Alla ricerca dell’ideale

Alla ricerca della perfezione

Vittorio sedeva a un piccolo tavolo rotondo nel bar accogliente di una via romana. Eppure, non prestava attenzione allatmosfera piena di voci e profumo di caffè: tutti i suoi pensieri erano fissi sulla porta dingresso. Ogni tanto controllava lorologio, unelegante Omega che aveva ereditato dal padre, e subito dopo tornava a fissare la porta, in attesa di Giulia.

Ogni nuova cliente attirava il suo sguardo. Una ragazza con un cappotto rosso acceso: non era lei. Subito dopo arrivò una mora minuta con una borsa enorme: nemmeno questa era Giulia. Vittorio iniziava a pensare alle possibili ragioni del suo ritardo. Forse era una strategia, quel tipico ritardo calcolato che tante ragazze adottano per incuriosire e creare attesa. Ma se Giulia pensava di sorprenderlo così, si sbagliava. Vittorio non era il tipo da aspettare allinfinito: altri cinque minuti, e se ne sarebbe andato. Una regola, questa, su cui non transigeva mai.

Il tempo passava lentamente. Stava già mentalmente dicendo addio a quella serata, quando dietro la sua spalla risuonò una voce dolce:

Ciao! Scusa il ritardo!

Si voltò e vide una bionda slanciata che con un sorriso si sedette di fronte a lui. I suoi capelli erano sistemati con cura e nei suoi occhi brillava una disinvoltura spontanea.

Spero che tu non abbia aspettato troppo, aggiunse inclinando leggermente la testa.

Vittorio rimase un attimo perplesso. Cercava di confrontare limmagine davanti a sé con la ragazza che aveva visto in foto.

Giulia? disse esitante, osservandola bene. Sei davvero tu? In foto eri decisamente diversa

Giulia scoppiò a ridere, come se quella situazione fosse la cosa più divertente del mondo.

Sì, sono io, confermò, godendo chiaramente del suo imbarazzo. E, sì, quella foto era proprio mia. Ma risale a quattro anni fa! Da allora sono cambiata molto vero?

Lo disse con orgoglio, come se il cambiamento rappresentasse il risultato di tanta dedizione. Era convinta che a lui quella sorpresa fosse piaciuta.

Si sbagliava.

Questo è certo rispose Vittorio con tono neutro. Troppo cambiata, e forse non in meglio.

Giulia giocherellava con una ciocca di capelli, con un gesto quasi civettuolo.

Sono sicura che sei contento che io sia più carina di quanto apparivo in foto, disse strizzando leggermente gli occhi . Lho fatto apposta, sai? Un tempo nessun uomo mi notava, ora invece tutti mi scrivono, tutti si incantano davanti al mio aspetto reale

Saspettava che lui la rassicurasse, le dicesse che era addirittura meglio di quanto credeva. Ma Vittorio non sembrava affatto entusiasta. E ciò la disturbava non poco.

Anche Giulia aveva scrutato il profilo di Vittorio con attenzione. Aveva visto le sue foto, letto la breve descrizione, verificato i suoi social. Tutto sembrava autentico: dirigente di unimportante azienda, una villa su due piani alle porte di Roma e due auto di lusso. Da far invidia a una pagina di rivista. Giulia si era chiesta cosa spingesse un uomo così a cercare una compagna online. Ma, in fondo, la ragione non era importante. Loccasione era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire.

Intanto, Vittorio continuava a controllare lorologio e calcolava il momento giusto per congedarsi senza sembrare scortese. Ogni minuto gli pesava. Cercava di partecipare alla conversazione, annuendo quando necessario, ma dentro di sé sentiva che quella ragazza non era affatto ciò che cercava.

Questa Giulia non lo colpiva per niente. La donna della foto, magari non bellissima, gli era sembrata almeno genuina e autentica. Davanti a lui cera invece una giovane curata, sicura di sé, ma che gli appariva distante, quasi recitasse una parte.

Guardò di nuovo lorologio. Ancora qualche minuto di convenevoli e avrebbe potuto congedarsi, scusandosi con un impegno di lavoro. Già pensava alla formula giusta: essere cortese senza allungare inutilmente la serata.

Vittorio tornò con la mente a quellunica foto: era rimasto colpito dalla silhouette della ragazza, morbida e autentica. Il tipo di donna che preferiva: forme rotonde, linee femminili, il vero ideale italiano di bellezza. Ricordava ancora come, guardando quella foto, avesse pensato: Ecco, finalmente qualcuno che vale.

