Amore
Secondo il giudizio delle donne del paese e anche degli uomini Livia Corni, si era comportata in modo immorale nei confronti della propria sorella Caterina.
E la storia andò così.
I Corni erano una famiglia rispettabile: Federico Michele aveva lavorato una vita sui trattori, e Maria Stefania era cuoca nella scuola elementare.
Maria Stefania aveva lottato a lungo, da giovane, per avere figli: tra erbe e filtri delle sapienti, aveva trovato infine la grazia divina e venne al mondo la piccola Livia.
Nonostante un nome dolce come lamore, la bambina crebbe tuttaltro che bella, ma questo ai Corni non importava nulla: era una figlia tanto desiderata e basta, anche se camminava un po stortigna, con il capo piegato da un lato e una lieve gobba sulla schiena, come se portasse uno zaino invisibile.
Livia divenne una ragazza di casa, affettuosa, ma introversa, restia a socializzare con i coetanei, sempre silenziosa e appartata.
Quando Livia terminò le scuole, in casa Corni avvenne un piccolo miracolo: nacque Caterina, la tanto attesa sorellina.
Caterina era invece bella e vivace, non aveva mai paura di rispondere a tono e, crescendo, sfidava tutti i ragazzi del vicinato a colpi di bastone come una vera piccola guerriera.
Livia si prese cura della sorella con dedizione, e così, occupata da questa responsabilità, non pensò molto al proprio futuro. Comunque non brillava né per intelligenza né per impegno: i suoi non la spinsero a trasferirsi a Milano o Torino, come tanti.
Quando Caterina fu più grande, Livia riuscì a prendere il diploma da pasticcera, ma la responsabilità della cucina la spaventava; alla fine fu la madre ad aiutarla a trovare lavoro come portalettere nel paese.
***
Gli anni passavano e Caterina diventò studentessa universitaria.
Livia, ormai adulta, si era trasferita in una casetta tutta sua, un piccolo rustico in legno con pollaio e forno, che i genitori avevano contribuito ad arredare. Era accogliente e dolce, così come Livia non aveva mai sentito il bisogno di lasciare il paese. Voglio restare in campagna, vicino a voi, ripeteva.
Tutto sembrava tranquillo, ma nessun matrimonio allorizzonte. In paese non cerano pretendenti adatti; forse era stata lei, a chiudersi nei suoi limiti…
…Alla prima visita da studentessa, Caterina arrivò dai genitori non sola, ma con unamica. Dopo un mese si presentò con un ragazzo.
I Corni ne rimasero scossi.
E questo chi è?
Mamma, papà, vi presento il mio ragazzo. Siamo solo amici, non pensate male!
Caterina! sinfuriò Maria Stefania Ti abbiamo mandato in città a studiare, non a cercare ragazzi! Smettila subito!
Maria Stefania si disperava davanti alla porta, impedendo loro di entrare.
Il padre avrebbe voluto prendere a calci il ragazzo giù dal portico.
Siamo contenti di vederti, ma non di lui, tagliò corto Maria che prenda lautobus e torni da dovè venuto!
Ma dove va a questora? protestò Caterina.
Il ragazzo guardava intorno, con aria sorniona e gli occhi azzurri alla luce del sole.
Non ricordo nemmeno la strada per la fermata, disse.
Ti accompagno io, si offrì Caterina.
Così lo portò non alla fermata, ma a casa della sorella.
Dai, Dario, non farne un dramma, borbottava. Con i nostri genitori non poteva che andare così.
Sono dei dinosauri, i tuoi. Tua madre mi ha quasi tirato addosso unaccetta…
Non ti preoccupare, lo calmò Caterina. Papà in fondo è buono come il pane.
***
Livia non aspettava nessuno.
Era solitaria, poco incline alle visite, e arrossì come una ragazza alla vista dello sconosciuto.
Sorella, supplicò Caterina con le lacrime agli occhi ti prego, ho con me un amico e i genitori non lhanno voluto in casa. Non può dormire per strada fino a domani! Ti prego, fallo restare qui stanotte. Ma non dire nulla ai nostri.
…E chi avrebbe mai potuto immaginare dove sarebbe andata a finire la storia?
Il ragazzo mangiò con gusto, osservò la casa e sfoderò, con nonchalance, una domanda:
E il marito dovè?
