UNA MAMMA CHE NON SERVE
Matteo, siediti! Dobbiamo parlare subito! mia moglie si è seduta al tavolo, in volto la sua determinazione era chiara.
Mi sono seduto accanto a lei. Lucia si è asciugata gli occhi lucidi col fazzoletto:
Non so più cosa fare con la mamma. Riesce a malapena a camminare, ormai. Questinverno nel suo casolare non ce la farà proprio, già si sta sgretolando tutto.
E cosa proponi?
Te lho detto, non lo so
Lucia, come al solito speri che ci pensi io, ma è tua madre e devi decidere tu.
Matteo, qui da noi non possiamo prenderla. Abbiamo solo un bilocale e due figli maschi, che poi sono già grossi. Dove la sistemo mia mamma? si capiva che Lucia aveva già preso la sua decisione e ora cercava il modo più delicato di comunicarla al marito. In città cè una residenza assistita, a pagamento.
Lucia, vuoi mandare tua madre in una casa di riposo?
Non abbiamo alternative. Dicono che lì non si sta male.
Ma hai detto che è a pagamento ho sorriso, scettico. E quanto costa?
Ottanta euro al giorno. Se si paga tutto il mese subito, duemila e quattrocento euro. La curano, cè assistenza medica. Per noi duemila e quattrocento euro al mese sono tanti, ma ci inventiamo qualcosa.
Lucia, mi sembra una cosa crudele. Tua madre ci ha sempre portato marmellate, conserve fatte da lei, regali per i nipoti Lo faceva con il cuore, e ora la mandiamo in casa di riposo.
Pensi che per me sia facile? Ho il cuore a pezzi, Matteo. Ma non vedo altra via.
Uff… ho sospirato pesante. Davvero non cè altro?
Avevo pensato di vendere la sua casa. Tanto è intestata a me, me lha lasciata proprio mamma. Ma chi la compra ora, con linverno alle porte? E quanto mai ci potrebbero dare per quel rudere?
Hai almeno parlato con lei?
Non ancora. Sabato andiamo da lei a sistemare lorto. Ne parlo anche con lei, intanto.
Nellorto ci penso io con i ragazzi ho scosso la testa. Ma di questa storia della casa di riposo, parlaci tu, non resisto.
Matteo, magari la lasciamo lì fino a primavera. Se non ci si trova, penseremo a qualcosa daltro.
No, Lucia, sento che se la mandiamo lì, ci resta per sempre. Mi fa stare male questa cosa.
***
Lidia Franceschini è già da una settimana alla casa di riposo. Capisce che sua figlia non aveva alternativa. Davvero non ce la fa quasi più a camminare, ormai ha superato i settantanni, e star sola in casa era impossibile.
Ma non era questa la vecchiaia che aveva sognato. Voleva passare gli ultimi anni circondata dalla famiglia, ma ora che bisogno cè di una vecchia malata?
È entrata linfermiera:
Signora Lidia, sono arrivati i suoi nipoti.
Il sorriso ha illuminato il volto della nonna quando sono entrati. Anche il più piccolo, Stefano, oramai era più alto di lei, mentre Matteo la superava di una testa.
Ciao, nonna! Come stai qui?
Bene, qui si mangia, ci curano e le infermiere sono brave, come sempre si è agitata un po. Sedetevi, dai, su quel tavolo!
Non possiamo stare tanto. Ti abbiamo portato un po di spesa e dei vestiti caldi.
Grazie! ha chiesto subito E a scuola, come va?
Bene hanno risposto quasi insieme.
Continuate a studiare! Matteo, sei allultimo anno. Hai deciso cosa farai?
Luniversità qui a Firenze.
E i vostri genitori? Vi hanno mandato qua da soli.
Papà è andato a casa tua.
Oh, ditegli di raccogliere tutte le carote, che comincia a far freddo, si è agitata la nonna. E anche i cavoli, che sono belli grossi.
Ti chiamo papà!
Stefano ha tirato fuori il telefono e composto il numero:
Papà, la nonna dice di raccogliere carote e cavoli.
Va bene, ha risposto il padre.
Dammi! la nonna ha preso il telefono e ha iniziato a dare indicazioni al genero. Matteo, le carote le raccogli, ma lasciale al sole tre giorni, poi le metti in cantina. I cavoli tagliali con il gambo grosso e mettili in sabbia con la testa allingiù. Le carote grosse le lasci lì, le piccole portale a casa per voi!
Va bene, va bene. Mamma, non ti preoccupare.
Matteo, trova pure la mia gatta Mimì, poverina, è rimasta sola. Dagli da mangiare!
La trovo.
Tieni! ha ridato il telefono al nipote.
Nonna, noi andiamo, va bene? si è alzato Matteo.
Aspettate! la nonna ha tirato fuori il portafoglio. Tieni qui cinquecento euro. Compratevi qualcosa.
Ma tu
Prendeteli! Qui i soldi non mi servono.
Grazie, nonna!
Sono usciti, e Lidia rimasta ancora un po alla finestra a guardarli mentre si allontanavano.
***
Matteo ha parcheggiato la sua Fiat Punto sotto il palazzo. Subito dopo è arrivato anche il vicino con la sua Ford. Notando che portavo delle cassette di ortaggi, mi ha chiesto:
Giretto in campagna?
Più o meno, roba della suocera.
Anche noi con mia moglie vorremmo prendere una casetta fuori città, o una villetta non lontano. I figli sono grandi, sono andati tutti via.
Senti, Antonio ho detto pensieroso tu hai un appartamento con quattro stanze, vero?
Sì, al secondo piano.
Non è che ti vada uno scambio con il mio bilocale, anche quello al secondo, più la casa con lorto di mia suocera? Ormai non ce la fa più.
