Crisi di mezza età
Alessio osserva con un certo disappunto sua moglie mentre si muove indaffarata ai fornelli.
Cosaltro potevo fare? Tapis roulant lho comprata? Sì, lho comprata. Abbonamento in palestra con tanto di piscina? Fatto anche quello. E allora dovè il risultato? Dove è finita quella dea che era la mia Silvia ventanni fa?
Silvy, che programmi oggi? chiede Alessio.
Stamattina devo andare dai clienti, poi palestra, poi passo a prendere Michele, e poi preparo la cena. Perché?
Niente, chiedevo così, risponde lui, ma dentro pensa: almeno ci va davvero in palestra. Forse, con il tempo riesce davvero a perdere quei chili in più.
Dopo colazione Alessio, come ogni giorno, si veste ed esce di casa, dirigendosi verso la sua vecchia Fiat Punto. Fino a quel momento ha fatto tutto in automatico, ma oggi… oggi guarda la macchina con occhi diversi e capisce: devo cambiare macchina. O forse venderla e usare i mezzi pubblici. Poi abbassa gli occhi sulle sue scarpe consumate, poi ai pantaloni. Sospira pesantemente: i suoi vestiti sono vecchi come la macchina.
Lumore ormai è sotto i tacchi.
Cosa gli resta da fare? Si mette al volante e parte per lufficio.
…………………
In ufficio, la giornata peggiora ancora. Il capo chiede di venire anche sabato, ovviamente senza straordinari. I colleghi bisbigliano che presto ci saranno tagli, soprattutto fra i più anziani.
Manca ancora un bel po alla pensione, si difende Alessio.
Eh, ma hai già quarantanni. E quaranta, amico, pesano!
Lumore precipita ancora di più.
Già, ha superato i quaranta. Bravuomo, lavora sodo, fa quello che deve. Sono più di dieci anni che è lì, mai un aumento, mai nemmeno una targa di riconoscimento. Vabbé, soldi e premi da qualche parte possono anche passare, ma nemmeno un grazie.
Prova a lavorare, ma non ci riesce. Tutto dentro di lui protesta, il lavoro gli sembra senza senso, inutile.
Ma davvero sognavo questo da ragazzino? pensa Alessio. Si risponde da solo: no. Voleva lavorare il legno, creare mobili con le sue mani. Voleva regalare gioia agli altri. Ma la mamma gli disse che era una sciocchezza e lo spinse a fare ragioneria.
Ed eccolo qua, seduto sulla sedia di unazienda a cui ha dato dieci anni della sua vita, col sentimento amaro di aver sprecato la sua esistenza: lavoro che non ama, moglie che ormai lo innervosisce, un figlio maggiore che lo tratta con sufficienza. E in fondo il figlio ha ragione: di cosa dovrebbe essere orgoglioso? Non ha combinato niente, è uno qualunque, un uomo nella media, né carne né pesce. Ma soprattutto, nella sua vita manca la felicità. Davvero tutto è stato inutile? Davvero?
……………..
Passano i giorni, ma la nube sopra Alessio non si dissolve.
Forse potrei chiamare Antonio e bere una birra al bar insieme? O magari una pescatina? Una grigliata di salsicce, qualcosa del genere?
Prende in mano il telefono, lo rimette giù: la tristezza lo assale e si ributta sulle cifre del monitor.
Alessio, mi hanno detto che sei il miglior analista dellufficio, allimprovviso la voce di Annalisa, la segretaria del direttore, davanti alla sua scrivania. Sgrana gli occhi sorridendo, unaria dolce, le mani giunte come a chiedere un favore. Alessio sente la voglia di abbracciarla, di proteggerla, di fare tutto quello che chiede.
Annalisa, dimmi pure, dice lui.
E per mezzora ascolta le sue richieste, risolve tutto in cinque minuti, e poi di nuovo la ascolta mentre lo ringrazia, lo riempie di lodi.
Annalisa, che ne dici di andarci a prendere un caffè insieme, propone improvvisamente Alessio, stupito dalla propria audacia.
Volentieri, risponde lei e sfodera sorrisi pieni di promesse. Quando finisci qui, passa da me.
Si alza e, prima di uscire, si volta e gli manda un bacio.
Dire che Alessio è stupito è poco: è proprio sconvolto. Possibile che proprio lui, quello con la Punto scassata, con lo stesso completo di cinque anni fa, il noiosetto di tutti i giorni, piaccia a una ragazza giovane e attraente? Una cosa incredibile…
Ovviamente, appena scocca le 18, vola da Annalisa.
Annalisa, eccomi! esclama allegro.
Perfetto. Io sono pronta.
Lei prende la borsa e vanno davvero al bar sotto lufficio, ordinano due espressi. Annalisa prova a fare la donna vissuta, ma Alessio si annoia. Dopo mezzora si accorge che in realtà non hanno gran ché da dirsi, e cerca una scusa per tornare a casa.
Sai perché mi piaci? domanda improvvisamente Annalisa.
No, perché? chiede curioso Alessio: davvero, cosa può trovare in lui una così giovane?
