Il ragazzino supplicava la mamma di portare a casa con loro un cucciolo randagio, ma, sentendosi dire di no, strinse forte il cucciolo e iniziò a correre via. Proprio quando la mamma si lanciò ad inseguirlo, lui fece una cosa che lasciò tutti di stucco e commosse fino alle lacrime.
Era una mattina gelida alla stazione di Milano Centrale: la neve cadeva fitta e un venticello pungente tagliava la piattaforma. Proprio lì, il bambino notò un piccolo cucciolo rannicchiato dentro una scatola di cartone, come a voler sfuggire al gelo crudele.
Il suo corpicino tremava, mentre fiocchi di neve gli si scioglievano sul muso. Il ragazzino, Marco, corse verso di lui con unurgenza che sembrava non tollerare ritardi.
Lo abbracciò con dolcezza, gli soffiò sottovoce un po di calore e, con voce carica di speranza, gli sussurrò:
«Piccolino, ti porto a casa lì fa caldo mi prenderò cura di te».
In quella frase cera una tale sincerità che la neve sembrò rallentare la propria danza. Marco alzò gli occhi sulla mamma, Lucia: quegli occhi grandi, pieni di supplica, avrebbero intenerito chiunque.
Ma la mamma, combattendo una guerra dentro di sé, rispose piano: «Non possiamo portarlo con noi, Marco».
Marco non si diede per vinto: continuò a pregare, le tirava la mano, singhiozzava, e le spiegava che il cucciolo senza di lui non avrebbe avuto scampo.
«Mamma, per favore è così piccolo ha paura io lo accudirò ti prego».
Da lei però arrivò solo un sussurro definitivo:
«Non si può, amore davvero non si può».
Fu in quellattimo, quando nei suoi occhi si spense lultimo barlume di speranza, che Marco strinse forte il cucciolo contro il petto e improvvisamente scattò via.
«Fermati!» gridò la mamma, ma il ragazzino era già sparito tra la folla.
Correva Marco, si faceva strada tra la gente, scivolava tra la marea di cappotti e valigie, guardava a destra e sinistra, come se cercasse una via duscita. La mamma lo inseguiva, chiamandolo, ma la massa li separava, fredda come un muro.
Poi fece una cosa che toccò il cuore di tutti
Tra la folla, lo sguardo di Marco si fermò su un vecchio signore seduto su una panchina. Lanziano aveva gli occhi tristi, come chi attende non tanto un treno quanto la compagnia di qualcuno.
Marco si avvicinò, stringendo ancora il cucciolo al petto, e gli disse piano:
Per favore tenga lui lui le vorrà bene così non si sentirà più solo e anche lui avrà qualcuno che lo protegge dal freddo la prego
Luomo alzò gli occhi increduli, un po persi e nei suoi occhi lesse unonestà e una speranza così pura da scuotere il suo cuore.
Marco gli porse il cucciolo, sussurrando:
Lui ha bisogno di lei e lei sentirà di nuovo il calore nella sua vita
E in quellistante il vecchio capì che il destino, stavolta, gli aveva mandato un dono tra le mani di quel bambino vestito con un piumino giallo.







