Prima di sposarmi con mio marito Giorgio, il rapporto con i suoi genitori era piuttosto gradevole, persino affettuoso nella loro maniera un po buffa. Quando andavo a trovarlo nella vecchia casa gialla nella periferia di Firenze, la madre, Assunta, e il padre, Marcello, erano spesso impegnati a discutere sulla scelta del programma televisivo: tra vecchi film italiani in bianco e nero e le partite della Fiorentina, non cera mai pace. Di solito davo ragione alla suocera, cercando di evitare tempeste inutili. Tutto sembrava scorrere sereno, almeno fino al giorno strano e zuccheroso del nostro matrimonio.
Dopo la cerimonia, in mezzo a coriandoli e risate, la festa si è trasformata in un pranzo infinito a casa dei miei suoceri. Mi offrivano montagne di pasta fatta in casa, bolliti, dolci pieni di crema e insistenti inviti Mangia ancora, sei così magra! Devi diventare più sana, più italiana! Allinizio credevo că fosse una spiritosaggine tipica delle famiglie toscane, ma presto i commenti hanno iniziato a torcersi e moltiplicarsi, come se la casa fosse un teatro di sogni strani. Dopo circa un mese, Assunta mi fissò con occhi grandi e mi confidò, come se rivelasse un segreto dello zodiaco: Hai messo su qualche etto, vero? Io non avevo preso nemmeno un grammo in realtà. Il tempo si scioglieva in giorni che sembravano spaghetti troppo cotti.
Poche settimane dopo, in una mattina inondata di sole, ho scoperto che aspettavo un bambino. Ero incredibilmente felice, come se Firenze fosse ricoperta da una pioggia di confetti colorati. Gli lho detto a Giorgio, raccomandandogli di non svelare ancora nulla ai miei, per preparare una sorpresa. In quel periodo ci eravamo trasferiti in un piccolo appartamento con vista sui tetti rossi della città.
Con il passare dei mesi, parenti e zii sbucavano sempre più spesso dal nulla, pieni di domande e preoccupazioni: Come va la creatura? Stai mangiando abbastanza, figlia mia? Ho iniziato a sospettare che Giorgio avesse infranto la promessa, ma lui mi assicurava che era affetto italiano, niente di straordinario. Eppure, quando la notizia è diventata di pubblico dominio, la mia vita si è capovolta come una fetta di torta capovolta su un piatto lucido.
Da quel momento, Marcello ha cominciato a tempestarmi di panini con la mortadella e domande martellanti, insistendo che dovevo lasciare il lavoro: Riposa, ragazza, non vogliamo che ti sfinisca! Nel frattempo, Assunta non si staccava più dalla mia pancia, accarezzandola come se fosse pasta frolla da modellare, raccontando a tutti quanto diventava grande giorno dopo giorno. La loro presenza era ovunque: bussavano alla porta la mattina portandomi sacchetti di frutta, o mi telefonavano la sera con la scusa di una tisana digestiva. Avevo la strana impressione di essere vista non come una persona, ma più come una culla ambulante per il futuro nipotino, un vaso di terracotta destinato a far germogliare eredi. Ripensando a tutto, mi accorsi che avevano iniziato a ingrassarmi come un tacchino già dal primo piatto di lasagne servito mesi prima.
Quando raccontai a Giorgio la mia inquietudine, lui rise sottovoce, sorseggiando un caffè: Ti immagini le cose, sono solo attenzioni tipiche! Mi sentivo sola, incapace di trovare complicità anche in mio marito, come in una fiaba sognante dove la logica si sgretola come biscotti nel latte. Così, in una sera silenziosa, ho inscatolato le nostre cose, ho chiesto a Giorgio di cambiare la serratura, e ho comprato due biglietti per Capri con gli ultimi euro rimasti nel salvadanaio di terracotta.
La mattina dopo siamo partiti, sperando che tra le onde azzurre e i sentieri profumati di limoni, la mente mi si rischiarasse e il cuore ritrovasse paceanche solo per qualche ora, in questo sogno italiano che inciampa e rimbalza come una pallina su una tavola di legno antico.



