La nuora ha dichiarato che su una cucina non ci possono essere due regine, così l’ho aiutata a fare le valigie

Questo vecchiume, forse, lo portiamo direttamente alla discarica. Oppure, se ci tiene tanto a questa roba antiquata, può spostarla in garage, ma dubito che ci sia posto per queste ferraglie. Nel mio moderno arredamento, Signora Galina Petrovna, non cè spazio per mostri di ghisa.

Il suono del metallo che sbatte fece trasalire Galina Petrovna. Era ferma sulluscio della sua cucina, incredula. Davanti al bidone dellimmondizia, con la schiena dritta e orgogliosa, cera Rita la moglie di suo figlio Oleg. In mano, la nuora stringeva la storica padella di ghisa, quella con cui Galina Petrovna, da trentanni, preparava le frittelle più buone del quartiere.

Non era solo una padella. Era una piccola storia familiare. Laveva ricevuta dalla madre, come dono quando, giovane e colma di speranza, era entrata per la prima volta in quellappartamento. Era con quella che aveva cucinato patate nei tempi magri degli anni 90, e riscaldato polpette per il piccolo Oleg che tornava da scuola.

Rita, rimetti la padella al suo posto, disse Galina Petrovna, a voce bassa ma decisa. È mia.

Rita si voltò, il caschetto alla moda le incorniciava un volto segnato da una finta pietà, quella che si riserva ai bambini ingenui o agli anziani un po svaniti.

Suvvia, Signora Galina, abbiamo già detto tutto, ribatté Rita, facendo la condiscendente. Con Oleg abbiamo preso un set nuovo in teflon. Rivestimento in ceramica, antiaderanti, qualità tedesca! Che ce ne facciamo di questa collezione di muffa? Occupa solo spazio nel mobile in basso, dove volevo mettere il mio frullatore.

Non ho dato il permesso per rivisitare le mie cose, la voce di Galina si indurì. Abitate qui da tre mesi. Avevamo un patto: voi risparmiate per il mutuo e io vi ospito senza chiedere nulla. Ma questo non significa che potete buttare via ciò che è mio.

Rita sbatté la padella sul tavolo con tanta forza che la superficie tremò.

Esatto! Viviamo qui. Non siamo ospiti, ma residenti, abbiamo diritto al comfort! E, Galina, diciamocelo: due padrone in una cucina non possono convivere. È la saggezza popolare, non lho inventata io. Da giovane moglie, cucino per mio marito. È naturale che io gestisca la cucina. Lei… non dovrebbe trovare difficile cedere il passo: ha già fatto la sua parte.

Un groppo salì alla gola di Galina. Guardò lorologio: le sette. Oleg stava per tornare, doveva calmarsi.

Va bene, Rita. Parliamo quando torna Oleg.

Oleg è daccordo con me! sbuffò la nuora, aprendo il frigorifero e spostando la pentola del minestrone di Galina nellangolo in basso, per far posto ai suoi yogurt. Anche lui pensa che la casa vada svecchiata!

Galina si girò senza dire altro e andò in camera sua. Doveva bere un po di valeriana e riflettere. La situazione stava sfuggendo di mano, come il latte bollito dimenticato sul fuoco.

Tre mesi prima, Oleg aveva portato Rita e, con un po dimbarazzo, aveva chiesto: Mamma, possiamo stare da te per un annetto? Gli affitti sono folli, non riusciremo mai a mettere da parte abbastanza per lanticipo. Galina aveva accettato subito. Amava suo figlio, voleva vederlo felice. Lappartamento era grande, un trilocale in un palazzo depoca, ottenuto con tanti sacrifici, scambi e integrazioni negli anni della Repubblica. Cera spazio per tutti.

Il primo mese era filato liscio. Rita si comportava con discrezione, chiamava Galina col titolo, chiedeva il permesso per prendere una stampella in ingresso. Ma appena fu inserita la voce matrimonio sul documento, cominciarono le metamorfosi. La nuova nuora accidentalmente ruppe il vaso preferito di Galina, poi dichiarò unallergia alla gerbera e così i fiori finirono ai vicini. E ora aveva messo le mani sulla cucina, il cuore della casa.

