Sii felice, mamma mia

Giulia, qui è un disastro! la voce di mia sorella risuonava così forte che sono quasi saltata sulla sedia e ho allontanato il telefono dallorecchio. Mi senti? Ma perché non dici niente?

Se mi fai parlare per un secondo, magari rispondo. Cosè successo questa volta? ero ancora tranquilla, perché la mia sorella minore, Mariella, era la regina delle crisi isteriche e spesso si agitava per questioni davvero minime.

La mamma vuole risposarsi! Hai capito che follia? Ma stai attenta a quello che ti dico! Ma te lo immagini?

Mariella continuava a inveire, ma io già non ascoltavo più. Certo che era una notizia di quelle che ti mettono agitazione Forse sarebbe meglio chiamare mamma e capire direttamente da lei se Mariella stava solo fantasticando.

Giuli! Oh, mi senti?

Sì, ti sento, non urlare.

Ieri li ho beccati insieme! Proprio io! Ho chiesto alla mamma se poteva portare Martina a danza, mi ha detto di no. Così ci sono dovuta andare io. Che nonna è una che non porta la nipotina a lezione, ma invece va a prendere il caffè con un tizio qualunque?

Ho sospirato. Ecco svelato il mistero.

Ho fatto una scenata, Giuli, neanche immagini che casino! La mamma non sapeva dove nascondersi.

Su quello sei unesperta, eh.

Oh, non cè niente da ridere! È una cosa seria, Giulia, e lei non ascolta nessuno!

Mari, ma scusa, perché dovrebbe ascoltare te?

La pausa che seguì mi diede il tempo di spegnere il fornello e di baciare la testa di mio figlio piccolo, che era corso in cucina a mostrarmi laereo che aveva costruito col Lego.

Ma Giulia! Non capisco proprio A te non importa che la mamma faccia una sciocchezza simile? Che infanghi la memoria di papà? Ma come fai?

E tu, allora? Mariella, papà è mancato quasi quindici anni fa. La mamma non è anziana e si è fatta carico di noi e poi anche dei nostri figli. Non le è bastato? Come puoi essere così dura? Tu sei al tuo secondo matrimonio, no? Perché? Perché volevi essere felice, come tutte. E invece mamma non può? Dai, spiegami davvero perché lei lo deve pagare per sempre.

Guarda, non mi aspettavo proprio questo da te! È incredibile che tu possa ragionare così su tua madre!

Ma non è che in realtà il problema sia un altro? Che la tua tata gratuita ora vuole pensare a se stessa invece che ai tuoi figli?

Giulia! Mariella ha quasi urlato, senza più parole o argomenti. Come sempre, bastavano due parole da parte mia per mandarla in tilt. La nonna diceva sempre che io ero lunica che riusciva a rimetterle la corona a posto.

Eh? Sì, sono io.

Sei insopportabile!

Lo so! E tu, invece, sei un dente di leone che spunta tra le crepe. Lascia stare la mamma, hai capito?

Non se ne parla! Almeno io mi preoccupo per lei! Ma chi glielo fa fare a questetà? Deve stare tranquilla!

Queste non sono decisioni tue, Mari. Ho sospirato sedendomi sulla panca della cucina. Mia figlia Laura mi ha guardato dalla porta con aria interrogativa, ma le ho fatto cenno che andava tutto bene. Se solo con mamma le cose fossero state sempre così semplici

Lucia, la nostra mamma, aveva sposato il mio papà che era poco più che maggiorenne. Lei diciottenne, lui addirittura solo di un anno più grande. Erano seduti nello stesso banco dal primo giorno di scuola. Il primo settembre, questo ragazzino orecchiuto si è seduto accanto a lei, arrossendo, e ha detto: Sei bellissima!

Lucia aveva alzato le sopracciglia, soddisfatta, ma nemmeno lo aveva degnato di uno sguardo. Lo sapeva di essere bella mamma le aveva persino fatto la pettinatura più bella con il nastro arricciato. Le altre avevano i soliti fiocchi bianchi, ma lei

Alfredo, mio papà, per tutta risposta le ha dato la prima cosa a portata di mano: un libro in testa. La pettinatura era rovinata, Lucia piangeva disperata, ma lui ha poi chiesto scusa e hanno fatto amicizia. Piano piano Lucia si è abituata ad averlo accanto. In fondo, meglio un amico vero, intelligente e forte, che mille invidiosi in classe! Quando Alfredo ha avuto uno scatto di crescita improvviso, a quindici anni, era mezzo metro più alto di lei.

Ora io sono un grattacielo, e tu una mia piccola fatina! Rideva Alfredo con quella voce già scura ma ancora un po infantile.

Lucia era rimasta sempre la più robusta e alta della classe, una vera roccia come diceva la nonna, e nessuno aveva il coraggio di prendersela con lei. Era la nonna ad averla iscritta a ginnastica artistica, nonostante il fisico poco ginnico. Non diventò una campionessa, ma simparò la postura e la confidenza che le sarebbero servite nel lavoro e nella vita.

