Una sola figlia per due mamme

Una figlia per due mamme

Tra Olga e Costantino lamore sbocciò in un attimo, fin dal primo incontro. Stavano insieme da nemmeno un mese, e durante una passeggiata serale Costantino le disse:

Olga, sposami, lei rimase senza parole.

Come? Così presto? siamo insieme solo da qualche settimana

E allora? A me è bastato questo tempo per capire che sei il mio destino Non ho bisogno di nessunaltra, per me esisti solo tu

Ah, Costantino in realtà ci avevo già pensato, mormorò Olga con un sorriso e si lasciò stringere forte.

Figlia mia, non sarà troppo affrettato? domandava la madre di Olga, preoccupata per una decisione così rapida, non sei mica in attesa?

Mamma, ma che dici? No, ovviamente, semplicemente Costantino mi ha detto che non può vivere senza di me, e nemmeno io Abbiamo questo tipo damore, mamma.

Ben presto chi si stupiva di quel matrimonio lampo capì che erano davvero fatti luno per laltra. Tutti notavano quanto Costantino fosse premuroso e affettuoso, e Olga ricambiava con amore e attenzione.

Lamore tra i due era autentico e sincero, ma cera un cruccio che turbava la serenità della loro casa: entrambi desideravano molto un figlio, ma la tanto sperata gravidanza non arrivava.

Costantino, forse dovremmo farci vedere da un medico magari cè un motivo per cui non riesco a restare incinta.

Va bene, acconsentì subito il marito.

Tante speranze, visite, viaggi, preghiere ma nulla. Olga non riusciva a concepire.

Olga, pensavo potremmo andare in un istituto, prendere una bambina e crescerla come nostra, propose Costantino con un po di esitazione.

Sì! rispose subito Olga, era un desiderio che cullava da tempo, ma non aveva mai osato dirlo. Anche io ci pensavo

Andiamo allora, disse Costantino e conosco già un posto, ci passo sempre rientrando da Firenze.

Quando arrivarono allorfanotrofio, tra tanti bambini un po diffidenti, una piccola di tre anni, biondina dagli occhi azzurri, corse incontro a Olga e labbracciò forte alle ginocchia.

Mamma! gridò felice la bambina, e Olga non riuscì più a lasciarla andare.

Così, nacque nella loro casa la piccola Lucia, una bambina solare e allegra, il suo riso risuonava come acqua limpida. Olga si sentiva finalmente pienamente felice; il suo sentimento materno la riempiva di gioia. La piccola Lucia era tutto per Olga, e Costantino non stava da meno.

La vita filava liscia. Olga e Costantino abitavano in un paese in Toscana, dove tutti si conoscevano. Molti, soprattutto i vicini, sapevano che Lucia era figlia adottiva. Finché era piccola, nessun problema. Ma con il tempo, Lucia cresceva, andava a scuola, e qualcuno un giorno le disse che non era figlia naturale dei suoi genitori.

Lucia aveva quattordici anni, tornò da scuola sconvolta.

Mamma, perché non me lavete mai detto che non sono vostra figlia? Lo so, mi avete presa allorfanotrofio

Figlia, calmati, volevamo dirtelo quando fossi cresciuta, per evitare che ti ferisse troppo. Speravamo di poterlo spiegare con delicatezza Ma ormai qualcuno ha parlato era proprio quello che temevamo.

Lucia piangeva e urlava, poi si chiuse in sé stessa, diventando amara e scontrosa. Erano gli anni difficili delladolescenza. Cominciò a trattare Olga con freddezza, a sbattere le porte, a rispondere male.

Proprio in quel momento accadde linaspettato. Costantino morì. Olga non riusciva a riprendersi dal dolore: le dissero che il marito era morto in un incidente tornando da una trasferta a Pisa con un collega, poco prima di Capodanno durante una forte nevicata.

Costantino viaggiava spesso per lavoro, restava via a volte una settimana, e se si tratteneva spediva una cartolina allepoca niente cellulari. Quando morì, Olga aveva quarantasei anni. Lucia invece di consolare la mamma, si ribellò. Usciva di casa e spariva, non ascoltava, si comportava male.

Olga tentava con tutte le forze di mantenere un rapporto con la figlia, piangeva, pregava, ma non le urlava mai contro. Così proseguivano. Lucia crebbe in fretta. Finito il liceo, un giorno disse:

Me ne vado in città, la voce era ferma, decisa.

Olga alzò gli occhi stanchi, stringendo il grembiule tra le mani.

Vuoi studiare, figlia?

No, parto a cercare la mia vera madre

A Olga mancò il respiro.

Ma perché? Io sono tua madre, no?

Lucia guardò fuori dal vetro, rimase muta.

Devo sapere chi è. Devo capire perché mi ha lasciata, perché mi ha abbandonata. In fondo, ne ho diritto.

Hai il diritto, ammise Olga senza più protestare. Sapeva che era inutile discutere.

Lucia era ormai quasi diciannovenne. Prese le sue poche cose, le mise in una sacca, diede un bacio sulla guancia a Olga, promise che sarebbe tornata ogni tanto. Lucia uscì di casa per prendere il pullman. Olga la guardò andare via, con il cuore pieno di nostalgia. Olga rimase sola.

