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025
Sono stata cresciuta da mia nonna, ma ora i miei genitori pretendono che paghi loro il mantenimento: non li vedo da vent’anni, sono artisti girovaghi e quando avevo cinque anni mi hanno lasciata con la nonna – oggi, che ho una clinica odontoiatrica e una mia famiglia, loro ricompaiono e mi chiedono aiuto economico. Devo davvero mantenerli dopo tutto questo tempo?
Sono stata cresciuta da mia nonna, ma ora i miei genitori hanno deciso che devo versare loro un mantenimento.
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05
VIENI QUANDO SEI PRONTA… Sul sentiero verso la chiesa, Yarina si sentì male. Le gambe cedevano, la vista si offuscava. Doveva salire uno stretto viottolo verso il santuario sulla collina, ma le forze la abbandonavano. Si sedette ai margini del sentiero, poi si sdraiò sull’erba. L’amica Olga le mise lo zainetto sotto la testa a mo’ di cuscino. I pellegrini passavano, la osservavano con curiosità e continuavano la salita all’antica chiesa. Qualcuno offrì una pastiglia. Yarina la prese docilmente, senza chiedere che fosse. Le era indifferente. …Pareva sentirsi meglio. Ma ormai non aveva più voglia di scalare la collina. Yarina e Olga scesero verso il torrente di montagna. Camminarono lungo il corso d’acqua e tornarono in hotel. Yarina, senza neppure cambiarsi, si buttò sul letto. Era triste e confusa. “Perché il Signore non mi ha lasciata entrare nel Suo tempio? Mi ha chiuso la strada. Forse mi ha detto: ‘Fermati, Yarina, lascia passare i giusti. Tu, peccatrice, sdraiati qui a riflettere sulla tua vita…'” – Yarina, dai, prendi un po’ di tè? – chiese Olga preoccupata. – Grazie, Olghina, non mi va. Più tardi. – Yarina chiuse gli occhi e sospirò. “Prendi, per esempio, Olga… Quanta vita ne ha passata: mariti, amanti, ma niente figli – e neppure se ne pente! Eppure eccola qui, in pellegrinaggio. Temendo forse l’inferno… Tutti vogliono il Paradiso. Sperano in una lunga vita di fuoco e, proprio all’ultimo, il perdono… Ma magari poi il tempo manca… Mi spiace per lei. È buona, generosa, impulsiva. Egocentrica, orgogliosa. Se qualcosa non le va – ti manda a quel paese… Ma poi piange da sola, nel cuore della notte. Quarantaquattro anni e non ha ancora trovato un porto sicuro. Continua a vagare tra le onde… Ma anche lei cerca l’Amore. Uno di quelli travolgenti, infuocati, totali. Mi prende sempre in giro: ‘Tu, con un marito solo, due figli, parenti invadenti, sempre tra fornelli – che noia, cara! Guarda quanta gente intorno – assaggia la passione, dai! Tanto poi torni da Igor. Ti accoglierà sempre. Ma avrai conosciuto il fuoco. Smettila di marcire nella tua laguna familiare! Divertiti un po’, che non te ne pentirai.’ …Ma a me non va! O meglio, non va più. Anch’io ho avuto il mio fuoco, con Eugenio. L’ho amato da impazzire. Il destino ha fatto incrociare le nostre strade… Due anni di storia clandestina. Igor forse sospettava, ma taceva. Ero quasi sul punto di lasciarlo… Eugenio mi aveva stregata, incontri pieni di tremito, gioia, spasmi di cuore. Non si può descrivere… Eppure, ho saputo lasciarlo. Amando ancora. Sono tornata dalla mia famiglia. A volte penso: perché mai? Con Eugenio ero felice davvero, anche se era una gioia sottile e nascosta. Con Igor… le cose sono cambiate da tanto. Ma l’amore c’è stato, e che amore! Ora resta la tenerezza, niente più. È successo… Me la sono giocata da sola… E in tutto questo, ad Olga mai una parola su Eugenio. Per lei sono sempre la santa… Eh già… E il Signore il tempio non me l’ha fatto raggiungere, oggi… Forse un segno? …Scordare Eugenio è stato durissimo. Tra noi c’era una sintonia rara, un’intesa di sguardi e parole non dette. Non credo mi passerà mai. Era passione vera, rara, unica… E si dice che queste cose capitino solo una volta. Yarina, vuoi riviverle? SÌ, LO VOGLIO! Ma… ormai…” – Olga, versa il tè, – sorrise improvvisamente Yarina, abbracciando l’amica. …E nella sua mente una voce dolce: “Ritrova te stessa, bambina mia. Pulisci l’anima. Ti amo. Impara ad amarti. E poi… vieni.”
