Non sarebbe arrivata la felicità, se la sfortuna non avesse aiutato
La festa di matrimonio riempiva l’aria del paese: Cesare e sua moglie stavano maritando la figlia maggiore. Risate e brindisi sintrecciavano sotto le luci appese, ma in un angolo, seduta a gambe raccolte, era triste la più giovane, Lucietta. Cesare, un po alticcio per il vino rosso, le si avvicinò, la sollevò tra le braccia e girandola con sé, fece volare le sue trecce nellaria.
Non essere malinconica, Lucietta, anche tu troverai marito. Dai, le nostre ragazze sono tutte belle; anche per te ci sarà uno sposo, e sarai felice, vedrai.
Lucietta aveva dodici anni, e fin da bambina la chiamavano zoppina. Da piccola le era caduto un ferro da stiro sulla gamba; il vecchio medico condotto aveva rimediato come poteva, e losso si era saldato storto. In paese ormai nessuno ci faceva caso, ma per lei era una croce. Oltre a lei, i genitori avevano altre due sorelle più grandi, sposate presto. Lucietta, la più piccola, aveva dita delle mani un po contratte e il piede ruotato, ed era delicata come una viola tra le ortiche.
Estate e inverno, camminava tra il cortile e gli orti con la gamba che segnava il passo e il cuore pesante. Quando cresciuta dovette portare le scarpe, divenne più difficile, specialmente dinverno. Eppure la sua voce, limpida e leggera, incantava tutto il paese: cantava alle feste, faceva ridere le zie; cera in lei una bellezza dolce, più pura delle sue sorelle.
Vicino alla casa dei suoi, viveva la famiglia Bernardi, con due figli: il maggiore, Alessio, sei anni in più, sapeva fare miracoli con la fisarmonica; il piccolo, Sebastiano, provava sempre a suonarla, ma era senza orecchio e tirava solo fuori dei suoni buffi. Lucietta e Sebastiano erano coetanei e inseparabili: spesso sedevano sui gradini della casa di lui, lei cantava e lui fingeva di accompagnarla. Quando Alessio li beccava, strigliava il fratellino:
Su, rimetti giù quella fisarmonica, non sei capace!
Allora Sebastiano e Lucietta ridevano, scappando di corsa nel giardino.
Agli occhi di Lucietta, Alessio era un principe. Alto, diritto, la schiena larga e un sorriso che pareva doro. Senza ammetterlo nemmeno a se stessa, era innamorata di quello slancio buono e forte. Un giorno le uscì anche detto, a Sebastiano, che suo fratello era molto più bello. E lui sera offeso.
Poi tutto svanì come neve sulle ginestre: Alessio partì militare. Lucietta pianse in segreto, finché il sole tornò e lei e Sebastiano ripresero a ridere insieme, come se niente fosse. I giorni passavano, finché lei cominciò a vedere in Sebastiano non solo un amico, ma il futuro sposo. Solo Cera quel suo piede.
A scuola ci andavano sempre insieme, dinverno lui le portava la cartella, a volte la prendeva sotto braccio.
Dai, Lucietta, sennò congeliamo! incalzava Sebastiano. Lei si sforzava, ma la gamba scavava la neve e rallentava sempre.
Gli anni scivolavano via, i pensieri si facevano adulti. Alessio, finito il servizio, rimase lontano: si era iscritto allAccademia militare e voleva diventare ufficiale. Un pomeriggio, con la luce di luglio e il vento che giocava con i gerani, Lucietta era sui gradini a guardare le rondini. Allimprovviso Sebastiano irruppe trafelato nel cortile.
Lucietta tuo padre, in fondo al campo è caduto, non si muove
Cuore in gola, corse quanto poté, ma arrivò tardi. Cesare era a terra, tutti piangevano. Anche la madre si disperava, e le sorelle già sposate le cingevano le spalle. Lucietta si chinò a terra insieme a loro.
Dopo tre giorni lo seppellirono; al funerale venne quasi tutto il paese, tutti volevano bene a Cesare. La madre stringeva Lucietta, la più fragile, come a chiedere salvezza.
E ora come vivrò? gemeva la donna.
Mamma, resterò con te, non piangere, sussurrava lei.
La madre ripeteva spesso:
Oh, Lucietta, forse Dio ti ha mandata così, per consolare il mio cuore. Tu non mi lascerai mai, vero?
Lucietta avrebbe voluto studiare, andare a Firenze a imparare a cantare, ma sentiva che la madre aveva bisogno di lei, che non poteva lasciare la casa ormai tanto vuota. Si sentiva prigioniera, e col tempo la madre le chiedeva di restare sempre più spesso accanto a sé.
Un pomeriggio destate, Lucietta dalla finestra vide Sebastiano passare a braccetto con una ragazza mai vista: capelli neri, riso chiaro. Poi seppe che era Marina, venuta da Siena a trovare la nonna. Sebastiano non guardò Lucietta e rideva gioioso.