Quella sera, quando Oleg cenava (tra laltro, col minestrone di Galina, che Rita non aveva avuto tempo di sostituire col suo insalata salutista), la madre decise di affrontare la questione.

Oleg, dobbiamo parlare, disse, sedendosi davanti al figlio.

Rita spuntò immediatamente alle spalle del marito, posando le mani sulle sue spalle come uno sparviero proteggendo la preda.

Di che si tratta, mamma? Oleg era stanco, dopo una giornata al computer dove lavorava come ingegnere informatico, le beghe familiari erano per lui come lamaro.

Rita oggi voleva buttare la mia padella. E ha detto che ci può essere una sola padrona in cucina. Vorrei capire cosa intende.

Oleg smise di masticare e alzò gli occhi verso la madre. Poi guardò Rita. La nuora fece subito il musetto.

Te lavevo detto! Si lamenta sempre! Tesoro, volevo solo rendere il posto accogliente. Per farti piacere rientrare. Lì è tutto disordinato, vecchio, unto…

La mia cucina è pulita, ribatté Galina.

Mamma, dai, non è il caso di farne un dramma, sospirò Oleg. Rita è giovane, ha voglia di fare. Lascia che metta a posto, ti costa così tanto? Sta costruendo il suo nido.

Il nido si costruisce sullalbero proprio, figlio mio, disse piano Galina. E nelle case degli altri, si rispetta le regole.

Eh, ma eccoci alle solite! Rita sbuffò. Ancora con questi proverbi! Oleg, dì qualcosa! Siamo una famiglia! Perché dovrei sentirmi come unestranea?

Perché sei ospite, Galina avrebbe voluto rispondere, ma si trattenne. Non voleva mettere Oleg contro sua moglie. Chiedo solo una cosa: non toccare le mie cose e consultarmi per qualsiasi cambiamento. È casa mia.

È anche nostra, mamma, disse Oleg conciliatorio. Io sono registrato qui!

Scese un silenzio pesante. Galina scrutò suo figlio. Nel suo sguardo non cera cattiveria, solo incomprensione e il desiderio che tutto si risolvesse. Ma dietro di lui, Rita sorrideva trionfante.

Le due settimane seguenti furono una guerra a bassa temperatura. Rita era astuta: niente più eliminazioni dirette. Puntava alla demoralizzazione.

Galina trovava il suo asciugamano gettato a terra, al posto cera quello nuovo di Rita. Sale e zucchero si scambiavano di posizione, la sua tazza preferita finiva inesplorabile in fondo alla rastrelliera, coperta da piatti.

Ma il peggio accadde di sabato. Galina doveva andare alla villa di famiglia, amava trascorrere i weekend nella natura, anche in autunno quando non cera lavoro, era il suo momento di pace.

Oh, Signora Galina, parte? chiese Rita, uscendo dal bagno avvolta in asciugamano. Fantastico! Abbiamo invitato amici, volevamo ordinare pizza e giocare a “Mafia”. Temevamo di disturbarla.

Tornerò domani a pranzo, spiegò Galina, allacciandosi la giacca.

Magari si ferma fino a lunedì? fece la nuora, innocente. Lì cè aria pulita, tranquillità… Noi qui, insomma, capisce: giovani, bisogno di privacy…

Galina guardò Oleg, impegnato a fissare il suo telefono.

Va bene, rispose secca. Tornerò lunedì.

Se ne andò, ma il disagio la tormentava: aveva la sensazione di essere cancellata pian piano dalla sua stessa vita.

Tornata lunedì sera, non riconobbe la sua casa. Il tappeto era sparito, sostituito da un moderno zerbino di gomma. Le tende, tirate diversamente. Ma il peggio era in cucina…

Il tavolo, il grande tavolo di quercia dove la famiglia si riuniva, era sparito. Al suo posto, un bancone e due sgabelli alti.

Galina posò la borsa di mele a terra.

Dovè il tavolo? chiese entrando.

Rita era al nuovo bancone, sorseggiava caffè da una macchina mai vista.

Oh, già tornata? non si girò nemmeno. Il tavolo labbiamo portato sul balcone. Occupava mezza cucina! Qui col bancone è tutto più chic, moderno, giovane. Oleg è entusiasta.

