Amore Una sera stavo riordinando l’ambulatorio quando sentii la porta scricchiolare pesantemente, co…

Amore

Era una sera tranquilla: stavo sistemando il piccolo ambulatorio del paese quando ho sentito la porta lamentarsi con uno stridore profondo, come se qualcuno si fosse appoggiato con tutta la forza. Mi giro Mamma mia! Sembra proprio il nostro Michele, di Borgo dOliveto, uomo stimato, artigiano dogni talento, mai senza barba bianca e folta, sempre profumato di legno e tabacco, ma stavolta… le guance lisce, pallide, sul collo un taglio coperto di cerotto. E il profumo di Acqua di Colonia mi invade così forte il naso che mi viene da starnutire. Possibile che Michele abbia rasato la barba?!

Michele Ignazio, dico, lasciando il tappeto sei tu? O hai mandato tuo fratello più giovane qui?

Lui si tortura il berretto tra le mani, occhi bassi:

Sono io, Giovanna, io… Mi serve qualcosa, una medicinaper il cuore… e per i nervi.

Mi metto subito in posizione di lavoro, lo faccio sedere sul lettino, prendo il misuratore di pressione.

Che è successo? Dove senti dolore?

Ovunque, mugugna. Dentro batte come un martello. Non dormo. Mi tremano le mani.

La pressione, 160 su 100, alta per uno come Michele che non entra mai nei centri sanitari e piega i chiodi solo con le dita.

Allora, dico severa parliamoci chiaro. Hai lavorato troppo o hai litigato con Francesca?

Al nome della moglie sobbalza, il viso si accende di macchie rosse. La sua Francesca Maria è donna timida, mai vista alzare la voce, sempre Michele, caro, Michele, amore. E invece lui, duro come un ciocco di ulivo, difficile avvicinarsi.

Dammi le gocce, smettila di farmi domande. Guarire, e basta.

Gli do Corvalolo, una compressa di Validolo sotto la lingua. Resta lì, respira piano, poi borbotta: Grazie, e va via. Lo osservo dalla finestra: cammina svelto, con la testa alta da giovanotto.

Ma guarda, penso non starà mica vivendo una crisi di mezza età? Si sarà innamorato?

Il paese è come un alveare, al primo starnuto tutti sanno già se hai una malattia.

Il giorno dopo, sul far della sera, arriva la postina Luisa, trafelata:

Giovanna! Hai sentito le novità su Michele? Ha perso la testa! Non solo si è tolto la barba, oggi è stato al capoluogo in autobus, è tornato con sacchetti nascosti sotto la giacca. Anna, la commessa del grande magazzino, mi ha chiamata; dice che il tuo Michele si è fermato nel reparto tessuti, poi nel gioielleria!

Il cuore mi si stringe. Sicuro che abbia unamante! Ma chi? Qui tutti si conoscono.

E Francesca? chiedo piano.

Luisa fa una faccia impietosita:

Francesca… cammina cupa, gli occhi rossi.

Le vicine parlano: lui le ha ordinato di dormire nella cucina estiva. Ha detto: Non disturbare, ho un progetto. Quale progetto ha un falegname di notte? Si sa…

Dopo qualche giorno viene da me Francesca Maria, piccina, fragile sotto un vecchio scialle di lana.

Giovanna, mormora posso?

La metto vicino alla stufa, le verso un tè caldo ai lamponi. Stringe il bicchiere tra le mani, lo sguardo fisso:

Mi lascia, Giovanna. Quarantanni insieme, figli, nipoti… Ora è finita.

Ma dai, Francesca, non esagerare, cerco di rassicurarla, anche se il cuore mi si stringe.

È cambiato. Si fa la barba ogni giorno. Quel profumo… si incupisce. Ieri ho trovato uno scontrino dalla gioielleria Filod’Oro. Mi mente, non mi guarda mai in faccia, le lacrime le scendono silenziose, amare, che scavano rughe profonde. Ha aperto il baule sul solaio con il mio corredo e i vestiti vecchi. Quando sono entrata, mi ha scacciato: Perché spii?, e mi ha chiuso la porta in faccia. Sì, sono vecchia, brutta. Ma neanche lui è più giovane…

Le accarezzo la spalla ossuta. Eh, uomini… che fate mai?

Abbi pazienza, Francesca, provo a dirle Magari non è come credi.

Come allora? sorride amaramente. Canta. Si chiude in garage, martella e canta O mia bella madonnina… Non ha mai cantato. Si è innamorato, Giovanna. Di sicuro.

Se ne va, e io non dormo tutta la notte. Non può Michele, roccia di uomo, distruggere la famiglia dopo tanti anni. È uno duro, sì; taciturno, certo. Ma non è uno che tradisce.

Passa una settimana. La tensione nel paese cresceva come la pasta del pane. Si rincorrono vocidalla giovane bibliotecaria del capoluogo alla signora di città che dicono abbia comprato una villa a Montefragola.

Michele cammina tra i suoi pensieri, occhi pieni di luce, smagrito, ma quasi… sollevato. Non vede nessuno.

Sabato, poco prima di sera, arriva il bimbo del vicino, ansioso:

Zia Giovanna! Nonno Michele è caduto in cortile! Nonna Francesca vuole te!

Borsa con croce a tracolla, corro con le galosce che slittano sullerba bagnata. Una sola preghiera: Contro il infarto, Dio, ti prego.

Entro nel cortile: Michele è a terra, viso grigio, labbra bluastre. Francesca è inginocchiata accanto, gli sorregge la testa, piange. Tutto il cortile è pieno di assi, tavole intagliate, barattoli di vernice. In mezzo, una pergola bianca, a metà costruzione, leggera come un sogno.