Al matrimonio tutti sorridevano: alto, magro, Alfredo portava per mano la sua Lucia, che, con quel fisico da atleta, poteva tranquillamente proteggere il marito dai guai.

Io, la primogenita, sono arrivata come un orologio svizzero dopo nove mesi. I miei genitori non erano davvero pronti, ma Lucia aveva imparato a non tirarsi mai indietro. Con la suocera e la madre a disposizione, continuava anche a studiare. Alfredo faceva doppi turni.

Sono sciocchezze, Giulia! Basta resistere un po e ce la faremo, te lo prometto! diceva lui, dondolando me in braccio.

È stato di parola. Non nuotavamo nellabbondanza, ma non ci mancava nulla. Lucia lavorava e dopo poco era già contabile, poi capo contabile. Erano gli anni in cui in ogni vicolo di Milano aprivano piccole ditte che avevano bisogno di una mano esperta come la sua.

Non solo bella, sei pure intelligente! Alfredo la stringeva, mentre lei, con gli occhiali sul naso, faceva calcoli tra le ricevute.

Andava tutto bene, almeno fino a quando Lucia si accorse che un secondo figlio non arrivava.

I figli devono essere vicini detà, così diventano amici!

Ma la vita aveva altri piani.

Alfredo, ormai diventato il dottor Alfredo Bianchi e a capo di unazienda, la rassicurava:

Abbiamo te, Giulia, e va bene così. Se deve arrivare, arriverà.

E invece Mariella fu una sorpresa per tutti. Soprattutto per Lucia, che aveva ormai perso le speranze. Alfredo era talmente entusiasta che quasi perdeva la testa. Io, che volevo un fratellino o una sorellina, mi sono trovata la vita stravolta. Due anni dopo, urlavo disperata:

Non voglio essere la sorella maggiore! Voglio restare la piccola!

La nonna mi spiegò che con me era stato tutto semplice, ma con Mariella la mamma era molto più apprensiva.

Mariella, fragilina a detta dei grandi, era invece una peste con le guance rotonde e i riccioli doro, un angioletto in miniatura. Solo io sapevo che dietro quellaria angelica si nascondeva altro.

Mamma! Mi ha dato fastidio! urlava Mariella occupando la scena. Io, confusa, non capivo mai perché finivo sempre nei guai per colpa sua.

E così andava avanti: teatri, lacrime, finte botte finché un giorno papà vide tutto. Vide Mariella che, con estrema calma, strappava pagine dalle sue stesse quaderni. Allora prese da parte me e mi chiese di recitare. Dovevamo smascherare la furbetta.

La scena andò un po così: io nella parte della colpevole, la mamma che accorre, Mariella in lacrime. Papà, invece di arrabbiarsi davvero, minacciò una soluzione drastica:

Se Giulia non sa vivere in famiglia, dovremo mandarla in collegio!

Mariella smise di piangere, curiosa: Il collegio? Cosè?

Una scuola dove si vive dentro, si torna a casa solo qualche volta

Mariella sbiancò. Io altrettanto. E a quel punto la verità venne fuori tra i singhiozzi e le confessioni. Papà la abbracciò e concluse la lezione.

A Mariella quel periodo servì molto, tornò coi piedi per terra e le ci sono voluti anni per farsi perdonare da me. Giorno dopo giorno, piano piano, riuscì a riconquistarmi. Con la mamma era diverso, lei era sempre stata quella che la vezzeggiava di più, ma dopo quella scoperta stava molto più attenta, e si avvicinò di più a me. Dispiaceva non poter rimediare a certi anni, ma alla fine ci eravamo tutti rimessi in carreggiata.

Poi, purtroppo, arrivò il giorno in cui Alfredo ebbe il secondo infarto, il cuore non resse più: ci lasciò che eravamo ancora giovani, una perdita che piegò tutti. La mamma si perse, ma la nascita della sua prima nipotina Laura la salvò. In quei mesi vissi a casa con lei, aspettando la mia bimba. Solo il bisogno di prendersi cura di una nuova vita riuscì a trascinarla fuori dalla disperazione.

Quando tornai a casa mia con mio marito e i bambini, Lucia andava avanti e indietro tra casa mia e quella di Mariella. E Mariella, ormai al liceo, era solo contenta di avere la libertà.

Casa libera! diceva tronfia, appena la mamma non cera.

Disse che non le importava, ma si vedeva che la cosa le faceva comodo. Nessuno però diceva niente: aveva sempre vissuto per essere la migliore. Era la più amata dai nonni, lamica più richiesta; cera sempre un po di rivalità, più o meno nascosta.

Quando poi si è sposata anche lei, quasi di corsa, ha avuto Martina e si è buttata a capofitto in questa gara continua: i figli dovevano essere più svegli, più educati dei miei, più pieni di attività. Mamma si divideva tra le due famiglie, andava a prendere i nipoti, portava le merende e stava zitta sulle regole di Mariella per paura di essere esclusa da qualche attività. Io ridevo e la prendevo in giro.

