Anno 1950. Ho sorpreso il mio fidanzato con la mia migliore amica nel frutteto della cooperativa agricola e, per ripicca, ho sposato il suo fidanzato: ma il nostro matrimonio nato dall’odio si è trasformato in una passione e una vendetta tali che in paese sussurreranno di noi alla fontana ancora per vent’anni

Amica mia, ascolta che storia ti devo raccontare, come successe alla prozia Lidia nel suo paese sulle colline del Monferrato, nellestate ancora profumata degli anni Cinquanta.

Era il 1950, e il paesino di San Fiorenzo sembrava un quadro dipinto: glicini e meli in fiore che riempivano laria di promesse dolci, le donne in cortile a parlare sotto il sole e i bambini che correvano a piedi nudi sullerba rugiadosa. Lì, nel cuore di quel mondo lentissimo, vivevano due ragazze inseparabili: Lidia e Amalia, che si conoscevano da quando, a cinque anni, si erano incontrate giù alla fontana vecchia.

Si erano tenute strette per tutta la vita: a scuola, durante la guerra quando salutavano i padri partiti tra le lacrime, durante quei lunghi inverni che sembravano non finire più. Avevano pianto insieme per la madre di Amalia, avevano festeggiato il ritorno di chi era sopravvissuto: uomini diversi, segnati, ma ancora vivi.

Quando finalmente la pace sembrava diventata normale, cera un nuovo evento da aspettare: le nozze! Avevano deciso che si sarebbero sposate lo stesso giorno, a inizio settembre, quando le vigne sono dorate ma lerba ancora verde. Lidia con Renato, Amalia con Matteo. Anche loro due amici dinfanzia, una combriccola che tutti al paese invidiavano.

Lidia, ti immagini che bello sarà? diceva Amalia, ballando nella cucina grande, tutta emozionata dopo aver ritirato i documenti in comune. Gli occhi brillavano come stelle che non vogliono spegnersi mai. Un unico banchetto, una sola festa! E se avessimo anche i figli quasi insieme? Sarebbe un miracolo!

Ah, tu sempre che ti perdi nei sogni! le sorrideva Lidia sistemando una presina ricamata sulla tavola. Io invece sono emozionata, mi pare di stare sulla sponda del Po senza sapere nuotare…

Ma è normale sussurrava lamica, abbracciandola. Lo dice anche mio padre: la paura prima della tempesta è tutta bellezza, tanto passa. Manca ancora tanto, ci abitueremo allidea e poi sarà solo festa.

Lestate scivolava via tra le conserve di pomodori, le ciarle della sartina e i pettegolezzi sotto il pergolato. Lidia e la madre erano prese dai preparativi: merletti nuovi per il corredo, tovaglie ricamate, la scelta del menu per il pranzo di nozze. Amalia invece si vedeva poco, diceva che aiutava la suocera o che aveva troppe cose da fare da quelle parti. Ma Lidia pensava fosse solo lo stress pre-matrimoniale.

Anche Renato, il suo promesso sposo, si faceva vedere di rado. Prima per il lavoro nei campi, poi le scuse diventavano più lunghe, e quando passava, era sempre distratto, con lo sguardo perso lontano.

Sono sfinito, Lidia mia, diceva lui, cercando di tranquillizzarla. Qui si lavora fino a crollare, ma vedrai che alla nostra festa mi prenderò giorni di riposo, e sarò tutto tuo, solo tuo. Ma i suoi abbracci erano meno calorosi di una volta. Occhi che non si lasciavano incontrare.

Lidia provava a convincersi che era solo la fatica, ma dentro sentiva crescere unansia nuova.

Un giorno, tornando dalla posta dove aveva ricevuto una lettera dalla zia di Asti, li vide Amalia e Renato proprio vicino al vecchio pozzo di pietra, intenti a parlare. Si fecero subito silenziosi, maldestri, come se fossero stati colti in fallo.

Lidia, ti cercavo! Mi aiuti con le cuciture del vestito da sposa? Ho trovato un pizzo finissimo, mi tremano le mani dallagitazione

Ma certo, passa dopo, rispose Lidia, poi con tono più dolce si rivolse a Renato: Amore, passa dopo anche tu, la mamma ha fatto la torta di mele come piace a te.

Non posso, Lidia, farfugliò lui evitando i suoi occhi. Devo aiutare mio padre in stalla, domani vanno tutti e due al mercato…

Va bene, allora domani sera, sul fiume sotto il salice? cercò di sorridere lei.

