Se pensi che abbia mai sognato una famiglia, ti sbagli di grosso. Non ho bisogno di una moglie. Soprattutto, non di una come te.

Acuni ani fa, il mio amico Carlo si è sposato. Devo ammettere, ha resistito davvero tanto insomma, a trentatré anni in Italia è già considerato quasi un eremita! Ha sempre vissuto solo per sé stesso e non perdeva occasione di dichiararsi contrario al matrimonio. Visitare i genitori la domenica, fare la spesa settimanale, cenare con i parenti… tutte attività da cui fuggiva come il diavolo dallacqua santa. Quando amici e famiglia lo prendevano in giro, Carlo rispondeva sempre:

Ho la mia casa, un lavoro, che me ne faccio di una famiglia? Sto benissimo da solo, grazie. E poi, ho un amico fedele il mio cane Tito. Noi due non sappiamo nemmeno cosa sia la noia. E le donne? Oggi ci sono, domani… addio.

Ma, si sa, le certezze finiscono. Ed è finita anche per Carlo. È caduto in trappola, ovviamente di una donna. Una ragazza astuta, bisogna dirlo… Si mostrava volutamente irraggiungibile, più lui provava meno ci riusciva. Lei si chiamava Giulia e si sono incontrati in una pasticceria, come da tradizione nostrana. Aveva ventinove anni, già alle spalle un divorzio, senza figli però.

Dopo poco si sono rivisti. Giulia è rimasta qualche notte da Carlo e, quasi senza che lui se ne accorgesse, i vestiti di lei sono spuntati nellarmadio. Prima che potesse rendersene conto, già convivevano. Un giorno, mentre stavano in cucina a sorseggiare un caffè altro che tè Giulia sfoderò la bomba:

Carlo, sai che hai fatto un paio di volte lallusione al matrimonio? Beh, forse dovrai accontentarti: ci sto.

Carlo, per quanto ci abbia pensato, non ricordava proprio di averne mai parlato. Ma negare era inutile. Provò, certo, ma Giulia saltò subito a parlare dei preparativi del matrimonio.

Carlo sentiva scappargli il controllo della situazione, ma alla fine cedette. Prima o poi tocca a tutti, si diceva. E poi, Giulia mica era una cattiva scelta. Così si perse un altro scapolo incallito.

Il primo anno da sposati andò a meraviglia, salvo qualche innocente litigio. A Giulia non piaceva affatto che Carlo tornasse ogni tanto tardi o avvinazzato da qualche serata con gli amici. Lei, di rimando, si sfogava raccontando tutto allex marito una pratica tutta nostrana, altro che privacy! Carlo, ovviamente, non gradiva per niente che la moglie chiacchierasse con lex.

Giulia, per difendersi, sosteneva che bisogna essere amabili con tutti. Un giorno, dopo aver festeggiato il compleanno del capo allufficio, Carlo tornò barcollando a casa. Si sdraiò nellaltra stanza e, tra uno sbadiglio e laltro, sentì la moglie parlare col cane.

Guarda che volpone sei tu. Mangi, dormi, e basta, tutta la giornata. Sai solo dormire. Proprio come il tuo padrone. No… tu sei anche più furbo. Non parli ma capisci tutto. Il tuo amico invece, non capisce proprio niente. Ma come si fa a vivere così?

Carlo ascoltava e stava per intervenire, ma restò lì.

È tornato di nuovo ubriaco. Anche tu detesti quellodore? Sta peggiorando, ormai. Non lo sopporto più. Sai che mi pento di essermi sposata con lui? Allinizio sembrava uno normale, invece era proprio un disastro! Il mio ex marito era molto meglio. Almeno lui non beveva, portava a casa i soldi. Perché lho lasciato? Beh, mi ha tradita un paio di volte, ma chi non lo fa? Perlomeno faceva regali! Sapeva chiedere scusa come si deve. Adesso insiste che dovrei tornare da lui. Che devo fare, Tito? Adesso è tutto nelle tue zampe. Dammi un segno, dai.

Improvvisamente Carlo piomba in cucina. Chiama il cane vicino e, guardando la moglie negli occhi, dice:

Se credi che sognassi la famiglia, ti sbagli. Non ho mai voluto una moglie, specialmente come te. Sei stata tu a trasferirti a casa mia, senza nemmeno un invito. Mi fai passare la voglia di vivere. Hai unora per fare le valigie. Il tuo ex sicuramente ti aspetta. O vai da chi ti pare. Ah, e domani puoi pure portare i documenti per il divorzio.

Invece di uscire con dignità, Giulia scoppia in lacrime, chiede mille volte scusa, poi accusa Carlo di essere insensibile. Ma lui niente, fermo come un cartello della ZTL. Così, la prese letteralmente e la accompagnò fino alla porta. Giulia chiamò subito un taxi, salì e sparì, direzione ignota, spargendo lacrime sullasfalto romano.

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