“Ho un sacco di quaderni!” – Così accompagnavamo la maestra di nostro figlio a scuola

Qualche anno fa ci siamo trasferiti in un quartiere nuovo. Prima di quel momento, mio figlio frequentava una scuola piuttosto lontana da casa; tanto che la situazione era diventata scomoda e abbiamo deciso fosse meglio trovare un istituto più vicino.

Abbiamo trovato una scuola a circa un chilometro e mezzo da casa. Lavorando da remoto, potevo permettermi di accompagnare mio figlio in auto ogni mattina e andare a prenderlo al pomeriggio. La nuova scuola è molto moderna e ogni giorno cè qualcosa di coinvolgente da fare. Gli insegnanti sono gentili; li ho conosciuti durante le riunioni scolastiche. Tra tutti, mi ha colpito in modo particolare la maestra di italiano, Giulia Ferrara, che è anche la docente della classe di mio figlio.

Scoprimmo che Giulia abitava proprio vicino a casa nostra. Da quando mio figlio ha cambiato scuola, la incontravamo di tanto in tanto al parco, al mercato o nei negozi del quartiere. Una mattina, mentre uscivo di casa, la vidi venirmi incontro. Era presto e immaginavo che stesse andando a scuola. Così, senza pensarci troppo, le proposi di darle un passaggio in macchina.

Giulia, accomodati pure Edoardo sta per uscire, e andiamo insieme a scuola.

In breve, lei ha accettato. Non era un problema per me. Il viaggio fu tranquillo, mi ringraziò e scese davanti alla scuola. Edoardo era un po in imbarazzo, non gli piaceva lidea di portare a scuola una professoressa in auto. È così sconveniente avere rapporti amichevoli con gli insegnanti?

Successe altre volte, sempre per caso: lho accompagnata alla scuola altre due o tre volte. Solo dopo ho notato che si stava delineando una consuetudine insolita.

Poi, ad aprile, ricevo un messaggio.

Buongiorno! Vai a scuola anche oggi?

Era Giulia, la maestra. Le ho risposto che saremmo andati. Guardo fuori: era già davanti alla macchina, pronta a partire. Mio figlio era un po sorpreso da come si era evoluta la situazione, e sinceramente anche io ero un po imbarazzata. Sono uscita di casa, ho preso le chiavi e siamo andati al parcheggio.

Ero così contenta di poter venire in auto con te oggi. Ho tre pacchi di quaderni, sono davvero pesanti e sarebbe stato impossibile portarli a piedi.

No, non potevo rifiutare. Ma mi sono resa conto che la situazione non poteva continuare così. Dovevo prendere una decisione. Dopotutto, la maestra era diventata un po sfacciata. Ho deciso di lanciare una proposta:

Giulia, che ne dici se domani ci vediamo alla stessa ora, così nessuno aspetta nessuno e ti portiamo ancora in macchina?

Speravo che, per educazione, lei rifiutasse.

Che meraviglia! Vuol dire che potrò dormire venti minuti in più ogni mattina! Perfetto, sarò da voi alle otto in punto ogni giorno!

Che affare… Mio figlio mi ha guardato con malcontento, capivo che non era soddisfatto. Ora devo pensare a come risolvere la situazione. Credo che tornerò a lavorare in cartoleria, perché non ho un altro valido motivo per rifiutare uninsegnante…

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