I figli di tuo marito

E lui è davvero d’accordo con tutto questo? domandò sorpresa la mia amica.

Luisa annuì. Anna la fissò senza riuscire a celare la propria incredulità.

Sì, gliel’ho detto a Lorenzo ancora prima del matrimonio, spiegò Luisa, incrociando le gambe sul divano. Gli sono stata chiara: non posso avere figli, e non cè rimedio.

E lui che ti ha risposto?

Ha detto che saremmo comunque una famiglia felice anche senza bambini, sorrise Luisa. Lui ha due sorelle, una marea di nipotini. Per lui andava tutto bene.

Anna scosse il capo e nei suoi occhi lampeggiò qualcosa di simile allinvidia: non una cattiva, ma piuttosto ammirazione.

Sei stata fortunata, Luisella, la mia amica si avvicinò. Uomini così se ne trovano pochi.

Luisa abbassò lo sguardo verso le sue mani, osservando lanello sulla fede. Erano passati quattro anni e spesso le sembrava ancora un sogno, tanta era stata la solitudine delle relazioni finite per quella diagnosi. Quanti uomini erano spariti dopo la verità. Li ricordava tutti: le scuse impacciate, le fughe vigliacche.

Avevo ormai accettato lidea che sarei rimasta sola, mormorò Luisa. Ho cominciato a credere di essere difettosa, irreparabile.

Anna le strinse la mano. Luisa la ringraziò con gli occhi e continuò.

Poi è arrivato Lorenzo. Tutto è andato a posto, come tessere di un mosaico, disse tirando indietro le spalle, rinfrancata. Non è scappato, non ha inventato scuse, mi ha accettata così come sono.

Te lo meriti, Anna si alzò dal divano. Ora però vado, domani ho il treno allalba.

Luisa accompagnò lamica fino alla porta, si abbracciarono e si salutarono. Anna partiva per una trasferta di lavoro di due settimane e già sapeva che le avrebbe mancato la loro chiacchierata serale

Lorenzo tornò a casa unora dopo, quando Luisa aveva già scaldato la cena. Era stanco ma sereno, e si precipitò subito da lei a baciarla sulla guancia.

In ufficio parlano tutti di te, disse Lorenzo mentre si toglieva la giacca. Sentono la tua mancanza, chiedono quando tornerai.

Luisa rise, si sistemò i capelli scompigliati dal bacio del marito. Anche la loro storia era cominciata lì, tra le mura dellazienda di consulenza dove lavoravano da tanto. Prima le chiacchiere alla macchinetta del caffè, poi i progetti da fare insieme, infine lui la invitò a cena.

Il mio periodo di ferie è appena iniziato, rispose Luisa, voltandosi. Digli che tornerò più felice e riposata che mai.

Lo riferirò senzaltro, assicurò Lorenzo, sedendosi a tavola. Anche Martina della contabilità mi ha chiesto di te tre volte questa settimana.

Luisa scosse la testa, pensando alla chiacchierona dellufficio che sapeva tutto di tutti. Proprio Martina, quattro anni fa, aveva capito subito del loro flirt e li aveva sottoposti a un terzo grado imbarazzante.

Le giornate di ferie passarono in fretta. Presto si avvicinò il compleanno di Luisa. Non vedeva lora. Era curiosa di scoprire cosa si sarebbe inventato Lorenzo questanno: era sempre stato creativo con i regali. Un anno le aveva organizzato una caccia al tesoro in tutta la città, unaltra volta una festa a sorpresa con amici.

Quella mattina Luisa si svegliò da sola: il posto accanto a lei era vuoto e ormai freddo, segno che Lorenzo era uscito da un pezzo. Si stiracchiò e sorrise, immaginando che fosse andato a prendere fiori e torta.

Il telefono squillò improvvisamente. Sullo schermo comparve un numero sconosciuto. Luisa, stranita, rispose pensando a qualcosa dimportante.

Pronto? si mise seduta sul letto.

Sei Luisa? la voce di donna dallaltro capo era fredda e seccata. La moglie di Lorenzo Vitali?

Sì, chi parla? Luisa si irrigidì, incapace di capire chi potesse cercarla così presto.

Mi chiamo Viola, la sconosciuta fece una pausa. E aspetto un figlio da tuo marito…

Luisa strinse il telefono, tentando di capire se avesse capito bene. Tutto le sembrava confuso, le idee le si accavallavano. Una sciocca burla? Uno scherzo crudele?

Scusa, cosa hai detto? domandò nervosa.

Sei anche sorda? Sono incinta di Lorenzo, e tu devi chiedere il divorzio, così lui potrà sposare me.

Oggi Luisa compiva trentacinque anni. Cinque minuti prima, era felice. Solo cinque minuti prima

Luisa restò immobile, il telefono contro lorecchio. Provava a realizzare. Il mondo attorno le sembrò fermarsi in quella luminosa mattina di compleanno.

Mi stai ascoltando? Oh Madonna santa, ma che persona sei, Viola perse la pazienza. Di tutto a tuo marito e liberagli il posto! I miei figli hanno bisogno di un padre!

