Taglio Netto nella Carne Viva

ROTTURE VIVE

Il piccolo borgo di Mirabello sorgeva proprio al limite di una vecchia pineta, dove la nebbia era così fitta che sembrava si potesse nasconderci unintera esistenza.
Antonio era il ragazzo più in vista del paese: alto, possente, con occhi azzurri come fiordalisi di campo.
Sua moglie, Rosalia, era delicata e luminosa come una candela daltare.
Vivevano sereni, finché a Mirabello non fece ritorno Caterina. Era stata in città per cinque anni, tornò con foulard di seta, un intenso profumo dambra e una scintilla maliziosa negli occhi neri.

…Il peccato avvenne durante la mietitura. Rosalia non lo scoprì tramite le chiacchiere, bensì dallodore: dalla camicia di Antonio non arrivava il profumo di fieno, ma una dolcezza cittadina e pungente. Da quel giorno, lui non la guardava più in volto, si attardava sul greto del fiume, e la notte si agitava nel sonno, invocando un nome che non era il suo.

Quando il cuore di Rosalia divenne un campo bruciato, andò da Nonna Agnese, quella di cui si diceva conoscesse le parole buone.
Non vuoi riavere lui, ma la tua dignità, sussurrò la vecchia, mescolando nella pentola qualcosa di scuro. Un legamento non è amore. È una catena. Ti seguirà come unombra, ma negli occhi non avrà più nulla. Accetti?
Accetto, sussurrò Rosalia.

Nonna Agnese le diede un involto di radice di “piangi notte”, e ordinò:
Impasta la focaccia con acqua raccolta allalba.
Aggiungi tre gocce del tuo sangue dall’anulare.
Fai mangiare il dolce al marito quando la luna decresce.

Quella notte, quando Rosalia portò ad Antonio il dolce, la casa fu avvolta da un silenzio irreale. Persino i grilli tacquero dietro al camino…
Antonio ne morse un pezzo, tossì e rimase immobile. Le pupille gli si dilatarono, coprendo liride. Guardò Rosalia, e lei urlò: negli occhi di lui non cera suo marito, ma un estraneo, freddo come la notte.

…Da quel giorno Antonio non si staccò più dalla moglie nemmeno per un attimo. Lasciò Caterina, smise di lavorare. Ma non era felicità. Sedeva sulla panca e fissava Rosalia, immobile. Se lei usciva nellandrone, la seguiva; se andava al pozzo, lui si metteva alle sue spalle, col fiato pesante sul collo.
…Una notte Rosalia si svegliò: Antonio era sopra di lei, con un coltello in mano.
Antonio, sussurrò tremando.
Ho lupi dentro, Lia, borbottò lui. Vorrei starti vicino così forte da farmi scoppiare le ossa. Ma lanima… lanima non ce lho più. Tu me lhai mangiata.

Rosalia capì: il legamento non aveva ainvolto lamore, aveva solo imprigionato un uomo vivo in una gabbia di ossessioni. Nella stessa notte, radunò le sue cose e lasciò il paese, sperando che la distanza spezzasse quel filo invisibile.

Si raccontava che Antonio restò fermo per giorni sul confine del borgo, scrutando la strada. E Caterina, scorgendo il suo sguardo vuoto, scappò spaventata di nuovo in città. Perché lamore è libertà, e la prigionia è veleno.

Rosalia fuggì, ma Mirabello non la lasciava in pace. Dicono che i legamenti impastati col sangue e la disperazione non siano semplici nodi, ma cappi vivi.

Arrivò alla cittadina vicina, trovò lavoro come lavandaia. Sembrava unaltra vita: facce sconosciute, il tintinnare del tram al posto dei muggiti delle mucche. Ma bastava che si voltasse per strada, che nella folla compariva una figura già vista, con la camicia grezza. Se chiudeva gli occhi, sentiva il respiro pesante di Antonio dietro la spalla sinistra.

Intanto a Mirabello le cose andavano male. Antonio non mangiava, non beveva, dormiva poco. Spariva, trasparente come carta velina, e gli occhi gli bruciavano di luce gialla.

Cerca lei, mormoravano le donne, passandogli davanti casa a distanza. Finché Rosalia vive, lui pace non avrà.

Dopo un mese, Rosalia non resse più. Minata, con le occhiaie profonde, tornò da Nonna Agnese. La vecchia sedeva sullo scalino, come se non si fosse mai mossa.

