VIENI QUANDO SEI PRONTA… Sul sentiero verso la chiesa, Yarina si sentì male. Le gambe cedevano, la vista si offuscava. Doveva salire uno stretto viottolo verso il santuario sulla collina, ma le forze la abbandonavano. Si sedette ai margini del sentiero, poi si sdraiò sull’erba. L’amica Olga le mise lo zainetto sotto la testa a mo’ di cuscino. I pellegrini passavano, la osservavano con curiosità e continuavano la salita all’antica chiesa. Qualcuno offrì una pastiglia. Yarina la prese docilmente, senza chiedere che fosse. Le era indifferente. …Pareva sentirsi meglio. Ma ormai non aveva più voglia di scalare la collina. Yarina e Olga scesero verso il torrente di montagna. Camminarono lungo il corso d’acqua e tornarono in hotel. Yarina, senza neppure cambiarsi, si buttò sul letto. Era triste e confusa. “Perché il Signore non mi ha lasciata entrare nel Suo tempio? Mi ha chiuso la strada. Forse mi ha detto: ‘Fermati, Yarina, lascia passare i giusti. Tu, peccatrice, sdraiati qui a riflettere sulla tua vita…'” – Yarina, dai, prendi un po’ di tè? – chiese Olga preoccupata. – Grazie, Olghina, non mi va. Più tardi. – Yarina chiuse gli occhi e sospirò. “Prendi, per esempio, Olga… Quanta vita ne ha passata: mariti, amanti, ma niente figli – e neppure se ne pente! Eppure eccola qui, in pellegrinaggio. Temendo forse l’inferno… Tutti vogliono il Paradiso. Sperano in una lunga vita di fuoco e, proprio all’ultimo, il perdono… Ma magari poi il tempo manca… Mi spiace per lei. È buona, generosa, impulsiva. Egocentrica, orgogliosa. Se qualcosa non le va – ti manda a quel paese… Ma poi piange da sola, nel cuore della notte. Quarantaquattro anni e non ha ancora trovato un porto sicuro. Continua a vagare tra le onde… Ma anche lei cerca l’Amore. Uno di quelli travolgenti, infuocati, totali. Mi prende sempre in giro: ‘Tu, con un marito solo, due figli, parenti invadenti, sempre tra fornelli – che noia, cara! Guarda quanta gente intorno – assaggia la passione, dai! Tanto poi torni da Igor. Ti accoglierà sempre. Ma avrai conosciuto il fuoco. Smettila di marcire nella tua laguna familiare! Divertiti un po’, che non te ne pentirai.’ …Ma a me non va! O meglio, non va più. Anch’io ho avuto il mio fuoco, con Eugenio. L’ho amato da impazzire. Il destino ha fatto incrociare le nostre strade… Due anni di storia clandestina. Igor forse sospettava, ma taceva. Ero quasi sul punto di lasciarlo… Eugenio mi aveva stregata, incontri pieni di tremito, gioia, spasmi di cuore. Non si può descrivere… Eppure, ho saputo lasciarlo. Amando ancora. Sono tornata dalla mia famiglia. A volte penso: perché mai? Con Eugenio ero felice davvero, anche se era una gioia sottile e nascosta. Con Igor… le cose sono cambiate da tanto. Ma l’amore c’è stato, e che amore! Ora resta la tenerezza, niente più. È successo… Me la sono giocata da sola… E in tutto questo, ad Olga mai una parola su Eugenio. Per lei sono sempre la santa… Eh già… E il Signore il tempio non me l’ha fatto raggiungere, oggi… Forse un segno? …Scordare Eugenio è stato durissimo. Tra noi c’era una sintonia rara, un’intesa di sguardi e parole non dette. Non credo mi passerà mai. Era passione vera, rara, unica… E si dice che queste cose capitino solo una volta. Yarina, vuoi riviverle? SÌ, LO VOGLIO! Ma… ormai…” – Olga, versa il tè, – sorrise improvvisamente Yarina, abbracciando l’amica. …E nella sua mente una voce dolce: “Ritrova te stessa, bambina mia. Pulisci l’anima. Ti amo. Impara ad amarti. E poi… vieni.”