Un nodo in gola, Lucietta pensò: E io? Vado anche io al Circolo e gli parlerò. Metto il mio vestito nuovo, così mi noterà.
Indossò un abito lungo, prese un rossetto dalla madre, ci passò le dita sulle labbra e sciolse i capelli. Bella davvero, peccato il passo zoppicante.
Dentro, la sala era piena di musiche e voci. Sebastiano stava con Marina, le raccontava chissà cosa, lei rideva.
Ciao, si avvicinò Lucietta. Sono uscita anchio Che bella serata.
Sebastiano arrossì, laltra la guardò curiosa.
Marina, questa è Lucietta, la mia vicina spiegò. Siediti lì, noi arriviamo dopo la spinse dolcemente verso la panca.
Ma io volevo ballare quasi sospirò lei. Marina, posso ballare con Sebastiano?
Marina annuì.
Ho detto che certe cose non sono per te sussurrò Sebastiano, come puoi ballare, zoppicando così?
Lucietta si voltò, perse equilibrio e cadde. Sebastiano la rialzò, laccompagnò fuori. Piangendo, tornò a casa dove la madre la aspettava.
Ma dove sei stata conciata così?! esclamò la madre, poi, notando le lacrime, cambiò tono:
Su, non piangere. Hai visto Sebastiano con unaltra stai qui, cosa ti serve quel ragazzo? Tu hai promesso di rimanere con me E poi lui, difficilmente
Quando fu calma, Lucietta fissò dalla finestra la casa accanto, vide Sebastiano e Marina rientrare insieme. Piangeva ancora, il cuore come uno stagno in tempesta.
Sebastiano mi ha tradita, pensava. Ma lui non le aveva mai promesso niente: era sempre stato solo il vicino di giochi.
Non poteva capire che lamore è una cosa strana, che il cuore può volere altro. Era convinta che Sebastiano le sarebbe stato accanto per sempre.
Una notte, aspettò che la madre si addormentasse, poi uscì di casa e si avviò verso lArno. Camminava a fatica, inciampando, piangendo. Arrivò sulla riva, si fermò un attimo e, senza pensarci troppo, entrò nellacqua.
Tutta la sofferenza resterà in questo fiume, pensava, lacqua era gelida, ma quasi non la sentiva.
Che paura papà, sei partito e mi hai lasciata mi avevi promesso uno sposo e io invece niente, sono infelice
Guardò su, il cielo tutto stelle, e si tuffò. Ma non si accorse che qualcuno si era buttato dopo di lei, e in poche bracciate la portò a riva.
Ma che fai? Vuoi morire per davvero? gridò Alessio.
Alessio?… Ma tu che ci fai qui? Non puoi capire, tu non sei mai stato uno zoppino Tu sei bello, tutto a posto Io invece
Non sapeva che Alessio, tornato in licenza dopo un anno di servizio da ufficiale, era arrivato nel pomeriggio. Era uscito a fumare e laveva vista verso il fiume, e un tuffo al cuore lo aveva spinto a seguirla.
Ci fu silenzio. Alessio la coprì con la giacca, la strinse a sé. Lei tremava dal freddo e dalla paura.
La tua vita è importante, per te e per me. È appena iniziata. Ci sono sempre giorni per la tristezza, ma anche per la felicità. Tuffarsi è facile, tentare la gioia è più difficile.
Le diede la sua giacca leggera, poi la baciò.
Alessio non lo fai per pietà vero? domandò lei, timida.
No, Lucietta. Ti ho sempre pensata. Voglio portarti via con me: faremo loperazione alla gamba, e cancelleremo questa sofferenza. Non mi sono sposato mai, chissà perché, ma ti ricordavo sempre, anche piccola comeri. Oggi sei una bellezza. Vieni con me, vuoi sposarmi?
Se dici sul serio, sì Alessio!
Allinizio la madre era scontenta che Lucietta volesse sposarsi e partire. Ma, avvicinandosi le nozze, si lasciò andare. Dovevano far presto: la licenza di Alessio sarebbe finita. Dopo tre giorni di festa e confetti, partirono insieme.
A Firenze Alessio trovò un chirurgo disposto a tentare loperazione. Il dottore però fu chiaro:
Sarà dura, ma si può fare. Meglio sarebbe stato da piccola, dove avevate la testa? Lucietta, pronta a resistere? Non sarà breve.
Sono pronta, sopporterò tutto rispose lei con lagrime di speranza.
Loperazione riuscì, dopo un anno di fatica la zoppia era solo un ricordo. Un giorno la giovane portò ad Alessio una notizia che faceva brillare il sole in casa:
Alessio, aspettiamo un bambino!
Lui si emozionò, la strinse forte.
Che gioia, Lucietta mia! Spero sia una figlia, con i tuoi occhi.
Vedremo rideva lei felice.
Quando nacque la bambina, Alessio non smetteva di ringraziare la sorte. Lucietta si specchiava, i capelli raccolti, la figlia in braccio, pensava:
Ma quanto sono felice E pensare che allora Grazie, mio caro Alessio, per avermi salvata.