Ora, invece, davanti a lui cera una donna completamente diversa. Molto magra, longilinea, quasi eterea nel maglione oversize. Cercava di non mostrare delusione, ma era difficile. Perché, si chiedeva, tutte le ragazze inseguivano ostinatamente la magrezza, tradendo la bellezza che la natura aveva donato loro? Da dove veniva quella fissazione per uno schema di perfezione che a lui non diceva nulla?

Parlarono ancora una decina di minuti soprattutto Giulia raccontava di sé, delle sue passioni, dei suoi progetti. Vittorio ascoltava solo in parte, pronto ormai ad abbandonare quella serata.

Alla fine propose, gentile:

Ti accompagno a casa? Tra unora ho una riunione urgente, ma faccio in tempo.

Giulia sembrò leggermente seccata, ma accettò:

Va bene, grazie.

Durante il breve tragitto parlarono pochissimo. Giulia fissava fuori dal finestrino, ogni tanto lanciandogli occhiate interrogative. Si salutò alla porta:

Mi scriverai stasera? Magari organizziamo una nuova uscita?

Ma certo, ti scrivo io. Ci sentiamo dopo, rispose Vittorio con un sorriso di cortesia, già deciso a chiudere lì qualsiasi contatto.

Giulia uscì, restando un attimo in attesa di parola in più che però non arrivò. Vittorio salutò, augurò una buona serata e ripartì.

Quella stessa sera cancellò il suo profilo dal sito di incontri e bloccò il numero di Giulia. Niente dubbi, niente forse. Non intendeva proseguire una situazione dove era tutto chiaro fin dal primo momento, anche se leducazione gli aveva impedito di alzarsi e andarsene prima.

********************

Qualche giorno dopo, Vittorio era a pranzo con un collega in una trattoria tipica vicino allufficio. Davanti a lui un piatto di tagliata alla fiorentina con patate al forno il suo preferito. Mangia con calma, osservando la sala e le persone. In molti tavoli, le ragazze ordinano insalate, poke o piatti light.

Perché, secondo te, le ragazze qui pensano solo alle calorie? sospira Vittorio, spostando il piatto di patate. Si privano di tutto il bello della vita. Davvero si può chiamare questo cibo? indica con la forchetta una ragazza che, a pochi tavoli di distanza, mangia solo lattughino. Neanche un po di piacere.

Il collega sorride, conoscendolo bene.

Perché la maggior parte degli uomini preferisce le donne magre, risponde sorseggiando il suo espresso. Tu sei diverso, però. Anzi, guarda quella ragazza laggiù: saranno dieci minuti che ti osserva. Dovresti darci unocchiata!

Indica discreto una brunetta snella che lanciava davvero occhiate curiose. Ma Vittorio nemmeno si gira.

Grazie, ma non mi interessa, taglia corto, con voce ferma. La vita privata è privata. Così come non metto il naso nei fatti tuoi, preferisco che anche tu non lo faccia con i miei.

Il collega alza le sopracciglia, ma incalza:

Ma la tua vita privata esiste ancora? ironizza. Ti dedichi solo al lavoro e alle tue passioni, ormai

Vittorio posa la forchetta, ed esprime il suo disappunto con uno sguardo severo.

Va bene, scusa, non dovevo si affretta ad aggiungere il collega, alzando le mani in segno di pace. Solo che vorrei vederti felice, tutto qui.

Vittorio non commenta. Continua a mangiare. In verità, la vita privata, negli ultimi tempi, era sparita. Lanno prima aveva interrotto una relazione con una donna che aveva seriamente pensato di sposare: si chiamava Graziella. Delicata, gentile, premurosa. E per lui aveva un fisico ideale, femminile e morbido.

Il loro amore era cresciuto senza sforzo. Vittorio le regalava fiori quasi ogni giorno, piccoli pensieri, attenzioni e sorprese che sembravano renderla felice. Osservava con piacere come gli occhi di Graziella si illuminassero davanti a ogni gesto.

Larmadio di Graziella sembrava la stanza guardaroba di una boutique: vestiti nuovi, gonne, camicie, scarpe sempre diverse. A lei piaceva cambiare look, lui la spronava. La vedeva radiosa, e questo lo riempiva dorgoglio.

I complimenti, con lei, non mancavano mai. Vittorio adorava dirle quanto fosse bella, come le donasse un abito o anche solo un maglione semplice. Era importante dimostrarle che la considerava davvero speciale.

Poi tutto cambiò. Graziella prese a frequentare più spesso le amiche bar, cinema, shopping. A ogni uscita, in lei notava segnali nuovi, prima appena percepibili, poi sempre più forti.

