Una scelta difficile Agnese Marchini, detta “La Contessa”, stava seduta con il suo cagnolino Pippo in grembo e il portatile aperto davanti a sé. Stava cercando su Skyscanner dei voli per Milano. «Magari non trovo nulla di comodo ed economico per quelle date e tutto si risolve da solo», pensava con poca convinzione. Pippo, avvertendo il suo turbamento con la sua fine anima canina, alzò lo sguardo e le leccò la mano. «Eh già, hai capito anche tu che non sarà così facile», sorrise tristemente Agnese. Claudio — il marito dell’ex amica Ilaria, con cui non parlava più da dieci anni — aveva deciso di organizzare una festa a sorpresa per il compleanno importante della moglie, invitando tutti gli amici storici. Agnese sospettava: con Ilaria questa iniziativa non era stata concordata. Cosa fare? Andare o non andare? La accoglieranno davvero? O fingeranno di scambiarla per la cameriera? Mimmo, il marito di Agnese, era decisamente contrario: «Ma chi te lo fa fare? Lei è solo una chiacchierona. Ho pure fatto di tutto per accoglierli prima che ti trasferissi, volevo fare bella figura, e guarda come ti ha trattata…», stroncava ogni inizio di discussione. Mentre la pagina caricava, Agnese lanciò un’occhiata alla stanza e incrociò la statuina in ceramica che Ilaria le aveva regalato tanto tempo fa. Le si strinse il cuore. …Erano arrivate in Italia durante la seconda grande ondata d’immigrazione. Insieme frequentavano corsi di lingua, festeggiavano le ricorrenze, portavano i figli agli stessi campeggi. Passavano ore a chiacchierare a bordo piscina, parlavano di libri e film, si confidavano i segreti più intimi. Pensava che la loro amicizia sarebbe durata per sempre. Agnese aveva anche curato i genitori di Ilaria, e persino lei stessa — influenze, emicranie, ogni piccolo e grande malanno della sua famiglia passava per le mani di Agnese. Poi, un giorno, un messaggio sbagliato alla persona sbagliata: «Non posso ora, mi fa già male l’orecchio. Sto ascoltando Ilaria parlare per ore dell’ennesimo vestito». Sapeva che spettegolare era sbagliato. Ma era la verità: Ilaria era fissata con i vestiti firmati. E fu questa verità a rovinare tutto. Voleva solo sfogarsi con un’amica comune, e invece… il messaggio lo lesse Ilaria. Da lì, silenzio. Il giorno dopo, una gelida segreteria telefonica: «Non ho bisogno di amiche così». Fine. Sono passati tanti anni. Ora, l’invito alla festa. Agli occhi di Agnese scorrevano mille ragioni per andare o restare. Si rigirava a letto, sospirando, senza lasciar dormire né Mimmo né Pippo. «Datti pace», sbottava il marito. Aveva provato più volte a scrivere una risposta a Claudio — e sempre cancellato tutto. Sul portatile lampeggiava il volo Colonia–Milano. “Prenota ora?” Agnese restò ferma col dito sul mouse. «Se vuoi andare, vai», disse Mimmo la mattina. «Ma non aspettarti né comprensione né compagnia da me». «Non lo farò», rispose Agnese sottovoce. «Poi però non dire che era meglio non andarci». «Forse lo dirò… o forse no. L’importante è non rimpiangere di non averci provato». Alla fine decise di andare. Il volo era in ritardo, la coincidenza saltò, l’abito finì nel bagaglio di un altro continente. In hotel le dissero che la prenotazione “stranamente non risultava” e la struttura era al completo. Un ragazzo alla reception le allungò gentilmente una lista di alberghi vicini. «Grazie», disse Agnese stanca e avvilita. «Tutto va storto…». Con il caffè ormai freddo e quella lista in mano, le venne in mente Elena, l’antica compagna d’università. Incredibilmente, Elena rispose subito: «Vieni da me. Ho una stanza degli ospiti. L’abito lo troviamo». Il giorno dopo, già in macchina verso il golf club dove si teneva la festa, Elena la incoraggiava: «Stavolta vai come invitata, non come fantasma del passato. A testa alta». Il ricevimento era sontuoso: gazebo, champagne, donne tutte uguali. Nessuna delle vecchie amiche di Agnese. Solo facce nuove, eleganti e sicure di sé. Claudio fu il primo ad abbracciarla, imbarazzato: «Sono felice che tu sia venuta. Scusa… volevo solo che vi rivedeste». Poi apparve Ilaria. Abito di stilista, piega perfetta, sguardo di ghiaccio. «Agnese. Che sorpresa», disse appena incurvando le labbra. «Enjoy», aggiunse allontanandosi. Durante il brindisi, Ilaria prese in mano il suo martini, portò l’oliva alle labbra e improvvisamente iniziò a tossire forte. Il viso si fece paonazzo, gli occhi spalancati, le mani alla gola. «Sta soffocando! Chiamate l’ambulanza!», urlò Claudio. Ma Agnese era già lì accanto. Si mosse sicura, nonostante i tacchi e il vestito non suo: posizionamento giusto, stretta decisa, movimento secco verso l’alto. La manovra di Heimlich funzionò: l’oliva volò via, Ilaria singhiozzò e ricominciò a respirare. L’ambulanza arrivò dopo un quarto d’ora, ma ormai non serviva più. «Grazie», disse la festeggiata senza guardarla negli occhi. «Prego», rispose Agnese con un sorriso ironico. «Almeno il viaggio non è stato inutile». In aeroporto, sulla via del ritorno, Agnese si sentiva sollevata. Non perché fosse finita. Ma perché finalmente tutto era andato al suo posto. Quell’amicizia era morta da tempo. Queste erano solo le esequie — senza discorsi, ma con chiarezza. Mimmo l’aspetta all’uscita. Pippo quasi soffocava dalla gioia. «Allora, com’è andata?», chiese Mimmo. «Va’ un po’… Ma ho chiuso il capitolo». «Hai fatto una figuraccia?» «No, piuttosto lei». «E adesso?» «Non ci torno più». Lui prese la valigia. Lei gli prese il braccio. E tornarono a casa insieme.