Non ho marito.
Davvero? E questa casa è tua?
Sì.
Ma davvero in tutto il paese non ci sono uomini? Non posso credere che una donna così viva sola.
Livia si sentì mancare le gambe e il cuore prese a batterle forte.
Passò il pomeriggio fuori, temendo di tornare dentro mentre lui era in casa.
Verso sera, vinse la paura, preparò una cena veloce e apparecchiò per due, fermamente decisa: appena il letto sarà pronto per lospite, avrei chiuso a chiave la casa, dormendo dai suoi. Allalba lo avrebbe liberato.
E proprio mentre sistemava la stanza, lui la abbracciò da dietro, stringendola.
Livia, hai paura di me? le domandò, la voce roca.
N-no…
Allora perché tremi come una foglia?
Mai, mai nella sua vita la donna aveva sentito il tocco di un uomo. Si paralizzò, rimase senza parole. Poi… il mattino arrivò, coi galli a cantare e mille domande nella testa.
***
La voce, che la “zitella” Livia aveva trovato un giovane fidanzato, corse in tutto il paese di San Martino.
Le comari si raccolsero a bisbigliare sulla processione imminente verso il municipio. Dove lha scovato? Non mette mai piede fuori di casa!
Accanto alla figura poco attraente di Livia, il promesso sposo brillava di giovinezza: ripulito e in abiti freschi, attirò tutti gli sguardi.
Bel ragazzo, dicono venga dalla città. Livia ha quasi quarantanni, lui a malapena trenta!
Qualcuno fu ancora più crudele:
E le ragazze giovani e belle non trovano nessuno, e lei sì! Non durerà mai, quella coppia!
Si vociferava che Katia Sciacallo, madre single, avrebbe fatto carte false per un uomo e Livia invece, si era presa il ragazzo della sorella!
Le lingue malevole si scatenarono: Lascia spazio ai giovani, Livia! Non sei più ragazza!
Ma, in ogni villaggio, anche il più sereno, non mancano linvidia e la malelingua.
I Corni, però, sapevano tutto e tacevano.
La giovane Caterina aveva portato il fidanzato in casa, e costui si era incollato a Livia. Ma questo i genitori lo seppero solo più tardi.
Alla fine Caterina, offesa, lasciò la casa.
Maria Stefania notò qualcosa che non andava: la figlia maggiore veniva sempre meno, appariva strana, agitata.
Non starà bevendo?, sussurrò al marito.
Così si misero a seguirla: sorpresa! Non viveva sola, ma nascondeva Dario, il ragazzo della sorella, in casa.
Il loro ingresso fu rocambolesco: quando i genitori entrarono, lui si nascose nellarmadio.
Ciao figlia, sospirò Federico entrando. Dai, mostraci che cosa nascondi.
Livia si nascose in un angolo.
Non nascondo nessuno.
Sospirò suo padre.
Dai, Livia, ti conosco da trentasette anni Non sei capace di mentire. Esci, ragazzo!
Il silenzio regnò. Poi i genitori si accomodarono in cucina, osservando larmadio.
Allora, vi sposate? chiese Federico, distrutto.
Livia abbassò il capo al piano. Dario uscì, finalmente.
Piacere…
Maria Stefania studiò il ragazzo: ora era decisamente più in ordine, con indosso una maglietta che si accorse era quella di suo marito!
Livia, ma te ne appropri delle cose di tuo padre per questo tizio?
E capì chi era: prima aveva tentato con la giovane Caterina, ora con la sorella maggiore.
***
Dario si sentiva a disagio, ma disse:
Sono libero e scapolo; posso sposarmi. Ma lo dico subito: non ho soldi. Per leventuale matrimonio non contate su di me.
I genitori si scambiarono uno sguardo: troppo tardi per rimediare, meglio sposare Livia, almeno la reputazione era salva.
Così, pochi mesi dopo, Livia uscì di casa al braccio di un uomo, tenendolo stretto come un tesoro.
Per lei, quelluomo divenne casa.
***
Vissero in armonia… in parte: il marito trascorreva le giornate sdraiato come un sultano, mentre Livia sfornava crostate e preparava brodi, indugiando ad ogni suo bisogno.
Dopo qualche settimana, Federico si presentò:
Dai Dario, aiutami a spaccare la legna.
Io non ne sono capace, si schermì.