VIENI PURE

Mentre mi avvicinavo alla chiesa, ho iniziato a sentirmi male. Le gambe mi tremavano e davanti agli occhi si faceva tutto buio. Dovevo salire quel sentiero stretto che portava su tra i colli, ma non avevo più forze.
Mi sono scostato dal sentiero, mi sono seduto stanco sullerba e poi, senza pensarci, mi sono sdraiato. La mia amica Lidia mi ha messo sotto la testa il suo zainetto come cuscino.
La gente passava accanto, lanciando sguardi curiosi a me disteso, e poi continuava a salire silenziosa verso la chiesa antica.
Uno sconosciuto mi ha offerto una pastiglietta, glielho lasciata mettere sotto la lingua senza nemmeno chiedere che fosse. Ormai era tutto uguale.
Poi pian piano, mi sono sentito un po meglio.
Ma ormai non avevo proprio voglia di arrampicarmi su per quel colle.
Così io e Lidia siamo scesi verso il torrente. Passeggiando lungo lacqua, siamo tornati al nostro albergo.
Neanche il tempo di cambiarmi, mi sono lasciato cadere sul letto.
Un senso di amarezza, un vuoto inspiegabile mi stringevano il cuore. Perché il Signore non mi ha lasciato entrare nella Sua casa? Mi ha messo davanti un ostacolo, come a dirmi: Fermati, Matteo, lascia che vengano a me solo i giusti. Tu, peccatore, fermati sul tuo cammino e rifletti sulla tua vita

Matteo, vuoi un po di tè? mi ha chiesto Lidia, con lo sguardo preoccupato.
Grazie, Lidietta, non adesso. Più tardi. ho chiuso gli occhi e sospirato.
Guarda almeno Lidia Anche lei non è una santa. Mariti spariti, amori passeggeri, niente figli e nemmeno un rimpianto. Eppure va in chiesa, forse teme linferno In fondo, tutti vorremmo il paradiso. Magari dopo aver ballato e sbagliato tutta la vita, e pentirsi lultimo giorno
Solo che a volte non si fa in tempo, non si fa mai in tempo
Mi dispiace per lei, però. È buona, generosa, cè sempre quando serve. Nessuno riesce a tenerle testa: è impulsiva, egocentrica, orgogliosa. Basta una parola storta e ti manda al diavolo Nessuno è indispensabile.
Eppure, a volte, so bene che il suo cuscino è bagnato di lacrime. Quarantaquattro anni e ancora alla deriva. Sempre sulle onde, sbattuta a destra e sinistra
Eppure sogna lamore! Quello vero, che brucia e consuma.
Lei mi rimprovera sempre: Un solo marito, due figli, famiglia rumorosa, cucina sempre accesache monotonia mortale!
Guarda intorno, Matteo, ci sono tante donne che ti guardano. Prova anche tu la passione, divertiti. Tanto, puoi tornare sempre da tua Anna, lei ti perdonerebbe tutto. Ma almeno sentirai le fiamme della vita.
Smettila di marcire nel brodo familiare! Datti una svegliata, e non te ne pentirai!
Io, invece, di queste follie ormai non ne ho più voglia, davvero.
Eppure anni fa, con Sofia, ci sono cascato. Lho amata come un matto.
Perché il destino me lha fatta incontrare? Due anni vissuti allombra dellamore proibito. Anna aveva capito tutto, ma ha taciuto.
Io, da peccatore, avevo anche pensato di lasciarla. Mi aveva stregato Sofia, non riuscivo a negarle nulla, ogni incontro era un brivido, un sussulto, palpitazioni a mille. Mi ha acceso il fuoco dentro, e che fuoco
Non si può spiegare
Eppure sono riuscito a lasciarla. Pur amandola.
Sono tornato dalla mia famiglia. A volte mi chiedo: perché? Con Sofia, anche se per poco, ero davvero felice.
Con Anna lamore di una volta è passato. Ma cè stato, eccome! Mi mancava il respiro, tanto ero innamorato
Ora è rimasta solo la pietà, nientaltro. Però è anche colpa sua. Si è bevuta tutto il mio affetto, mio caro marito, perdonami
Insomma, in quegli anni ho fatto confusione. A Lidia però non ho mai detto nulla di Sofia. Crede ancora che io sia uno stinco di santo. E va bene così
E il Signore non mi ha voluto in chiesa oggi Forse per segnarmi a dito
Dimenticare Sofia è stata dura. Eravamo anime gemelle, bastava un mezzo sguardo o una mezza parola
Forse non riuscirò mai a cancellarla. Era tutto così travolgente, così istintivo, così unico.
Una cosa così accade solo una volta nella vita.
Vuoi riprovarci, Matteo? ECCOME! Eh, incosciente che sono
Così pensava un uomo di quarantacinque anni

Lidia, versa quel tè ho detto tutto dun tratto, e lho abbracciata.
E nella mia testa, come se avessi sentito una voce limpida: Riflettici bene, figlio mio. Lava la tua anima. Io ti voglio bene. Devi imparare a volerti bene anche tu. E poi, vieni pure a me

Oggi ho capito che a volte, più che entrare in una chiesa, bisogna imparare a entrare dentro sé stessi. E perdonarsi.

