“Non tutto va per il verso giusto per me,” rispose Elena. “Il mio patrigno mi rimprovera continuamente.”

Come ti chiami, bellissima? Lo sconosciuto si sedette accanto alla ragazza, con aria misteriosa. Mi chiamo Fiorella! rispose lei, stringendosi nelle spalle. E tu chi sei? Io sono Carlo, tua madre ed io stiamo per vivere insieme. Ora noi tu, io e tua madre siamo una vera famiglia, capisci?

Poco tempo dopo, la mamma di Fiorella e lei si trasferirono insieme a Carlo. Il patrigno aveva un appartamento ampio, luminoso, con tre camere in centro a Firenze; lì, Fiorella ricevette finalmente una stanza tutta sua. Carlo era sempre gentile con lei, le portava spesso delle paste fresche, caramelle dalla pasticceria e giocattoli nuovi. Il padre biologico, invece, chiamava la figlia soltanto quando voleva discutere animatamente con la madre.

Poi la madre rivelò a Fiorella che suo padre aveva formato una nuova famiglia e si era trasferito lontano. Fiorella si sentì ferita, perché suo padre le era caro. La mamma poteva anche sgridarla e darle uno scappellotto qualche volta, ma suo padre non lo aveva mai fatto. Fiorella ricordava con precisione che il giorno della separazione, la madre aveva urlato contro suo padre, persino cercato di colpirlo. Quella parola risuonava ancora nella mente della bambina:

Non credere che tu sia stato il primo a farmi le corna, le hai fin da tempo, sei come un cervo!

Poi la mamma raccolse le sue cose e si trasferirono dalla nonna. La piccola Fiorella non riusciva a capire cosa significassero quelle corna, visto che suo padre era completamente calvo e non aveva neppure un capello. Così la mamma e il papà si separarono definitivamente.

Le cose con Carlo andarono bene fino a che Fiorella iniziò la prima elementare. La scuola non le piaceva per niente, era vivace e chiacchierona durante la ricreazione; per questo, spesso venivano chiamati i genitori a scuola, e a volte doveva andarci proprio Carlo. Il patrigno prendeva molto sul serio la sua educazione e spesso faceva i compiti insieme a lei.

Tu non sei nessuno per me, non puoi comandarmi! ripeteva Fiorella, ricordando le parole sentite dalla nonna. Io sono tuo padre, perché sono io che ti sfamo e ti vesto, rispondeva Carlo serio, ma con dolcezza.

Il decimo compleanno portò una svolta: il vero padre di Fiorella tornò in città. Ormai la ragazza aveva capito benissimo cosa volesse dire fare le corna. Chissà, la seconda moglie avrà fatto altrettanto con lui, per questo lha lasciata, aveva commentato la madre. Quando il padre chiese di vedere la figlia, la madre acconsentì e Fiorella corse a incontrarlo piena di gioia.

Come stai, bella mia? domandò il papà. Così così, rispose Fiorella, sospirando. Carlo mi sgrida sempre. Ma lui non è nessuno per te, che diritto ha di alzare la voce? tuonò il padre, infuriato. Anche la nonna lo dice, ma a Carlo non importa nulla, esagerò Fiorella: in realtà, Carlo non aveva mai urlato con lei. Cercava semplicemente di fare ingelosire il papà. Va bene, ci penso io, disse il padre, determinato. Passeggiando insieme nel Parco delle Cascine, scoprirono che dei dieci scivoli lì presenti, su solo otto potevano salire i bambini, sugli altri era obbligatoria la presenza degli adulti, ma il padre rifiutò di accompagnarla sulla giostra. Poi Fiorella gli confidò che tra poco avrebbe compiuto gli anni e che desiderava tanto un nuovo smartphone. Quando la madre tornò a prenderla, le raccontò che Carlo non aveva mai urlato con lei, ma il padre non volle ascoltare.

Il mio papà è proprio tirchio! si lamentò Fiorella con Carlo. Non mi ha comprato niente al parco, solo un gelato, e basta. Gironzolato per Firenze, niente di più. Carlo, tu sei molto meglio di lui. Rimediamo allora al suo errore e questa domenica andiamo al Parco Avventura coi tuoi amici, propose Carlo, sorridendo.

Purtroppo, la gita programmata fu cancellata allultimo momento a causa di una crisi improvvisa al lavoro di Carlo. Inoltre, ignorò deliberatamente i riferimenti a uno smartphone nuovo.

Papà, Carlo mi ha preso in giro! singhiozzò Fiorella al telefono col padre. Ha promesso che saremmo andati al centro giochi nel weekend, poi ha detto che non mi merito né la gita né il telefono nuovo.

Anche se Fiorella stava mentendo, quelle parole colpirono il padre che si presentò poco dopo con uno smartphone, esaudendo il sogno della figlia. Lultima volta non aveva ascoltato le sue richieste, stavolta invece, complice la situazione, decise di accontentarla. Purtroppo, però, il nuovo regalo era una versione economica; i soldi non bastavano per un modello allultima moda.

Non potevi aspettare il tuo compleanno? sbuffò Carlo. Io vorrei un cane! dichiarò Fiorella, fiduciosa. Ma no, chi pensi che lo porti fuori ogni giorno? Tu non vuoi mai uscire nemmeno per una passeggiata! rispose il patrigno, scoraggiato.

Al sentire queste parole, Fiorella scoppiò in lacrime e chiamò subito il padre: Papà, ti prego, portami via da qui! Carlo non fa altro che rimproverarmi e farmi la morale, gridò tra i singhiozzi.

Così scoppiò una discussione furibonda tra i genitori. Nel frattempo, Fiorella venne mandata a vivere dalla nonna. Non molto dopo, anche la madre arrivò a casa della madre con i suoi bagagli, annunciando che avrebbe lasciato Carlo. Il suo vero padre ritornò dalla moglie, visto che si era scoperto che sarebbe diventato padre di nuovo.

Adesso, Fiorella non avrebbe né il tanto desiderato smartphone nuovo, né il cane. Anzi, da nonna Teresa, non avrebbe potuto nemmeno prendere un gatto.

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