Imparerai e lo trascinò via.
Livia, intanto, fu trascinata dalla madre a fare compere: La gente sparla, dici che sembri uno purè al fianco di tuo marito! Andiamo, ti sistemo: vestiti nuovi, scarpe, un taglio ai capelli!
Gli anni passavano, le donne del villaggio curiosavano sempre più: le divorziate iniziavano a girare per casa di Livia, in cerca di Dario. Livia comprese al volo il rischio: le intenzioni erano chiare.
Presto, i problemi familiari si aggravarono: Caterina, furiosa per la perdita di Dario, tagliò ogni rapporto con Livia.
Dovevo affidarti Dario, ma tu te lo sei preso! Lui era il mio ragazzo! Ora non ho né lui né una sorella!
Livia soffrì molto.
Dario, sei con me solo perché ho una casa?
Rispose con reticenza, poi raccontò la realtà della sua vita: famiglia povera, abbandono delle scuole, e la convenienza nella relazione con Caterina. Ma fu cacciato dai Corni. Con Livia invece, trovò casa e pace.
Con te è diverso. Non chiedi nulla, qui si sta tanto bene Quando mi hai sfamato, non volevo più andarmene.
Insomma, stai con me solo perché non hai dove andare?
No, sei la mia donna, mentì.
***
Nel giro di poco il paese fu percorso da nuove dicerie: È un approfittatore! Lavora poco, sta in casa, e la povera Livia lo mantiene.
Livia sentiva tutto, ma aveva imparato a non ascoltare.
Presto nacque anche un bambino, Alessio. Dario non seppe mai nulla: scelse la solitudine.
Caterina, invece, trovò un altro ragazzo: Nicola. Quando arrivò il tempo delle nozze, Nicola conquistò tutti con la sua energia e simpatia, anche se non aveva nulla di materiale.
Dopo un po, matrimonio finito. Nicola sparì, lasciando il figlio piccolo a Caterina, che tornò in città per terminare gli studi. Così i nonni e la zia Livia tirarono su il nipotino, Ciro.
Gli anni continuarono a scorrere. Dario, mantenuto dalla moglie e controllato ogni giorno dal suocero, ingrassò e perse lo spirito. Un giorno, Livia tornò esausta dal lavoro nei campi: casa vuota, marito scomparso, solo il nipote.
La vicina le consegnò una lettera:
Livia, grazie per tutto. Qui non è la mia vita, vado via. Ho preso qualche euro per la strada. Se fossi orfana, saresti perfetta.
Livia guardò in silenzio quel biglietto e abbracciò il nipote, pensando: Perché se nè andato?
Alla fine, Dario non tornò più. Anni dopo, Livia ebbe un altro figlio, Alessio, e crebbe anche il nipote, che iniziò a chiamarla mamma.
Non mi arrabbio con il destino, concluse Dario è stato una parentesi: grazie a lui ho conosciuto amore e maternità. Ora vivo per me, i miei figli e la famiglia.
***
Che sciocca, dicevano in paese. Si è fatta incantare da un parassita! Ma chi si accontenta di un ragazzotto con una donna più grande?
Livia ascoltava, sorrideva, e continuava a passeggiare coi bambini. Le malelingue sempre ci saranno magari domani anche lei ne diventerà una…
Di cosa si deve parlare, in un paese dove la vita scorre lenta e silenziosa?
E sorride pure… Povera illusa.
***
Dario tornò, quando ormai nessuno lo aspettava, più maturo e stanco.
Mi accetti? E chi è questo, il piccolo Ciro?
Livia prese in braccio Alessio e accompagnò il figlio in cucina.
Siamo a posto così, Dario. Tu cerca la tua strada.
Allora, non mi vuoi più? Mi vuoi abbracciare, vero?
No, Dario. Non cè più niente. La fiducia non ritorna. Io ho da fare, domani si va nei campi.
Davvero tuo padre è ancora vivo, nei campi?
Così calò il silenzio. Livia guardò Dario andare via.
Allora addio. Scrivimi se ti servo.
***
Oh Livia, ancora testarda. Gli uomini come Dario non crescono sugli alberi… avrebbe potuto riprenderlo in casa, almeno!
Ma Livia stringe i figli a sé, e cammina sotto il sole, sorridendo tra le voci del paese.