Una Decisione Complicata

Agnese Marchetti, soprannominata la Contessa, era seduta con il suo cagnolino Furfettino in grembo e il portatile davanti. Stava passando in rassegna le offerte su Skyscanner per i voli verso Milano.

Forse non troverò voli economici e comodi per quelle date, e tutto si aggiusterà da solo, pensava tra sé, non proprio eroicamente.

Furfettino, sentendo il suo umore con quellanimo sensibile che solo certi cani da salotto sanno avere, alzò il musetto e le leccò dolcemente la mano.

Eh già, lo capisci anche tu che non sarà così facile, sospirò Agnese, con un sorrisetto malinconico.

Sandro marito dellex amica Ilaria, con cui non si parlava ormai da una vita aveva deciso di organizzare una sorpresa per il compleanno della moglie, riunendo tutti gli amici storici. Agnese sospettava che Sandro non avesse consultato proprio Ilaria su questa brillante idea.

Che fare? Andare o non andare? La accoglieranno con gioia o la scambieranno per la cameriera?

Mimmo, il marito di Agnese, era categoricamente contrario: Ma chi te lo fa fare? È una chiacchierona superficiale. Mi sono sempre impegnato, abbiamo accolto loro quando io e te ci siamo trasferiti, ho cercato di fare bella figura, e guarda come ti ha trattata tronca ogni discussione sul nascere.

Aspettando che la pagina si caricasse, Agnese guardò distrattamente la stanza e si soffermò su una statuina in ceramica che le aveva regalato tempo fa proprio Ilaria. Un pizzicotto al cuore.

Erano arrivate in Italia durante la famosa ondata di ritornati esteri, in quegli anni magici di valigie e sogni. Insieme avevano frequentato corsi di lingua, festeggiato Ferragosto, portato i figli negli stessi campeggi. Si confidavano al bordo della piscina, parlando per ore di libri, film, piccole e grandi cose della vita. Sembrava unamicizia eterna.

Agnese aveva curato i genitori di Ilaria, e pure lei influenza, emicranie, ogni tipo di malanno passava per le sue mani esperte di farmacista improvvisata.

Poi, un messaggio mandato per sbaglio alla persona sbagliata. Ora non posso, mi fa già male lorecchio. Sto ascoltando Ilaria che parla dellennesimo vestito.

Sì, sapeva che non era carino sparlare. Ma aveva detto la verità! Ilaria era veramente ossessionata dalla moda firmata. E proprio questa sincerità rovinò tutto: il messaggio, in qualche modo, finì proprio sotto gli occhi di Ilaria. Nessuna risposta. Il giorno dopo, una segreteria fredda: Unamica così mi basta e avanza. Fine.

Erano passati anni. Poi, questo invito al compleanno importante.

Le notti diventavano teatro di discussioni mentali pro e contro. Agnese si girava senza sosta, sospirando rumorosamente, impedendo il sonno sia a Mimmo che a Furfettino.

Dormi almeno tu! mugugnava il marito.

Agnese tentò di scrivere un messaggio di risposta a Sandro diverse volte ma lo cancellava ogni volta.

Intanto sullo schermo lampeggiava il volo RomaMilano.

“Prenoto?”

Il dito restava a mezzaria sul mouse.

Vuoi andare, vai pure, disse Mimmo la mattina dopo. Ma non aspettarti da me né comprensione né compagnia.

Non lo pretendo, rispose sottovoce Agnese.

