Ero appena rientrato dal supermercato e stavo posando la spesa sul tavolo della cucina quando ho notato qualcosa di strano nella tasca del cappotto di mia moglie: una piccola chiave con un’etichetta di plastica rosso brillante, e noi non abbiamo mai avuto una chiave così.

Appena tornato dal supermercato, stavo sistemando le borse della spesa sul tavolo della cucina quando ho notato qualcosa di strano nella tasca del cappotto di mia moglie: una chiave piccola con unetichetta di plastica rossa brillante. Noi non avevamo mai avuto una chiave del genere.

Allinizio ho pensato fosse della cassetta della posta. Ma quando lho tirata fuori, mi sono reso conto subito che era diversa.

Proprio in quel momento lei è entrata in cucina.
Cosè questa? ho chiesto.
Lei ha guardato la chiave e per un istante il suo viso è cambiato.
Non lo so ha risposto in fretta. Forse è una chiave che mi hanno dato al lavoro.
Dal lavoro? ho ripetuto.
Lei ha fatto spallucce.
Qualcuno potrebbe avermela affidata.
Ma mia moglie lavorava in un piccolo ufficio a Torino. E non portava mai chiavi di altri.

Ho lasciato la chiave sul tavolo e non ho aggiunto altro.
Ma dentro di me aveva già iniziato a insinuarsi il dubbio.

Nei giorni successivi ha cominciato a rientrare sempre più tardi. Diceva che aveva tanto da fare.
Il suo telefono era spesso in modalità silenziosa.

Una sera è uscita da unamica.
In quel momento ho deciso di agire.
Ho preso la chiave.
Ed sono uscito.
Non sapevo a cosa servisse, ma sentivo che presto lavrei scoperto.

Ho cominciato a girare tra le nuove palazzine vicino a casa nostra, nella periferia di Torino.
Alla terza palazzina ho notato qualcosa.
Sugli anelli delle chiavi della porta cerano le stesse etichette rosse.

Il cuore mi batteva forte.
Ho inserito la chiave.
La porta si è aperta.

Sono salito al terzo piano.
Appartamento 12.
Non so perché, ma sentivo che dovevo provare.

Ho inserito di nuovo la chiave.
Clic.
La porta si è aperta.
Dentro, una luce era accesa.

E poi ho sentito delle voci.
Una femminile: quella di mia moglie.
Presto sarà tutto pronto ha detto.
Cera anche una voce maschile.
Tuo marito ancora non sospetta nulla?
Il mio cuore si è gelato.

Ho fatto un passo avanti.
Mia moglie era in salotto.
Vicino a lei, un uomo che non avevo mai visto.
Entrambi si sono voltati verso di me.
Il volto di lei è impallidito.
Che ci fai qui?
Ho guardato la chiave nella mia mano.
La vera domanda forse dovresti farmela tu, no?

Luomo mi ha fissato con tensione.
Chi sarebbe questo? ho chiesto.
Mia moglie ha cercato di parlare.
Non è quello che pensi
Ma proprio allora ho visto qualcosa sul tavolo.

Dei documenti.
Il contratto daffitto.
Il nome dellinquilina.
Era il suo.

Quindi stavi organizzando una nuova vita, ho detto piano.
Lei è rimasta in silenzio.
Da quanto va avanti?

Questa volta ha risposto lui.
Cinque mesi.
Cinque mesi.
Cinque mesi di bugie, ritardi e scuse.

Mia moglie ha cominciato a piangere.
Volevo dirtelo io
Ho scosso la testa.
No. Saresti solo sparita.

Luomo ha preso il suo giubbotto.
Non sapevo che fosse sposata, ha detto piano.
E se nè andato.

Siamo rimasti solo noi due.
Posso rimediare ha sussurrato lei.
Ma ormai era troppo tardi.

Un mese dopo ho firmato la richiesta di divorzio.
Ho scoperto che pagava laffitto di quellappartamento… con i soldi del nostro conto comune.

Ora lei vive lì da sola.
Luomo per cui avrebbe distrutto il nostro matrimonio lha lasciata già quella settimana stessa.

A volte mi scrive che ha commesso lerrore più grande della sua vita.
Ma ogni volta che ripenso a quella piccola chiave rossa
mi domando una cosa.
Se aveste trovato una chiave così nella tasca del vostro partner, lavreste seguita?

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Ero appena rientrato dal supermercato e stavo posando la spesa sul tavolo della cucina quando ho notato qualcosa di strano nella tasca del cappotto di mia moglie: una piccola chiave con un’etichetta di plastica rosso brillante, e noi non abbiamo mai avuto una chiave così.
Ieri il mio ragazzo mi ha detto: