Hai avuto ciò che ti meritavi

Hai avuto quello che ti meritavi

Devi proprio partire? Giulia guardò il fidanzato con uno sguardo supplichevole. Non potevano trovare qualcun altro? Magari qualcuno che sogna di vedere Bologna a febbraio?

Lorenzo ridacchiò e le diede un leggero buffetto sul naso, continuando a mettere le camicie nella borsa da viaggio.

È solo una settimana di trasferta, piccola. Non avrai nemmeno il tempo di sentire la mia mancanza.
Mi manchi già ora, Giulia si portò una mano al petto in gesto melodrammatico. Guarda come soffro.
Lo vedo, Lorenzo annuì verso la cucina. E vedo anche che hai rinforzi.

Martina sollevò la tazza di tè e fece l’occhiolino dall’uscio.

Tranquillo Lorenzo, mi assicurerò io che la tua promessa sposa non muoia di malinconia. Ho già un piano: serie tv, pizza e pettegolezzi su tutta lagenzia.
Sembra una condanna per il mio girovita, ridacchiò Giulia.

Lorenzo chiuse la borsa e andò verso il divano. Si chinò e baciò Giulia tra i capelli.

Scriverò ogni giorno. Ti chiamerò. E ti manderò foto deprimenti di Bologna sotto la pioggia.
Non vedo lora, Giulia lo afferrò per il colletto della camicia. Soprattutto le foto. Voglio sapere per cosa mi stai lasciando.

Martina sbuffò e si sedette accanto allamica.

Ti passerà la settimana migliore di sempre. Vorrà tornare lui a casa, ma tu sarai già troppo occupata a ridere delle tue stesse barzellette.

Giulia accompagnò Lorenzo fino alla porta, si aggrappò a lui qualche secondo più del previsto e salutò finché lascensore non si richiuse.

I primi due giorni passarono esattamente come promesso da Martina. Serie tv fino a notte inoltrata, pizza con ananas che Lorenzo odiava e infiniti discorsi sul nuovo capo insopportabile di Martina. Lorenzo scriveva la mattina, il pomeriggio e la sera, inviava foto della camera dalbergo, si lamentava delle riunioni interminabili, chiedeva cosa avesse mangiato Giulia per cena.
Al terzo giorno qualcosa si spezzò

Giulia inviò un messaggio alle dieci. La risposta arrivò solo a pranzo: breve, formale. Provò a chiamare la sera, ma Lorenzo rifiutò la chiamata scrivendo che avrebbe richiamato più tardi. Non lo fece.

Magari sono sommersi di lavoro commentò Martina, vedendo Giulia controllare il telefono per la quinta volta. A volte le trasferte vanno così: tutto tranquillo, poi allimprovviso il disastro.
Non ha messo nemmeno unemoji Giulia mostrò la chat. Guarda. Tutto bene. Una parola. Non scrive mai così.
Ti stai facendo un film, Martina prese il telefono e lo girò a faccia in giù sul tavolo. Gli uomini ogni tanto si stancano, tutto qui. Non significa che in tre giorni non ti ami più.

Giulia voleva ribattere, ma Martina aveva già avviato la nuova puntata: il discorso si estinse da sé.

Al quinto giorno Lorenzo rispondeva a monosillabi, dopo ore. Giulia smise di chiedere cosa cera che non andasse, perché la risposta era sempre la stessa:

Tutto bene, solo stanco.
La settimana finì

Giulia passò la giornata in cucina. Fece le linguine ai gamberetti secondo la ricetta della madre di Lorenzo. Aprì il Chianti che avevano tenuto per una serata speciale

Il suono della chiave nella serratura le fece battere forte il cuore. Si asciugò le mani sul grembiule e corse in corridoio.

Lorenzo dava lidea di essere sfinito. Le occhiaie profonde, le spalle curve.

Ciao, Giulia gli andò incontro, salì sulla punta dei piedi e cercò le sue labbra.

Lorenzo si scostò.
Il gesto di Giulia rimase a metà, il sorriso come congelato in una smorfia inutile. Le mani le caddero lungo i fianchi.

Lorenzo?

Il fidanzato passò muto oltre, neppure si tolse la giacca, avviandosi in camera.

Lorenzo, cosa succede? Giulia lo seguì, fermandosi sulla soglia.

