Grusenka: la passione e il destino di una donna russa raccontati con il cuore italiano

Peregrina

Cerano una volta un padre con tre figlie. Due di loro, Lucrezia e Benedetta, erano così belle che la gente in paese si fermava stupita a guardarle. La terza, invece, era minuta, magrina e aveva una leggera gobba sulla schiena. Spiccavano solo due grandi occhi luminosi nel viso sottile. Peregrina, questo era il suo nome, faceva fatica sia nei lavori nei campi sia nelle faccende domestiche: era sempre un passo indietro rispetto alle sorelle.

Le più grandi, Lucrezia e Benedetta, avevano il cortile pieno di pretendenti; ogni giorno qualcuno si faceva avanti e il padre doveva persino tenere a bada i numerosi pretendenti che affollavano la porta di casa. Ma nessuno sembrava interessato a Peregrina. Così le sorelle dichiaravano:

Finché non sposiamo Peregrina, nemmeno noi andremo a nozze!

Il tempo passava e nessun giovane prendeva in considerazione la più piccola. Provavano ad abbellirla, a truccarla, ma ogni tentativo risultava inutile. Anche le amiche avevano cominciato a scherzare:

Finché penserete a far sposare Peregrina, rischiate di restar zitelle tutte e tre!

Sentendo queste parole, il cuore di Peregrina si riempiva di amarezza, non tanto per sé, quanto per le sue care sorelle. Così, un giorno decise:

Non voglio diventare un peso per nessuno! Meglio che me ne vada via, così le mie sorelle potranno finalmente sposarsi. Andrò in città e cercherò lavoro come domestica.

Aspettò che la casa fosse silenziosa, preparò un piccolo fagotto e uscì nella notte.

Peregrina cammina tutta la notte. La luna illumina bene la strada, la paura non la sfiora. Solo quando arriva vicino al bosco, si ferma un attimo, temendo che qualche bestia feroce possa essere sveglia. Ma si fa coraggio, si addentra e segue il sentiero tra gli alberi.

Sta quasi facendo giorno quando Peregrina si sente stanca; la città è ancora lontana. Decide di riposare dietro un cespuglio di noccioli, usa il fagotto come cuscino, si copre con il fazzoletto e si addormenta. Chi sa quanto dorma; allimprovviso si sveglia sentendo colpi daccetta nelle vicinanze. Si siede, ascolta, e frrr… cade un albero secco proprio vicino! Peregrina, spaventata, si alza distinto per scappare, ma vede un ometto dalla barba bianca, forte e robusto, con lascia in mano.

La paura lassale di nuovo, ma il vecchietto le dice:

Non temere, nipotina, non ti voglio far del male.

Ma chi sei, nonno? chiede inquieta Peregrina Stavi quasi per colpirmi!

Sono il guardaboschi, spiega lanziano. Abito proprio qua vicino. Sto tagliando la legna secca. Ma tu cosa ci fai da sola nel bosco?

Peregrina si apre e gli racconta della sua tristezza. Il vecchio riflette un po, si liscia la barba e poi dice:

Sei una ragazza buona e generosa, si vede. Rimani qui nella mia casetta nel bosco, mi farai compagnia come una nipote. Se invece cambi idea, ti accompagnerò fin dentro la città.

Peregrina si rasserena, accetta di fermarsi. Così iniziano a vivere insieme nella casa del guardaboschi: lui di giorno va nel bosco a lavorare, lei si occupa della casa, un rifugio semplice ma sempre ordinato.

Il vecchio era gentile, allegro, pieno di storie da raccontare. Ben presto, mostra a Peregrina erbe, radici e bacche, insegnandole quando raccoglierle e come essiccarle, e come preparare infusi e rimedi curativi. Peregrina apprende tantissimo, il nonno non le tiene nascosto nulla.

Un giorno arriva il momento per lanziano di lasciare questa vita. Peregrina piange sconsolata, ma lui le dice:

Non stare male, nipotina, per tutto cè il suo tempo. Quando non ci sarò più, seppelliscimi e poi torna a casa. Tutte le cose che sapevo ora le sai anche tu. Tu aiutavi me a vivere, ora aiuta la gente.

Il guardaboschi muore, Peregrina lo seppellisce rispettosamente, piange ancora un po e poi si mette in viaggio verso casa.

Tornando al villaggio, trova le sorelle ormai sposate con due fratelli, tutti abitano insieme in una grande casa. Che gioia immensa vedere Peregrina tornare! Le destinano una stanza luminosa, e Peregrina ricomincia a vivere con loro, aiutando come può. Sa cosa usare per arricchire la terra, curare le malattie, eliminare le erbacce: tutto ciò che il vecchio le ha insegnato. Così, nei loro campi il raccolto è sempre abbondante, il bestiame sano e a casa nessuno si ammala. Vivono felici e contenti.

Ben presto la gente del paese viene da Peregrina per chiedere consiglio. Lei aiuta tutti senza mai pretendere una moneta deuro. Chi può le porta uova, chi una sciarpina, chi invece è povero o molto malato, non deve nulla.

Nello stesso paese vive anche la vecchia Santina, una donna nota per le sue magie. La gente la teme un po, sanno che la sua è una forza oscura. Da quando Peregrina aiuta tutti, Santina vede svanire i suoi clienti. Invidiosa, escogita un piano per avvicinarsi a Peregrina. Così, un giorno si presenta da lei:

Buongiorno, Peregrina, cara mia!

