Mi chiamo Lidia. Sono ingegnera informatica, ho due lauree magistrali e coordino un team che svilupp…

Ciao, mi chiamo Donatella. Sono uningegnere informatico, con due lauree magistrali e a capo di un team che segue progetti per aziende americane.

Eppure, per la famiglia di mio marito, Gabriele, sono sempre stata la ragazza del quartiere che ha avuto fortuna.

Gabriele viene da una famiglia che ama parlare di tradizioni e nobiltà, ma in realtà vive con molte più pretese che possibilità. Hanno un cognome antico, una villa enorme… ma il frigorifero sempre vuoto.

Mi sono innamorata di lui perché allinizio sembrava diverso umile, normale, con i piedi per terra. Ma si scappa difficilmente dalle proprie radici.

Siamo stati sposati tre anni. Tre anni di frecciatine da parte di sua madre, Ornella:
Donatella, parli troppo forte.
Donatella, quel vestito è troppo acceso, qui usiamo solo colori tenui.
Donatella, vai in cucina, che la signora Carla oggi non cè e tu te la cavi bene tra i fornelli.

Ho ingoiato tutto per la pace. E anche, diciamolo, il mio conto corrente aveva più euro di quello di tutta la loro famiglia messo insieme. Però non l’ho mai detto. Non volevo rispetto comprato con le cifre.

E poi tutto si è ribaltato la Vigilia di Natale.

Lazienda di famiglia di mio suocero era a un passo dalla bancarotta. Cercavano disperatamente un investitore, qualcuno che li potesse salvare.

Così Ornella ha organizzato una cena importante nella loro vecchia villa. Lospite donore era il signor Cavalli, investitore internazionale serio, potente, tosto.

Sono arrivata con un abito di seta verde, in cui mi sentivo una favola.

Appena sono entrata, Ornella mi ha squadrata da capo a piedi.
Cosè quella roba? ha stretto le labbra. Sembri un addobbo natalizio.

È seta ho risposto tranquilla.

Fa lo stesso. Donatella, abbiamo un problema. Il catering ci ha dato buca, mancano le cameriere. E il signor Cavalli è molto… puntiglioso.

Ho lanciato uno sguardo a Gabriele. Muto, occhi bassi.

E quindi? ho chiesto.

Ornella ha sospirato:
Non possiamo presentarti come moglie di Gabriele. Non prenderla male, ma… non hai lo stile giusto. Il signor Cavalli potrebbe pensare che mio figlio abbia fatto una scelta avventata. Potrebbe andare tutto a monte.

Uno schiaffo dato con il sorriso.

Gabe? gli ho chiesto.

Ha deglutito:
Donatella… per favore. Solo per stasera. Questa trattativa è vitale. Mia madre dice che così è strategico. Ti prometto che poi recuperiamo…

Che vorreste che facessi?

A quel punto Ornella ha tirato fuori dal sacchetto una divisa da cameriera.
Puoi indossare questa? Servi vino e tartine. Stai in disparte, non dire troppo. Diremo che Gabriele è… ancora scapolo.

Ero lì, con le chiavi in mano. Potevo andarmene, lasciarli annegare da soli.

Poi ho visto il ghigno soddisfatto della sorella di Gabriele che si gustava la scena. Ho visto il piacere con cui volevano mettermi al mio posto.

Così sono rimasta. Non per sottomissione. Per curiosità volevo proprio vedere fin dove si sarebbero spinti.

Va bene ho detto. Giochiamo.

Ho indossato la divisa. Mi sono raccolta i capelli. E sono uscita col vassoio in mano.

Gli ospiti sono arrivati. Io servivo. Grazie, ragazza, mi dicevano i parenti, senza nemmeno riconoscermi. La divisa era più potente dei ricordi.

Alle nove è arrivato il signor Cavalli. Alto, autorevole, che incuteva rispetto.

Appena si sono messi a parlare daffari, lui ha dato unocchiata in giro… il suo sguardo si è fermato su di me. Ha strizzato gli occhi, come se stesse rileggendo una vecchia scena.

Ha poggiato il bicchiere, interrompendo Ornella a metà frase, ed è venuto dritto verso di me.

È calato un silenzio assoluto.

Ingegner Donatella Ferri? ha chiesto.

Ho sorriso.
Buonasera, signor Cavalli. Anche se qui hanno preferito non parlare delle mie qualifiche, stasera.

Lui è esploso in una risata felice.
Incredibile! Proprio la Donatella Ferri! La donna che ha salvato la filiale di Tokyo due anni fa. Se lei è nel progetto, io non ho alcun dubbio sullinvestimento!

Mia suocera è diventata pallida. Gabriele si è afflosciato sulla sedia.

Vi conoscete? è riuscita a balbettare Ornella.

Ci conosciamo? Cavalli ha riso. Questa donna è una leggenda nel mio settore. Ma perché sarebbe vestita da cameriera?

Ho posato il vassoio in silenzio.
Perché la mia famiglia ha deciso che non era il caso facessi la moglie, questa sera. Hanno preferito che mi travestissi. Per loro, così si fa bella figura.

Il volto di Cavalli è cambiato da sorpreso a gelidamente contrariato.
In tal caso ha detto non cè altro da dire. Non investo mai in chi non sa riconoscere il valore delle persone vicine.

Poi si è volto verso di me:
Donatella, accetterebbe di cenare con me altrove? Ho una proposta di lavoro che potrebbe interessarle.

Ho guardato Gabriele.
Allora? Vieni?

Lui, paonazzo:
Donatella non fare scenate. È importante per noi…

Ho tolto la fede. Lho fatta cadere nel bicchiere davanti a Ornella.
Non è una scenata. È la fine.

E sono uscita, ancora in divisa ma mai sentita tanto libera.

Il divorzio è arrivato in poche settimane.
La ditta di famiglia è fallita.
Hanno perso anche la villa.

Io sono andata a lavorare allestero. Nessuno lì mi obbliga a giustificarmi, o travestirmi.

E Gabriele? Mi manda email, dice che si pente, che mi ama, che ero la cosa più preziosa che aveva.

Io gli rispondo così:

Tu hai preferito al tuo fianco una cameriera finta. Io sono quella vera e per te sono troppo cara.Non ricevo mai risposta.

Va bene così.

Nel mio nuovo ufficio, le finestre danno su una città che non ha tempo per i pregiudizi, solo spazio per chi osa essere se stesso. Ogni tanto una collega mi chiede consigli, o mi invita per un drink, senza voler sapere il cognome di mio padre o quanti titoli abbia appesi al muro.

Rido molto di più adesso. E quando torno a casa la sera, preparo per me stessa una cena speciale, coi calici migliori e la seta addosso, anche se non cè nessuno a cui doverlo dimostrare.

Perché la fortuna, lho capito, non arriva dal posto in cui nasci, né dalla famiglia che ti accoglie. È saper scegliere chi sei anche quando ti chiedono di indossare una maschera.

E la mia scelta, finalmente, sono io.

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