VIENI PURE Mentre mi avvicinavo alla chiesa, ho iniziato a sentirmi male. Le gambe mi tremavano e davanti
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05
Una scelta difficile Agnese Marchini, detta “La Contessa”, stava seduta con il suo cagnolino Pippo in grembo e il portatile aperto davanti a sé. Stava cercando su Skyscanner dei voli per Milano. «Magari non trovo nulla di comodo ed economico per quelle date e tutto si risolve da solo», pensava con poca convinzione. Pippo, avvertendo il suo turbamento con la sua fine anima canina, alzò lo sguardo e le leccò la mano. «Eh già, hai capito anche tu che non sarà così facile», sorrise tristemente Agnese. Claudio — il marito dell’ex amica Ilaria, con cui non parlava più da dieci anni — aveva deciso di organizzare una festa a sorpresa per il compleanno importante della moglie, invitando tutti gli amici storici. Agnese sospettava: con Ilaria questa iniziativa non era stata concordata. Cosa fare? Andare o non andare? La accoglieranno davvero? O fingeranno di scambiarla per la cameriera? Mimmo, il marito di Agnese, era decisamente contrario: «Ma chi te lo fa fare? Lei è solo una chiacchierona. Ho pure fatto di tutto per accoglierli prima che ti trasferissi, volevo fare bella figura, e guarda come ti ha trattata…», stroncava ogni inizio di discussione. Mentre la pagina caricava, Agnese lanciò un’occhiata alla stanza e incrociò la statuina in ceramica che Ilaria le aveva regalato tanto tempo fa. Le si strinse il cuore. …Erano arrivate in Italia durante la seconda grande ondata d’immigrazione. Insieme frequentavano corsi di lingua, festeggiavano le ricorrenze, portavano i figli agli stessi campeggi. Passavano ore a chiacchierare a bordo piscina, parlavano di libri e film, si confidavano i segreti più intimi. Pensava che la loro amicizia sarebbe durata per sempre. Agnese aveva anche curato i genitori di Ilaria, e persino lei stessa — influenze, emicranie, ogni piccolo e grande malanno della sua famiglia passava per le mani di Agnese. Poi, un giorno, un messaggio sbagliato alla persona sbagliata: «Non posso ora, mi fa già male l’orecchio. Sto ascoltando Ilaria parlare per ore dell’ennesimo vestito». Sapeva che spettegolare era sbagliato. Ma era la verità: Ilaria era fissata con i vestiti firmati. E fu questa verità a rovinare tutto. Voleva solo sfogarsi con un’amica comune, e invece… il messaggio lo lesse Ilaria. Da lì, silenzio. Il giorno dopo, una gelida segreteria telefonica: «Non ho bisogno di amiche così». Fine. Sono passati tanti anni. Ora, l’invito alla festa. Agli occhi di Agnese scorrevano mille ragioni per andare o restare. Si rigirava a letto, sospirando, senza lasciar dormire né Mimmo né Pippo. «Datti pace», sbottava il marito. Aveva provato più volte a scrivere una risposta a Claudio — e sempre cancellato tutto. Sul portatile lampeggiava il volo Colonia–Milano. “Prenota ora?” Agnese restò ferma col dito sul mouse. «Se vuoi andare, vai», disse Mimmo la mattina. «Ma non aspettarti né comprensione né compagnia da me». «Non lo farò», rispose Agnese sottovoce. «Poi però non dire che era meglio non andarci». «Forse lo dirò… o forse no. L’importante è non rimpiangere di non averci provato». Alla fine decise di andare. Il volo era in ritardo, la coincidenza saltò, l’abito finì nel bagaglio di un altro continente. In hotel le dissero che la prenotazione “stranamente non risultava” e la struttura era al completo. Un ragazzo alla reception le allungò gentilmente una lista di alberghi vicini. «Grazie», disse Agnese stanca e avvilita. «Tutto va storto…». Con il caffè ormai freddo e quella lista in mano, le venne in mente Elena, l’antica compagna d’università. Incredibilmente, Elena