Con te si può parlare, sorride Annalisa, e Alessio fatica a non scoppiare a ridere: sì, certo, ma Annalisa non sa proprio sostenere una vera conversazione.
Annalisa, grazie per la compagnia. Ti accompagno a casa, dice Alessio. La riaccompagna davvero, senza neppure tentare di salire né baciarla. Troppo noioso! Tutto davvero troppo noioso! Già sa dove tutto potrebbe finire, e neppure ne vale la pena.
Guidando verso casa pensa: che sbaglio ho fatto nella vita, a cosa sto pensando… Poi ricomincia a compiangere se stesso. Arriva, ovviamente, con lumore sotto zero.
Dove sei stato? chiede Silvia. Pensavo tornassi presto, che mi aiutassi.
Aiutassi? E cosa avrei dovuto fare? sbuffa Alessio. Lavoro anche io tutto il giorno!
E vede il viso di Silvia cambiare, le labbra si piegano allingiù: lei trattiene il pianto, si volta e va in camera spedita.
Silvia?!
Silvia piange? Mai successo! Lei è sempre stata positiva, sempre a tirare su tutti. E oggi, che succede?
Silvia! Che succede?
Ovviamente va da lei.
Succede tutto, Ale! Tutto! Non ti importa di me, né dei tuoi figli. A te non interessa quella che succede a casa. Ti dico cosa serve e tu prometti sempre e poi non fai niente. Oggi dovevi venire con me e Michele a fare il prelievo. Avevi promesso che lavresti convinto a dare il braccio al dottore, che ha paura… ma non sei venuto. Ancora una volta mi hai lasciata sola…
Dai Silvia, non è niente…, prova Alessio.
Non è niente? È importante per tuo figlio, per le sue paure. Che ti succede, Ale?
Hai ragione. Ho sbagliato.
Alessio si sente ancora peggio.
A proposito, pure io lavoro, aggiunge Silvia. E in più mi occupo di tutto in casa, mentre tu ti aspetti che sia sempre io a occuparmi di tutto. Magari è il caso di discutere la nostra vita, non pensi?
State litigando? compare suo figlio maggiore, Andrea, sulluscio della stanza.
No, tutto a posto, lo rassicura Alessio.
Andrea li scruta un attimo e poi chiude la porta.
Silvia… sono stanco, capisci? Stanco di tutto…
Stanco di noi?
Non proprio. Di tutto. Io…
Senti, se non ti va più bene così, trova la forza di cambiare la tua vita. Io non ti costringo.
Silvia non aspetta spiegazioni, esce e va dai bambini. Alessio la sente ridere coi figli, giocano insieme; sorride amaramente: Silvia ha sempre saputo parlare ai bambini, lui no.
………………
Alessio si sveglia alle tre di notte. Si gira nel letto, ma capisce che non dormirà più. Si alza, va in cucina e si mette a camminare avanti e indietro.
Silvia ha ragione. Diecimila volte ragione. Se cè qualcosa che non va nella vita, bisogna davvero cambiare.
E come? Divorziare è la prima idea che gli viene in mente. In fondo, è lei la causa di tutto. Magari divorziando, la vita torna ad essere meravigliosa. Ma basta pensarci: senza Silvia e i figli, non vuole nulla. Non è lei il problema, è lui.
Ma poi, che importano i chili in più di Silvia? È sempre la sua Silvia, quella di cui si è innamorato alla follia appena lha vista.
E i figli? Sono la sua vita, anche se Andrea non lo ascolta, capita. A volte è quasi utile non ascoltare i genitori.
Ma allora, che cambiare? Cosa?
In quellistante Alessio lo capisce: è il lavoro da cambiare.
………………..
Ma come, ti sei licenziato? Silvia lo guarda stupita.
Eh già… Sono andato, ho scritto la lettera, tutto qui, alza le spalle Alessio.
E il capo? Ti ha detto qualcosa o ha solo firmato?
Non ci crederesti… Ha provato a convincermi a restare, offrendo pure laumento. Fa ridere… Quante volte lho chiesto, e lui faceva finta di niente, e adesso che me ne vado, subito disponibile!
Alessio osserva Silvia che gli sorride.
Non hai paura? Una famiglia intera sulle spalle…
Vorrei dirti di no, ma sì, ho paura. Tantissima, Silvia.
Dai, siamo tutti con te! Noi crediamo in te, sempre!
Silvia lo guarda con quegli occhi che gli danno sempre forza, per cui lui sarebbe pronto a muovere il mondo.
Possibile che abbia davvero pensato al divorzio? E perché mai? Per qualche chilo in più? Ma non è cambiata nulla!
Allora, cosa vuoi fare? gli chiede Silvia.
Voglio fare mobili. Ho in mente dei modelli bellissimi, pensati proprio per gli appartamenti piccoli. Te li faccio vedere?
Silvia annuisce. Alessio prende i suoi disegni e pensa che alla fine cè una vita sola, e va vissuta facendo quello che si ama davvero.







