido.

Non agitarti. È solo una precauzione. Andiamo!

La sala della preside sembrava piena ma in realtà erano solo madri agitate. Una spettacolare donna truccata in modo appariscente, con la pelliccia spalancata e seduta in modo teatrale sembrava riempire la stanza di sola presenza.

Ecco, sembra la fenice! pensai, abbassando lo sguardo. Avevo il vago sospetto di averla già vista, ma non ricordavo dove. La Fenice taceva, ma era così ingombrante che mi fece rabbrividire. La donna nellangolo invece pareva schiacciata dallimbarazzo, non alzava mai lo sguardo.

Come me pensai. Dopo aver salutato, mi sedetti vicino a Topolina.

Ora possiamo iniziare.

La preside, la corpulenta dottoressa Irene Parodi, fece il suo discorso.

La situazione è complessa.

Cosa cè di difficile? scattò la Fenice Un monello, quello! Scusatemi, che sia solo la madre? Chiarissimo, padre mancante! Dunque, quel ragazzaccio ha mandato mio figlio in ospedale e ora volete minimizzare! Ma guardate che io non lo permetterò: chi fa del male al mio ragazzo pagherà tutto, fino in fondo!

Mi irrigidii. Ospedale? E Daniele non mi aveva detto nulla?

Non esageri, Margherita Bianchi. Suo figlio sta bene. Il pronto soccorso era francamente inutile: sono solo due lividi.

La preside sembrava così infastidita che la guardai stupito.

Solo degli esami lo diranno! la Fenice quasi urlò, puntando il dito contro Topolina. È tutta colpa sua! Sua figlia si fa beffe dei maschi!

Non le permetto! la voce della donna timida, ora tagliente come lacciaio, gelò tutti. Provi ancora a parlare così di mia figlia

E allora? La tua ha provocato tutto! E il mio adesso è allospedale, mentre il tuo indicando Daniele con i lividi aspetta la polizia!

Quale polizia? chiesi guardando interrogativa la preside, che però scosse la testa: Non ti preoccupare.

La polizia! Tuo figlio è un delinquentello! E io farò in modo che paghi per quello che ha fatto.

Dottoressa Parodi, posso sapere cosa è successo esattamente? Non ho ancora parlato con mio figlio, vorrei una spiegazione precisa, grazie.

Margherita volle intervenire ma la preside la zittì.

Signora Vitale, Daniele e Nicola oggi sono venuti alle mani.

Ha picchiato mio figlio! Sta imparando il pugilato, vero? Si rende conto che poteva ferire seriamente il mio ragazzo?!

Davvero è così grave? domandai trattenendo la rabbia.

Non penso. Sì, cè stata una rissa, ma niente di irreparabile. Il fatto preoccupante è altro.

Cosa può essere più importante della salute di mio figlio?

A suo figlio non è successo nulla! La prego, Margherita, si calmi. Altrimenti non ne usciamo. Cominciò quasi a pensare che quanto è capitato a Nicola sia la conseguenza naturale

Come osa?!

Non voglio offendere nessuno. Ma suo figlio è molto impulsivo, ne abbiamo già parlato. E oggi si è presentato a chiarire con Daniele con altri quattro ragazzi.

Mi si ghiacciarono le mani. Cinque contro uno? Forse era mio figlio a dover essere portato subito in pronto soccorso!

Stia serena, signora Vitale, suo figlio non era solo. Sebbene sia nuovo qui, si è già fatto degli amici.

Margherita sbuffò con sdegno.

Ah, appena arrivato e già detta legge! Dove lo hanno allevato, in un branco di lupi?

Allimprovviso ricordai il consiglio di Cesare: Quando stai per perdere la calma, conta lentamente da dieci a zero. Aiuta.

Iniziai a contare mentalmente, osservando la Fenice che si infiammava di rabbia.

Zero!

Non so perché, ma lo dissi ad alta voce. Irene Parodi e Topolina mi guardarono sorprese.

Basta, ho ascoltato abbastanza. Ora voglio sentire la preside. E visto che mia hanno paragonato mio figlio a un cucciolo di lupo, non la sto nemmeno a spiegare cosa farebbe una lupa se toccano il suo piccolo. Adesso basta parlare!

Margherita, offesa, prese aria ma la dottoressa Parodi ne approfittò:

È una situazione molto brutta. Cercare il colpevole adesso è inutile. Vi consiglio di parlare con i vostri figli. È stato orribile. Potrebbe andare assai peggio la prossima volta.

Ecco! La prossima volta che farà questo ragazzino? Combinare altri guai?!

Non esageri, Margherita! Vera, per favore!

La prof Candiani porse il cellulare alla preside. Era di una ragazzina, come del resto dimostrava la custodia colorata e il coniglio come sfondo.

Questo è il telefono di una compagna di suo figlio, Margherita. Ed ecco cosa ha mandato oggi quasi a tutta la scuola.

Limmagine disgustosa svelata dalla preside mi fece rabbrividire.

Foto ritoccata. Solo il volto di Arianna è il suo, e incollato pure male. Guardate la didascalia! Un ragazzo educato scrive una roba simile?

Come sapete che è stato mio figlio?

Lo stabiliranno i legali! Topolina finalmente alzò la testa vicina al pianto. Mai visto tanta cattiveria nei ragazzi! Ma perché? Solo perché Arianna ha detto di no a Nicola?