Poi però non venirmi a dire che era meglio non averci provato.

Magari lo dirò, magari no. Ma almeno non dovrò rimpiangere di non averci provato.

Alla fine, partì davvero.

Il volo fu in ritardo, la coincidenza saltò, il vestito si perse fra i bagagli stessi di qualcun altro probabilmente diretto a Tokyo. In hotel, la prenotazione stranamente non risultava, e ovviamente pieno zeppo. Il ragazzo alla reception le allungò con gentilezza una lista di altri alberghi vicini.

Grazie, borbottò Agnese, stanca e un po sconsolata. Ciliegina sulla torta

Con il suo caffè ormai diventato ghiacciato e quella lista in mano, le venne in mente Elena, la compagna duniversità. E, miracolo, Elena rispose subito: Ma figurati! Vieni qui, cè la stanza degli ospiti. Ti presto pure un vestito.

Il giorno seguente erano già in macchina verso il golf club, dove si sarebbe tenuta la festa. Elena la rassicurava pimpante:

Tu entra come ospite, mica come fantasma del passato. Schiena dritta, eh!

La festa era un tripudio: tende bianche, prosecco che scorreva, signore tutte con lo stesso look levigato. Amici di un tempo? Zero. Solo volti perfetti, abbronzati, che trasudavano autostima.

Sandro fu il primo ad abbracciarla, mezzo imbarazzato:

Felice che sia venuta. Scusa speravo solo la vedessi.

Poi comparve Ilaria. Un abito griffato, piega perfetta, sguardo di ghiaccio.

Agnese. Che sorpresa disse, accennando appena un sorriso stiracchiato. Divertiti pure, aggiunse, andandosene già girata.

Più tardi, durante il brindisi, Ilaria prese il bicchiere di martini con aria regale. Portò alle labbra unoliva verde e, improvvisamente, iniziò a tossire. Rossa in faccia, occhi sbarrati, mani alla gola.

Ma sta diventando blu! Qualcuno chiami lambulanza! urlò Sandro.

Ma Agnese era già in azione.

Si mosse rapida, anche col vestito demergenza e i tacchi: posizione giusta, presa sicura, gesto deciso verso lalto e dentro. La manovra di Heimlich funzionò: loliva saltò fuori, e Ilaria, singhiozzando, tornò a respirare.

Lambulanza arrivò dopo un quarto dora, ma ormai la scena era risolta.

Grazie, mormorò la festeggiata, senza incrociare lo sguardo.

Ma figurati, sorrise Agnese con un filo di ironia. Almeno stavolta non sono partita per niente.

Al ritorno in aeroporto, si sentiva leggera.

Non perché tutto fosse finito per il meglio.

Ma perché ogni cosa era tornata al suo posto.

Quellamicizia era morta da un pezzo. Ora cerano solo i funerali, senza discorsi di circostanza, ma con la mente sgombra.

Mimmo la aspettava alluscita. Furfettino quasi soffocava di felicità.

Allora? Comè andata? chiese Mimmo.

Così così. Ma ho chiuso il cerchio.

Hai fatto una figuraccia?

No, piuttosto lei.

E?

Non ho più voglia di tornarci.

Lui prese la sua valigia. Lei gli infilò il braccio sotto il suo.

