I miei genitori non avevano mai tempo per me, e ora non voglio essere io a trovarne per loro!

I miei genitori hanno sempre vissuto lontano, lăsândomi con i nonni quandero bambina, a causa delle loro numerose responsabilità lavorative. Anche se non avevano difficoltà economiche, per loro la carriera era sempre stata più importante del tempo passato con me. Così, inevitabilmente, ho sviluppato un legame molto più profondo con i miei nonni, che sono stati la mia vera guida e il mio sostegno in ogni tappa della crescita.

Quando ho compiuto diciotto anni, ho ereditato due appartamenti: è stata la mia occasione per dimostrare ai miei genitori che riuscivo a cavarmela da sola. Ho venduto gli appartamenti e, con i soldi ottenuti, ho acquistato una casa a Bologna, dove frequentavo luniversità. Durante tutti gli anni universitari, i miei genitori sono rimasti quasi estranei per me; la loro assenza diventava ogni giorno più normale.

Purtroppo, proprio mentre studiavo, i miei nonni sono venuti a mancare. Quella perdita mi ha fatto sentire ancora più distante dai miei genitori. Sentivo che loro, in realtà, non avevano preso parte alla mia formazione e che nella mia vita la loro presenza era sempre stata marginale. Questa mancanza di un rapporto autentico ha reso difficile, per me, trovare tempo da dedicare a loro; proprio come era stato difficile per loro dedicarsi a me quandero piccola.

Quando mi hanno fatto capire di essere delusi per non aver ricevuto nessuna parte del ricavato della vendita degli appartamenti, non ho provato alcun senso di colpa. Secondo il mio punto di vista, non erano stati accanto a me nei momenti fondamentali della mia vita; ora, finalmente, metto al primo posto le mie esigenze. Le loro lamentele sullo scarso tempo che dedicavo loro cadevano nel vuoto: avevo imparato a dare priorità al lavoro e al mio benessere personale, proprio come avevano fatto loro con me.

La mia risposta, ogni volta che si lamentavano, era breve: Non ho tempo, sono al lavoro. Pensavo che proprio loro, più di chiunque altro, dovessero comprendere quanto fosse impegnativo il lavoro e quante energie potesse assorbire; dopo tutto, quella era la realtà che loro stessi avevano scelto per sé molti anni prima. Concentrarmi su me stessa e sulle mie aspirazioni era il mio modo di reagire alla loro assenza, di mettere finalmente la mia felicità e la mia realizzazione al centro di tutto.

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