Lo studente del terzo anno, Lorenzo Bianchi, stava tornando al suo dormitorio dopo una serata trascorsa a casa di amici. Era ormai tardi, e Lorenzo camminava da solo attraverso la periferia deserta, tra le stradine che costeggiavano le case basse della zona residenziale. Improvvisamente, una fitta lancinante gli trafisse lo stomaco, come un braciere acceso che gli divorava le viscere!
Lorenzo non ebbe nemmeno il tempo di rendersi conto di ciò che accadeva: si piegò in due, la vista si fece nera e crollò sullasfalto silenzioso
Lorenzo era nato e cresciuto a Firenze, in una famiglia perbene. Aveva scelto di vivere in dormitorio per sentirsi più indipendente: con il padre cerano state incomprensioni, si erano persino scontrati e ormai da più di un anno non si parlavano. La madre ne soffriva, supplicava, piangeva e tentava invano di ricucire quel rapporto. Erano troppo simili, troppo orgogliosi, entrambi.
In quel piccolo alloggio universitario Lorenzo si trovava bene: non rimaneva mai con le mani in mano, trovava sempre qualche lavoretto la sera. Aveva molti amici, compagni di università e vecchi amici delle scuole superiori, e spesso si riunivano anche con i ragazzi del quartiere dovera cresciuto.
Poi cerano i suoi amici a quattro zampe gatti randagi e cani abbandonati che Lorenzo aveva iniziato a nutrire fin da bambino, portando via di nascosto da casa qualche fetta di salame o delle polpette avanzate. Anche ora, davanti al dormitorio, lo aspettavano sempre, certi che lui non avrebbe mai dimenticato di comprare un po di croccantini per i gatti e qualche bocconcino per i cani.
Quella sera, però, i randagi erano andati in cerca di riparo per la notte, stanchi di aspettare. Solo uno rimase: un giovane cane bianco e nero, fedele e attento, seduto sui gradini e con lo sguardo fisso sulla strada da cui Lorenzo sarebbe dovuto tornare. Al calar del buio, prese coraggio e si avviò verso la strada, nella direzione da cui arrivava sempre il suo amico
Quando Lorenzo riaprì gli occhi in ospedale, la prima cosa che vide fu il volto di sua madre, gli occhi gonfi di pianto e una dolcezza immensa nel sorriso:
Ciao amore, disse lei, finalmente ti sei svegliato! Come ti senti? Aspetta, corro a chiamare il medico
Fu lei a raccontargli che aveva subito un grave attacco di appendicite acuta, che gli aveva fatto perdere i sensi.
Era peritonite, corresse il medico entrando nella stanza, una faccenda pericolosissima! Lappendice era ormai esplosa, ti abbiamo ripulito tutto dentro, sei stato fortunato
Lorenzo sarebbe dovuto rimanere in ospedale ancora una settimana. Quella notte non riusciva a dormire e sentì, dal corridoio, il sommesso conversare dellinfermiera con la signora delle pulizie:
Sto ragazzo è stato salvato per miracolo, se non fosse stato per il cane! Martina dellambulanza mi ha detto che lhanno trovato buttato in un fosso, e il cane accanto che ululava. Iniziava a ringhiare e abbaiare appena qualcuno si avvicinava e lo attirava proprio verso di lui tirandolo per i vestiti Pazzesco! Il cane ha davvero salvato il padrone!
Salvato dal cane Queste parole martellavano nella testa di Lorenzo. Immaginò subito chi fosse: quel cane giovane e scattante bianco e nero che lui aveva soprannominato Acrobatica per le sue prodezze. Ogni tanto lo aspettava per strada e Lorenzo si era sempre chiesto come sapesse quando stava tornando. Ora era a lui che doveva la vita.
Il giorno dopo, i genitori andarono insieme a trovarlo. La mamma era tutta premure: aggiustava il lenzuolo, gli passava il telo bagnato su fronte e parlava, parlava:
Quando ti dimettono torniamo a casa, eh? Dovrai stare a dieta, il dottore mi ha scritto tutto: brodini, purè, pappa calda, sette pasti piccoli al giorno! Del dormitorio neanche parlarne, finché non guarisci non ti lascio!
Lorenzo era ancora debole e pallido: guardò il padre, che stava in disparte vicino alla finestra, incapace di incrociare lo sguardo del figlio. Da quanto tempo non si vedevano! Ora entrambi rimpiangevano quellanno perso tra silenzi e orgoglio.
