– E voi perché siete con le valigie? – chiese spaventata la nuora. – Da oggi vivremo qui, – rispose la suocera.

Ma perché siete con le valigie? ho chiesto io, un po spaventata. Da oggi abitiamo qui, mi ha risposto con fermezza mia suocera.

Mi chiamo Mariella, e camminavo nella nostra piccola casa di Milano riflettendo su come sistemarla meglio per far sembrare che ci sia più spazio. Di stanze ce nerano due, ma una era di passaggio una cosa che non sopportavo e laltra davvero minuscola. Chi le pensa certe case così? Sognavo spesso di convincere mio marito Riccardo a vendere quellappartamento in centro per poterci comprare una casetta e magari anche con un po di giardino, meglio se in qualche paese nei dintorni. Avevo già occhiato degli annunci: il nostro appartamento aveva il vantaggio di essere centrale, terzo piano tranquillo, vicino al Parco Sempione, davanti alla scuola elementare, con tutti i negozi sotto casa. Nonostante la metratura ridotta, cose così oggi valgono oro a Milano. Ma invece, nelle cittadine fuori porta, puoi avere una villetta col verde a molto meno. Persino mettere una piccola piscina sarebbe bello E magari avanzerebbero dei soldi per una macchina usata erano anni che pensavo a prendere la patente! Guidare avevo imparato da ragazza, in paese, con papà che diceva che la patente lì non serviva. Ma andare in autoscuola non mi ci ero mai decisa. Ora avrei avuto finalmente uno scopo. Osservai ancora una volta la casa: sapevo che tanto, per quanto mi spremessi le meningi, non si poteva tirare fuori altro spazio. Così quella sera decisi: avrei iniziato a preparare Riccardo allidea della vendita.

Volevo accoglierlo con una buona cena da noi si dice che per conquistare il marito bisogna prenderlo per la gola! ma aprendolo trovai il frigo quasi vuoto. Lascia perdere, pensai: meglio ordinare qualcosa dalla rosticceria e risparmiare tempo.

Mi sistemai sulla poltrona, aprii il laptop e iniziai a spulciare menù e offerte: volevo una cena che lo rendesse felice, ma senza spendere troppo. Proprio mentre stavo decidendo, il campanello mi riportò al presente. Andai ad aprire, convinta fosse mia cugina per il solito tè del pomeriggio. Invece, sulla soglia, stavano mia suocera Franca e il suo compagno, con due valigioni accanto. Lentamente alzai lo sguardo su mia suocera.

Ma perché avete le valigie? balbettai.

Da oggi viviamo qui! dichiarò lei solennemente. Questa casa, se ti sei scordata, è ancora mia.

Entrò con fierezza, e il suo compagno si caricò subito le valigie per portarle dentro.

Qualche mese prima…

Mamma, dai, smettila di farti le paranoie, Riccardo aveva cominciato a innervosirsi Mariella ti tratta benissimo, ti stai facendo mille film per niente.

Ma Riccardo, lei mi guarda sempre male! Mi sento come se dessi fastidio. Certo, se vuoi vado io alla casa in campagna per un po Così voi sistemate la vostra vita e io mi tolgo di torno.

Ma va, mamma! Anche Mariella cerca di trovarti simpatica, datevi solo un po di tempo. E poi, in quella casa in campagna bisogna fare dei lavori, ma io per ora non riesco proprio Abbiamo tutti bisogno ancora un po di pazienza.

Così Franca aveva provato ad adattarsi. Mariella, la nuova arrivata, si comportava come se tutti le dovessero qualcosa. La costante insoddisfazione della nuora metteva ansia alla suocera, che a volte si rintanava dietro la tenda della stanza di passaggio. Ma cercava di giustificare tutto: anche lei, quando era entrata in casa della suocera anni fa, si era sentita unestranea. Però a quei tempi si aveva più rispetto per gli anziani Lei aveva sempre tentato di aiutare la suocera in tutto, pur sapendo che la casa era piena di figli e spazio non ne avanzava. Solo dando una camera separata alla giovane coppia si era riusciti a fare spazio, i più piccoli dormivano tutti insieme. E anche se la suocera diceva sempre che limportante era andare daccordo, Franca si sentiva ugualmente in colpa. Per questo, lei e suo marito Guido avevano rimandato a lungo un nuovo figlio: come aggiungere un altro bimbo in così poco spazio?

Franca e Guido lavoravano in fabbrica, sudavano ogni giorno, ma finalmente lazienda gli assegnò quellappartamento che ora era diventato oggetto di tante discussioni. Una gioia infinita Finalmente si poteva pensare a un altro bimbo! Solo che poi le cose non andarono come sperato: forse la fatica, forse la salute, Franca la gravidanza non riusciva mai a portarla avanti. Si erano buttati nei viaggi, alle terme, ovunque, ma niente.

