Sei mesi fa la nostra famiglia ha vissuto una grande disgrazia: mio padre è venuto a mancare. Poi, dopo sei mesi, suo fratello, lo zio Giulio, è venuto a trovarci. Era raro che lo zio facesse visita; aveva sempre avuto pochissimi rapporti con mio padre. Non si erano mai davvero litigati, ma nemmeno erano mai andati daccordo. Le relazioni tra loro erano sempre fredde e distanti. Ognuno viveva la propria vita.
Comè andato il viaggio? gli ho chiesto. E perché mi dai del lei? Suvvia, sono il tuo zio preferito! ha risposto lo zio Giulio, sorridendo come se davvero lo fosse.
Non ci aveva avvisato che sarebbe arrivato, e noi non ci eravamo preparati affatto. Dalla morte di mio padre non avevamo più parlato con lui. Non aveva nemmeno fatto una telefonata. E poi, allimprovviso, eccolo qui.
Seduti davanti a una tazza di tè, zio Giulio ha chiesto: Come dividiamo leredità? Noi tre? Non cè qualcun altro? Che eredità? ha replicato mia madre, ancora stupita.
Leredità cera davvero. Avevamo un bellappartamento in città, una grande casa di campagna immersa nel verde e due automobili. Mia madre mi aveva suggerito di vendere la casa e di comprare un appartamento nella città in cui studiavo, ma per ora avevamo deciso di non affrettare i tempi.
Che eredità? Quella che mio fratello ha lasciato! ha detto lo zio Giulio. Beh, lo sai che se non ci fosse stata Lucia e io, tu avresti preso tutto. Quindi non ti spetta niente! Ma sono suo fratello! Ho diritto alleredità! No, non è così! La legge è dalla nostra parte! E se invece ci affidassimo alla coscienza?
Lo zio Giulio è furbo: sa benissimo che la legge non gli riconosce alcun diritto, quindi prova a premere sulla coscienza. Ma per noi non cè nessuna logica nelle sue parole o nei suoi gesti. Mio padre e zio Giulio non sono mai stati amici, quindi Giulio non aveva niente a che fare con i beni di mio padre.
Quando mio padre si è ammalato, ci ha chiarito subito che tutto ciò che aveva doveva andare solo a me e a mia madre. Nientaltro. Non avrebbe mai voluto dividere i suoi beni con nessun altro.
E nemmeno secondo coscienza, Giulio! Lo sai benissimo! Non sei mai stato vicino a tuo fratello! Così va, è come un brutto film: un uomo si sposa e la moglie prende tutto. Genitori, fratelli, sorelle, nipoti non ricevono niente!
Lo zio Giulio ha cominciato a puntare sul senso di colpa. Cercava di costringerci a suddividere i beni tra tutti e tre. Basta, non discuteremo più di queste cose ha concluso mia madre.
Quando lo zio Giulio se nè andato, mia madre ed io abbiamo chiuso la casa e siamo tornati nellappartamento in città. Sapevamo bene che non avrebbe mollato, e che probabilmente saremmo finiti in tribunale. In fondo, si trattava di tanto denaro: un terzo di una villa prestigiosa, un terzo di un bellappartamento, e un terzo di due auto. Un importo niente male.
È proprio quello che ha pensato anche lo zio Giulio, e infatti ci ha portato davanti al giudice. Lui spera di vincere. Ma la legge è dalla nostra parte. E io mi chiedo cosa si aspetti davvero.
Oggi, ripensando a tutto questo, ho capito una cosa: le persone mostrano il proprio vero volto nelle situazioni difficili. Non importa la parentela, ma il cuore e la correttezza. E tutto ciò che conta davvero, non si misura in euro, ma nel rispetto e nella fiducia che si riesce a conservare.