Lui non rispose. Aprì larmadio, tirò fuori la valigia grande e la lanciò sul letto. La cerniera si aprì con un rumore odioso e Lorenzo cominciò a gettarvi i vestiti.

Cosa succede? Giulia cercò il suo sguardo. Ti aspettavo da una settimana, ho cucinato la tua pasta preferita E tu te ne vai senza una parola?

Lorenzo si muoveva in modo meccanico, come dovendo sbrigare una faccenda detestata ma inevitabile.

Lorenzo!

Si fermò. Si raddrizzò, ma guardava oltre Giulia, verso la parete alle sue spalle.

Puoi tenere l’anello, mormorò. Niente matrimonio. È finita.

Giulia sbatté le palpebre una, due volte, quasi non capendo.

Che? Ma perché? Che ho fatto?

Lorenzo chiuse la valigia e si avviò alla porta. Giulia gli afferrò la manica, lo tirò verso di sé.

Guardami in faccia! Vuoi dirmi cosa è successo questa settimana?

Lorenzo la guardò davvero, e nei suoi occhi non cera rabbia, né dolore. Soltanto qualcosa di simile al disgusto.

Non voglio parlarne, disse liberando la manica. Addio, Giulia.

La porta sbatté. Giulia rimase lì, al centro della stanza a soqquadro, con il grembiule a fiori e la tavola apparecchiata in cucina.

Martina arrivò dopo venti minuti, spettinata, con la giacca tirata su in fretta.

Mamma mia, Giulia, lamica la strinse sul divano. Racconta. Cosa ha detto?
Niente Giulia rispose come in trance. Niente di niente. Ha preso la valigia ed è andato via. Ha solo detto che il matrimonio non si farà.
Senza spiegazioni? Nessuna?
Gli ho chiesto. Non ha risposto.

Martina le portò da bere, la avvolse in una coperta, le accarezzò i capelli mentre Giulia fissava un punto indefinito.

Forse ho sbagliato qualcosa? Giulia si avvinghiò a lei. Forse ho detto la cosa sbagliata? O non lho chiamato abbastanza?
Giulia, basta, Martina scosse la testa. Non è colpa tua. Gli uomini, a volte se ne vanno. Così, senza motivo.

Giulia annuiva, ma dentro di sé continuava a chiedersi: dove ho sbagliato? Perché un uomo che una settimana prima la baciava tra i capelli, ora la guardava come fosse unestranea?

Martina rimase a dormire da lei. Anche la notte seguente. Prese il comando in cucina, cercò di farla mangiare, misero su commedie sciocche, e non chiese nulla, nemmeno mentre Giulia piangeva nel cuscino nel pieno della notte.

Col tempo quel dolore acuto divenne un vuoto sordo, annidato sotto le costole. Giulia imparò a rialzarsi la mattina, ad andare in ufficio, a sorridere ai colleghi. Dopo un mese tolse lanello e lo nascose in fondo a un cassetto, sotto vecchie lettere e cartoline.

Passarono quattro anni

Giulia aprì gli occhi e restò a fissare il soffitto, sforzandosi di separare il sogno dalla realtà. Sempre quella sera, sempre la valigia sul letto e la sua schiena che spariva dietro la porta.

Accanto a lei si mosse Matteo, che si voltò e la attirò pian piano a sé.

Non dormi? mormorò il marito.
È già mattina, Giulia sorrise sfiorandogli la spalla con le labbra.

Da dietro la parete un rumore improvviso: Giorgio, loro figlio, stava svegliando tutte le sue macchinine giocattolo.

Vado io, Matteo si stiracchiò, si scoprì e uscì dalla stanza.

Giulia ascoltò il grido felice di Giorgio, si sentì stranamente serena. La vita era andata comera andata. Non come aveva sognato. Ma bene.

La giornata scorse tranquilla: colazione, passeggiata con il piccolo, faccende, pranzo. Improvvisamente, una chiamata di Martina.

Giulia, la voce dellamica era spezzata, tesa. Puoi venire? Ti prego.
Marti, cosa è successo?
Vieni e basta.

Giulia lasciò Giorgio con Matteo e in mezzora era alla porta di Martina.

Antonio se nè andato, riuscì appena a dire Martina, scoppiando in lacrime sulluscio.

