Siamo usciti insieme dallospedale, solo io e lui. Nessuno ad aspettarci, nessuna telecamera, nessun mazzo di fiori. E poi, dai, sarebbe stato buffo ricevere fiori un uomo!
No, la mamma era viva e stava bene. Ma, a dire il vero, non aveva voluto saperne del bambino. Proprio per niente. Me lo aveva detto chiaro fin dallinizio, senza nascondersi. Io invece insistevo, la pregavo, facevo anche qualche piccola minaccia per convincerla.
Daltronde avevo quasi quarantanni, e ancora nessun figlio. Chissà, magari era la mia ultima occasione per vedere qualcuno che mi assomigli. Alla fine abbiamo raggiunto un accordo mia moglie ha partorito, ci siamo separati quasi subito, e lei ha accettato senza problemi di darmi lassegno di mantenimento.
Allinizio avrei voluto rifiutare per orgoglio. Ma la mia ex moglie mi ha detto:
“La vita è lunga. Può succedere di tutto. Tu non sei più un ragazzino, io invece sono molto più giovane. Anche se il bambino non lo voglio, resta sempre mio figlio, e almeno così avete una piccola sicurezza, per il futuro.”
Sono iniziati i giorni difficili, ma non mi sono lasciato abbattere. Ma quante madri single ci sono in giro! E perché un padre solo dovrebbe essere da meno? Anche di bambini nati da fecondazione assistita ormai ne ho visti tanti Insomma, io problemi non ne vedevo mica i bambini nelle mani dei papà si rovinano.
No, Tommaso cresceva bene, prendeva peso ed era un bimbo allegro.
Poi, però, quando si è fatto un po più grande, sono arrivate le domande sulla mamma. Come potevo spiegargli che la sua mamma non lo voleva proprio? Allora mi sono arrangiato:
“Ti ho trovato in cantina.”
“In quale cantina?”
“In quella al portone accanto.”
Da quel momento, la cantina ha iniziato a esercitare su Tommaso unattrazione fortissima, quasi ipnotica. Durante le passeggiate, appena poteva sfuggiva al mio sguardo e si avvicinava alle finestrelle basse, sussurrando tra sé: “Mamma” Ma la risposta era sempre il silenzio.
Fino a un giorno Un giorno, Tommaso qualcosa sentì davvero! Il cuore di bambino si fermò, poi riprese a battere così forte che non riusciva a sentire più nulla oltre i colpi nel petto.
La porta del portone era socchiusa, e Tommaso entrò di corsa in cantina. Prima cera buio pesto, poi gli occhi si abituarono. Il bambino si avventurava sempre più dentro, cercando di chiamare forte, ma la voce era strozzata dal pianto e riusciva a sussurrare solo:
“Mamma mammina, sei qui? Sono io, Tommaso sono venuto a prenderti!”
Ma la mamma non rispondeva. Tommaso si fermò, singhiozzò ancora, poi cercò di ascoltare. Un rumore leggero veniva dallangolo; il bambino si asciugò le lacrime col dorso della mano e si diresse verso il suono.
Forse la mamma stava proprio male, per questo non poteva uscire a cercarlo. Ma lui ormai era lì, lavrebbe trovata, si sarebbero abbracciati!
Tommaso si faceva coraggio e avanzava, piangeva e sorrideva insieme, perché finalmente anche lui avrebbe avuto una mamma come tutti i suoi amici! Ma nellangolo, sui vestiti ammucchiati, lo aspettava solo una gatta. La felina lo fissava sospettosa, proteggendo il suo piccolo micetto sotto la pancia.
“Mamma?”
La delusione fu così forte che quasi lo spezzò a metà. Le gambe cedettero e si lasciò cadere a terra. Ma poi, rialzato il viso, tornò a guardare la gatta
A cinque anni si ragiona diversamente. La logica è quella, ma più semplice e forse anche più vera di quella dei grandi.
Tommaso pensava Si ricordava di Giada dellasilo. Lei, con quellenorme chioma bionda, diceva che il suo papà era un centauro. E Alberto sosteneva anzi, aveva dimostrato che il suo papà era un extraterrestre. Perché mai lui non poteva avere una mamma gatta?
La gatta, intanto, sembrò capire che quel bambino non le avrebbe fatto del male, che non avrebbe toccato né lei né il piccolo. Piano piano si avvicinò e gli strofinò lorecchio sulla mano.
“Allora sei proprio tu la mia mamma?”
Tommaso lo chiese con tanta speranza e con così tanta voglia di crederci che finì per convincersi da solo. In quel momento avrebbe sfidato chiunque a dirgli il contrario. Afferrò e abbracciò la gatta, e lei ricambiò come poteva
Io mi accorsi della sparizione di Tommaso solo dopo un po. Quando me ne resi conto, cominciai a chiamarlo preoccupato, correndo per tutto il cortile, guardando sotto le panchine e tra i cespugli.
“Tommaso! Dai, esci subito! Tommi, dove sei?”
Passarono diversi minuti eterni, che mi aggiunsero qualche capello grigio. Poi dal portone apparve Tommaso.
Camminava piano, stringendo la gatta e il micetto al petto. Quando mi fu vicino, disse:
“Ho trovato la mamma. E questa, credo, è la mia sorellina Stavano nella cantina dove mi hai preso tu.”
Rimasi senza parole, non sapevo come reagire. Come potevo raccontargli la verità? Non sapevo proprio da dove cominciare. Alla fine, non mi restò che assecondarlo.
“E come hai capito che era lei?”
Tommaso scrollò le spalle.
“Lho capito e basta Mi guardava proprio come una mamma! Papà, torniamo a casa. Secondo me la mamma è stanca.”
Tommaso era al settimo cielo. Aveva ritrovato la sua mamma! E chi se ne importa se poi la sorellina era invece un fratellino ancora meglio: si potevano inventare giochi da maschi, e la sera la mamma avrebbe fatto le fusa raccontando le storie.
Allasilo nessuno si stupì troppo. Che sarà mai, una mamma gatta! Cè chi sostiene che il papà sia un aeroplano, e addirittura cè la foto di Kikko che lo dimostra.
Io ci ho rimuginato per giorni, senza sapere se e come affrontare largomento. Poi, vedendo Tommaso così felice, ho lasciato perdere. Meglio lasciare che la fantasia faccia il suo corso
Da allora in casa nostra regna il delirio. Tommaso e le due gatte saltano da tutte le parti, tirano giù tutto quello che trovano. E la gatta era ancora giovane, allegra: non si tirava indietro se cera da giocare.
“Siete un uragano!” borbottavo, rimettendo a posto i soprammobili.
Tommaso con il cordino in mano, il micetto e la gatta si fermavano. Guardavano me, poi si guardavano in faccia Alzavano le spalle e riprendevano a scatenarsi per tutta casa.
Perché? La mamma glielaveva permesso.
Ed è così che ho imparato una grande verità: lamore di un genitore, a volte, i bambini lo trovano dove meno te laspetti persino in una cantina, coperto di peli e miagolii.
Sono usciti insieme dalla clinica ostetrica. Nessuno li aspettava fuori, nessuna telecamera li riprendeva, nessuno portava fiori. E poi, sarebbe stato strano regalare fiori a un uomo…