Una sera, rientrando dal lavoro, Vittorio la trovò davanti allo specchio, intenta a scrutarsi con aria pensosa.

Sono ingrassata! dichiarò con tono drammatico. Devo rimettermi in forma, altrimenti questestate in spiaggia sarà un incubo!

Vittorio quasi non credette alle sue orecchie. Si avvicinò, rassicurante:

Ma che dici? Stai benissimo, non devi cambiare nulla.

Non vedi! protestò lei. Guarda! Ho le cosce grosse, la pancia Le mie amiche dicono che ora vanno di moda le ragazze magrissime e muscolose. Se non mi do da fare, sembrerò antiquata!

Vittorio la prese per mano, parlando con fermezza:

Per me sei perfetta così come sei. Mi piace il tuo corpo, il tuo sorriso, tutto quanto. Perché cambiare qualcosa?

Ma Graziella ormai aveva un chiodo fisso: bisognava adeguarsi agli standard. Così iniziò una rivoluzione. Aboliti dolci, pane e tutto ciò che riteneva ingrassante. In frigo solo pollo lesso, broccoli e yogurt magro. Ogni mattina pesate e calcolo delle calorie.

Il cambiamento non fu solo nella cucina. Graziella divenne tesa e nervosa. Le vecchie conversazioni allegre lasciarono il posto a battute secche. Se Vittorio provava a farle un complimento, lei lo interrompeva:

Sii sincero! Non mentirmi!

Cercava di spiegarle di dire ciò che pensava, ma lei non ascoltava. Era ossessionata dal diventare perfetta. Provò dieci diete diverse, nuove regole ogni settimana: prima via i carboidrati, poi prova il crudismo, poi ancora digiuni a suon dacqua.

Vittorio assisteva smarrito. Ricordava la sua Graziella gioiosa, che amava mangiare insieme a lui quei piatti tipicamente italiani. Ora, invece, lei spiluccava insoddisfatta le sue insalate, e lo rimproverava se ordinava un piatto abbondante.

Una sera, tornando a casa, la tensione era tangibile. Graziella nervosamente sistemava i piatti in cucina.

Cosa succede? azzardò lui.

È tutta colpa tua! esplose lei. Non riesco a farcela per causa tua!

Ma che dici? si confuse lui.

Tu chiedi sempre piatti ricchi, e io poi cedo! lo incolpò. Sai che sono a dieta, ma continui a mangiare tutto ciò che mi tenta!

Vittorio cercò di spiegare:

Anchio ho diritto a mangiare normalmente. Perché dovrei rinunciare a tutto?

Le sue parole peggiorarono le cose. Graziella parlava sempre più veloce, elencando ogni errore il fatto che lui non la sosteneva, che non capiva, che con le sue abitudini la ostacolava.

Vittorio ascoltava, sentendo la stanchezza montare. Lo diceva davvero: per lui lei era perfetta! Ma ora, esausta dalle rinunce, vedeva in lui solo un ostacolo.

Guardava quella donna arrabbiata e non riusciva a credere che fosse la stessa Graziella che aveva amato. Poco prima era solare e spensierata, ora sembrava unaltra. Cosa ne era stato di quella ragazza capace di godersi la vita e di farlo sorridere?

Il futuro? Una domanda senza risposta. Continuare così era inutile: sarebbe stato un rincorrere fantasmi che lei non voleva più vedere. Adeguarsi? Allora avrebbe smesso di essere se stesso. Vivere con chi non ti crede e vede in te solo un ostacolo era diventato insostenibile.

Alla fine, si lasciarono. Vittorio ci pensò a lungo, cercò una soluzione ma ogni dialogo approfondiva le distanze. Ogni tentativo di riconciliazione sfociava in litigi. Non era più una relazione: era una pena dove erano spariti rispetto, gioia e comprensione.

La decisione di porre fine fu durissima. Ricordava i momenti felici i primi appuntamenti, i viaggi assieme, le sere tranquille a casa. Ma la realtà era ineluttabile: la nuova Graziella, costantemente ossessionata dallidea di diventare perfetta, non lo attirava. Era cambiata dentro e fuori, e ripristinare ciò che era perduto era ormai impossibile.

Lennesimo litigio fu il colpo di grazia. Parole dure, gesti bruschi, unultima discussione e poi il silenzio di una porta che si chiude. Vittorio rimase da solo nellappartamento ancora intriso del profumo di lei, tra foto comuni e abiti lasciati nellarmadio.