La fece entrare, la mise sul divano, le portò da bere. La storia era banale e proprio per questo dolorosa: il marito aveva unaltra, aveva lasciato Martina da sola con la piccola Tiziana e un mutuo sulle spalle.

Non so come andare avanti Martina si asciugava le lacrime. Come farò da sola?

Giulia la abbracciava, le diceva ciò che serviva sentire, ma dentro le si muoveva una strana sensazione: forse il sogno di quella notte non era casuale, forse davvero il destino aveva lasciato un segno.

Passarono alcune settimane. La vita tornò alla solita sequenza.

Di sabato Giulia incrociò Luca al centro commerciale. Avevano studiato insieme giurisprudenza, non si vedevano da una vita; lui le propose un caffè per chiacchierare.

Allora? Luca sorseggiò il suo cappuccino. Come va la vita?

Giulia raccontò di Matteo, di Giorgio, del lavoro. Parlò al volo di Martina, del divorzio, di quanto lamica fosse in difficoltà.
Luca si rabbuiò.

Martina, dici ruotò la tazzina tra le mani. Beh, è il destino.

Giulia aggrottò le sopracciglia perplessa.

In che senso?
Non te lha mai detto nessuno? Lui la guardò sorpreso. Pensavo lo sapessi già.
Sapere cosa?

Luca esitando guardò altrove.

Senti, non volevo intromettermi, erano fatti vostri. Ma ormai Ricordi la cena aziendale di tre anni fa? Proprio dopo la storia con Lorenzo?

Giulia annuì, sentendo lansia salire.

Martina aveva bevuto troppo, disse Luca scegliendo le parole. E parlava a ruota libera. Si vantava di averti messo contro Lorenzo. Gli aveva detto che lo tradivi. Che, mentre era in trasferta, tu uscivi nei locali, flirtavi con tutti.

Il respiro di Giulia si bloccò.

Perché non me lhai detto?
Non volevo ficcarmi nei vostri affari, allargò le mani Luca. Pensavo che si sarebbe chiarito da solo. O che avresti scoperto tutto per conto tuo.

Si salutarono in modo impacciato. Giulia rimase fuori, immobile davanti al parcheggio del centro commerciale, osservando il via vai di macchine

Il telefono emise un suono. Martina:
Giulia, puoi passare?
Risposta di Giulia:
Arrivo tra poco.
Martina aprì la porta con un sorriso stremato.

Grazie che sei venuta. Non ce la faccio più.

Giulia entrò, si sedette sul divano. Tiziana giocava in camera, la loro voce ovattata.

Marti, Giulia la fissò negli occhi. Ho rivisto Luca Rinaldi. Ti ricordi, vero?

Martina si irrigidì.

Vagamente. Perché?
Ha raccontato una cosa interessante, Giulia cercò di tenersi calma, anche se dentro bruciava. Quella sera, alla festa in azienda. Dice che ti sei vantata di certe bugie.

Martina impallidì. Giulia capì tutto dal suo sguardo.

È vero? si protese in avanti. Hai detto a Lorenzo che lo tradivo?
Giulia, io Era tanto tempo fa Non pensavo che lui avrebbe reagito così
È vero o no?

Martina si rannicchiò sulla sedia.

Sì, sussurrò. È vero.
Perché?

Martina la guardò con gli occhi pieni di lacrime.

Ti invidiavo! esplose. Eri così felice con Lorenzo, il matrimonio, labito, lanello! E io niente! Non volevo che fossi tu la prima a sposarti, a diventare mamma. Dovevo essere io! Capisci? Io!

Giulia guardò quella donna che da quindici anni credeva la sua migliore amica. Quella che laveva consolata dopo la rottura con Lorenzo.

Hai distrutto la mia vita, disse lentamente Giulia, per invidia. E poi mi hai guardata soffrire.
Giulia, perdonami! Martina provò a toccarle la mano. Volevo dirtelo tante volte

Giulia si alzò, andò verso la porta. Mise la mano sulla maniglia, si voltò.

Vedi, Martina, la guardò negli occhi pieni di lacrime. Hai avuto quello che ti meritavi. Il destino ti ha raggiunta.

Giulia uscì, chiuse piano la porta dietro di sé. Aveva un marito che la amava, anche se non era Lorenzo. Aveva un figlio. Ma non aveva più unamica.

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