rispose subito: «Vieni da me. Ho una stanza degli ospiti. L’abito lo troviamo». Il giorno dopo, già in macchina verso il golf club dove si teneva la festa, Elena la incoraggiava: «Stavolta vai come invitata, non come fantasma del passato. A testa alta». Il ricevimento era sontuoso: gazebo, champagne, donne tutte uguali. Nessuna delle vecchie amiche di Agnese. Solo facce nuove, eleganti e sicure di sé. Claudio fu il primo ad abbracciarla, imbarazzato: «Sono felice che tu sia venuta. Scusa… volevo solo che vi rivedeste». Poi apparve Ilaria. Abito di stilista, piega perfetta, sguardo di ghiaccio. «Agnese. Che sorpresa», disse appena incurvando le labbra. «Enjoy», aggiunse allontanandosi. Durante il brindisi, Ilaria prese in mano il suo martini, portò l’oliva alle labbra e improvvisamente iniziò a tossire forte. Il viso si fece paonazzo, gli occhi spalancati, le mani alla gola. «Sta soffocando! Chiamate l’ambulanza!», urlò Claudio. Ma Agnese era già lì accanto. Si mosse sicura, nonostante i tacchi e il vestito non suo: posizionamento giusto, stretta decisa, movimento secco verso l’alto. La manovra di Heimlich funzionò: l’oliva volò via, Ilaria singhiozzò e ricominciò a respirare. L’ambulanza arrivò dopo un quarto d’ora, ma ormai non serviva più. «Grazie», disse la festeggiata senza guardarla negli occhi. «Prego», rispose Agnese con un sorriso ironico. «Almeno il viaggio non è stato inutile». In aeroporto, sulla via del ritorno, Agnese si sentiva sollevata. Non perché fosse finita. Ma perché finalmente tutto era andato al suo posto. Quell’amicizia era morta da tempo. Queste erano solo le esequie — senza discorsi, ma con chiarezza. Mimmo l’aspetta all’uscita. Pippo quasi soffocava dalla gioia. «Allora, com’è andata?», chiese Mimmo. «Va’ un po’… Ma ho chiuso il capitolo». «Hai fatto una figuraccia?» «No, piuttosto lei». «E adesso?» «Non ci torno più». Lui prese la valigia. Lei gli prese il braccio. E tornarono a casa insieme.
Una Decisione Complicata Agnese Marchetti, soprannominata la Contessa, era seduta con il suo cagnolino
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024
Vivo insieme alla mia mamma di 86 anni: la mia vita senza marito né figli a 57 anni, tra piccoli gesti quotidiani, solitudine e serenità domestica
Vivo insieme a mia madre. Mia madre ha 86 anni. Non sono mai riuscita a sposarmi e non ho figli.
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02
Né con te, né senza di te… – Mai giurare nulla, mai. Giuri amore eterno e poi la vita ti regala un amore nuovo a cui non puoi rinunciare. La vita è proprio imprevedibile. Quindi, semplicemente ama, gioisci, vivi – diceva la signora Vera, convinta di dispensare sagge verità. – Un nuovo amore, mamma? Ma come? Io lo chiamo tradimento verso chi ami, – obiettò Anna, stupita, rivolgendosi alla madre. – Anna cara, forse sì, forse è un tradimento, forse è anche peggio. Ma… come posso spiegartelo? L’amore va via. E non c’è modo di fermarlo. Non si può trattenere. Si diventa indifferenti verso chi si è sempre adorato. Cercare di ricostruire quello che è stato è come annaffiare la sabbia nel deserto. Inutile. Succede, Anna… Arriva un nuovo sentimento. Puoi anche chiamarlo scossa. Il vecchio sentimento si azzera, ne scorre uno nuovo. E non capisci perché succeda. Da dove nasce quella scintilla improvvisa dell’innamoramento? È così dolce e doloroso insieme. Come si fa a resistere a una passione così devastante? Incontri la persona giusta e tutto il resto perde sapore. Chimica dei sentimenti, in poche parole. Come si descrive il colore rosso? Non puoi. Non esistono parole. Con i sentimenti è la stessa cosa, – sospirò la signora Vera. Anna guardò la madre con attenzione. Le