Mari, a te sembra che viviamo al contrario! Laura fa karate e Federico invece suona il piano. Che sarà mai?

Lei sbuffava e poi lasciava cadere il discorso, tanto poi aveva sempre da farsi ascoltare dalla mamma.

Naturalmente, appena Lucia ha iniziato a frequentare qualcuno, Mariella è andata fuori di testa: tutta la sua organizzazione rischiava di saltare. Parlava di amore come se fosse una barzelletta. Questo colonnello in pensione come lha trovato la mamma?

Eppure, Lucia non cercava affatto avventure. Quando ha conosciuto Carlo un distinto signore con i capelli bianchi che vedeva ogni volta andando a prendere la nipotina a danza allinizio si scambiavano solo un cenno, poi saluti più lunghi, poi due parole e qualche battuta. Da lì, con il tempo, era sbocciata questa storia. E sai che cera? Aveva proprio ragione quel Carlo: per quale motivo dobbiamo restare soli quando la vita offre ancora così tanto da vivere? Lucia e Carlo avevano vite simili: erano nonni, vedovi, e la felicità stava nelle piccole cose, come portare una sciarpa a una bambina in inverno o parlare di poesia sotto il portico con una tazza di caffè.

Carlo, decisissimo, propose:

Lucia Bellini, che ne dici di venire a vivere con me? Offro casa, cuore e anche un bel po di serenità. Voglio che tu sia la signora di casa mia, e io ho bisogno di una regina, non di una governante.

Lucia, sorpresa e un po intimidita, accettò solo di pensarci, ma ecco arrivare linevitabile crisi di Mariella con tanto di urla, lacrime e attacchi dansia. Lucia si scusava con Carlo, ma lui la tranquillizzava:

Tranquilla, tutto nella norma. Anzi! Facciamo così: domenica prossima, invitiamo tutti a pranzo in campagna. Ci conosciamo, lo diciamo insieme e vediamo che succede. Non chiediamo permessi, ma li informiamo. E poi, andrà come andrà.

Così fu. La domenica ci ritrovammo tutti nella casa di campagna di Carlo. Io, Mariella con Martina, la nuora di Carlo, Federica, e i bambini. Gli uomini a preparare la grigliata, noi donne in cucina a chiacchierare. Mariella, che osservava tutto con la sua aria giudicante, mi sussurrò:

Ma tu lo sapevi che aveva tutti questi soldi?

Ma che discorsi! Se fosse stato povero, non lavresti rispettato? le ho risposto, facendo segno di abbassare la voce.

Federica intanto ci chiese:

Alla vostra mamma piace la fragolina di bosco?

La fragola sì, sicuro!

Perfetto, qui ne cresce quanta ne vuoi. Facciamo raccogliere un po ai bambini, magari si divertono!

Mariella era silenziosa. Guardava i bambini correre sul prato, Lucia sorridente che si muoveva leggera, Carlo che labbracciava di nascosto bisbigliandole qualcosa allorecchio. Mamma era raggiante, come ringiovanita di ventanni.

A un certo punto, Mariella si è alzata e le si è avvicinata.

Mamma

Sì, amore?

Mariella la guardava come incantata. In quella luce del tramonto, per un attimo la mamma mi era parsa proprio come la ricordavo da piccola, quando tutto sembrava ancora possibile.

Scusami, mamma. Davvero. Sono stata sciocca. Voglio che tu sia felice. E se credi che Carlo possa renderti felice, sono contenta per te.

Oh, Mari Lucia lha stretta tra le braccia, tenendola come quando era bambina.

Lo so, arrivo sempre in ritardo a capire certe cose! Mariella si è asciugata una lacrima e poi ha riso.

Limportante è capirle, no? sono intervenuta abbracciando tutte e due. Mamma, lunica cosa che conta davvero è che tu sia felice. Vero, Mari?

Lei ha fatto sì con la testa, stringendo ancora la mamma.

E Lucia lì, tra le nostre braccia, ha chiuso gli occhi per un secondo. Eccolo, il vero momento di felicità: quando non senti più peso sul cuore e cè una pace da condividere con chi ami. Certo, domani torneranno le solite preoccupazioni, ma oggi ci godiamo questo pomeriggio di sole e voci allegre.

Nonna! Martina è arrivata correndo con tutti i bambini dietro e ci ha abbracciati tutti e tre. Federico ha già tirato fuori il dolce!

Bravo, allora digli di contare quanti siamo e tagliare la torta così da accontentare tutti. Fra poco facciamo merenda tutti insieme.

Posso avere due fette?

Anche tre, se Federico fa i conti giusti!

Meglio che ci penso io! rispose Martina ridendo, non si sa mai!

E così, la serenità si è posata su tutti noi, proprio come una luce calda in una sera destate italiana.

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Mamma, devi accettarlo: non vogliamo avere figli.