Buongiorno, nonna. risponde Peregrina con gentilezza.

Sono venuta perché mi serve aiuto, sospira la vecchia. Sai, il braccio mi fa un dolore tremendo, non riesco quasi a usarlo.

Siediti, nonna, che ti guardo la mano.

Peregrina la fa sedere e le tocca il braccio.

Ma sei sicura che sia questo a farti male, nonna? Forse ti confondi per la stanchezza. Fammi vedere anche laltro.

È questo, cara, come no! geme Santina. Mi fa così male che non riesco a mangiare né a bere!

Peregrina scuote la testa.

Non sembra avere nulla, nonna.

Come no!? Santina grida Guarda come sono storti i miei diti!

Rimane Peregrina sorpresa, ma ribadisce il suo pensiero.

Come credi, nonna, ma secondo me le mani non ti fanno male.

Va bene, va bene. dice improvvisamente Santina. Sarà che parlando con te, già mi sento meglio. Grazie, Peregrina, davvero. Tieni, questo è per te. e porge a Peregrina uno specchietto. Sei giovane, ancora, ti piacerà guardarti e vederti bella.

Grazie, nonna. risponde Peregrina. Che tutto si avveri come dici tu! Una parola gentile vale più di cento cattive.

Peccato che su quello specchio Santina abbia sussurrato varie maledizioni…

Passano i giorni e, quasi magicamente, la gobba di Peregrina sembra scomparire. Qualcuno nota che si è raddrizzata, cammina sicura e non zoppica più. Si guarda nello specchio di Santina e si sente felice. La vecchia però, vedendo che le sue maledizioni non funzionano, si presenta di nuovo:

Ho mal di schiena, mi sento debole, si lamenta, ma in cuor suo sente davvero peggiorare la sua salute.

Peregrina le concede delle radici e le spiega come preparale, ma Santina le offre di nuovo un regalo: un pettine dosso.

La bellezza richiede cura, cara mia, e tu sei sempre più bella! le dice Santina.

Peregrina accetta ringraziando:

Grazie, nonna, tu sì che pensi sempre al bene! Che le tue parole portino sempre fortuna.

Il tempo scorre e Peregrina diventa ancora più radiosa. La carnagione si fa rosata, la treccia spessa, la figura forte e aggraziata. Santina però si consuma: le mani le si accartocciano, la schiena si curva fino a non poter più camminare. Rimane sola a letto, piangendo e chiedendo di Peregrina.

Lucrezia e Benedetta provano a dissuadere Peregrina:

Non andarci, sorella, quella donna è una strega. Il suo casolare porta guai.

Non temete, risponde Peregrina, domani il sole porterà consiglio.

La mattina dopo si lava il volto con lacqua fresca, si mette un vestito nuovo e riempie il panierino di doni: miele di bosco, mele dal frutteto, erbe profumate, tutte raccolte con cura.

Appena Lucrezia e Benedetta la vedono, rimangono senza parole:

Sei diventata bellissima, sorella! È come se la tua anima luminosa avesse trasformato anche il tuo aspetto!

Peregrina si avvia verso la casa di Santina. Vuole aprire il cancello, ma quello sbatte forte e non cè verso di muoverlo.

Nonna! chiama, Apri, non riesco a entrare da te!

Dentro la casa sembra scatenarsi il finimondo, si sentono tonfi, rumori di pentole, voci che gridano:

Non lasciarla entrare! Il male non la sfiora, le malattie la evitano, le male parole diventano buone con lei!

Peregrina ci riprova:

Nonna, tutto bene? Sono venuta a trovarti e non posso entrare!

Nessuna risposta. Dalla casa si sentono suoni di animali: asini, cani, mucche, rumori come se la casa dovesse crollare. La gente del paese si raduna per strada, spaventata: nessuno aveva mai visto qualcosa di simile! Ma Peregrina ancora una volta bussa:

Su, nonna, fammi almeno sapere come stai. Ho con me dei dolci: miele di bosco, mele del frutteto, erbe profumate.

Peregrina passa il canestro oltre il cancello e lo lascia sul sentiero. Improvvisamente un fumo nerissimo esce dal camino, i corvi volano via dalle finestre e la casa si annerisce come carbone. Gli abitanti accorrono con secchi dacqua e cercano di abbattere la recinzione, pensando agli incendi.

Allimprovviso il sole esce da dietro una nuvola. Appena il primo raggio tocca la terra, il fumo sparisce e del casolare resta solo una manciata di cenere, senza traccia di fuoco.

È stata la stessa cattiveria di Santina a consumare la sua casa! si dicono tutti. Voleva far del male a Peregrina, ma il bene vince sempre sul male!

Peregrina, da quel giorno, diventa ancora più bella e irriconoscibile. Ben presto trova anche lei un pretendente, proprio del paese, con cui si sposa felice. Mai un litigio, solo amore e armonia, anche le sorelle ne sono felici!

Al posto della casetta di Santina, dove Peregrina aveva lasciato il cesto dei doni, cresce una fitta siepe di lamponi. I frutti sono grossi e profumati, e diventano così abbondanti che tutto il paese li raccoglie ogni estate senza più alcun timore. Da allora, la gente ha cominciato a chiamare il villaggio Lamponeto, per onorare la dolcezza che ha preso il posto della vecchia paura.

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Contratto d’amore