“Andatevene subito, andatevene via da qui, qui c’è sicuramente qualcosa di maligno…”, disse il parroco con voce turbata, poi si alzò e ci abbandonò…

Mi ricordo ancora quel periodo, quando io e mia moglie avevamo appena acceso un mutuo per un appartamento luminoso, situato in un quartiere nuovo di zecca a Firenze, con i cantieri ancora aperti e i muri freschi di vernice. Dobbiamo assolutamente benedire la casa! Siamo i primi ad abitarla, e non si può cominciare una nuova vita senza la protezione del Signore, incalzava subito mia nonna, determinata come solo le nonne italiane sanno essere. Anche mia madre si schierò con entusiasmo: È fondamentale, bisogna portare felicità, gioia e prosperità in questa casa che ora è la vostra.

Nonostante io e mia moglie, Lucia, inizialmente fossimo poco convinti, non riuscimmo a resistere alla pressione della famiglia. Così decidemmo di organizzare una cerimonia di benedizione.

È indispensabile, figli miei, ribadì severa la nonna. Nel giorno scelto, puntuale come solo i preti di paese sanno essere, la campanella suonò e sulla soglia apparve don Giuseppe: aveva la barba lunga e bianca come la neve, un crocifisso dorato che gli pendeva dal collo e tra le mani una piccola valigetta consunta e lincensiere. Consegnò a ognuno di noi una candela, spiegando con voce ferma ogni passaggio del rito.

Figlioli, seguite le mie indicazioni: accendete la candela e camminate dietro di me, disse solennemente. Ci disponemmo in fila, aspettandoci un momento sacro e carico di emozione. Invece, quando mio padre cercò di accendere la sua candela, la cera pareva ribelle: fumava, crepitava, ma proprio non voleva saperne di accendersi, nonostante i tentativi ripetuti. Dopo svariati vani sforzi, don Giuseppe raccolse in fretta le sue cose nella borsa, lo sguardo improvvisamente inquieto.

Andiamocene, via di qui Cè qualcosa di strano in questa casa, mormorò il sacerdote, la voce carica di incertezza e persino un pizzico di paura. Afferrò la sua valigia e se ne andò di corsa, lasciandoci tutti interdetti sulluscio.

Un prete strano e una candela ancora più strana, commentò Lucia, notando come la candela del prete, adesso, si consumasse regolarmente.

Forse era semplicemente nella giornata sbagliata, dai e il rito non è riuscito, cercò di sdrammatizzare mamma, con quel fare tutto toscano di rendere leggera anche la malasorte.

Predica bene e poi scappa Chissà, magari nella canonica non prende il Wi-fi, pensai tra me e me, cercando di vedere il lato buffo della faccenda. E poi, dove dovremmo scappare? Siamo già legati a questa casa per i prossimi quindici anni, bollette comprese! aggiunsi con un sorriso amaro.

Allora, rimaniamo qui o cerchiamo un altro prete? La voce ferma e affettuosa della nonna ci richiamò alla realtà, invitandoci a trovare una soluzione per questa situazione così inaspettata e tutta italiana.

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