Passò molto tempo. I giorni scorrevano lenti. Olga era ormai in pensione, trascorreva le serate dinverno riordinando le cartoline di Costantino conservate in una vecchia scatola di confetti chiusa con un nastro. Non erano molte, e lultima, ormai ingiallita, portava dei rami di pino: Olghina, mi fermo tre giorni, mi manchi, ti bacio. Tuo Costantino.

Olga passava le dita tremanti sulla cartolina, la stringeva al petto come se abbracciasse il marito scomparso. Sono passati tanti anni, quasi venticinque. Olga sedeva al davanzale invasa dai ricordi. Ultimamente era invecchiata, usciva poco, una volta si sedeva sulla panchina davanti alla bottega con le altre donne, ora esce solo per fare la spesa.

Le finestre con le tende abbassate, la cassetta della posta vuota, la casa silenziosa. Solo quando Lucia ritorna con i suoi bambini la casa si riempie di allegria. Ma succede di rado. Sulla cassettiera una foto di Costantino che tiene in braccio la piccola Lucia, entrambi sorridono.

Ah, Costantino, se ne sei andato troppo presto mi hai lasciata sola, diceva Olga rivolta alla foto. Ormai sono rimasta davvero sola.

Nel silenzio, soltanto il gatto Tino rompeva la quiete. Saltava dal davanzale, miagolava vicino a Olga. Lei lo nutriva, beveva il tè, pensava di fare la spesa, guardava la foto.

Stava per bere il tè, quando sentì qualcuno bussare al cancello.

Le tornarono in mente quei giorni, lultima volta in cui Lucia le disse che sarebbe partita per cercare la madre biologica. Un mattino grigio e tranquillo. Olga era in cucina, il tè pronto, quando sentì bussare.

Si infilò le scarpe, si avvolse in uno scialle e andò in giardino, aprendo il cancello. Davanti a lei una donna, più giovane. Gli occhi erano pieni di tristezza.

Buongiorno Lei è Olga, la voce della sconosciuta tremava.

Sì e lei?

La donna era visibilmente nervosa.

Sono la madre di Lucia cioè, la seconda madre la madre biologica Mi chiamo Vera insomma, credo che abbia capito, diceva confusa.

Olga sentì un gelo dentro. Lucia se nera andata da poco e adesso la madre, come aveva fatto a trovarla?

Aspetti, è successo qualcosa a Lucia, se lei è qui lha trovata?

Vera parlava in fretta, agitata:

Lucia adesso è in ospedale A Firenze, problemi di stomaco Eravamo in un parco, si è toccata la pancia e si è seduta, era pallida, ho chiamato subito lambulanza.

Restarono a guardarsi in silenzio.

Lucia mi ha trovata da tempo, solo che aveva paura di dirle tutto, Vera singhiozzò.

Ma entri, non restiamo fuori venga in casa, si scosse Olga.

Le preparò un tè bollente, Vera sedette al tavolo e raccontò:

Ero molto giovane quando ebbi Lucia. I miei genitori erano molto severi e mi costrinsero a lasciarla. Il mio fidanzato, appena seppe della gravidanza, sparì, i miei mi minacciarono di cacciarmi di casa col neonato. Scrissi la rinuncia in ospedale Ho vissuto anni col rimorso Ma scusi, non è il momento Lucia le ha chiesto di venire da lei in ospedale.

Olga si alzò di scatto.

Ma perché non mi ha chiamata?

Le hanno rubato la borsa, cioè quando arrivò lambulanza, ci portarono via e la borsa rimase sulla panchina, coi documenti e il cellulare. Quando sono tornata, non cera più nulla

Povera bambina sussurrava Olga.

Lei stessa mi diede il suo indirizzo e mi disse: Trova la mia mamma.

Le due donne si guardarono, non cera ostilità, solo ansia e fatica.

Andiamo, disse Olga con decisione, chiuse la porta a chiave sbrigatevi, andiamo.

Il vecchio pullman sembrava lentissimo. Olga e Vera tacquero, poi si confidarono.

Anchio sono sola, sospirò Vera mio marito è morto tre anni fa dopo una lunga malattia. Abbiamo vissuto insieme a lungo, ma non sono riuscita ad avere altri figli. So che Dio mi ha punito per aver abbandonato Lucia. È la mia punizione

Allora, a parte Lucia, non abbiamo nessun altro, disse Olga.

Già Abbiamo una sola figlia per tutte e due rispose Vera malinconica.

In ospedale, la receptionist chiese:

A chi venite a trovare?

A Lucia Petroni, la nostra figlia, risposero insieme Olga e Vera.

E voi chi siete?

La madre, replicarono allunisono, poi si guardarono e scoppiarono a ridere.

Due mamme? Va bene, entrate pure

Lucia, pallida, era nella stanza sotto flebo. Sorrise vedendole.

Mamma e mamma bisbigliò.

Olga fu la prima a baciarla.

Zitta, piccina, sono qui con te, e Vera si mise accanto a lei.

Ora tutto andrà bene, non sei sola, disse Vera, sistemando la coperta.

Rimasero a lungo con Lucia, parlarono di tante cose.

Da allora Lucia ha due mamme, poi un marito e due figli. Olga e Vera hanno una figlia condivisa. Si ritrovano insieme ogni tanto.

Grazie a chi mi ha letto, a chi si iscrive e sostiene. Una buona fortuna e tanta felicità a tutti!

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Una sola figlia per due mamme
L’ultimatum del marito