Ci sarò, disse lui quasi sussurrando, e le diede un bacio rapido, lontano anni luce dallaffetto di un tempo.

Mancavano tre settimane al matrimonio. Una sera, tornando dalla casa della nonna, Lidia decise di attraversare lorto del paese per abbreviare la strada. Tra i meli colmi di frutti, sentiva ancora nellaria il profumo dolce di mosto e cotognata. Dimprovviso le arrivarono le voci, e non poteva sbagliarsi: erano Amalia e Renato.

Non ce la faccio più! Ogni giorno è una menzogna, ogni parola è finta… piangeva Amalia, con la voce rotta. Come possiamo andare avanti così?

Shh, Amalia, stai calma… sussurrava Renato, affranto anche lui. Non posso sposare Lidia. Il mio cuore è tuo, non posso cambiarlo.

Lidia rimase pietrificata, come se il sangue avesse gelato nelle vene. Li ascoltò ancora.

E che facciamo? Lasciamo tutto allultimo? Dovremo spiegare tutto a tutti… piangeva Amalia.

Non cè altro da fare, diceva lui. La verità e poi andarsene. Nessuno merita questa commedia.

Piangeva così forte che Lidia non poté più trattenersi, uscì allo scoperto tra le piante.

Amalia… tu! E tu, Renato! Cosa mi avete fatto? Su quale menzogna pensate di costruire la vostra felicità?

Amalia si avvicinò per abbracciarla, ma Lidia la respinse: Non toccarmi! si voltò verso Renato, E tu, doverano le tue promesse? La tua fatica in stalla?

Renato non ebbe il coraggio di guardarla.

Non volevo farti male, Lidia…

Non volevi? Ma mi avete tradita entrambi…

Non le restò che fuggire, correndo nelloscurità, le lacrime che le bruciavano gli occhi e il cuore in mille pezzi.

Nei giorni successivi non uscì mai dal letto, la madre le stava vicino senza dire una parola, come fanno le mamme quando il dolore non lo curi con nessuna medicina.

Poi, dopo qualche giorno, arrivò la Gina, la postina del paese che sapeva tutto di tutti:

Lidia, hai sentito? Amalia e Renato sono spariti allalba, con due valigie in mano. Hanno pure ritirato i documenti in comune E Matteo? Oh che tragedia! Gli ha dato un pugno in piazza e lha cacciata dal cortile quasi a calci… Al paese è diventata la storia dellanno!

Lidia ascoltava in silenzio. Provava quasi più pena per Matteo che per se stessa. Decise di andare a trovarlo. Lui era seduto in cortile, immobile, lo sguardo inchiodato a terra.

Matteo… gli disse piano.

Lui la guardò con occhi rossi.

Come sto? Così come te, Lidia, e rise amaramente. Che storia assurda… Avevamo tutto pronto: tavole, vestiti, bomboniere e niente più matrimoni.

Poi lui le prese la mano, la strinse forte.

Lidia, e se ci sposassimo noi?

Lei quasi sussultò: Matteo, sei matto? Sarebbe solo una ripicca!

Mia nonna arriva tra due giorni dal Veneto. Ci resta malissimo se trova la festa saltata. Insomma, sei lunica che mi capisca in questo disastro

Lidia respinse la mano, confusa e piena di rabbia.

La settimana dopo, la Gina portò una nuova notizia: avevano visto Renato e Amalia in città, già sposati, che vivevano ospiti da una zia, tutti contenti.

A Lidia salì unira cieca, come non aveva mai provato. Corse subito da Matteo.

Si sono sposati. A Torino, da una zia.

Matteo rimase senza parole per un istante, poi le chiese perché fosse lì.

Volevo solo dirti che accetto. Sì, mi sposo con te. Facciamolo, così vedranno che non siamo degli sconfitti.

Lidia, rifletti lo fai solo per rancore.

No, sono sicura!

La notizia del nuovo matrimonio fece il giro di San Fiorenzo in mezza giornata. Tutti sgranavano gli occhi, la mamma di Lidia la scongiurava:

Lidia, non si mette su famiglia per rabbia…

Mamma, Matteo è buono e onesto. Lo so che non è amore o forse un giorno lo sarà, chi lo sa?