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VIENI QUANDO SEI PRONTA… Sul sentiero verso la chiesa, Yarina si sentì male. Le gambe cedevano, la vista si offuscava. Doveva salire uno stretto viottolo verso il santuario sulla collina, ma le forze la abbandonavano. Si sedette ai margini del sentiero, poi si sdraiò sull’erba. L’amica Olga le mise lo zainetto sotto la testa a mo’ di cuscino. I pellegrini passavano, la osservavano con curiosità e continuavano la salita all’antica chiesa. Qualcuno offrì una pastiglia. Yarina la prese docilmente, senza chiedere che fosse. Le era indifferente. …Pareva sentirsi meglio. Ma ormai non aveva più voglia di scalare la collina. Yarina e Olga scesero verso il torrente di montagna. Camminarono lungo il corso d’acqua e tornarono in hotel. Yarina, senza neppure cambiarsi, si buttò sul letto. Era triste e confusa. “Perché il Signore non mi ha lasciata entrare nel Suo tempio? Mi ha chiuso la strada. Forse mi ha detto: ‘Fermati, Yarina, lascia passare i giusti. Tu, peccatrice, sdraiati qui a riflettere sulla tua vita…'” – Yarina, dai, prendi un po’ di tè? – chiese Olga preoccupata. – Grazie, Olghina, non mi va. Più tardi. – Yarina chiuse gli occhi e sospirò. “Prendi, per esempio, Olga… Quanta vita ne ha passata: mariti, amanti, ma niente figli – e neppure se ne pente! Eppure eccola qui, in pellegrinaggio. Temendo forse l’inferno… Tutti vogliono il Paradiso. Sperano in una lunga vita di fuoco e, proprio all’ultimo, il perdono… Ma magari poi il tempo manca… Mi spiace per lei. È buona, generosa, impulsiva. Egocentrica, orgogliosa. Se qualcosa non le va – ti manda a quel paese… Ma poi piange da sola, nel cuore della notte. Quarantaquattro anni e non ha ancora trovato un porto sicuro. Continua a vagare tra le onde… Ma anche lei cerca l’Amore. Uno di quelli travolgenti, infuocati, totali. Mi prende sempre in giro: ‘Tu, con un marito solo, due figli, parenti invadenti, sempre tra fornelli – che noia, cara! Guarda quanta gente intorno – assaggia la passione, dai! Tanto poi torni da Igor. Ti accoglierà sempre. Ma avrai conosciuto il fuoco. Smettila di marcire nella tua laguna familiare! Divertiti un po’, che non te ne pentirai.’ …Ma a me non va! O meglio, non va più. Anch’io ho avuto il mio fuoco, con Eugenio. L’ho amato da impazzire. Il destino ha fatto incrociare le nostre strade… Due anni di storia clandestina. Igor forse sospettava, ma taceva. Ero quasi sul punto di lasciarlo… Eugenio mi aveva stregata, incontri pieni di tremito, gioia, spasmi di cuore. Non si può descrivere… Eppure, ho saputo lasciarlo. Amando ancora. Sono tornata dalla mia famiglia. A volte penso: perché mai? Con Eugenio ero felice davvero, anche se era una gioia sottile e nascosta. Con Igor… le cose sono cambiate da tanto. Ma l’amore c’è stato, e che amore! Ora resta la tenerezza, niente più. È successo… Me la sono giocata da sola… E in tutto questo, ad Olga mai una parola su Eugenio. Per lei sono sempre la santa… Eh già… E il Signore il tempio non me l’ha fatto raggiungere, oggi… Forse un segno? …Scordare Eugenio è stato durissimo. Tra noi c’era una sintonia rara, un’intesa di sguardi e parole non dette. Non credo mi passerà mai. Era passione vera, rara, unica… E si dice che queste cose capitino solo una volta. Yarina, vuoi riviverle? SÌ, LO VOGLIO! Ma… ormai…” – Olga, versa il tè, – sorrise improvvisamente Yarina, abbracciando l’amica. …E nella sua mente una voce dolce: “Ritrova te stessa, bambina mia. Pulisci l’anima. Ti amo. Impara ad amarti. E poi… vieni.”
Vivere la vita non è come attraversare un campo: la sfida di un’esistenza autentica.