Non è solo il rifiuto! Lha umiliato!

Spiegami bene. La difesa dellonore di mia figlia la porterò fino in fondo, lo sappia!

Non minacciarmi! Margherita sbatté il cappotto e tornò seduta. Quella tua ragazzina doveva capire che dire di no a uno come Nicola è uno smacco! Che le costava accettare i suoi sentimenti?!

Si ascolta quando parla?! Solo allora mi fu chiaro tutto. E sentii quasi orgoglio. Mio figlio Ancora giovane, ma già uomo Cesare ne sarebbe stato fiero e io ora ne sono certa. Missione compiuta.

Se fosse stato mio figlio la vergogna mi avrebbe schiacciato. Non ho cresciuto uno sbruffone, fortunatamente. Anzi, ne sono fiero. Se cè qualche problema, chiamate pure i carabinieri, il pedagogista, chi volete: non temo nulla. Mio figlio è un vero uomo. Le faccio anche le mie condoglianze, signora. Addio.

Mi alzai, senza più guardare Margherita, rivolgendomi alla preside:

Dottoressa Parodi, ho capito. Parlerei io stessa con Daniele. Se volete, posso chiedergli di vedere la psicologa scolastica. Ora andiamo, se non avete obiezioni.

Trascinai su anche Topolina, costringendola ad alzarsi. Vera mi fece cenno dintesa prima di tornare in classe mentre lasciavamo la stanza, lasciando Margherita a urlare.

Che donna litigiosa! sussurrò Vera. Mandiamo Daniele a un concorso per giovani scrittori in città. Deve prepararsi!

Lo sa già?

Non ancora. Maria, non si agiti così! Se quasi tutta la classe si è buttata nella rissa a difendere sua figlia, può stare serena. Niente video o risatine, hanno combattuto per Arianna e Daniele. Domani li sgriderò, non bisogna risolvere tutto a pugni. Ma, tra noi, sono quasi fiera. Poco pedagogico, ma vero.

Vera tornò in classe. Mi rivolsi a Topolina.

Maria, giusto?

Maria.

Piacere! Io Natalia.

Lei sorrise e fece spallucce, come a scrollarsi di dosso la tensione.

Non so litigare.

Nemmeno io. Siamo fuori luogo, ormai. Oggi bisogna essere graffianti e cattive, sennò ti mangiano.

Per carità. Meglio un po ingenue che accennò alla porta del preside da cui si udivano urla.

Concordo. Cercai con lo sguardo Daniele.

Vicino a lui una bella ragazza bionda teneva un fazzoletto proprio quello che gli avevo infilato in tasca al mattino. Tornato utile.

È tua figlia?

Sì. Maria guardava Arianna con tanto amore che io mi trovai, per la prima volta, tranquillo. Con tanto affetto intorno, non può che essere una brava persona.

Una bella ragazza.

Basta che sia felice. Chissà, con i maschi sarà più facile?

Nientaffatto. È ugualmente dura. Feci cenno a Daniele e lasciai a Maria il mio biglietto da visita. Chiamami. Credo che sarà utile vedersi ancora.

In macchina, invece di andare dritta, girai all’improvviso.

Mamma, dove vai?

Sul Monte delle Formiche. Ho fame. Lo sai che quando mi agito divento affamata come un lupo.

Il nostro bar preferito era quasi vuoto a questora.

Allora, racconta! posai il menu e gli sfiorai la guancia. Fa male?

Mamma! Dai, non sono un bambino! Non è la prima volta, no?

Un conto è sul ring, un altro qui.

Tranquilla!

Va bene, basta. Oggi ne ho avuto abbastanza.

Allora magari smetto di scrivere

No, no. Ho promesso alla Preside Parodi di parlarti. Le promesse si mantengono.

Tutta una storia semplice, ma bruttissima. Una ragazza, un ragazzo respinto che si vendica con odio.

Arianna è la tua ragazza? chiesi con il fiato sospeso.

No, mamma. Mi piace, tutto qui. Non le ho mai parlato. Sua padre è malato No! Non come il nostro scosse la testa ma comunque grave. Deve entrare a Medicina, e mi ha chiesto aiuto in chimica.

Quindi lhai solo difesa.

Già. Ho detto a Nicola che non si fa. I veri uomini non si comportano così. E lui mi ha sfidato.

E non era solo?

Ovviamente. Ha detto: non sono scemo da affrontare uno che fa boxe. Ma ora mi cacceranno dalla palestra.

Perché mai?

Il coach ha detto che se ci sente usare le mani fuori dal ring ci caccia seduta stante.

Quello lo risolvo io.

Per carità! Non voglio che una donna aggiusti i miei casini! Daniele si rabbuiò, spingendo il piatto via.

Va bene, non insisto! Sorrisi, frugando nella borsa. Tieni!

Lasciai delle banconote da venti euro sul tavolo, e lui mi guardò stralunato.

A che serve?

Beh, il cinema costa, portare la ragazza pure. Serve avere un po di soldi.

Mamma!

Dai Li restituirai col tuo primo stipendio da scrittore! strizzai locchio. Oh, voi uomini! Bisogna insegnarvi tutto!

Non tutto!

Eh già. Alcune cose le hai imparate da solo, per altro posso aiutarti io. Qualche domanda sulle ragazze? Perché loro

Sì Si illuminò, lasciando la forchetta.

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