Oggi, mi ricordo bene: sono passati ormai due anni da quando ho iniziato a preparare la valigia. La mia, e quella di mio figlio. Ho montato il seggiolino in macchina. Ho comprato un piccolo scaldabiberon. Poi ho guidato fino al tribunale per ritirare lapprovazione dellaffidamento.
Qualche ora dopo ero già in viaggio verso la cameretta di mio figlio. Proprio quel giorno ci saremmo finalmente ritrovati. Per tutta la settimana precedente avevo percorso sessanta chilometri ogni volta, sia allandata che al ritorno, pur di vederlo e poi rincasare. È stata una settimana infinita.
Allora era così piccolo. Di solito sdraiavo Matteo a pancia in giù e mi perdevo a sognare che fosse già parte di me. Come se fosse sempre stato il mio bambino. Forse anche lui lo sentiva, in fondo. In quei momenti era tranquillo, sereno.
Chi adotta in Italia chiama questa giornata la Giornata della Cicogna. È il giorno in cui una nuova presenza tanto attesa entra a far parte della famiglia, e tutti sembrano più felici. I genitori trovano un nuovo significato per la loro vita, e il bambino scopre finalmente cosa significa avere una mamma e un papà. È la speranza di una vita normale che nasce.
Per sentire davvero mia figlia, per accettarla come parte di me, mi ci sono voluti mesi. Invece, con mio figlio è stato diverso: ho sentito subito quel posto speciale nel cuore che era solo per lui. Anche in casa è stato tutto naturale, come se ci fosse sempre stato. Non sono ancora riuscita a capire come sua madre abbia potuto prendere una decisione simile, come abbia potuto lasciarlo andare via così, senza nemmeno guardarlo davvero. Se lavesse guardato anche solo un istante, forse le cose sarebbero andate diversamente. Era impossibile non amarlo. Forse era destino che dovesse arrivare nella mia vita. Era scritto che fosse con me.
Io lo chiamo il mio bambino-miracolo. È pieno di carisma, una forza della natura. Che possa crescere sempre felice, il mio piccolo Matteo. È un onore essere tua mamma.