Sul balcone? Galina sentì tremare il sopracciglio. Sul balcone non chiuso, in autunno, con la pioggia?

Suvvia, è di legno! Rita scacciava la questione. Galina, si sieda, dobbiamo parlare.

La nuora scese dallo sgabello, si avvicinò alla finestra, braccia incrociate.

Abbiamo pensato… in realtà io lho pensato, Oleg è daccordo. Siamo stretti, due famiglie sotto un tetto non funzionano. Rovina il matrimonio.

E cosa proponi? Galina si accomodò sullunica sedia rimasta. Traslocare in affitto? Sarebbe sensato.

Rita rise, ma aveva un sorriso pungente.

Affitto? Perché pagare se abbiamo una soluzione migliore? Ha una bella villa. È abitabile dinverno, cè stufa, elettricità. La natura, il relax… Perché non si trasferisce lì per un paio danni, finché non ci compriamo casa? Noi la veniamo a trovare nel weekend, portiamo la spesa, lì sta tranquilla, nessuno disturba. Ci lasciamo la casa la controlliamo e la manteniamo bene.

Galina restò muta. Guardava quella donna giovane e sicura, capendo che era finita: la soglia era stata superata. Non era maleducazione, era conquista.

Oleg ne è al corrente? chiese piano.

Certo. Ne abbiamo parlato ieri. Ha detto: Se mamma non è contraria, perché no?

Se mamma non è contraria. Quelle parole la ferirono. Suo figlio laveva tradita, preferendo la pace, la bella moglie, la fuga dal conflitto: era disposto a mandarla in esilio nella villa dove, dinverno, il bagno era fuori e bisognava portare lacqua dal pozzo.

Galina si alzò. Dentro di sé regnava una calma glaciale: quella che laveva aiutata da capo amministrativa nelle riunioni difficili in fabbrica.

Ho capito, Rita. Dovè Oleg?

È ancora al lavoro. Torna tra unora.

Ottimo, abbiamo tempo.

Galina tornò in camera. Sfilò dal cassetto una cartella coi documenti: titolo di proprietà blu, vecchia autorizzazione, contratto di privatizzazione. Li riguardò, anche se li conosceva a memoria. Proprietario: Galina Petrovna Voronova. Oleg era circolare, rinunciato alla quota dieci anni prima per un prestito auto.

Tornò in cucina.

Rita, alzati.

Cosa? la nuora alzò le sopracciglia.

Vai in camera, prepara le valigie.

Come? Stiamo partendo in vacanza?

Parti tu. Torni a casa tua, da tua madre, o in affitto, non mi importa.

Rita impallidì, divampò di rossore.

Lei è impazzita? Mi butta fuori? Sono la moglie di suo figlio! Ho diritto a vivere qui!

No, cara, non hai diritto, appoggiò i documenti sul bancone. Secondo il Codice Civile italiano, il diritto di abitazione spetta ai familiari del proprietario. Ma il proprietario sono io. Posso revocare labitazione a ex familiari o chi infrange le regole. Ma non ci serve neanche il tribunale: tu non sei registrata qui, non sei nessuno, solo ospite che ha scambiato mobili.

Oleg non glielo permetterà! strillò Rita. Verrà via con me!

È una scelta sua, rispose calma Galina. Se preferisce una donna che ha cacciato sua madre al gelo per un bancone, si accomodi. Ho cresciuto un uomo, non una marionetta. Vedremo che tipo è davvero.

In quel momento la porta si aprì. Oleg entrò, avvertì subito la tensione: la casa stravolta, la moglie pallida, la madre tranquilla come una roccia.

Cosa succede? chiese togliendosi le scarpe.

Sua madre mi caccia! gridò Rita, correndo verso il marito e piangendo teatralmente. Ha detto di fare le valigie! Oleg, fa qualcosa! È fuori di testa!

Oleg guardò smarrito la madre.

Mamma? È vero?

È vero, Oleg, Galina non distolse lo sguardo. Rita mi ha fatto la proposta di mandar via me, per avere la casa tutta per voi. È vero, Oleg? Sei daccordo a spedire tua madre, a sessantanni, alla villa, perché la tua donna vuole il bancone?

Oleg diventò rosso, le orecchie si tinsero di bordeaux. Abbassò gli occhi.