Celebrarono il matrimonio proprio il giorno che avevano previsto per le altre nozze. Gli stessi invitati, gli stessi brindisi, ma unatmosfera diversa. Matteo era attento e gentile con Lidia, labbracciava, la serviva Quando i parenti gridavano Bacio!, la baciava con una delicatezza che nessuno si aspettava.

Iniziò tutto un po teso, come due sconosciuti in gita. Poi, piano piano, il gelo lasciò spazio alla confidenza, alla tenerezza, persino a qualche risata serale davanti al focolare. Non si nominavano mai Amalia e Renato, come se quei nomi potessero far cadere la casa costruita con fatica.

Con la primavera, si scoprirono capaci di parlare con uno sguardo, di capire e accettare anche i silenzi reciproci. E, accadde il miracolo: una bambina dagli occhi azzurrissimi, Anna, arrivò a rendere la loro casa ancora più piena.

Quelle cose che Lidia confidava sussurrando alla madre: Matteo è buono, non mi manca nulla Aveva imparato che la felicità spesso arriva camminando fuori dai sentieri battuti.

Due anni dopo, lo stesso giorno delle nozze, nacque la loro seconda figlia, Caterina. E il cuore di Lidia si sentiva finalmente in pace.

Una sera dinverno, Anna già dormiva, Lidia e Matteo chiacchieravano sorseggiando un tè col miele. Matteo, guardando la stufa accesa, disse:

Hanno parlato di Amalia e Renato oggi in paese. Dicono che Amalia sta tornando, da sola

Lidia si irrigidì, ma solo per un attimo.

Cosa mi importa Il passato è passato. Se non ci fosse stata quella brutta storia, forse non avrei mai conosciuto la felicità vera con te.

Ti amo, Lidia, sussurrò Matteo abbracciandola forte. E se non ti avessi mai chiesto di sposarmi?

Secondo me sarebbe comunque successo, rispose lei, sorridendo. Il destino trova sempre la sua strada.
Sai, a volte penso: meno male, per quanto abbia sofferto, che sia andata così!

E fu così che Amalia tornò al paese, il viso segnato, nulla più della spavalda ragazza di un tempo. Renato laveva lasciata: il solito copione, aveva trovato unaltra donna. Quella che era stata lamica del cuore ora sembrava solo una signora stanca, e Lidia provò per lei più compassione che rabbia.

Sono stata una sciocca, le confessò Amalia un giorno al negozio. Ho rovinato tutto per una passione che non ha tenuto.

La felicità si costruisce a poco a poco, le rispose Lidia, e non calpestando chi ci vuole bene.

Amalia dopo un po incontrò Mario, un meccanico del paese vicino, buono e discreto. Si sposarono in breve e ricominciarono da capo. Alla fine, Lidia e Amalia, dopo tanto, tornarono quasi amiche, seppure non più intime come da ragazzine.

Il tempo passava e la famiglia di Lidia cresceva: dopo Anna e Caterina nacque Riccardino, sempre allegro e con la passione per il trattore del papà. Matteo divenne caposquadra dei braccianti, Lidia la contabile della cantina sociale. I pomeriggi destate erano pieni di pane appena sfornato e risate.

Con Mario e Amalia si incontravano spesso, i loro figli giocavano insieme. E la Gina, la postina, diceva sempre: Avete trasformato la tristezza in una casa piena di amore!.

Amalia si ammalò presto e la vita la spense in silenzio, giovane, ma senza più rimpianti. Mario restò legato alla famiglia di Lidia e portava spesso i bambini a correre nel cortile grande.

E ancora oggi a San Fiorenzo, nei pomeriggi tranquilli, capita di vedere una coppia anziana che si tiene per mano sotto il vecchio salice sul Po. Dicono che siano Lidia e Matteo: li vedi seduti a guardare i nipoti lanciare barchette di carta nel fiume, e ti sembra di sentire che la felicità si trova proprio dove non te laspetti, che spesso le strade del cuore sono tortuose ma piene di luce. E che anche dal male più amaro, se hai pazienza e generosità, può sbocciare un fiore di serenità che profuma tutta una vita.

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Anno 1950. Ho sorpreso il mio fidanzato con la mia migliore amica nel frutteto della cooperativa agricola e, per ripicca, ho sposato il suo fidanzato: ma il nostro matrimonio nato dall’odio si è trasformato in una passione e una vendetta tali che in paese sussurreranno di noi alla fontana ancora per vent’anni
Trovate mia figlia…