Ma dai! il vicino si è grattato la testa. Mossa interessante La devo vedere.
Parla con tua moglie, e passate da noi stasera per discuterne.
Ok, glielo dico.
***
Ho fatto una doccia, cenato e poi sono crollato a letto. Lucia era in cucina a preparare da mangiare: fra poco sarebbero arrivati i nostri ragazzi il più piccolo dalla palestra, il grande eh, il grande si era innamorato.
Era ora, diciassette anni. Basta che non combinino guai. Anche il piccolo non lo tieni mai in casa Sempre fuori.
Un bussare alla porta mi ha interrotto i pensieri. Lucia si è asciugata le mani ed è andata ad aprire. Erano i vicini.
Lucia, abbiamo pensato: passiamo da voi!
Venite! Vieni, Vittoria, tutto bene?
Ma tuo marito non ti ha detto niente?
No Lucia era sorpresa.
I nostri mariti vorrebbero fare cambio di appartamenti.
Ma che dici? Lucia ha avuto un attimo di smarrimento, poi li ha fatti entrare. Venite, dai!
È corsa in soggiorno, ha scosso me che dormivo sul divano:
Matteo, sveglia! Abbiamo ospiti.
Mi sono alzato di scatto e sono corso in bagno:
Arrivo!
Intanto Vittoria stava passando in rassegna lappartamento.
Mi spiegate bene cosa succede?
Lucia, i nostri mariti vogliono scambiare la vostra casa con il bilocale e la villetta di tua madre per la nostra con quattro stanze, ha dato unocchiata qui è proprio carino.
Sono rientrato, e subito Lucia mi è saltata addosso:
Ma che intenzioni hai?
Se ci mettiamo daccordo, traslochiamo nella loro casa a quattro stanze e portiamo tua madre a vivere con noi.
Lucia ci ha pensato, e poi un sorriso indecifrabile le ha illuminato il viso:
Che ne dite, intanto ci beviamo un caffè e poi veniamo a vedere casa vostra?
Lidia, altro che caffè! ha scherzato Antonio. Qui serve qualcosa di più serio da brindare.
***
La notte che seguì, io e Lucia non riuscivamo a dormire, continuando a chiacchierare e a immaginare come avremmo sistemato tutto nel nostro nuovo, grande appartamento. Parlava quasi solo lei, finché il sonno non mi ha vinto.
Già dormi? mi ha dato una gomitata.
Lucia, per ora non dire nulla a tua madre, sennò si agita ancora di più. Quando avremo fatto tutto, la portiamo.
***
Quella mattina autunnale e piovosa, Lidia guardava fuori dalla finestra della sua stanza alla casa di riposo. Il suo umore era grigio come il cielo:
Tre settimane che sono qui. Mi sa che mi hanno dimenticata. Una mamma che non serve più. I nipoti sono venuti una volta e basta. Mia figlia mi ha chiamato due volte.
La prima, per dirmi che casa mia lha venduta o forse scambiata per qualcosa, e in voce pareva felice. Pazienza, almeno potranno pagare questa casa di riposo, duemila e quattrocento euro al mese sono una bella cifra. E poi, ormai non ho più dove tornare.
La seconda volta mi ha detto che sono pieni dimpegni e che verranno appena potranno. Va sempre così con i giovani, hanno mille cose da fare. Oggi è sabato, chissà se arrivano. Peccato non aver mai preso un telefono. Tanto non lo saprei usare.
Passavano le ore lente, immerse in pensieri malinconici. Allimprovviso, davanti al cancello si ferma la macchina del genero.
Sono arrivati, non si sono scordati di me! ma perché Matteo è solo? E senza buste. Magari è successo qualcosa
Lidia non smetteva di fissare la porta della sua stanza. Finalmente si è aperta. È entrato Matteo, sorrideva:
Buongiorno, mamma!
Buongiorno, Matteo! Che cè?
Preparati! e un altro sorriso. Torniamo a casa.
A casa? In visita?
No, per sempre. Prendi tutte le tue cose!
Ma perché parli per indovinelli?
I tuoi nipoti volevano farti una sorpresa, perciò niente anticipi.
La nonna si è messa a darsi da fare, sentendo in sé una svolta improvvisa. In quel momento la compagna di stanza, diventata ormai amica, rientrava dalle terapie:
Lidia, dove vai tutta svelta?
Valeria, mio genero mi porta via ha risposto raggiata dice che torno per sempre a casa!
Che fortuna! A me, mi sa, qui mi ci hanno lasciata per sempre.
Valeria, vedrai che porteranno via anche te. Non è facile per i figli, con noi anziani.
***
Lidia guardava dal finestrino la strada che percorreva, il genero la riportava a casa e i pensieri faticosi le affollavano la mente:
Perché mi porta via? Hanno solo due camere, già loro stanno stretti. Dove dormirò? Sarò solo dintralcio e non lascerò dormire nessuno. Mi rimandano comunque in casa di riposo.
Sono arrivati al condominio. Eppure, invece di andare al solito portone, Matteo mi accompagna allaltro ingresso. Lho fissato sorpresa.
Dai, entra!
Saliamo al secondo piano, si apre la porta ed ecco i nipoti che corrono fuori:
Nonna, entra! Questa è casa nostra, urla Stefano.
Entro e subito Lucia mi viene incontro ad abbracciarmi:
Mamma, ora vivrai con noi. Vieni che ti faccio vedere la tua stanza.
Una cameretta, piccola ma accogliente, con larmadio e un letto nuovo. Faticavo a credere che da ora avrei vissuto vicino a mia figlia, al genero e ai nipoti.
In quel momento, qualcosa si strofina sulle mie gambe e fa le fusa:
Mimì! ho esclamato con gioia scoppiando in lacrime dalla felicità.





