Ho 41 anni e sono sposata con mio marito da quando avevo 22. Due mesi fa ho iniziato a pensare qualcosa che non avevo mai osato dire ad alta voce: non credo che

Ho quarantuno anni, e sono sposata con mio marito dal giorno in cui avevo ventidue anni.
Da circa due mesi, in un sogno che sembra filare come pasta tra le dita, allimprovviso ho iniziato a pensare a qualcosa che non avevo mai osato confessare neppure a me stessa: forse non mi sono mai innamorata di lui nel modo in cui gli altri parlano dell’amore.
Era una sera qualsiasi, mi trovavo sulla vecchia poltrona verde del salotto, la televisione accesa, mentre dalla finestra filtrava il rumore distante dei motorini sulla via; all’improvviso mi sono chiesta perché non avessi mai sentito quellemozione di farfalle nello stomaco, il dolce tremolio, quella voglia di correre tra le braccia di qualcuno.
Pensandoci, tutto sembrava prender forma come in una danza lenta.
Vengo da una famiglia complicata, dove lombra pesante del vino faceva tornare mio padre a notte fonda, i soldi sparivano come zucchero nello sciroppo e le grida si infilavano dappertutto.
Mia madre, donna silenziosa e stanca, puliva case altrui, mettendo insieme euro che bastavano appena a coprire ciò che mancava.
Ho trascorso ladolescenza tra ripicche, stanchezze e tensioni che si trascinavano dalla cucina al corridoio.
Quando ero ragazza, il mio unico sogno non era lamore ma la fuga: desideravo un angolo tutto mio, un letto silenzioso, una notte senza urla echeggianti allalba.
Sognavo non la passione, ma la libertà.
Quando ho incontrato mio marito chiamiamolo Giulio, e io sono Antonella avevo ventidue anni, lui dieci di più.
Dopo neanche un mese di uscite, Giulio parlava già di prendere una casa insieme, di aiutarmi, di voler costruire qualcosa di serio; io non mi sono mai davvero chiesta se ne fossi innamorata.
Ho visto in lui una via duscita, una porta verso la tranquillità, e lho varcata subito, senza troppe esitazioni.
Ho raccolto pochi vestiti, ho salutato le stanze rumorose della mia infanzia e me ne sono andata.
Nessuna esitazione, nessun tormento profondo solo la spinta disperata verso laria nuova.
Non posso dire di aver avuto una vita infelice.
Giulio è sempre stato onesto, lavoratore, attento.
Sul tavolo non è mai mancato il pane, abbiamo sempre pagato laffitto in euro, poi abbiamo pure comprato un appartamento a Bologna, incastrato tra i rumori dei tram e le campane della chiesa.
Giulio adora i nostri bambini, si prende cura di tutto, non mi ha mai dato motivo di dubitare di lui.
Da fuori, il nostro matrimonio sembra perfetto, di quelli che la gente guarda con invidia al mercato.
Ed è proprio questo che mi confonde: non cè nulla di grande che giustifichi questa strana sensazione di vuoto che provo.
Gli voglio bene, lo rispetto, gli sono grata.
Mi ha dato la pace, la certezza.
Ma se guardo indietro, capisco che non ho mai vissuto quel sentimento bruciante di cui parlano le altre, quel fuoco che brucia lo stomaco, non ho mai provato la gelosia feroce, la paura lacerante di perderlo o la voglia di vederlo rincasare.
Il mio amore è sempre stato una cordialità gentile, una complicità, un grazie non una vampata.
Non penso a lasciarlo.
Non cerco un altro uomo.
Non voglio distruggere questa isola tranquilla che abbiamo costruito tra le vie di Bologna.
Ma in questo sogno strano che non sembra mai finire, finalmente mi ritrovo a silenziare certe voci interiori: forse ciò che io ho chiamato amore per tutti questi anni è stato bisogno, sicurezza, desiderio di scappare dalla vita difficile di una volta.
Ora che ho quarantuno anni e i figli grandi che studiano lontano, lo capisco meglio.
A volte mi sento colpevole anche solo a pensarlo.
Mi ripeto: Ma come osi mettere in discussione ciò che ti ha dato solidità? Eppure penso che sia giusto ammetterlo, almeno con me stessa.
Forse il mio modo di voler bene è diverso.
Forse ho dovuto imparare a sopravvivere, prima ancora di imparare ad amare sul serio.
Non lo so.
So solo che questa consapevolezza muove antichi fili dentro di me, quelli della ragazzina che voleva soltanto scappare lontano dal suo passato.
Se tu fossi nei miei panni, cosa faresti?
Dimmi, tu che mi ascolti in questo sogno pieno di nebbia, che consiglio daresti ad Antonella?

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Ho 41 anni e sono sposata con mio marito da quando avevo 22. Due mesi fa ho iniziato a pensare qualcosa che non avevo mai osato dire ad alta voce: non credo che
Mia madre vuole trasferire l’appartamento e i soldi lasciati a me da mio padre a suo figlio!