Mamma, stavamo solo pensando… Destate lì va bene…

Siamo a novembre, Oleg. Novembre.

Oleg taceva, vergognoso. Finalmente capì cosa aveva avallato distratto, col telefonino.

Rita ha detto: Due padrone in cucina non vanno. Sono daccordo. In questa casa comanda una sola, proseguì Galina. Qui ho creato la mia famiglia, qui tho cresciuto, qui ho accumulato ogni cosa. Non permetterò che mi si dica dove mettere la padella, dove vivere. Quindi Rita deve partire. Subito.

Oleg! Rita batté il piede. Sei un uomo o no? Dille qualcosa! Siamo famiglia!

Oleg guardò la moglie. Per la prima volta la vide non come la ragazza di cui era innamorato, ma come una donna capricciosa e rabbiosa, che aveva appena cercato di cacciare sua madre. Gli venne in mente il tavolo di quercia, portato da suo padre fino al quinto piano. Il tavolo ora su balcone, bagnato.

Rita, la voce di Oleg tremò ma fu ferma. Vai a preparare le valigie.

Cosa?! Rita indietreggiò come colpita. Tu ci tradisci?

Hai esagerato, disse stanco. Mamma ha ragione. È casa sua. Noi stiamo giocando. Ti aiuto a fare le valigie.

Io non esco! Chiamo i carabinieri!

Chiama pure, Galina prese il telefono. Mostro loro i documenti, la tua carta senza residenza. Saranno felici di aiutarti.

Per unora si sentivano solo urla, lanci di oggetti, insulti a Oleg come mammino, a Galina come strega. Ma le valigie si riempivano. Galina portò sacchi per labbigliamento non ancora piegato.

Posso aiutare, disse, piegando il cappotto di Rita.

Non tocchi nulla! gridò la nuora. Faccio da sola!

Quando la porta si chiuse dietro Rita (che partì in taxi da unamica, dichiarando che chiederà il divorzio e metà della casa, pur non potendo ottenerla), lappartamento rimase immerso nel silenzio.

Oleg era sullo sgabello, la testa tra le mani.

Scusa, mamma, bozzò. Ero accecato. Tutta quella storia dellamore. Non volevo litigi. Speravo si sistemasse tutto.

Non si sistema se nessuno muove le cose, Galina abbracciò il figlio. Lamore è importante, ma il rispetto conta di più. Non si costruisce felicità calpestando gli altri. Soprattutto i genitori.

Vuoi mandare via anche me? la guardò con occhi lucidi.

No, resta pure. Ma con una sola condizione.

Quale?

Rimettere il tavolo dalla balcone. E la mia padella, se non lha buttata. Domani faccio le frittelle.

Oleg sorrise debolmente.

Era nella pattumiera, mamma. La padella.

Fa niente. Ne compriamo una nuova. Stavolta ancora di ghisa. E riportiamo il tavolo.

Oleg restò. Il divorzio fu ufficiale entro due mesi. Si scoprì che lamore di Rita era per la metratura e la residenza a Milano; senza quella, Oleg non era più uomo ideale.

Sei mesi dopo, Galina era di nuovo nella sua cucina. Il vecchio tavolo di quercia tornato, la tovaglia stirata, sul piano una nuova padella di ghisa Oleg ne trovò una identica al mercato dellusato, la pulì e la regalò alla madre.

Oleg si frequentava con una nuova ragazza, Elena. Umile, riservata. Ieri lha portata a conoscere Galina. Elena, appena varcata la cucina, si è illuminata:

Che cucina accogliente, Signora Galina! E il profumo… sono frittelle? Posso aiutarla? Non sono bravissima, ma ci metto impegno.

Certo cara, sorrise Galina, porgendole il grembiule. Vieni accanto. Cè posto per tutti. Se le persone sono buone.

Pensò che due padrone in cucina possono convivere, se una è saggia e laltra è grata. Il bancone lo hanno venduto online. Non si è adattato nella casa dove contano tradizione e calore umano.

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La nuora ha dichiarato che su una cucina non ci possono essere due regine, così l’ho aiutata a fare le valigie
– Ho deciso che per te sarebbe meglio vivere dalla tua amica – disse mio marito, mentre metteva la mia valigia fuori dalla porta.