Figli? Quali figli? domandò automaticamente Luisa, aggrappandosi al plurale.

Sì, figli, Viola sbuffò nellapparecchio. Aspetto due gemelli, capisci? Mi serve un marito, il padre dei miei bambini, e lui vive ancora con te!

Luisa taceva, incapace di rispondere alcunché.

Devi fare qualcosa! Se hai un minimo di coscienza, gridò Viola. Sbrigati, sono al quinto mese! Tra poco partorisco!

Il segnale muto le rimbombò nelle orecchie. Lentamente, Luisa posò il telefono sul letto. Fissò il muro di fronte a sé senza vedere nulla. In pochi minuti, tutto ciò in cui aveva creduto per quattro anni si sgretolava.

La porta dingresso sbatté con fragore. Lorenzo irruppe in camera con un enorme mazzo di peonie bianche, un fascio di palloncini colorati e una torta decorata. Sorrideva radioso.

Buon compleanno, amore mio! fece un passo verso di lei. Oggi vedrai che giornata ti ho preparato!

Luisa lo guardò e Lorenzo si bloccò a metà strada, come davanti a un muro invisibile. I palloncini ondeggiavano sulla sua testa, ilari e fuori luogo.

Che è successo? appoggiò i fiori sul comodino. Mi fai paura, stai male?

Mi ha chiamato la tua Viola, disse Luisa gelida. Complimenti, diventerai papà di due gemelli. Lo sapevi già?

Lorenzo impallidì. Luisa lo osservava, quasi distaccata, notando sul suo viso lo sfilare di paura, smarrimento, panico.

Potevi dirmelo prima, disse alzandosi in piedi. Non avrei mai ostacolato la vostra felicità. Con due figli…

Lorenzo si inginocchiò davanti a lei.

Luisa, ascoltami! È stato un errore, unassurdità!

Luisa lo guardava dallalto senza provare nulla. Niente rabbia, né dolore, né urgenza di gridare o maledire qualcosa. Solo il vuoto, freddo e totale.

Non la amo, Lorenzo le prese le mani. È stato solo una volta, giuro!
Una volta? Luisa accennò un sorriso amaro. E subito due gemelli?

Si è messa in testa delle idee pazze! Lorenzo le strinse le dita. Non le ho promesso niente! Mai!

Luisa si liberò con delicatezza e si allontanò di un passo. Lorenzo restò in ginocchio, smarrito.

Grazie per i fiori, fece cenno alla composizione. Ma potresti fare le valigie e andare via oggi?

Luisa, ti prego! provò a rialzarsi Parliamone, sistemiamo tutto!

Luisa avviò verso il bagno.

Non abbiamo più nulla da dirci. Avrai dei figli, Lorenzo, e ti serviranno.

Lui ancora provava a giustificarsi, a chiedere perdono. Luisa attese solo che finisse. La sera, capito che ogni tentativo era inutile, Lorenzo raccolse le sue cose e se ne andò.

Poco dopo Luisa tornò al lavoro. In ufficio andarono in scena sguardi guardinghi, sussurri dietro le spalle, cortesie forzate. Qualcuno aveva uno sguardo di compassione, altri una curiosità mal celata.

Come stai? Martina della contabilità le si sedette accanto in mensa. Siamo tutti con te, sai?

Tutto bene, Luisa scrollò le spalle. Lavoro, divorzio, vivo.

Martina non aggiunse altro, e Luisa gliene fu sinceramente grata. Le voci di corridoio correvano veloci, ma Luisa non ci lasciava più peso.

Proprio da queste voci venne a sapere che Lorenzo non aveva mai sposato la sua Viola. Scoprì così che lamante lavorava nello stesso edificio, ma in un altro dipartimento. Non laveva mai vista né riconosciuta al telefono.

Figurati, viene dallufficio acquisti, Martina le aggiornava le novità. Si sono conosciuti alla festa di Natale lanno scorso.

Luisa sorrise amaramente, cogliendo un curioso schema nelle abitudini dellex marito: tutto in casa, tutto in ufficio. Sia la moglie che lamante.

Viola partorì dopo quattro mesi e la notizia dei gemelli si diffuse nellazienda. Luisa vedeva Lorenzo aggirarsi tra i corridoi con le occhiaie, smunto e spossato, più magro di prima.

Subito dopo Viola fece causa per il mantenimento, e anche questo pettegolezzo arrivò a Luisa. Lorenzo ora dava gran parte dello stipendio ai figli. Martina diceva che aveva trovato un secondo lavoro e venduto la macchina.

Non ti fa pena? chiese un giorno Anna al telefono. Avete vissuto insieme quattro anni.

No, rispose onestamente Luisa. Non sono più affari miei.

La vita ricominciò. Andava al lavoro, usciva con le amiche, faceva progetti. A volte incrociava Lorenzo nei corridoi dellufficio.

Si scambiavano un cenno di saluto, tutto finiva lì. Luisa non sentiva niente: solo un breve stupore al pensiero che un tempo aveva amato quelluomo.

La vita andava avanti, e Luisa imparava a guardare il mondo senza illusioni e senza occhiali rosa.

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