sembrò che la mamma parlasse di sé stessa, di un amore segreto. – Dici cose strane, mamma. Ma cercherò di capire, – Anna si preparò a uscire dalla stanza. – Lo spero… – la signora Vera abbracciò la figlia con affetto. …Come spiegare a una figlia, e pure a sé stessi, che non conta da quanti anni si vive accanto a un marito o a una moglie – un anno, vent’anni… Quante battaglie avete affrontato insieme… Quanti figli avete… Non conta… All’improvviso nella tua vita arriva quella persona. E tu ti perdi, ti lasci trasportare. Ti domandi come hai potuto vivere senza di lui per tutta una vita. Come? La signora Vera guardava rassegnata fuori dalla finestra. E adesso? Dimenticare quell’uomo le era impossibile. Ormai c’era, era diventato una spina nel cuore. Indelebile. E nemmeno gli psicologi servono. È proprio amore… «Non ho colpa di niente. Non cercavo nessuno. È stato Edoardo a trovare me. Non mi lascia andare. Ho provato a scappare tante volte. Mai funzionato. Ho i brividi quando mi sfiora. È destino. Così dev’essere.» Vera aveva deciso di non dire nulla al marito. Avrebbe preparato le valigie di nascosto, per raggiungere Edoardo in un’altra città. Lì insieme avrebbero costruito una nuova famiglia. Edoardo la invitava da tempo. L’amore aveva già fermentato… Il marito, forse, aveva intuito qualcosa. Negli ultimi mesi Vera nascondeva il telefono sotto il cuscino, lo portava con sé anche sotto la doccia, non lo lasciava mai… Lui è intelligente, capirà… «Mia figlia invece è una ragazza a modo. Si è scelta il marito e basta: nessuna fuga di lato, nessun passo falso. Dritta come un fuso. Sempre accanto a lui, come il filo nell’ago. Una famiglia perfetta. Ha dato alla luce un figlio e ci ha messo l’anima. Non assomiglia a lei: un po’ birbone, ma la vita aggiusterà tutto.» Vera infine era pronta a partire. Dal suo Edoardo. Per sempre. Ma la vita ha voluto diversamente. Drasticamente, senza appello. Come una dolorosa sferzata di ortica. Il marito si ammalò improvvisamente, rimase inerme come un bambino piccolo. Un ictus. Eh già… Un tempo con lui ogni guaio sembrava mezzo guaio… Vera si dibatteva tra il marito e l’amante. Adesso poteva sentire Edoardo solo al telefono. Arrivarono momenti di dolore, di smarrimento. Non voleva più né amore né passione, niente di niente… La vita sottosopra… Fare a meno del marito le sembrava impossibile; ma non dimenticava neanche Edoardo (i sentimenti crescevano, invece che svanire). Vedendo la sofferenza della madre, Anna le disse: – Mamma, prenderò io cura di papà. Tu pensa alla tua felicità… Vera si sciolse in lacrime, abbracciò Anna, sussurrò: – Grazie, Annina. Sei una figlia saggia. Quella sera stessa Vera era alla stazione, in attesa del treno. …Ritrovare Edoardo. Lacrime di felicità, baci affamati, parole leggere. – Ciao, amore mio, – Vera si agganciò a Edoardo, senza lasciarlo andare. – Veruccia, quanto ti ho aspettata, – Edoardo le baciò appassionatamente la mano. …La notte fu magica. Senza fine… Passione travolgente, piacere fino ai brividi, desiderio che non si sazia mai… Le lenzuola ricordavano i sospiri… Dove finisce il cielo? Dove comincia la terra? Come fosse l’ultima volta… Quell’incontro era così necessario! …E tre giorni dopo, Vera Andreyevna era di nuovo accanto al marito immobilizzato… Raccoglieva con il fazzoletto le lacrime, sue e di lui…
NÉ CON TE, NÉ SENZA DI TE -Non giurare mai su niente, figlia mia. Mai. Prometti amore eterno, e poi la
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0161
Un anno intero a dare soldi ai figli per pagare un mutuo! Non darò più neanche un euro in più!
Un anno intero a dare soldi ai figli per pagare un mutuo! Basta, non darò più neanche un centesimo!
