Ho avuto la migliore amica del mondo, si chiamava Benedetta. Eravamo unite da anni. Mi confidava spesso quanto fosse difficile la sua vita, e tutto a causa di ventanni trascorsi accanto al marito e alla madre.
La madre, Ada, era il tipo di donna che non si faceva problemi a sfruttare chiunque, anche la propria figlia. Niente le andava bene. Ada aveva 85 anni, ma bisogna dire che a quelletà era ancora piuttosto attiva.
Ada era convinta che Benedetta le fosse debitrice, che le dovesse la vita stessa. Quando Ada era rimasta incinta, il marito laveva abbandonata per unaltra donna. Da quel momento, Ada aveva riversato tutta la sua rabbia sulla figlia, che somigliava molto al padre.
Benedetta non era mai stata una figlia amata: era una domestica, una serva, una schiava, ma mai una figlia. Lavorava duramente facendo due lavori. Quando rientrava a casa, iniziava subito a pulire il pavimento e a cucinare. Ada non voleva fare nulla, anzi, spesso le faceva dispetti proprio perché Benedetta aveva cucinato qualcosa che non gradiva. Vi sembrerà assurdo, ma Benedetta aveva lasciato uno dei suoi lavori e si era trasferita dallaltra parte di Milano solo per cucinare ciò che la madre desiderava.
Quel giorno era il compleanno di Benedetta. Tutti noi ci siamo ritrovati a tavola aveva preparato una cena splendida ma ho notato che la mia amica era molto triste. Mi confidò che aveva appena litigato di nuovo con Ada. A fine serata, siamo andati via prima del previsto.
La mattina seguente ho saputo che Benedetta non cera più. Dopo che eravamo andati via, Ada aveva provocato ancora una lite. Benedetta ebbe un attacco cardiaco e nessuno chiamò unambulanza. È morta nella notte. Così Ada ha governato la sua notte di dolore.
Questa vicenda mi ha insegnato che il sacrificio cieco non porta mai felicità. Lamore vero deve essere reciproco, mentre chi non sa apprezzare ciò che riceve rischia di restare solo, privato anche delle cose essenziali. Bisogna imparare a cambiare e a volere bene, prima che sia troppo tardi.





