Dopo aver accompagnato la mia amante, Alessandra, e averle detto addio con grande dolcezza, mi rimisi in macchina e tornai verso casa. Arrivato davanti al portone di casa, rimasi qualche secondo in piedi, pensando a come avrei potuto spiegare tutto a mia moglie. Salii le scale, presi un bel respiro e infilai la chiave nella serratura.
Ciao, dissi entrando. Graziella, sei a casa?
Sono qui, rispose mia moglie, con la sua solita calma imperturbabile. Ciao. Allora, devo andare a preparare le scaloppine?
Decisi che dovevo essere diretto, risoluto, da vero uomo! Era giunto il momento di mettere fine a questa doppia vita, prima che le tracce dei baci di Alessandra si fossero raffreddate sulle mie labbra, prima che mi risucchiasse di nuovo la palude della vita quotidiana.
Graziella, mi schiarii la gola. Sono venuto per dirti… che dobbiamo lasciarci.
La notizia non la scosse minimamente. Daltronde, far perdere la calma a Graziella era come cercare di muovere il Duomo di Milano. Una volta, per prenderla in giro, la chiamavo Graziella di ghiaccio.
Che vorresti dire? chiese, affacciandosi dalla cucina. Non devo più preparare le scaloppine?
Fai come preferisci, risposi. Se vuoi falla, se non vuoi non farla. Io me ne vado con unaltra donna.
La maggior parte delle donne, dopo una frase del genere, avrebbe reagito lanciandomi una padella contro o iniziando una scena furibonda. Ma Graziella non era come le altre.
Madonnina santa, che gran cascamorto! disse lei. Ma hai ritirato i miei stivali dal calzolaio?
No, balbettai io, imbarazzato. Se per te è così importante, ci vado subito e li prendo!
Ohibò… mormorò Graziella. Sei sempre il solito, Enrico. Se ti mando a prendere le scarpe, torni con quelle vecchie.
Mi sentii offeso. Quellincontro, che speravo fosse drammatico e pieno di passione e rimproveri, stava andando in modo tutto diverso da come immaginavo. Dovera il pathos? La scena? Ma daltronde, cosa mi aspettavo dalla Graziella di ghiaccio?
Mi pare che tu non mi stia ascoltando! dissi, un po frustrato. Ti dico ufficialmente che me ne vado con unaltra, ti lascio, e tu pensi solo agli stivali!
Normalissimo, rispose lei, a differenza tua io posso restare qui, i miei stivali stanno dal calzolaio; i tuoi, invece, te li puoi mettere e andare dove vuoi.
Abbiamo passato tanti anni insieme, ma ancora oggi non riesco mai a capire se quando Graziella scherza o sia seria. Mi ero innamorato di lei proprio per la sua indole tranquilla, per quel modo di vivere senza conflitti, per la sua essenzialità. Poi, certo, anche la sua dedizione come padrona di casa e le sue forme generose avevano fatto la loro parte.
Lei era una donna affidabile, fedele e solida come unancora di nave. Ma ora io amavo unaltra. Con passione, con ardore, con tutto me stesso! E allora toccava voltare pagina, dirlo chiaramente e buttarmi in una nuova vita.
Dunque, Graziella, dissi con un misto di solennità e tristezza, ti sono riconoscente per tutto, ma sto andando via perché amo unaltra donna. Non ti amo più.
Ma guarda… disse lei, ironica. Non mi ama più, leroe delle pantofole! Mia madre, per esempio, adorava il vicino di casa. Mio padre invece andava matto per la briscola e il vino bianco. E allora? Guarda che donna meravigliosa sono venuta fuori io.
Sapevo che discutere con Graziella era impossibile: ogni sua parola pesava come il Colosseo. La voglia di litigare mi era sparita.
Sei davvero speciale, Graziella, mormorai, abbattuto. Ma io amo unaltra donna. Amo con quel fuoco che solo le passioni proibite accendono. Andarmene è quello che sento di dover fare, capisci?
Unaltra? Chi, Francesca la sarta? domandò con sguardo furbo.
Mi gelai. Un anno fa avevo avuto davvero una storia segreta con Francesca, ma mai avrei pensato che Graziella lo sapesse!
Tu come fai…?! cercai di chiedere, ma mi interruppi. Vabbè, comunque no, non si tratta di Francesca.
Graziella sbadigliò, come se parlassi del tempo.
Allora sarà Paola dellalimentari? chiese.
Mi prese un brivido. Anche Paola era stata unavventura, anche se ormai era passato. Ma come poteva Graziella sapere tutto questo? Ah già, lei è impenetrabile, non ha bisogno di parlare.
Sbagliato, dissi, cercando di mascherare lagitazione. Non è né Paola né Francesca. Questa è unaltra, una donna meravigliosa, la donna dei miei sogni. Non posso vivere senza di lei, e non cercare di fermarmi, tanto è deciso.
Allora sarà sicuramente Lucia, dichiarò, stancamente. Enrico caro, sei trasparente come un bicchiere dacqua. La tua donna ideale è Lucia Benedetti: trentacinque anni, un figlio, due aborti… è lei, vero?
Mi portai le mani alla testa. Colpo secco: aveva indovinato! La mia storia era proprio con Lucia.
Ma… come hai fatto a capirlo? Hai indagato su di me? balbettai.
Elementare, Enrico, disse Graziella. Sono ginecologa da ventanni. Ho visitato quasi tutte le donne di questa città, mentre tu solo poche. Mi basta uno sguardo per capire quando sei stato lì anche tu, sciocco!
Mi feci coraggio.
Mettiamo anche che hai ragione dissi in tono deciso. Che sia pure Lucia. Non cambia nulla: io vado via con lei.
Che ingenuo che sei, Enrico, rispose Graziella. Almeno potevi chiedermi un parere! Da dottoressa ti assicuro che in Lucia non cè nulla di speciale, è identica a tutte le altre. E la sua cartella clinica lhai vista? No, vero?
N-no… ammettei, confuso.
Appunto! Prima di tutto, vai a farti una doccia. Poi, domani chiamerò Augusto, che ti visita al consultorio senza fare fila, disse Graziella. E poi ne riparliamo. Vergogna: il marito di una ginecologa che non riesce a trovarsi una donna sana!
E ora che faccio? chiesi, scoraggiato.
Vado a preparare le scaloppine, concluse lei. Tu lavati e riflettici. Se vuoi davvero una donna senza problemi, chiedi a me che ti do una buona dritta
Alla fine, ho capito che nella vita niente è mai come si immagina, e che una donna con i piedi per terra, solida e saggia come Graziella, vale più di tutte le passioni effimere di questo mondo.