Aveva avuto tempo per pensare, e quella notte aveva deciso che avrebbe chiesto scusa, al padre e anche alla madre, per tutto il dolore che aveva provocato.
Scusatemi, sono stato un egoista, sussurrò Lorenzo, ho sempre pensato solo a me stesso, senza considerare il vostro punto di vista
Lorenzo, basta, adesso hai bisogno di riposo, ti vogliamo bene e anche papà ti vuole davvero bene, vero, Filippo? cinguettò la madre guardando con apprensione il marito.
Il padre si staccò finalmente dalla finestra e fissò il figlio:
Teresa, lascia parlare lui
Lorenzo chiuse gli occhi, sforzandosi di trovare la forza per toccare largomento della loro discordia
Lui un cane lo aveva desiderato fin da piccolo. Ma il padre era stato irremovibile. In casa niente animali, aveva detto, una volta e per tutte. Finito il liceo, entrato in università, Lorenzo aveva tentato di riparlarne, senza successo. Quella fu lorigine della loro lite: Lorenzo se ne andò sbattendo la porta e trovò ospitalità da amici, poi al dormitorio. E anche lì era vietato tenere animali. Quante volte aveva pensato di affittare una casetta fuori città insieme ad Acrobatica
Eh sì, ormai sentiva quel cane come suo. Tra loro era nato un legame profondo, una comprensione che non aveva bisogno di parole. E ora, mentre giaceva in ospedale, Acrobatica lo aspettava, affamato e solo, davanti al dormitorio.
Mettendo da parte tutto il suo orgoglio, Lorenzo rivolse gli occhi al padre:
Papà, non ti chiedo di accettare un cane in casa, adesso lo comprendo questa è la tua casa, hai il diritto di non volerlo. Ma ti chiedo aiuto: fuori cè il mio amico, mi ha salvato. Quando starò meglio troverò un posto dove poterlo tenere con me Intanto, per favore, andate a sfamarlo, è là fuori in attesa, si chiama Acrobatica, bianco e nero
Lorenzo era esausto, gocce di sudore gli rigavano la fronte. La madre gli accarezzò il viso e lo rassicurò che sarebbe andata subito a comprare cibo, e il padre glielo avrebbe portato.
Papà, prendi la mia borsa. Acrobatica riconoscerà il mio odore sussurrò Lorenzo.
Quindici anni sono passati da allora. Ecco Lorenzo, seduto nel corridoio della clinica veterinaria di Siena, circondato dai suoi tre figli adolescenti. Acrobatica era in sala operatoria per la rimozione di un tumore. Nonostante l’età del cane, Lorenzo aveva fatto di tutto: trovato i migliori veterinari, pagato ogni conto 1.800 euro, una somma che non aveva esitato a sborsare pur di tentare il tutto per tutto.
Dentro il corridoio, le persone in attesa con i propri animali, ascoltavano commossi la storia di Lorenzo e di quel cane straordinario.
Come finì quella storia dellappendicite? chiese una signora con un gatto in braccio Comè che ti sei ritrovato con Acrobatica?
Lorenzo sorrise, la voce rotta dalla nostalgia:
La mamma veniva ogni giorno in ospedale a dirmi che Acrobatica stava bene, che era stato rifocillato. Il giorno delle dimissioni sono uscito e trovo i miei lì in macchina E sapete chi mi aspettava pulito e pettinato su un sedile posteriore, con un collare nuovo di zecca? Proprio Acrobatica! Mio padre laveva portato a casa il giorno stesso in cui avevamo parlato.
Mi sono seduto accanto a lui, lho abbracciato e il babbo, guardandomi nello specchietto, mi ha detto: Allora, torniamo a casa? Dobbiamo riprenderti dopo loperazione! E siamo andati via tutti insieme
Tutti nel corridoio sorrisero, stringendo a sé i propri animali. In quel momento uscì il veterinario:
Lorenzo Bianchi, lintervento è andato benissimo, il tuo Acrobatica è davvero un campione. Ora si riprende e poi può tornare con voi!
Lorenzo si alzò subito, strinse la mano al medico e un sospiro di sollievo percorse lintero corridoio. Dopo unora, accompagnato dai figli e con Acrobatica tra le braccia, lasciò la clinica. Mise delicatamente il cane sulle ginocchia dei ragazzi, si mise al volante, si girò e disse:
Allora, si torna a casa? Dobbiamo recuperare forza dopo questa battaglia, insieme!
E partirono verso casa, uniti come una vera famiglia italiana.