Sei tornata, stella? borbottò. Ti manca, vero?
Toglilo, Nonna. Toglilo, non ho più fiato! Mi viene nei sogni, supplica: Lasciami andare, Lia, ho freddo.”
Sciogliere non è annodare, il volto della vecchia si fece serio. Se vuoi sciogliere, devi dividere ciò che hai reso uno. Ma il prezzo sarà amaro.

…A mezzanotte andarono al camposanto vecchio, davanti a una tomba senza nome. Agnese ordinò a Rosalia di portare la camicia che Antonio indossava la notte del legamento.
Accesero un falò con legni di pioppo.
La vecchia tirò fuori una vecchia falce arrugginita.
Recidi, comandò, a pezzetti il lembo della camicia e buttali nel fuoco. Ripeti ogni mia parola, senza sbagliare.

Quando anche lultimo pezzo toccò la fiamma, dalla pineta si levò un urlo straziante. Era il legame, che si lacerava vivo. In quellistante Rosalia sentì la pesantezza opprimente svanire. Inspirò a fondo: laria sapeva di miele.

…Al mattino trovò Antonio addormentato profondamente sulla loro soglia. Nelliride, solo una stanca quiete, senza più fuoco né abisso.

…Non tornarono insieme. Lamore, se viene avvelenato da magia e tradimento, non rifiorisce più.
Antonio se ne andò a lavorare nelle miniere del Piemonte, Rosalia restò in paese, diventando pian piano la nuova Nonna Agnese. Ma di legamenti mai più ne fece: sapeva che il cuore umano non è argilla, non si plasma la felicità con la forza.

Agnese le lasciò in eredità non solo segreti di erbe e decotti, ma il sapere del mondo. Era larte di mantenere lequilibrio, dove ogni miracolo esigeva il suo prezzo.

La vecchia insegnava:
La Legge del Nodo di Sangue
La magia fondata su sangue, lacrime o sudore è la più forte e la più pericolosa.
Una parola si può rimbeccare, unerba si può sradicare, ma il sangue? Quello unisce le sorti per sempre. Mischiare due destini: non ci si districa mai più.

Così Rosalia non fece mai più legamenti: le bastò vedere come unanima viva può diventare una bambola morta e obbediente.
LAscolto della Terra
La vecchia le insegnò a raccogliere le erbe secondo il cuore, non secondo lorario.
Liperico si coglie nella rabbia: dà forza.
Lassenzio quando è amara lanima: la tristezza esce col fumo.
Il piangi notte solo allalba, o farà piangere la casa.

Rosalia imparò a distinguere le voci del bosco, il fruscio degli alberi prima della tempesta, il silenzio della terra quando passa qualcuno con cattivi pensieri.

Larte dello Sguardo Vuoto
La lezione più difficile: guardare una persona e vedere la sua crosta, la rabbia, il veleno, oltre le parole e i vestiti.
Se negli occhi trovi torbido, come in una pozza morta diceva la vecchia cura la paura, non la malattia.

Rosalia imparò a leggere il malocchio non sulle carte, ma nel modo in cui si spegne una candela alla presenza di qualcuno, o come il latte caglia sotto i suoi occhi.

La regola doro: Nulla viene da nulla.
Se togli una malattia, deve finire da qualche parte; se dai fortuna, altrove mancherà. Una vera guaritrice non fa incantesimi a cuor leggero: sa quando non deve intervenire, o rischia di stravolgere lordine sacro del mondo.

La Parola-Serratura
Agnese le trasmise antichi scongiuri che non si scrivono: solo tradizione orale. Rosalia imparò la chiusura sulla lingua, per non essere mai tradita dai segreti degli altri, e lo scudo contro il male, con cui in seguito avrebbe protetto Mirabello dagli spiriti oscuri della boscaglia.

…Ventanni passarono.
Mirabello cambiò poco, solo il vecchio mulino sprofondò nel terreno, il cimitero si allargò.
Rosalia era ormai nonna, anche se i capelli avevano solo qualche filo bianco e la schiena era ancora dritta come un asfodelo. La temevano e la rispettavano: curava le mucche, guariva i denti e, si diceva, vedeva nelle persone come nel vetro.