Mi chino su Michele, sento il polso. Veloce. Misuro la pressione: alta.

Che è successo?

Ho sollevato una tavola… pesante… sussurra Vista appannata… schiena bloccata… e qui… indica il petto.

Aveva esagerato. Lo rilascio con un paio di iniezioni, allevio il dolore e abbasso la pressione. Resta sdraiato, respirando piano.

Francesca, ordino chiama il vicino, aiutami a portarlo dentro. Non deve stare sullerba fredda.

Mettiamo Michele a letto.

Michele… chiede piano Francesca Perché questa pergola? È autunno, tra poco inverno.

Michele la guarda a lungo, sospira, cerca qualcosa sotto il cuscino e tira fuori… una scatola di velluto. E un vecchio diario, pagine ingiallite.

Non immaginavo così, Francesca, dice, la voce tremante. Ti ricordi che giorno è domani?

Francesca Maria si ferma, si concentra:

Il venti ottobre… domenica…

E quarantanni fa?

Lei rimane senza fiato, si copre la bocca.

Dio mio, Michele, me ne ero dimenticata. Tra pensieri e paure… le nostre nozze di rubino!

Michele le porge il diario:

Questo è il tuo vecchio diario, Francesca. Lho trovato nel baule in solaio.

Lhai letto? Arrossisce.

Sì, annuisce Perdona, vecchio sciocco. Lho letto e mi è venuto da piangere.

Rimango immobile, respiro piano. La stanza è piena di silenzio; solo il ticchettio dellorologio.

Sognavi una casa, un giardino, e una pergola bianca accanto al ruscello. Dove avremmo bevuto il tè, ascoltato i dischi. Un vestito azzurro di pizzo… Ma io ho sempre lavorato, cantieri, falegnameria… La casa lho costruita, ma la pergola sempre ‘poi’, ‘poi’. Mancava il tempo, i soldi, le forze. E tu tacendo, sopportavi il mio carattere dorso.

Si gira verso la moglie:

Così è passata la vita. Non ti ho regalato né favole, né il vestito azzurro. Ho deciso di farlo per la nostra data. Sono andato al capoluogo per stoffa e un anello. Olga, la sarta, me lha cucito su misura. La pergola… non ho calcolato la fatica, sono vecchio. Speravo di sorprenderti, ma ho solo fatto ridere il paese e tormentato te.

Francesca Maria si avvicina, si inginocchia al letto, stringe la mano ruvida del marito.

Sciocco che sei, Michele, mormora tra le lacrime, ma la voce è piena di gioia dolce, da mangiare col cucchiaio. Che sciocco… Ho pensato che avessi unaltra, una giovane donna. Che non mi amassi più. E tu… la pergola…

Francesca! si scuote lui Quale altra? Vai a prendere il vestito, è appeso in armadio, nel sacchetto. Provalo, vedi se ti sta!

Va bene, annuisce, senza alzare la testa Anche se fosse stretto, lo metterò comunque.

Mi soffio il naso, sentendo gli occhi umidi. Mi alzo silenziosa, recuperando il mio misuratore.

Allora, dico con tono burbero Il paziente deve stare a letto. Niente assi, niente martello. Domani passo a controllare.

Michele mi guarda con gratitudine:

Giovanna… non spargere voce in paese. Mi prenderebbero in giro, direbbero che il vecchio è matto.

Capiscono poco, rispondo Riposatevi. Amaro!

Esco sulla veranda. Le nuvole si aprono e una luna enorme, gialla, illumina il cortile. Laria è fresca, odora di foglie, fumo e… mele, anche se sono finite da settimane.

In paese non si nasconde niente. Qualcuno dice che Michele preparava una sorpresa per la moglie e ha faticato troppo.

La mattina dopo la casa di Michele e Francesca diventa un piccolo cantiere: arrivano uomini con strumenti, il fabbro porta cerniere ornate, il falegname vernici. Tutti al lavoro, entusiasti!

Di sera la pergola è finita, bianca, elegante, come una sposa. Dentro sistemano un tavolo, coperta ricamata, samovar e tazzine. Una meraviglia! La gente chiacchiera dentro e attorno.

Poi esce Francesca Maria, vestita dazzurro, lanello al dito, capelli sistemati, un filo di rossetto, occhi luminosi. Accanto a lei Michele, pallido ma fiero, in giacca buona e cravatta, con le medaglie delle fatiche.

Michele mette in funzione il vecchio giradischi, scambiato anni fa dallarrotino in città. Parte la musica, fruscii e la voce di Claudio Villa: Cuore, non vuoi riposare…

Invita la moglie, danzano piano. Le gambe tremano, i passi incerti, ma il modo in cui la guarda… sembra siano passati quaranta minuti, non quaranta anni.

Tutto il paese osserva. Le donne piangono, asciugando gli occhi con langolo del fazzoletto. Gli uomini fumano nervosi, occhi a terra, pensando forse alle loro mogli, a quando lultima volta hanno regalato fiori, detto grazie.

Io pensavo a quanta energia sprechiamo in sospetti, rimpianti, parole vuote, mentre la vita passa, breve e fragile. E ciò che davvero conta è il calore di una mano cara, quando guardi negli occhi e trovi la luce che brilla solo per te.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

1 × 1 =

Amore Una sera stavo riordinando l’ambulatorio quando sentii la porta scricchiolare pesantemente, co…
Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che un piccolo tatuaggio maledetto causasse una spaccatura in un’intera famiglia italiana!