Quando ormai non ci speravano più, una mattina Franca si sentì male: nausea tremenda e visite durgenza allospedale. Avete confuso la gravidanza con unintossicazione alla vostra età? la prese in giro il medico. Franca scoppiò a piangere di commozione.

Aveva quarantatré anni, Guido quarantotto: non ci fu dubbio, avrebbero tenuto il bambino, tanto desiderato. Ma fu una gravidanza pesantissima: sempre in malattia, e appena Riccardo nacque, Guido volle che lei lasciasse il lavoro. Pensa solo a crescere nostro figlio con dignità, le disse.

Purtroppo Guido non resse a lungo: il lavoro massacrante, le notti di straordinario come portiere lo distrussero e se ne andò troppo presto, lasciando Franca vedova con un bambino di dieci anni.

Riavutosi, Riccardo da subito volle aiutare la mamma, ma lei fu inflessibile: Devi studiare, diventare qualcuno. Finché posso lavoro io, tu impara tutto quello che puoi. Solo così potrai avere una vita migliore. Riccardo la ascoltò e studiò sodo, si diplomò bene e fu ammesso alluniversità, dove si laureò con il massimo dei voti. Fu assunto subito in una buona azienda.

Non ebbe mai relazioni serie: Prima la carriera, poi magari la famiglia, ripeteva tosto. Ma un giorno, tornando a casa tardi, vide una ragazza in lacrime su una panchina al Parco Forlanini. Leducazione non gli permise di ignorarla: Va tutto bene?. Lei, occhi gonfi, raccontò che aveva perso lultimo pullman per il paese, il telefono scarico, la sua amica fuori città, nessuno che potesse ospitarla e zero soldi per un taxi. Temeva la reazione del padre.

Venga a casa mia allora, mia madre la accoglierà con un tè caldo e dei biscotti. Si ricarica il telefono e dopo le prenoto un taxi. La ragazza diffidente scosse la testa. Non la obbligherò. Stia pure giù dal pianerottolo e sale solo se vuole. Restare qui sola però è rischioso. Lei accettò esitante.

Franca li accolse con grande calore, coperta, vestaglia, bagno caldo, e una tazza di tisana ai fiori che aveva raccolto lei stessa destate. La ragazza si aprì, il telefono si caricò. Mi chiamo Mariella E così, da quella sera, tutto cambiò.

Dopo, Mariella cominciò a farsi vedere spesso. Portava doni tipici marmellate, funghi sottolio, cesti con prodotti del loro orto e pian piano Riccardo iniziò a portarla con sé a visitare la città. Si frequentarono, il sentimento crebbe, e presto ci fu il matrimonio in grande stile nella cascina dei suoi genitori, tra tavolate allaperto e balli fino a notte. Gli invitati, da parte di lui, pochi; Susi la storica amica dinfanzia di Riccardo spiegò che non se la sentiva di venire. Franca ne soffrì un po, era sempre stata una ragazza solida e dolce, ma la vita va avanti.

Dopo le nozze, una Mariella molto diversa non più la ragazza discreta di provincia prese possesso della casa. Ma dobbiamo vivere sempre con tua madre? chiese a Riccardo. Almeno finché non raccogliamo un po di soldi, poi magari una casa nostra, chissà. Ma dai, vendiamo questa e via, tua madre può andare a vivere da qualche parte, tanto cè la casetta in campagna.

Le discussioni ripresero spesso, tra ripicche e tentativi di convincere la suocera a trasferirsi. Mariella insisteva, aveva anche trovato un maestro dei lavori pronto a ristrutturare la casa in campagna per pochi euro. Così tua mamma si sistema e noi finalmente siamo soli! Riccardo tentennava, Franca ascoltava di nascosto i discorsi e il sospetto cresceva: si sentiva sempre più un peso indesiderato.

Un giorno, di ritorno dal mercato con tutto loccorrente per le crêpes da mangiare con la panna fresca, Franca origliò Mariella mentre parlava di lei al telefono: Ma sì, vedrai che la imbuchiamo lì alla casetta. Passa un po di tempo lontana e finalmente qui in centro ce la spassiamo solo noi Mmm, quasi quasi adesso mangio qualcosa, questa vecchia non cè e mi arrangio da sola.

Franca pianse in silenzio, sconvolta dalla gelida lucidità della nuora. Quando rientrò Mariella, lei offrì lo stesso le crêpes con il sorriso, mentre dentro sentiva il cuore chiudersi.

Passarono i mesi. Finalmente Franca accettò il suggerimento di andare in campagna. Arrivò Ilario, un signore distinto e preciso che sistemò la casa con cura. Una sera destate, tra un bicchiere di vino e un applauso alle cicale, Franca decise di raccontargli tutto: Ilario, sa che ci hanno combinato? In realtà sono qui per essere sbolognata!.