E se ne tornarono a casa.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

fifteen − 14 =

Una scelta difficile Agnese Marchini, detta “La Contessa”, stava seduta con il suo cagnolino Pippo in grembo e il portatile aperto davanti a sé. Stava cercando su Skyscanner dei voli per Milano. «Magari non trovo nulla di comodo ed economico per quelle date e tutto si risolve da solo», pensava con poca convinzione. Pippo, avvertendo il suo turbamento con la sua fine anima canina, alzò lo sguardo e le leccò la mano. «Eh già, hai capito anche tu che non sarà così facile», sorrise tristemente Agnese. Claudio — il marito dell’ex amica Ilaria, con cui non parlava più da dieci anni — aveva deciso di organizzare una festa a sorpresa per il compleanno importante della moglie, invitando tutti gli amici storici. Agnese sospettava: con Ilaria questa iniziativa non era stata concordata. Cosa fare? Andare o non andare? La accoglieranno davvero? O fingeranno di scambiarla per la cameriera? Mimmo, il marito di Agnese, era decisamente contrario: «Ma chi te lo fa fare? Lei è solo una chiacchierona. Ho pure fatto di tutto per accoglierli prima che ti trasferissi, volevo fare bella figura, e guarda come ti ha trattata…», stroncava ogni inizio di discussione. Mentre la pagina caricava, Agnese lanciò un’occhiata alla stanza e incrociò la statuina in ceramica che Ilaria le aveva regalato tanto tempo fa. Le si strinse il cuore. …Erano arrivate in Italia durante la seconda grande ondata d’immigrazione. Insieme frequentavano corsi di lingua, festeggiavano le ricorrenze, portavano i figli agli stessi campeggi. Passavano ore a chiacchierare a bordo piscina, parlavano di libri e film, si confidavano i segreti più intimi. Pensava che la loro amicizia sarebbe durata per sempre. Agnese aveva anche curato i genitori di Ilaria, e persino lei stessa — influenze, emicranie, ogni piccolo e grande malanno della sua famiglia passava per le mani di Agnese. Poi, un giorno, un messaggio sbagliato alla persona sbagliata: «Non posso ora, mi fa già male l’orecchio. Sto ascoltando Ilaria parlare per ore dell’ennesimo vestito». Sapeva che spettegolare era sbagliato. Ma era la verità: Ilaria era fissata con i vestiti firmati. E fu questa verità a rovinare tutto. Voleva solo sfogarsi con un’amica comune, e invece… il messaggio lo lesse Ilaria. Da lì, silenzio. Il giorno dopo, una gelida segreteria telefonica: «Non ho bisogno di amiche così». Fine. Sono passati tanti anni. Ora, l’invito alla festa. Agli occhi di Agnese scorrevano mille ragioni per andare o restare. Si rigirava a letto, sospirando, senza lasciar dormire né Mimmo né Pippo. «Datti pace», sbottava il marito. Aveva provato più volte a scrivere una risposta a Claudio — e sempre cancellato tutto. Sul portatile lampeggiava il volo Colonia–Milano. “Prenota ora?” Agnese restò ferma col dito sul mouse. «Se vuoi andare, vai», disse Mimmo la mattina. «Ma non aspettarti né comprensione né compagnia da me». «Non lo farò», rispose Agnese sottovoce. «Poi però non dire che era meglio non andarci». «Forse lo dirò… o forse no. L’importante è non rimpiangere di non averci provato». Alla fine decise di andare. Il volo era in ritardo, la coincidenza saltò, l’abito finì nel bagaglio di un altro continente. In hotel le dissero che la prenotazione “stranamente non risultava” e la struttura era al completo. Un ragazzo alla reception le allungò gentilmente una lista di alberghi vicini. «Grazie», disse Agnese stanca e avvilita. «Tutto va storto…». Con il caffè ormai freddo e quella lista in mano, le venne in mente Elena, l’antica compagna d’università. Incredibilmente, Elena rispose subito: «Vieni da me. Ho una stanza degli ospiti. L’abito lo troviamo». Il giorno dopo, già in macchina verso il golf club dove si teneva la festa, Elena la incoraggiava: «Stavolta vai come invitata, non come fantasma del passato. A testa alta». Il ricevimento era sontuoso: gazebo, champagne, donne tutte uguali. Nessuna delle vecchie amiche di Agnese. Solo facce nuove, eleganti e sicure di sé. Claudio fu il primo ad abbracciarla, imbarazzato: «Sono felice che tu sia venuta. Scusa… volevo solo che vi rivedeste». Poi apparve Ilaria. Abito di stilista, piega perfetta, sguardo di ghiaccio. «Agnese. Che sorpresa», disse appena incurvando le labbra. «Enjoy», aggiunse allontanandosi. Durante il brindisi, Ilaria prese in mano il suo martini, portò l’oliva alle labbra e improvvisamente iniziò a tossire forte. Il viso si fece paonazzo, gli occhi spalancati, le mani alla gola. «Sta soffocando! Chiamate l’ambulanza!», urlò Claudio. Ma Agnese era già lì accanto. Si mosse sicura, nonostante i tacchi e il vestito non suo: posizionamento giusto, stretta decisa, movimento secco verso l’alto. La manovra di Heimlich funzionò: l’oliva volò via, Ilaria singhiozzò e ricominciò a respirare. L’ambulanza arrivò dopo un quarto d’ora, ma ormai non serviva più. «Grazie», disse la festeggiata senza guardarla negli occhi. «Prego», rispose Agnese con un sorriso ironico. «Almeno il viaggio non è stato inutile». In aeroporto, sulla via del ritorno, Agnese si sentiva sollevata. Non perché fosse finita. Ma perché finalmente tutto era andato al suo posto. Quell’amicizia era morta da tempo. Queste erano solo le esequie — senza discorsi, ma con chiarezza. Mimmo l’aspetta all’uscita. Pippo quasi soffocava dalla gioia. «Allora, com’è andata?», chiese Mimmo. «Va’ un po’… Ma ho chiuso il capitolo». «Hai fatto una figuraccia?» «No, piuttosto lei». «E adesso?» «Non ci torno più». Lui prese la valigia. Lei gli prese il braccio. E tornarono a casa insieme.
Per dieci lunghi anni, gli abitanti della mia città hanno sparlato di me alle spalle: mi chiamavano puttana e mio figlio piccolo orfano.