«Non voglio un’altra nuora, e tu fai come ti pare!» – disse la madre al figlio.

Diario di Marco

Oggi ripenso frequentemente agli anni delluniversità, quando tutto sembrava ancora possibile. Appena laureato, mi colpì lidea di sposare la mia prima fidanzata del liceo, Beatrice. Beatrice era bellissima, ma molto più di quello: era gentile, brillante, ed eravamo cresciuti insieme. In quegli stessi giorni anche lei stava finendo la sua tesi, e ci promettemmo di sposarci appena entrambi avessimo chiuso quel capitolo.

Quando decisi di raccontare tutto a mia madre, le cose però non andarono come speravo. La mamma mi disse senza mezzi termini che avrei dovuto sposare Silvia, la vicina di casa, oppure nessunaltra. Mi mise davanti a una scelta: cosa conta di più, la carriera o lamore? Era convinta che avrei potuto diventare qualcuno, un uomo di successo.

Silvia era di famiglia benestante, così diversa da Beatrice, che non aveva radici importanti né titoli. Silvia era sempre stata interessata a me, mentre Beatrice non era ben vista a casa nostra: sua madre era considerata dalla gente poco rispettabile… “Cosa penseranno dando i tuoi nomi?”, ripeteva mia madre.

Non voleva davvero una nuora come Beatrice. “Fai come vuoi!”, mi disse, ma il suo tono era definitivo.

Ho provato a convincerla a lungo, ma niente da fare. Arrivò persino a dire che se sposassi Beatrice avrebbe maledetto il nostro matrimonio. Mi tirai indietro, non fui abbastanza coraggioso. E così, dopo sei mesi, la mia storia con Beatrice svanì lentamente.

Alla fine sposai Silvia. Era davvero innamorata di me, ma decidemmo di non fare nessuna festa, nessun matrimonio vero, perché non volevo che Beatrice vedesse alcuna foto. Iniziammo così la nostra vita insieme. Che dire? Silvia veniva da una famiglia ricca, e mi trasferii nella loro villa. I miei genitori mi aiutarono a fare carriera, ma la felicità rimase sempre distante.

Non ho mai voluto figli. Quando Silvia capì di non potermi convincere, fu lei stessa a chiedere il divorzio. Avevo passato i quarantanni ormai, e Silvia ne aveva trentotto. Poco dopo ebbe un bambino e trovò la sua vera felicità.

Io, invece, continuavo a pensare a Beatrice. Ho provato a cercarla, ma era come scomparsa. Un amico mi raccontò che, dopo la nostra separazione, aveva sposato il primo uomo che incontrò, e questo si rivelò un vero disastro.

Ora vivo nell’appartamento dei miei genitori, mi rifugio spesso nel vino e guardo la vecchia foto di Beatrice. Non riesco a perdonare mia madre, né me stesso.

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Oggetti al posto dell’amore