…Una sera dautunno calò sul paese come un gatto rosso. Rosalia sedeva fuori a selezionare liperico da essiccare, quando il cancello cigolò.

Sul sentiero cera un uomo. Alto, spalle larghe, ma molto ingobbito, come se portasse sacchi invisibili carichi di pietre. Il volto inciso di rughe come la corteccia di una quercia; una mano pendeva inerte, vecchia ferita delle miniere.

Buonasera, Lia, la voce era roca e fumosa.
Buonasera, Antonio, rispose pacata, senza alzarsi. Ne hai fatta di strada.

Niente in Rosalia si mosse. Un tempo, solo la voce le fermava il cuore.

Antonio si avvicinò, sedette sul gradino più basso, senza il coraggio di salire più su.
Ho cercato dappertutto, disse piano, fissando gli scarponi. Pensavo di trovare un posto dove poterti dimenticare. E dimenticare quello che ho fatto. Ho visto tutto: donne più belle di Caterina, oro a secchi… Ma pace, neppure un euro…

Cerchi pace? domandò. Vuoi che ti sciolga dai tuoi peccati?

Antonio sollevò gli occhi. Vi era solo una velata malinconia.

No. Voglio solo sapere Sei stata felice, Lia? Senza di me?

Rosalia passò una mano sul mazzetto derbe.
La felicità, Antonio, è strana. Ho avuto amarezza, ho avuto vuoto. Ma poi libertà. Sono diventata padrona di me stessa. Nessuno più a mormorare nelle orecchie, nessuna ombra alle spalle. Ascolto le piante, curo la gente. Forse, questa è la felicità più vera.

Si alzò, rientrò, tornò con una tazza di latte e una fetta di pane fresco. Pane normale, senza sangue né formule.
Prendi, disse. Dormi nellandrone, poi domani parti. Qui, la tua strada è finita. Altrove dovrai ricominciare.

Antonio prese il pane, le mani tremavano.

Mi hai perdonato, Lia? Per Caterina per aver prosciugato la tua anima?

Rosalia guardò il sole al tramonto.
Ti ho perdonato. Quella notte al cimitero, quando tagliavamo il nodo con la falce. Ma ricordati: perdonare non vuol dire tornare indietro. Ora vivi con la tua libertà, Antonio. Non ci sarà per te unaltra vita.

Allalba di lui non cera traccia. Sulla soglia, solo una pepita doro il pagamento per lospitalità e la sincerità. Rosalia la prese, la osservò alla luce, poi la gettò nel pozzo.

…Da allora, Antonio a Mirabello non fu più visto. Qualcuno disse che si era fatto frate; altri mentivano, sostenendo fosse tornato alle miniere. Ma Rosalia sapeva: finalmente camminava per la propria strada e la sua ombra non si intrecciava più alla sua.

Non si incontrarono mai più. Il loro domani era ormai cenere, campo spento.

Rosalia rientrò in casa, dove profumava di menta selvatica. Estrasse la scopa di assenzio da sotto il camino e, con lentezza, ne spazzò i quattro angoli. Via la sofferenza degli altri, via leco delle antiche promesse, via ciò che la memoria non doveva serbare.

Quando il sole si alzò sopra la pineta, Rosalia, sfiorando lo stipite, mormorò la Serratura che Agnese le aveva insegnato:
Strada agli sconosciuti, soglia ai miei;
Sigillato col segno, coperto di bruma.

Antonio non la tormentò più nei sogni. Si raccontava che nelle miniere del Piemonte cera un vecchio canuto che curava i feriti con semplici parole e foglie forse qualcosa di Rosalia gli era rimasto dagli antichi legami.

E Rosalia visse a lungo. Le portarono i nipoti di coloro che aveva conosciuto giovani. A loro insegnava che il cuore non è un mercato, ma una chiesa: e nessuno ci deve vendere e comprare amore.

Quando Rosalia se ne andò, su Mirabello si vide una strana luce. I vecchi dissero: era Nonna Agnese, venuta a prenderla per condurla là dove non cammina né amore obbligato, né inganno, e la serenità è eterna.

Sulla sua tomba, contro ogni usanza, non crebbe mai il cardo o lortica, ma solo fiordalisi di campo: i fiori della memoria che non porta dolore.

…La lezione della strega è semplice: per ogni ti amo rubato al destino, bisogna pagare con un perdonami eterno.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

three × 2 =