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098
C’erano vestiti da donna sparsi per terra e quando ho aperto la porta della camera da letto l’ho trovato con un’altra donna…
Cerano abiti da donna sparsi per terra e quando sono entrato in camera da letto lho visto con unaltra
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UNA GIOIA INASPETTATA Alla Facoltà dell’Università nessuno dei colleghi avrebbe mai creduto che il marito della professoressa Valeria Ilinichna fosse un alcolista incallito. Questo era il suo triste segreto, la sua amara disgrazia. Valeria, docente associata e responsabile di dipartimento, godeva di una reputazione impeccabile sul lavoro. Tutti la consideravano una donna di successo, realizzata sotto ogni aspetto. Il marito spesso la aspettava all’uscita dell’Accademia per tornare a casa insieme, sottobraccio. Le colleghe più giovani commentavano ammirate: “Ma che fortuna, professoressa! Suo marito è così elegante, attento, distinto, affascinante…” Valeria sorrideva con distacco: “Non invidiate, ragazze!” Solo lei sapeva cosa succedeva tra le mura di casa con il suo “intellettuale”, che tornava ubriaco fradicio, incapace persino di infilare la chiave nella serratura, e si addormentava sull’uscio finché lei, con mille lamenti e rimproveri, lo trascinava in casa, lo copriva con una coperta e tornava ai suoi studi—prima la tesi, poi la libera docenza—lasciando sempre una tazza d’acqua accanto a lui, per non sentirsi chiamare nel cuore della notte: “Valeria! Voglio da bere!” Così scorrevano i giorni, le settimane, i mesi. Solo al lavoro Valeria appariva radiosa e composta, dispensando saggezza ai ragazzi, mentre a casa la sua esistenza era un teatro di silenzi, stanchezze e solitudine. La loro vita matrimoniale durava da ventotto anni: un tempo erano stati innamorati, ora l’amore si era polverizzato come piume di un cuscino bucato, volate via e ormai irrecuperabili. Il figlio Dima, unico sollievo per Valeria, cresciuto tra le sue braccia e mille sacrifici, era diventato uomo; troppo innamorato della vita e delle donne, cambiava ragazze come calzini. Quando finalmente portò a casa Anja, Valeria la accolse come una nuora e attese invano il giorno in cui avrebbe finalmente avuto un nipote. Ma Dima la deluse più volte, e quando anche Anja sparì, la madre si rese conto che si era davvero affezionata a quell’unica presenza stabile nella vita del figlio. Gli anni passarono, il marito morì per cirrosi epatica dopo mesi di sofferenza e lacrime. Davanti alla tomba, Valeria confessò a Dima: “Ho versato tante lacrime quanta vodka ha bevuto tuo padre. Ma sai, forse sopporterei tutto di nuovo, se solo potessi riaverlo.” Rimasta sola, la sua unica speranza era un nipote. Il giorno di Capodanno, quando ormai la solitudine sembrava insopportabile, qualcuno bussò alla porta: era Anja, accompagnata da una bimba che Valeria riconobbe subito, nei lineamenti, come sangue del suo sangue. “Questa è tua nipote, Valeria Ilinichna. Si chiama Veronica. Ti prego, tienila con te per un po’.” Da quel giorno, con la piccola Nika nella sua vita, Valeria ritrovò una gioia inaspettata. Ora, Veronica frequenta la prima elementare, chiama Valeria “nonnina” e Dima “papà”, mentre Anja non è mai più tornata…
UNA GIOIA INASPETTATA A nessuno in dipartimento, alluniversità, sarebbe mai passato per la testa, né
Se è portato via tutto, ma la mia salvezza è stata… la suocera. Quando mio marito mi ha lasciata senza un soldo, sola con una bambina di sei mesi, chi mi ha salvato non è stata la mia famiglia… ma la madre di lui. La donna con cui avevo avuto i rapporti più difficili mi ha aperto la porta di casa e il cuore, aiutandomi a rinascere. Siamo diventate famiglia, fino al giorno in cui il mio ex ha bussato di nuovo. Ma lei, senza esitazione, ha difeso me e sua nipote come nessuno aveva mai fatto.
Se andò via con tutto, ma la mia suocera fu la mia salvezza.Mio marito se ne andò, portando via tutto.
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0135
Mio suocero è rimasto senza parole quando ha visto in che condizioni viviamo
Il mio suocero è rimasto senza parole davanti a come vivevamo. Tutto iniziò in maniera confusa: io, Caterina