Lui la ascoltò, sorrideva malinconico, e confessò che anche lui dopo la morte della moglie era rimasto solo. Lavorare di nuovo, aiutare qualcuno, lo faceva sentire vivo. Resti qui, propose lei e insegniamo una lezione ai nostri giovani!. Così cominciarono a vivere insieme, tra orto e bricolage, confidenze la sera e il profumo del glicine attorno.

Mariella, intuendo che qualcosa stava cambiando, tornò più volte in campagna, portando con sé amiche e regali, e ogni volta s’insinuava: Ma certo che fate una bella coppia! Pensateci, Franca, a una nuova vita!

I giorni passavano, e quando la ristrutturazione finì, Ilario tornò in città, ma solo per poco. Il giorno dopo si presentò con un enorme mazzo di rose rosse e una torta. Franca per me sei diventata importante. Non so se ha senso parlare damore alla nostra età, ma così è. Vuoi sposarmi?

Franca sentì il cuore impazzire, arrossì commossa. Sì, lo voglio, rispose.

Quando Riccardo e Mariella arrivarono per il pranzo della domenica, trovarono la tavola imbandita come fosse Natale. Franca, che succede? chiese Mariella speranzosa. Mi sposo con Ilario dichiarò Franca, con un sorriso sincero. Mariella esultò, Riccardo quasi si strozzò dal colpo, poi si alzò e corse ad abbracciare la madre. Mamma sei sicura? Certo, anche io ho diritto ad essere felice gli rispose lei.

Mariella da allora si sentì padrona assoluta della casa. Già fantasticava sulla vendita dellappartamento, convinta che Franca ormai avesse una nuova sistemazione e non sarebbe durata tanto nemmeno quel matrimonio.

Ma un paio di settimane dopo, eccoli lì, Franca e Ilario, sulla soglia della porta valigie in mano.

Ma che fate qui? gemetti.

Viviamo qui, dichiarò Franca, questa casa è mia, non ti scordare.

Eh ma e la casa di Ilario? protestò Mariella.

Non ho alcun appartamento io, rispose Ilario, sorridendo. Franca quasi non riusciva a trattenere la risata vedendo la faccia paonazza della nuora.

Ma come allora perché lo avete fatto? urlò.

Si prende marito per amore, non per i metri quadri, le rispose Franca. Non eri tu che volevi vedermi felice?

Mariella si rinchiuse in camera gridando: Quando torna Riccardo gliela faccio vedere io!

Quella sera, Riccardo tornò dal lavoro e, dopo aver ascoltato il racconto, disse solo: Allora cerchiamo un altro posto, va bene hai vinto tu. Ma io domani deposito le carte per la separazione.

Franca cercò di consolarlo, dicendogli che magari la moglie sarebbe tornata. Ma Riccardo fu irremovibile: Non posso più sopportare una persona così. Non sapevo nulla, mamma, pensavo che tra te e Ilario fosse tutto naturale.

E lo è stato, lo rassicurò la madre. Domani però io e Ilario andiamo nel suo appartamento; stanotte restiamo qui così puoi prepararci il caffè domattina.

Ma tu avevi detto che non aveva casa? chiese Riccardo sorpreso.

Lho detto per Mariella. Sapevo che cosa aveva in testa ma questa casa, Riccardo, ora è tua. Ma non sbagliare più: segui il tuo cuore.

Non lo farò più, mamma. Anzi, mi manca tanto Susi forse dovevo capirlo prima. Se mi perdonerà, farò di tutto perché torni nella mia vita.

E Franca, abbracciandolo, gli sussurrò: Questo è il figlio che ho cresciuto e voluto. Adesso, pensa a te.E fu così che, al mattino, la cucina odorava di caffè fresco e biscotti: cerano risate attorno al tavolo, Ilario raccontava storie buffe e Franca ritrovava la leggerezza di una volta. Riccardo si prese qualche giorno tutto per sé e, senza dire nulla a nessuno, suonò il campanello della vecchia casa dove abitava Susi. Quando lei aprì la porta e lo vide impacciato col mazzo di fiori più sgangherato di Milano, capì senza bisogno di parole. Lo abbracciò di slancio, forte, e nel profumo di quellabbraccio cerano tutte le carezze che la sua vita aveva atteso.

Mariella, tra le pareti ora davvero vuote dellappartamento, guardò la valigia sul letto e per la prima volta sentì che tutto lo spazio del mondo non valeva poi così tanto, se mancava chi sapesse ascoltare il cuore.

Ci sono case che restano in piedi per generazioni, fatte di stanze piccole e sogni troppo grandi. Eppure, a volte, basta un caffè condiviso col coraggio di cambiare e la sensazione improvvisa che la vera casa non sia fatta di cemento, ma di scelte.

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– E voi perché siete con le valigie? – chiese spaventata la nuora. – Da oggi vivremo qui, – rispose la suocera.
Non sei più mia figlia.