I primi tempi dopo la rottura furono i più difficili. Talvolta si ritrovava a digitare il numero di Graziella, poi si bloccava. Pensava di aver sbagliato, che avrebbe dovuto lottare ancora un po. Ma poi ripensava agli ultimi mesi le continue accuse, la tensione e capiva che non cera più strada per tornare indietro.

Dopo sei mesi, deluso e stanco, decise di provare lultima carta: iscriversi a un sito di incontri. Non si aspettava miracoli, ma almeno sperava di conoscere qualcuno con cui parlare e sentirsi di nuovo in compagnia.

Scorreva con attenzione i profili, leggeva descrizioni, osservava foto. Alcune donne apparivano troppo serie, altre troppo frivole. Alcune ricordavano vagamente la prima Graziella, ma poi scopriva che non cera nessuna affinità. Altre simpatiche, ma mancava sempre qualcosa.

Ogni tentativo era vano. Andava agli appuntamenti, chiacchierava, sorrideva, ma dentro sentiva un vuoto. Nessuna suscitava quel calore e quella scintilla che aveva provato allinizio con Graziella. Sapeva che il problema non erano le altre: era lui, ancora legato al passato che ora pareva una fiaba lontana.

********************

Col tempo, però, la vita cominciò lentamente a tornare sui binari. Vittorio ogni tanto pensava al passato, ma il presente lo assorbiva tra lavoro, amici e passioni.

Un giorno il destino gli regalò una piacevole sorpresa. Era entrato in un bar vicino allufficio per un caffè da portare via. Ad un tavolo sedeva una ragazza sui trentanni con un libro aperto. Ogni tanto scriveva qualcosa su un taccuino, poi si guardava intorno, sorrideva se si accorgeva di essere osservata, e tornava a scrivere.

Cera qualcosa di particolare nel suo modo di stare seduta: naturalezza, serenità, sicurezza. Non si specchiava in ogni vetrina, non era ansiosa, mangiucchiava il suo cornetto senza troppe preoccupazioni. Quando incrociò gli occhi di Vittorio, gli sorrise, con estrema sincerità.

Decise di avvicinarsi.

Scusi, sembra molto concentrata. È un diario personale o lavora? chiese cercando di non sembrare intrusivo.

Sia luno che laltro, rispose lei. Sto scrivendo un articolo per il mio blog. Lei lavora qui vicino?

La conversazione nacque spontanea. Si chiamava Bianca. Lavorava come modella ma non nel senso tradizionale. Si occupava di shooting per cataloghi e siti di moda dedicati a donne curvy. Il suo volto e il suo fisico erano spesso in homepage di negozi che proponevano abiti comodi ed eleganti, senza inseguire la magrezza.

Ciò che stupì Vittorio fu il modo sereno di Bianca di parlare di sé.

Io credo che le diete siano quasi sempre una perdita di tempo, disse durante il pranzo. Certo, se ci sono ragioni di salute è diverso. Ma rinunciare a tutto solo per una taglia no. A me piace godermi la buona cucina, muovermi allaria aperta e stare bene con me stessa. Mi amo così come sono.

Parlava in modo semplice e genuino, e Vittorio non poté che sorridere. Da tempo non incontrava persone che sapessero accettarsi.

Iniziarono a frequentarsi. Bianca non chiedeva regali costosi, non cercava litigi, non voleva imporre il suo modo di pensare. Con lei si poteva parlare, o restare in silenzio, senza forzature. Bianca non cercava di cambiarlo, ma sapeva sempre condividere il suo punto di vista in modo rispettoso.

Vittorio sentiva dissolversi le tensioni lasciate dalla storia con Graziella. Con Bianca tornava a godere dei piccoli piaceri: una passeggiata allEur, una cena alla buona, le sue risate franche.

Dopo sei mesi, fu chiaro che non voleva più aspettare. Una sera, nel bar dove si erano conosciuti, le porse una scatolina e le disse, guardandola negli occhi:

Vorrei che tu fossi mia moglie.

Bianca esitò solo un attimo, poi scoppiò a ridere, felice:

Sì, certo che sì.

Si sposarono senza cerimonie sfarzose, circondati solo da amici e parenti sinceramente felici per loro. Non importava il giudizio degli altri: bastava lamore e il rispetto che avevano costruito, la felicità semplice di chi si è trovato nella propria imperfezione.

La vita gli aveva insegnato che rincorrere standard irraggiungibili porta solo infelicità. Ma saper apprezzare se stessi e chi ci sta accanto, con le proprie unicità, dona una bellezza che nessun ideale imposto potrà mai superare.

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